Morbillo contro Morbillo

A proposito della malattia morbillosa naturale.

Sulla malattia morbillosa naturale è necessario fare alcune sintetiche considerazioni:

1.  Il morbillo è una malattia acuta contagiosa con prognosi molto buona.

2. È vero che sono possibili alcune complicazioni, sia polmonari, sia neurologiche, che ematologiche, ma queste in genere colpiscono i soggetti più deboli, cioè più immunodepressi.

3. La malattia morbillosa naturale fornisce una protezione che dura tutta la vita e che è superiore a quella offerta dal vaccino.

4.  Le donne che hanno avuto la malattia naturale, durante la gravidanza trasmettono al figlio una fornitura anticorpale specifica che lo proteggerà molto a lungo (gli anticorpi materni calano progressivamente con l’aumentare dell’età dai 7 ai 15 mesi dal parto).

5.  L’incidenza di questa malattia è iniziata a decrescere molto tempo prima dell’inizio della vaccinazione antimorbillosa e ciò significa che anche il morbillo è, come tutte le patologie infettive, fortemente influenzato dalle condizioni igieniche, sociali, culturali e ovviamente immunitarie dei soggetti esposti al virus.

6.   Attualmente in Italia vengono registrati circa 500 casi di morbillo spontaneo e la grande maggioranza di questi avvengono sia in soggetti non vaccinati, sia nel 5% di coloro che hanno ricevuto la vaccinazione ma non hanno risposto con un adeguato aumento del titolo anticorpale. Sono rare ma non impossibili anche le segnalazioni di morbillo in soggetti vaccinati e protetti da un alto titolo anticorpale e ciò può avvenire pure in coloro che hanno ricevuto 2 inoculazioni del vaccino.

7.  La mortalità per morbillo naturale è molto calata in questi ultimi anni (a partire dalla metà del decennio del 1980) e interessa prevalentemente soggetti sopra i 14-15 anni (in questo ultimo decennio addirittura sopra i 20-25 anni). Dato che la mortalità delle encefaliti è del 5%, il morbillo naturale può indurre 1 complicanza mortale ogni 10.000 malati (questi però sono statistiche di circa 30 anni fa, perché mancano dati aggiornati). Negli altri Paesi industrializzati, la letalità è bassissima e riguarda soprattutto i soggetti anziani sopra i 60 anni, mentre nei Paesi africani la letalità è enormemente più alta e colpisce prevalentemente bambini a causa delle loro precarie condizioni alimentari, igieniche, sociali ed educative.

8.  La PESS (panencefalite subacuta sclerosante) è una rara malattia infettiva del sistema nervoso centrale dovuta alla persistenza del genoma virale (ipermutato e adattato all’ambiente umano) all’interno del genoma delle cellule nervose cerebrali. Dopo vari anni il genoma si riattiva e determina una neurodegenerazione, letale nel 100% dei casi.. Essa insorge in genere dopo 1-27 anni dal morbillo e si manifesta con un’incidenza di circa 6-7 casi ogni milione di infettati, cioè 1 caso ogni 150.000 malati.


A proposito della vaccinazione antimorbillosa

Anche sulla vaccinazione antimorbillosa è necessario fare alcune considerazioni:

1.  Si utilizza un virus vivo attenuato e la vaccinazione attuale esiste solo come trivalente in associazione ai vaccini antiparotite e antirosolia (vaccino MPR) ed anche quadrivalente in associazione al vaccino antivaricella unito ai precedenti.

2.  È una vaccinazione facoltativa che viene proposta verso i 15-16 mesi di vita (1° inoculo) e verso il 5° anno di vita (2° inoculo), anche se recentemente alcune Regioni (in particolare la Lombardia) stanno proponendo anche un 3° inoculo verso il 12° anno di vita.
Il 1° inoculo in genere fornisce una discreta copertura vaccinale nel 95% dei riceventi e l’obiettivo del 2° inoculo è solo quello di cercare di proteggere il rimanente 5% che non ha risposto al 1° inoculo.
Gli anticorpi protettivi del tipo IgM compaiono nel siero 3-4 settimane dopo la vaccinazione e sono presenti solo fino all’8a settimana, ma nel frattempo compaiono anche gli anticorpi IgG che durano invece vari anni. Col passare del tempo, e in base anche a fattori personali, questi anticorpi scendono gradualmente fino a diventare non più dosabili e facendo perdere la protezione. È stato calcolato che il declino degli anticorpi antimorbillo dopo vaccinazione sia del 5,6% ogni anno, con un tempo di dimezzamento (emivita) di 12 anni. Ciononostante, si tende a dire che la protezione indotta dalla vaccinazione antimorbillosa dura tutta la vita. È ampiamente noto, invece, che gli anticorpi formati in seguito ad una infezione morbillosa naturale lasci un’immunità umorale molto più duratura.

