Un pizzico di FANTASIA: da Pavlov all’A.B.A.cadabra di Stato

L’analisi del comportamento nei suoi rapporti con gli stimoli ambientali nasce agli inizi del 1900.

Nel 1903 Ivan Pavlov, fisiologo russo, premio Nobel per la medicina nel 1904, presenta i suoi dati sui riflessi condizionati.

Dimostra che si possono indurre modificazioni fisiologiche e comportamentali con l’associazione di stimoli ambientali.

Il suo esperimento più noto riguarda appunto la salivazione che viene indotta nei cani dal suono di un campanello dopo che l’arrivo del cibo è stato più volte associato con il suono dello stesso.

Pavlov è il fondatore della scuola obiettiva dei riflessi condizionati. Il condizionamento classico si verifica quando uno stimolo neutro viene associato a uno stimolo che abitualmente provoca una reazione specifica. Nel suo esperimento sul cane, Pavlov chiamerà "stimolo condizionato" il campanello, "stimolo incondizionato" il cibo, "risposta condizionata" la salivazione prodotta con lo stimolo condizionato.

Analogamente a quanto avviene per i cani nell’esperimento di Pavlov, anche nell’uomo si possono indurre modificazioni del comportamento per una associazione di stimoli che prescinde dal ragionamento e dalla comprensione del linguaggio verbale.

Esperienza reale: un ragazzo con autismo urla ogni volta che si trova in un ambiente affollato. A nulla valgono i rimproveri e i ragionamenti. Quando si usa sistematicamente la strategia di lodarlo con grande enfasi nei momenti in cui sta zitto, pur essendo in un ambiente affollato, non riprende ad urlare. Si è creato un condizionamento, che prescinde dal ragionamento, tra il comportamento desiderato (lo stare zitto) e la lode.

Nel 1913 John B. Watson, psicologo statunitense, pubblica il cosiddetto “Manifesto del Comportamentismo” (Psychology as the Behaviorist views it, Psychological Review, 20, 158-177), in cui sostiene che: 1) la psicologia deve diventare scienza del comportamento; 2) una volta comprese le leggi che governano il comportamento, la loro applicazione può essere efficace per migliorare la società; 3) i fenomeni psicologici possono essere sistematicamente investigati senza ricorrere all’introspezione; 4) nel condizionamento sta la chiave per una efficace modificazione del comportamento, affermazione che può essere supportata dalla ricerca di laboratorio; 5) d’ora in poi al termine comportamentismo verrà sostituito il termine “psicologia comportamentale”.

Guardate, per esempio, come Watson comprese che era possibile fare insorgere la paura in un bambino.

Negli anni intorno alla metà del ventesimo secolo lo psicologo statunitense B.F.Skinner presenta la sua teoria sull’importanza chiave del rinforzo (soddisfazione, ricompensa immediata) nel determinare il comportamento, l’apprendimento e, in ultima analisi, lo sviluppo psicologico.

Skinner è colui che inventa il “condizionamento operante” altrimenti detto “condizionamento strumentale” che spesso, molti operatori e quindi a loro volta i genitori, attribuiscono erroneamente a Pavlov. Questo tipo di condizionamento è più legato al comportamento attivo, volontario dell’organismo.

Skinner è famoso nelle ricerche di questo attraverso l’utilizzo del “box di Skinner”. Se si chiude un ratto in gabbia, questi comincerà ad esplorare e manipolare tutto ciò che trova nella gabbia. Casualmente spinge una leva e quando questa viene rilasciata cade una porzione di cibo. Il ratto impara dopo una serie di “rinforzi” dati dal cibo che per ottenere il cibo deve spingere la leva. Anche in questo caso il comportamento può essere estinto se viene associato a una punizione: ogni volta che il ratto spingerà la leva non riceverà più una porzione di cibo, ma una scossa elettrica.

A livello terapeutico, il condizionamento mira a rinforzare positivamente comportamenti che si desidera incoraggiare e sostenere, mentre utilizza tecniche punitive (preciso non necessariamente corporali altrimenti qualcuno potrebbe saltarmi addosso) per i comportamenti da scoraggiare o estinguere.

Questi alcuni dei testi di riferimento: Skinner B.F. (1950) Are theories of learning necessary? Psychological Review, 57(4), 193-216; Skinner B.F. (1953) Science and Human Behavior. New York: Macmillan. Skinner B.F. (1954) The science of learning and the art of teaching. Harvard Educational Review, 24(2), 86-97. Skinner B.F. (1957) Verbal Learning. New York: Appleton-Century-Crofts.

