A proposito di vaccino anti-HPV

La Puglia offre gratuitamente il vaccino anti-papilloma virus a tutte le bimbe di 11 anni e alle giovani ragazze di 18 anni.

Ad annunciarlo l'assessore alla sanità Tommaso Fiore, che pone l'accento sull'importanza della prevenzione tramite profilassi vaccinale a tal punto da essere stato oggetto di DELIBERA DELLA GIUNTA REGIONALE 25 giugno 2010, n. 1502.

Ciò che non è stato detto è che la Puglia rientra a pieno titolo in un progetto di studio atto a dimostrare la correlazione, o ad escluderla, tra malattie autoimmnunitarie e il vaccino per il papilloma.

Tradotto in italiano significa che le donne pugliesi dai 9-26 anni saranno le cavie che la Farmacovigilanza utilizzerà per scoprire se il vaccino provoca reazioni gravi; nel caso ciò non avvenga si potranno scoprire i danni solo quando si sarà sviluppato un cancro a causa dei sierotipi differenti ai ceppi 16 e 18 che riguardano i vaccini in questione.

La conta dei danni spetterà non alle autorità competenti ma alle famiglie che avranno prestato le loro figlie per la sperimentazione di massa.

Non esistono dati riguardanti la prevenzione della mortalità e della disabilità da carcinoma della cervice dopo vaccinazione anti-HPV (Baden, L.R., Curfman, G.D., Morrissey, S., Drazen, J.M., “Human Papillomavirus Vaccine – Opportunity and Challenge”, in New England Journal of Medicine, vol. 356, n. 19, 10 maggio 2007, pp. 1990-1991).

Poiché lo sviluppo dei tumori richiede molti anni, risulta difficile asserire che la vaccinazione contro il papillomavirus possa prevenire il tumore della cervice (Baden, L.R. et al., cit.).

Un pericolo dell’immunizzazione selettiva dei vaccini Cervarix (prodotto dalla GlaxoSmithKline) e Gardasil (prodotto dalla Sanofi Pasteur MSD) è dato dalla possibilità che i ceppi non correlati alla vaccinazione possano emergere come sierotipi oncogenici – ossia i tipi di virus non attaccati dal vaccino emergono incontrastati come oncogeni, pare, cioè, siano poi loro i favoriti a proliferare (Sawaya, G.F., Smith-McCune, K., “HPV vaccination – more answers, more questions”, in New England Journal of Medicine, vol. 356, 2007, pp. 1991-1993). Non è un particolare di poco conto, su cui vi invito a riflettere con attenzione.

Inoltre, la prevalenza dell’infezione da HPV sul numero totale di cancro del collo dell’utero, secondo le stime ufficiali, è del 96% (Carozzi, F.M., Confortini, M., Cecchini, S. et al., “Triage with Human Papillomavirus testing of women with cytologic abnormalities prompting referral for colposcopy assessment”, in Cancer, vol. 105, 2005, pp. 2-7). Alcuni studi mettono addirittura in dubbio il virus quale causa, e/o la subordinano a una precedente e ricorrente infezione da Candida albicans. La percentuale dei papillomavirus contenuti nel vaccino (4) sul totale di quelli esistenti è invece circa del 3,5% (esistono oltre 120 tipi diversi di papillomavirus!) (dati EpiCentro, “Infezioni da HPV”, Istituto Superiore di Sanità, in http://www.epicentro.iss.it).

La maggior parte delle infezioni da papillomavirus umano (70-90%) si risolve spontaneamente in un periodo che va da sei mesi a due anni. Queste affermazioni non sono il frutto di visioni estatiche dello scrivente, ma dati ufficiali di una recente ricerca (Frazer, I.H., Cox, J.T., Mayeaux, E.J. et al., “Advances in prevention of cervical cancer and other Human Papillomavirus-related diseases”, in Ped Infect Dis J, vol. 25, 2006, S65-81). Del resto è anche una notizia ufficiale riportata sul Bollettino Epidemiologico Nazionale dell’Istituto Superiore di Sanità (vol. 20, n. 1, gennaio 2007).