3.  La vaccinazione eseguita in età infantile, proprio perché gli anticorpi che essa induce non proteggono per tutta la vita, tende a spostare la malattia morbillosa dall’età pediatrica a quella adulta e si sa che in età adulta il morbillo decorre in modo più grave.

4.  Le donne in età feconda che hanno ottenuto un’immunità verso il morbillo grazie alla vaccinazione (invece che con il superamento della malattia naturale) hanno un livello anticorpale molto più basso di quelle che hanno superato il morbillo in modo naturale.

5.  Molti studi clinici hanno dimostrato che i figli delle madri con immunità indotta dalla vaccinazione perdono gli anticorpi passivi più precocemente di quanto non avvenga nei figli di madri che hanno superato la malattia naturale. Pertanto, i figli di madri vaccinate diventano suscettibili al virus del morbillo in età più precoce e allora dovrebbero essere vaccinati più precocemente (verso i 9 mesi) degli altri, nonostante ciò comporti una maggior probabilità di causare danni da vaccino.

6.  I bambini che vengono vaccinati più precocemente sono più esposti sia agli effetti indesiderati del vaccino, sia ad una minor efficacia della vaccinazione (in genere dell’80-87% invece del 95%), sia alla perdita più precoce della protezione (a causa della maggior immaturità del loro sistema immunitario rispetto a quello dei bambini più grandi).

7.  La vaccinazione antimorbillosa, a parte le reazioni locali lievi che sono frequenti ma in genere poco importanti, può causare:

  • gravi reazioni anafilattiche (come tutti i vaccini);
  • convulsioni febbrili;
  • meningiti ed encefaliti acute e anche encefaliti da corpi inclusi del morbillo (MIBE) che possono insorgere entro un anno dalla vaccinazione;
  • autismo, per quanto il problema sia dibattuto;
  • porpora trombocitopenica;
  • morbo di Crohn e colite ulcerosa.

8.  Inoltre, in questi ultimi anni, molto probabilmente a causa del recente aumento delle vaccinazioni antimorbillose di massa, stanno giungendo segnalazioni da tutto il mondo di casi di PESS anche nei vaccinati, con una frequenza di circa 0,7 casi ogni milioni di dosi di vaccino. Questa incidenza apparirebbe molto più bassa di quello delle PESS da morbillo naturale (6-7 casi ogni milione), ma quando si fanno i conti si scopre che con le vaccinazioni di massa potrebbero manifestarsi molti più casi di PESS dato che nel nostro Paese ogni anno vengono effettuate ben più di un milione di dosi e anche in soggetti assolutamente sani. Credo sia molto importante meditare su questa verosimile realtà.

9.  Dato che la prima vaccinazione antimorbillosa viene eseguita ad una età molto precoce (qualche anno fa a 15-18 mesi, mentre oggi addirittura anche a 12-13 mesi), circa 2-4 anni dopo il primo inoculo il 19,5% dei vaccinati presenta anticorpi IgG al di sotto dei limiti di protezione. Infatti, la percentuale dei bambini rispondenti al vaccino tanto più si riduce quanto prima si vaccina e tanto più aumenta quanto più si attende a vaccinare. Il vaccinare troppo precocemente, pertanto, sembrerebbe servire solo ad aumentare la probabilità di danni da vaccino e ad aumentare il numero delle vaccinazioni nel singolo soggetto.

10.  La vaccinazione antimorbillosa riduce sempre i livelli plasmatici di vitamina A, inducendo in tal modo un ulteriore indebolimento delle difese immunitarie verso tutte le virosi.

Malgrado tutte queste informazioni assistiamo di frequente ad articoli da psicosi collettiva su alcuni quotidiani ed anche dallo stesso sito supremo del Center for Disease Control degli Stati Uniti che afferma come “gli Stati Uniti hanno registrato 118 casi di morbillo fino ad oggi durante l’anno, e la percentuale sale al 90% di casi in altri paesi del mondo” e ben ricordiamo l’epidemia di novembre 2010 in Trentino dove furono segnalati 150 casi.

Fortunatamente nessuno ha riportato conseguenze gravi, però il tono spaventoso dell’informazione ha fatto sì che molti sono corsi a vaccinare i propri figli e il fenomeno isterico che si è sviluppato ha prodotto la bellezza (si fa per dire) di 698 segnalazioni avverse nel report del VAERS, di cui 4 decessi e 280 accessi urgenti al Pronto Soccorso.

Analizzando quindi i dati riferiti ai soli Stati Uniti, 698 reazioni avverse sono ben 6 volte tanto il numero di casi di morbillo naturale. Se poi teniamo in considerazione ciò che scrisse l’ex commissario della FDA David Kessler sull’autorevole rivista scientifica dello JAMA (Journal of American Medical Association) ovvero che “solo l’1% degli eventi avversi sono segnalati alla FDA“, tutto questo potrebbe rivelarsi come la punta di un gigantesco iceberg.