Esperienza reale: Beatrice ha 12 anni ed insiste nel trattenimento delle feci (ha già subito 2 interventi per blocco intestinale). Beatrice è molto ghiotta di fettine di salame, che mangerebbe in continuazione. Beatrice viene invitata a sedersi sul water e non ottiene le fettine di salame fino a quando non ha defecato.

1958: Prime applicazioni terapeutiche.

Il primo campo di applicazione terapeutica della psicologia comportamentale e della teoria di Pavlov è applicata da Josef  Wolpe, psichiatra sud africano poi emigrato negli Stati Uniti, alla terapia delle fobie (Psychotherapy by reciprocal inhibition. Standford, CA: Standford University Press, 1958).

Se ad esempio un bambino ha paura dei cani, ciò è dovuto a un’associazione spiacevole, negativa. Se si estingue tale associazione negativa, sostituendola con un’associazione piacevole, la fobia scomparirà.

Anni intorno al 1960: gli studi di Ivar Lovaas.

Ivar Lovaas (psicologo dell’Università di Los Angeles) ed altri iniziano ad applicare i principi e le metodologie della psicologia comportamentale all’autismo.

Lovaas pubblicherà per esteso la metodologia d’insegnamento ai bambini con autismo da lui maturata in vent’anni di esperienza nel libro “Teaching Developmentally Disabled Childen. The Me book”, 1981, PRO-ED, tradotto in italiano nel 1990 da Omega Edizioni col titolo “L’autismo

1968: nasce il termine ABA (Applied Behavior Analysis).

Baer, Wolf e Risley, dell’Università del Kansas, coniano il termine “Applied Behavior Analysis” (Analisi Applicata del Comportamento) per indicare interventi della psicologia comportamentale (Some current dimensions of Applied Behavior Analysis, Journal of Applied Behavior Analysis, 1968, 1).

Baer, Wolf, & Risley , ricercatori all’Università del Kansas, hanno applicato i principi di Skinner a comportamenti umani socialmente significativi, in particolare alle disabilità dello sviluppo, al ritardo mentale e ai comportamenti aberranti associati all’autismo.

Nell’arco del tempo fino alla situazione attuale sono stati disegnati molti altri metodi in risposta all’approccio classico ABA (Metodo Lovaas), dove si implementano tecniche di insegnamento impersonali e intense (ITT= Intensive Trial Teaching) in ambiente strutturato. Infatti, le maggiori critiche affermano che se molti bambini acquisiscono abilità cognitive, accademiche ed occupazionali attraverso le metodologie dell’ABA classico, continuano però ad avere difficoltà nell’area relazionale.

Una problematica significativa risiede nella preparazione accademica e nell’esperienza professionale. Un consulente specializzato in terapia comportamentale dovrebbe occuparsi della valutazione del soggetto, del disegno dell‟intervento, della formazione degli operatori, degli insegnanti e dei familiari, di una attenta supervisione dell’intervento attraverso l’analisi dei dati raccolti e dell’osservazione diretta del lavoro dei terapisti e dei progressi del soggetto.

Nella maggior parte dei casi in carico, è esattamente il format in cui il terapista viene formato e seguito dal consulente che facilita il raggiungimento degli obiettivi delineati. In tal modo il terapista, che rappresenta la parte cruciale per l’implementazione giornaliera del’intervento e la preparazione del materiale, si allinea pienamente con le strategie e la programmazione disegnate dal consulente.

Diverse variabili possono avere un impatto sulla durata e sull’efficacia di un intervento e necessitano di essere attentamente controllate. La precocità dell’intervento e l’intensità del programma sono fattori determinanti. Il livello cognitivo e il tipo di disturbo che caratterizzano il soggetto possono essere condizionanti: chi ha severe difficoltà di apprendimento può aver bisogno di un intervento più intenso e duraturo rispetto a chi ha difficoltà di apprendimento più lievi. Quindi per raggiungere i risultati desiderati, è necessario affidarsi ad un esperto che non solo possieda le competenze tecniche, ma anche l’esperienza nel disegnare l’intero intervento, valutando l’appropriata sequenza e tempistica di introduzione delle attività. Inoltre è importante che il consulente garantisca un costante e dinamico supporto formativo agli educatori/insegnanti, modificando le strategie dei singoli interventi in risposta ai progressi del bambino e alle esigenze della famiglia e/o della scuola in base alla valutazione di dati accuratamente raccolti. In molte realtà italiane questa è fantascienza e utopia!