L’efficacia del programma vaccinale si basa sul presupposto che le ragazze di 12-13 anni non abbiano avuto rapporti sessuali e che quindi non siano state già infettate da HPV. Questo è in contraddizione con il fatto che tutte le donne vengono spronate a vaccinarsi (o perlomeno quelle sino a 26 anni di età), dato che oltre il 50% delle donne sessualmente attive si infetta nel corso della vita con un virus HPV ad alto rischio oncogeno (Bollettino Epidemiologico Nazionale dell’Istituto Superiore di Sanità, vol. 20, n. 1, gennaio 2007. EpiCentro, Centro Nazionale di Epidemiologia, Sorveglianza e Promozione della Salute a cura dell’ISS).

Il vaccino è a DNA ricombinante, per cui in pratica pare si tratti di un farmaco OGM (EMEA, “Relazione di valutazione pubblica europea (EPAR) – Gardasil”, settembre 2006). In più contiene come adiuvante (per “migliorare” la risposta immunitaria) un composto a base di alluminio (225 microgrammi a dose, per la precisione) che per l’organismo non è propriamente una passeggiata – come molti studi hanno dimostrato.

Un pò di numeri

TUMORI CERVICALI – Non esiste un’epidemia di tumori cervicali tale da giustificare questa campagna. Sia l’incidenza che la mortalità di questo tipo di tumore sono in fase calante. In Canada il tumore del collo dell’utero è la tredicesima causa di morte correlata al tumore. Gli studi canadesi parlano di 400 morti l’anno per questa causa. Negli Stati Uniti su oltre 250 milioni di abitanti muoiono ogni anno 3.700 donne. In Italia ci sono circa 1.500 morti l’anno (AIRT working group, I tumori in Italia-Rapporto 2006. Incidenza, mortalità e stime. Epidemiologia e prevenzione 2006, (1)S, pp. 64-65).

Si muore in misura decisamente maggiore per molte altre cause: i morti per incidente stradale sono più del triplo.

GUADAGNI – La vaccinazione di massa con Gardasil è la più costosa vaccinazione proposta per i soggetti in età pediatrica. In Canada tre dosi di Gardasil da effettuare nell’arco di sei mesi costano 404 dollari e negli USA 360 dollari. In Italia si parla di 564,45 euro per le tre dosi che spettano ad ogni individuo. Il totale delle dodicenni che saranno chiamate per la vaccinazione nel nostro paese, e di cui hanno parlato i mass media, è appunto 280.000. Non so i guadagni, ma, se non sbaglio i conti, l’insieme del giro d’affari per le case farmaceutiche è superiore ai 150 milioni di euro l’anno. A questo denaro va aggiunto quello derivante dalle dosi dei vaccini a cui ricorreranno tante altre donne, sulla scia della promozione sanitaria dell’evento.

PRESSIONI INDUSTRIE FARMACEUTICHE – Nel 2007, il New York Times ha puntato il dito contro la Merck & Co. (la casa farmaceutica che produce il Gardasil, la Sanofi Pasteur è quella che la distribuisce in Europa), accusata di compiere pressioni illegali per l’approvazione di una legge che, negli USA, renda obbligatoria questa vaccinazione. Secondo il quotidiano, questo sembrerebbe un tentativo di recuperare il denaro perduto col Vioxx (prodotto dalla stessa multinazionale): il farmaco antinfiammatorio ritirato nel 2004 perché causa di gravi eventi avversi di tipo cardiovascolare, tra cui decine di migliaia di morti. In particolare, al fine di far passare l’obbligatorietà del vaccino, la Merck ha finanziato un’associazione trasversale di donne del mondo politico americano, Women in Government, la quale, da qualche anno a questa parte, promuove cene e conferenze in tutti gli USA per sostenere la vaccinazione e la lotta al tumore della cervice dell’utero. Alcuni stati come il Texas hanno provato a rendere obbligatoria la vaccinazione pena l’esclusione dalla scuola dei non omologati, ma la lotta legale in corso è molto aspra e ad alti livelli istituzionali federali.

GOSSIP – Alla precisa domanda effettuata da un medico ad un convegno di presentazione dei vaccini, ovvero “anzichè vaccinare non è più semplice dosare gli anticorpi?“, la risposta è stata che solo le case farmaceutiche interessate alla vendita dei due vaccini posseggono il brevetto per il test del dosaggio degli anticorpi.

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