Trasferendo il concetto all’Italia, mi viene in mente l’increscioso fenomeno dell’under-reporting, cioè la mancata segnalazione degli effetti avversi ai farmaci è fenomeno specialmente diffuso in ambito pediatrico, tant’è che la  stessa FIMP (Federazione Italiana Medici Pediatri), ha espresso in merito preoccupazione rilevando che  solo l’1,8% delle segnalazioni reazioni avverse a farmaci riguardanti pazienti di età compresa tra 0 e 18 anni  erano state fatte dai medici pediatri di libera scelta.

Questo fatto stride ancor più se si pensa che proprio in età pediatrica vengono eseguite le vaccinazioni, che i pediatri di libera scelta sono direttamente coinvolti nella promozione delle vaccinazioni e nella esecuzione delle stesse e che i vaccini sono soggetti a duplice monitoraggio .

Sempre la FIMP segnala che anche i Pediatri Ospedalieri paiono distratti, visto che in più di 5 anni (dal 1/01/2001 al 30/04/2006) sono state segnalate solo 18 reazioni avverse ai farmaci, da due grandi ospedali pediatrici del Centro-Sud.

Che derivi da carenze culturali, da ignoranza o malcostume, questa situazione, di fatto toglie credibilità ai dati epidemiologici nazionali, relativi alle reazioni avverse ai vaccini in età pediatrica.

Analogamente, la mancata segnalazione di una reazione avversa ad un vaccino, non può essere invocata  per negare un possibile nesso causale.

E’ per questo che i genitori devono “fare i compiti“, soprattutto in merito alla presunta sicurezza dei vaccini, quando si avvicinano alla pratica vaccinale per sottoporre ad essa il proprio figlio oppure loro stessi.

Prima di adempiere all’atto vaccinale si prega di prendere in considerazione le vittime causate da questa pratica, vittime reali non certo inventate e troppo spesso censurate.

Questi saranno probabilmente i bambini autistici di domani, la maggior parte di questi riporterà eventi neurologici più o meno gravi come encefaliti, convulsioni, febbre elevata dopo la vaccinazione. Questo è esattamente il quadro catastrofico che hanno vissuto i genitori di molti bambini autistici prima di calarsi nella diagnosi conclamata.

Guarda caso l’encefalite, la susseguente encefalopatia, è considerata una coincidenza se viene causata dalla vaccinazione, ma è dichiaratamente considerata un’emergenza se viene causata da una malattia… eppure, di che se ne dica, l’autismo è una encefalopatia indotta dalle sostanze neurotossiche contenute nei vaccini.

La fallacia spesso ripetuta è che non esistono prove che i vaccini causano l’autismo.

Questo punto di discussione è spesso ripetuto da personale medico e funzionari della sanità pubblica che semplicemente evitano di portare a conoscenza del pubblico questi dati e altrettanti studi scientifici che sono QUI riassunti (pertanto è corretto chiamarla censura e/o omissione), e in alcuni casi ciò avviene da parte di coloro che si rifiutano di leggere le informazioni quando vengono loro offerte, in modo da continuare a lavorare sul falso presupposto che l’autismo da vaccino è solo una casualità oppure è solo una “voce di internet” oppure è solo il risultato di una frode scientifica del Dott. Andrew Wakefield, dimenticandosi stranamente di contrapporre ad essa la comprovata scia fraudolenta di studi derivanti dalla frode scientifica ed economica del Dott. Paul Thorsen (condannato da un gran jury federale negli Stati Uniti) che ha sottratto miliardi di fondi pubblici destinati alla ricerca del collegamento autismo vaccinazioni.

Queste menzogne proseguono ad essere ripetute in varie sedi.

E’ come rimanere vittima di un incidente autostradale dove sono coinvolti molteplici veicoli, dove si è instaurata una reazione a catena, e non potrai mai sapere quale funzionario, medico vaccinatore, pediatra di libera scelta o amministratore della società farmaceutica ha causato l’incidente perchè saranno tutti scappati dalla scena del crimine/delitto.

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Informazioni su Gabriele Milani 353 Articoli
infermiere, divenuto freelance per dovere di informazione, ma soprattutto padre di un bambino che ha presentato reazione avversa alla somministrazione dei vaccini anti-infettivi nella forma di ENCEFALOPATIA IMMUNO-ALLERGO-TOSSICA, che ha danneggiato lo sviluppo cerebrale ed evolutivo del bambino, sino a realizzare nel tempo il quadro clinico di disturbo autistico con grave deficit cognitivo.