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Vaccino HPV anche ai maschi

Per la serie "era nell'aria" dovrebbe arrivare intorno a maggio-giugno l'approvazione dell'Agenzia europea del farmaco (Emea) per l'utilizzo del vaccino quadrivalente contro il Papillomavirus umano (Hpv) nei maschi. Un passo importante per l'avvio della campagna vaccinale al maschile, auspicato da una "consensus conference" di società scientifiche, che in data 28 marzo 2011 a Roma hanno illustrato i risultati del loro lavoro.

Non solo avevo condiviso dubbi e perplessità a proposito del vaccino HPV in questo post ma rinnovo il messaggio di forte contrasto che alberga nel panorama scientifico italiano diffondendo le affermazioni di Michele Grandolfo, epidemiologo Direttore del Reparto Salute della donna e dell'età evolutiva del Centro Nazionale di Epidemiologia, Sorveglianza e Promozione della Salute dell'Istituto Superiore di Sanità, che elenca 7 punti sui quali riflettere:

1 – L’efficacia nella riduzione del tumore non è dimostrabile perchè sarà verificabile solo tra 30 – 40 anni;
2 – Problemi sulla durata dell’immunità vaccinale;
3 – La vaccinazione protegge da alcuni ceppi di virus che sono la concausa del tumore, quantificabili nel 70%;
4 – Questa carenza di copertura totale determina il rischio di aumentare la virulenza dei ceppi non contenuti nel vaccino;
5 – Non si può assicurare che l’intero ciclo vaccinale raggiunga la popolazione a rischio sul territorio nazionale;
6 – C’è il rischio di una minore adesione allo screening come il pap test per il tipo di campagna proposta, intesa come rimedio per tutti i mali inerenti al tumore del collo dell’utero;
7 – L’ingente sforzo economico per l’acquisto dei vaccini e l’impegno aggiuntivo dei servizi, sottrarrà risorse essenziali per l’erogazione di servizi primari dedicati alla promozione della salute, in primis i consultori familiari e pap test.

Ed ancora evidenzia Grandolfo “Le decisioni in sanità pubblica vengono prese sulla base del parere di esperti coinvolti nei contesti istituzionali (CSS, ISS, AIFA). Tali esperti non devono avere connessioni per finanziamenti ricevuti dalle o per attività di consulenza svolta alle aziende produttrici dei prodotti per il cui uso ci si deve esprimere.

Non devono essere riconosciuti punti ECM ai corsi, convegni, congressi su temi che considerano i prodotti in questione, sponsorizzati dalle aziende produttrici o con docenti, moderatori e facilitatori implicati in rapporti di consulenza o finanziati dalle aziende in questione.

Altrimenti non si fa sanità pubblica, si fa mercato, il più ignobile, speculativo sulla salute con le risorse che i cittadini mettono a disposizione con le tasse, il che rende la speculazione ancora più odiosa”.

A rafforzare le perplessità, l’Istituto Mario Negri ritiene che il vaccino “non possiede caratteristiche tali da essere posto fra le vaccinazioni obbligatorie, perché non rientra fra le azioni prioritarie per la sanità pubblica. Questo non toglie che il vaccino possa essere comunque valido per singoli casi“.

Ci si potrebbe chiedere come mai, nonostante tutte le incertezze sulla sua efficacia, il vaccino anti-HPV non solo sia commercializzato, ma addirittura, in molti Paesi del mondo industrializzato, venga offerto gratuitamente a bambine/bambini di dodici anni tramite campagne di vaccinazione di massa.

Per rispondere a questa domanda non basta tener conto delle potenti azioni lobbistiche di cui sono capaci le multinazionali farmaceutiche che lo producono. Si deve anche sapere che l’EMEA e la FDA, rispettivamente l’agenzia europea e americana per la registrazione e il commercio dei farmaci, soprattutto in ambito oncologico, sono molto più preoccupate di ritardare l’immissione in commercio di un prodotto potenzialmente benefico che di registrare qualcosa di inutile o nocivo.

La stessa collocazione dell’EMEA nell’ambito dell’organizzazione comunitaria appare di per sè strana, dal momento che l’agenzia europea dipende dalla direzione generale dell’Industria e non afferisce, invece, al settore sanitario, dove sarebbe più appropriato inserirla: il farmaco sembra interessare di più come bene di consumo che come strumento di salute.

A parte questo, poi, è opportuno richiamare le riflessioni iniziali sul potere seduttivo di un vaccino che si suppone capace di prevenire il cancro. Di fronte a questa proprietà quasi miracolistica, qualsiasi altra considerazione rischia di diventare irrilevante.

La classe politica, cui compete la decisione di realizzare campagne vaccinali di massa, è infatti particolarmente sensibile a “sirene” di questo genere. Chiunque sia capace di controllare gli eventi acquisisce potere e prestigio.

Infine il problema più severo sembra essere quello di una possibile azione indiretta di terrorismo sessuale. Come vivranno le bambine e i bambini la comunicazione su questo vaccino?

Penseranno ad una possibile azione che promuova la loro sicurezza e la loro libertà sessuale futura? (ma dovranno comunque andare sempre dal ginecologo e dall’andrologo-urologo-proctologo a fare prevenzione, perchè il vaccino, quando funziona, non copre del tutto), oppure assoceranno la sessualità a qualcosa di sempre rischioso e pericoloso?

Nel 90% dei casi di contatto con questo virus non succede assolutamente nulla. In un 10% dei casi si producono lesioni benigne e superficiali, che solo in alcune donne e solo dopo decine di anni, potrebbero originare una displasia della cervice. Nel 70% dei casi questi virus sono solo la causa di condilomi (verruche genitali o creste di gallo).

Alla fine della fiera la protezione vantata e non dimostrata (il vaccino è preventivo e non terapeutico) non sarà superiore al 7% o giù di lì. Vale un sacrificio? Pensiamoci.

C’è il rischio che tra un pò di anni le nostre giovani donne e i nostri giovani uomini arrivino a pensare la vita come una malattia, trasmessa sessualmente e ad evoluzione sempre fatale (in fondo moriamo tutti).

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