Un altro tasto dolente della questione che riguarda l’Italia, è ciò che emerge in merito a “certificazione e competenze” di coloro che si definiscono operatori ABA.

La certificazione nasce nei paesi dove il titolo di studio non ha valore legale ed è uno dei tentativi di porre riparo a una situazione di confusione.

Le certificazioni private in Italia non hanno alcun valore legale: tutte le certificazioni, sia quella del BACB, sia quella di IESCUM.

In Italia ha valore legale il titolo di studio e, per le principali professioni, l’iscrizione al relativo Ordine/ Albo Professionale (medici, psicologi, avvocati, infermieri, vigilatrici d’infanzia, terapisti della riabilitazione, etc etc).

Tutte le certificazioni ABA sono puri e semplici ATTESTATI che testimoniano il possesso di alcuni requisiti formali, con il superamento di un esame: esattamente come quando superi l’esame della patente puoi guidare, ma non è detto che sai guidare bene.

Il bambino con autismo è un bambino, che presenta uno sviluppo atipico, ma prima di tutto è un bambino. Come tale va conosciuto, alla luce dei contributi delle discipline che lo studiano scientificamente: Medicina, Psicologia, Scienze dell’educazione, Pedagogia e così via. Non si può cominciare dal fondo, non si può essere laureati in agraria, in storia, in scienze politiche, in ingegneria gestionale, in informatica e poi passare ad applicare l’ABA perché così si trova facilmente un posto di lavoro oppure si avvia una remunerativa libera professione: si trova facilmente da lavorare ma si contribuisce a rovinare un bambino e a truffare le famiglie!

Infatti i risultati si vedono: basta andare su internet e leggere o sentire o vedere come alcune persone sedicenti esperte presentano in modo incompetente, deformato, perfino caricaturale l’ABA. In questo caso, evidentemente, l’esame non certifica nemmeno la conoscenza minima.

Secondo le direttive del Board, gli esperti ABA dovrebbero agire solo sotto la supervisione di un analista certificato. Nella pratica agiscono invece tutti in modo per lo più autonomo, dato che in Italia la richiesta supera di gran lunga l’offerta sia nel pubblico che nel privato, e in ogni caso non ci sono ancora consulenti certificati.

Conosco personalmente terapiste ABA che hanno abbandonato questa strada perchè affermano ciò che ho scritto, ovvero “addestramento cani“, e non affiderebbero a certi soggetti nemmeno i propri pesci dell’acquario.

Che vi piaccia o no, purtroppo l’ABA ha origini da Pavlov, passa attraverso Watson, progredisce con Skinner, e ancora con Wolpe fino al suo ingresso ufficiale con Baer & Wolf & Risley ed è evoluto con Lovaas fino ai giorni nostri dove l’ABA di Lovass viene definito “classico” mentre l’ABA moderno si fregia della sigla VB (Verbal Behaviour).

Il metodo ABA è validato scientificamente?… ahimè sono gli “addestratori” che non sono validati scientificamente. E’ come pretendere che un banchiere svolga mansioni proprie dell’anestesista di sala operatoria. Avere ta le mani un conto corrente non è proprio la stessa cosa come avere tra le mani la “vita” di una persona.  Parafrasando le parole della portavoce dell’ANGSA (Dottoressa Mariani Cerati) che afferma come un medico che non ha esperienza sui bambini è inutile che si avvia a Terapia Chelante sugli stessi, sarebbe altrettanto auspicabile che coloro che sono laureati in Storia, Scienze Politiche, Ingegneria etc etc. non pretendano di manipolare il comportamento di un bambino perchè così si creano fenomeni “ambigui” e “rovinosi”.

Buon A.B.A.cadabra di Stato a tutti. Infondo, attraverso il modellamento è possibile anche insegnare ai piccioni a giocare a ping-pong…

…e francamente me ne infischio delle critiche che potranno derivare da questo articolo che riassume una “incontestabile” parte di storia della Psicologia e un’altrettanto “incontestabile” verità riguardante l’offuscato panorama riabilitativo che si respira nel nostro paese.

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