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L’incredibile storia della famiglia Blum

Quando è morto, nel giugno dell’87, il piccolo Christopher Blum aveva soltanto quattro mesi.

Il suo piccolo corpicino è rimasto ventuno anni all’obitorio di Londra a meno otto gradi, in uno scompartimento che raramente è stato aperto dal personale di servizio.

Sopra, una scritta asettica come tante altre: “Baby Blum: deceduto“. Christopher è rimasto in questo tristissimo posto “di confine” perché i suoi genitori si sono rifiutati di firmare il suo certificato di morte che attribuiva la morte alla sindrome della morte in culla (SIDS).

La famiglia ha sempre ritenuto che la causa sia stato il triplice vaccino per la pertosse, la poliomielite e il tetano che gli era stato appena somministrato.

Hanno invano chiesto per anni un’inchiesta sul caso che non è mai stata aperta e per protesta si sono rifiutati di iscrivere il bimbo nel registro mortuario. Così facendo hanno infranto una legge, che però non è chiara in materia. Il caso dei signori Blum e del loro sfortunato bimbo è stato scoperto dai giornalisti del quotidiano The Guardian nel corso di un’inchiesta ad ampio raggio sulle strutture per le indagini di morte violenta, sospetta o improvvisa in Inghilterra e Galles.

Secondo il giornale il caso dei Blum è certamente molto raro, ma probabilmente non è l’unico.

La famiglia Blum è sicura che qualcuno abbia voluto insabbiare il caso, soprattutto perché i campioni di sangue prelevati dopo la morte sono scomparsi. Mister Blum vuole tornarne in possesso per provare che la causa del decesso è stato il vaccino e non la sindrome della morte in culla. “Mio figlio era un bambino fantastico che si agitava sul seggiolone, il giorno d’estate in cui è morto“, ha detto il signor Blum. Appena tornato a casa dall’ospedale dopo aver ricevuto il vaccino era sembrato come letargico. I genitori l’avevano trovato rigido nel suo lettino, con un rivolo di sangue secco che gli colava dal naso, una mezz’ora dopo averlo messo a letto.

I signori Blum hanno sempre chiesto soltanto che il magistrato avviasse un’inchiesta, e si sono rifiutati di firmare il certificato di morte nell’attesa che questa richiesta fosse accolta. Ma l’inchiesta non è mai arrivata, e da quanto pubblicato da The Guardian nel 2008 oltre al danno si aggiungeva un ulteriore oltraggio: il Consiglio di Enfield portava a 15 sterline a settimana le spese di magazzinaggio del corpo, ed informava il padre che intendevano andare avanti per la sepoltura.

Infatti il Consiglio ha chiesto al cancelliere generale di certificare la morte e il The Guardian, nella prosecuzione della sua inchiesta, non ha potuto fare altro che pubblicare l’approvazione del medico legale alla rimozione dei resti del piccolo Christopher dalla camera mortuaria, indipendentemente dalla volontà dei genitori.

A settembre 2008 la famiglia Blum ottiene lo stop alla sepoltura nel cimitero di Lavender Hill, nel nord di Londra e da allora si perdono le tracce di questa paradossale vicenda.

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