Autismo sotto il Giglio

Regione che vai, autismo che trovi. Oggi è il caso della regione Toscana.

Signor Sindaco,
è un’indecenza far terminare un bellissimo progetto che va avanti da dieci anni. Non ci sono più i soldi ed è possibile – anche se ne buttate via tanti e poi tanti – ma che non ci siano più gli spazi acqua perché avete dato via tutte le piscine alle società sportive non tutelando chi c’era da tanti anni è grottesco
“… così iniziava una delle tante proteste d’inizio settembre indirizzate all’Amministrazione Comunale di Firenze in merito alla sospensione del Progetto Intervento Terapeutico in Acqua.

L’Amministrazione rispondeva tramite i giornali che comunque avrebbe assicurato il servizio indipendentemente da chi lo avrebbe effettuato, dimostrando di fatto di non conoscere quanto tempo ci vuole per instaurare un rapporto di fiducia fra l’operatore ed un bambino autistico, oltre che per farlo giocare e stare assieme agli altri bambini.

Considerato che in questo progetto ogni bambino aveva un suo programma individuale concordato con i servizi di NPI, questa decisione appare del tutto inappropriata.

L’Amministrazione Comunale si difende affermando che “in realtà si confonde un servizio con una associazione. Il progetto è stato definito dall’ASL, dipartimento salute mentale infanzia e adolescenza, come uno dei diversi progetti “educativi e di socializzazione” offerti dal territorio. Fino ad oggi il sistema ha funzionato attraverso il finanziamento ad una associazione (Astrolabio) cui erano affidati anche alcuni spazi nelle piscine comunali; oggi le norme impongono di procedere ad un affidamento degli spazi nelle piscine comunali attraverso un bando di gara che ha avuto cura di riservare alcuni spazi ad attività a favore di persone disabili. Astrolabio ha concorso ma il bando è stato vinto da un’altra associazione. Con questa associazione l’amministrazione comunale, insieme al servizio competente dell’ASL Firenze, sta definendo un progetto rivolto alla stessa tipologia di utenti del progetto PITA e che raggiunga i medesimi obiettivi. Il progetto sarà fornito GRATUITAMENTE ai bambini che ne avranno bisogno (oggi è a pagamento seppur parziale, grazie ai finanziamenti pubblici). E l’efficacia sarà validata proprio dal servizio di NPI; il Comune avrà attenzione ai curricula degli operatori e alla loro idoneità. Potrà non piacere la scelta del Comune, ma è una scelta amministrativa trasparente, una scelta obbligata dalla legge. L’amministrazione deve tutelare i bisogni dei bambini disabili e delle loro famiglie, non gli interessi di una associazione. E il servizio sarà fornito; e su questo abbiamo già fissato un incontro con le famiglie per illustrare il progetto dell’associazione che ha vinto il bando ed ascoltare eventuali suggerimenti e preoccupazioni. Peraltro, questa amministrazione sta portando a termine una serie di progetti importanti sull’autismo (tra cui il “dopo di noi”) che si aspettavano da anni, sta per aprire la prima “casa domotica” a favore di disabili e, quindi, davvero non merita di essere tacciata di disattenzione nei confronti della disabilità solo perchè un servizio sarà svolto da una associazione piuttosto che da un’altra, per quanto brava possa essere“.

Sono seguite numerose risposte di sdegno a questa affermazione, ed è certamente incredibile come venga superficializzato un lavoro fatto di impegno e di umanità, senza rispettare i ragazzi e i loro sentimenti.

Questo è un altro esempio che conferma come si pensa sempre al lato monetario, e mai alle persone con cui abbiamo a che fare.

Si parla tanto di mondo civilizzato, sempre pronti a giudicare con ipocrisia coloro che abbandonano i neonati nei cassonetti, ma risulta difficile premiare un lavoro svolto e consolidato da anni.

La situazione viene dichiarata legale, ma a quanto pare nessuno si era scomodato a chiedere un GIUDIZIO o PARERE alle famiglie interessate, pertanto di quale legalità si parla?… Sicuramente non di quella degli utenti a cui è stato tolto un servizio, senza neanche chiedere un consenso, in linea con le scelte finanziare di questo Governo che anzichè tagliare gli AUTISTI delle auto blu ha deciso di tagliare gli AUTISTICI.

Lunedì 19 Settembre alle ore 18 nella Sala Brunelleschi del Palagio di Parte Guelfa si è svolto un incontro tra alcuni rappresentanti dell’Amministrazione Comunale da una parte e gli operatori del PITA con i genitori dei bambini e ragazzi disabili dall’altra. Sala piena e piuttosto agguerrita.

Le premesse non sono state affatto buone: sia l’Assessore Stefania Saccardi che il Vicesindaco Dario Nardella hanno continuato ad insistere sulla piena legittimità delle scelte del Comune, ripetendo argomenti vecchi e, per i presenti, del tutto insignificanti. Ovviamente hanno dovuto fronteggiare il disappunto dei tanti genitori. E anche qualche espressione colorita/offensiva.

Dopo circa un’ora e mezza di discussione finalmente i genitori sono riusciti a far loro capire che il PITA non è esattamente replicabile prendendo semplicemente un disabile e mettendolo a bagno come l’omino del Bio Presto; nessuna Associazione sportiva sarebbe riuscita a rifare in pochi giorni ciò che era stato costruito in DIECI anni. I genitori sono anche riusciti a far loro capire che non si può portare avanti questo progetto in una piscina ospedaliera: molti di questi bambini vedono fin troppo spesso l’ospedale (argomento non di poco conto che, forse, risulta indigesto a chi non vive la disabilità di questi bambini).

Alla fine dell’incontro il Vicesindaco si è impegnato a trovare una soluzione per far proseguire il progetto nella stessa piscina utilizzata fin d’ora oppure in un’altra.

Considerato l’argomento acquaticità e le poco edificanti premesse, si spera che l’impegno non si tramuti in una “promessa da marinaio“, oppure che non finisca nel dimenticatoio come l’incredibile “casa domotica” di Piazza Leopoldo 6: costruita per garantire assistenza a soggetti divenuti tetraplegici o paraplegici in seguito a incidenti stradali, per ospitarli in un ambiente in grado di “allenarli” ad una nuova libertà di movimento prima di tornare a casa.

Il Comune di Firenze ha speso circa 600 mila euro provenienti da finanziamenti regionali e statali per realizzarla, arredarla e attrezzarla nel miglior modo possibile. Oggi rischia di diventare un monumento allo spreco. O quantomeno alla mala gestione del denaro pubblico. Perché è finita e collaudata ormai da un anno, arredata e non solo, ma è ancora desolatamente vuota: neppure si sa chi la gestirà non essendo stato stabilito fin dall’inizio né mentre veniva costruita.

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