Il paradosso H1N1

E’ giusto e opportuno vaccinare i giovani contro l’influenza, contro quella normale e in particolare contro quella da H1N1. Il virologo Fabrizio Pregliasco dell’Università statale di Milano condivide la posizione di Luc Montagnier, premio Nobel per la medicina, secondo il quale sono proprio i giovani, a non avere il sistema immunitario pronto a difendersi dall’attacco di un nuovo virus. Ma per l’esperto italiano la ragione è anche quella di evitare che proprio loro, che frequentano le scuole e che hanno una vita sociale intensa, diventino gli “untori, una vera e propria bomba biologica”. Il 40% dei casi di influenza, ricorda Pregliasco, avviene proprio nella fascia 0-14. “Non hanno ancora sviluppato una carriera immunitaria rispetto alle precedenti influenza, in particolare quella del 1977 che aveva una variante simile è questa. Sulla questione sicurezza Pregliasco conferma che il vaccino che sarà prodotto per la nuova variante utilizzaré la tecnologia usuali e per questo non ci si attende particolari problemi di tollerabilità e sicurezza. Più difficile rispondere per i bambini più piccoli: “la casistica – ha spiegato – è inferiore, come sempre”.

In attesa che il Prof. Pregliasco mi risponda su Facebook, rigiro in questo post la domanda che nasce spontanea: supponiamo che il vaccino sia costitutito da un virus vivo attenuato, stabilizzato con sali di mercurio, formaldeide e squalene, come potranno sopportare tale violenza al proprio sistema immunitario i bambini nei quali (come dichiarato da questi esimi scienziati) “il sistema immunitario non è pronto a difendersi”?

Risposta: aumenteranno i casi di bambini autistici nell’immediato futuro in modo direttamente proporzionale ai guadagni delle case farmaceutiche!

Annunci
Informazioni su Gabriele Milani 353 Articoli

infermiere, divenuto freelance per dovere di informazione, ma soprattutto padre di un bambino che ha presentato reazione avversa alla somministrazione dei vaccini anti-infettivi nella forma di ENCEFALOPATIA IMMUNO-ALLERGO-TOSSICA, che ha danneggiato lo sviluppo cerebrale ed evolutivo del bambino, sino a realizzare nel tempo il quadro clinico di disturbo autistico con grave deficit cognitivo.