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AUTISMO: quando i geni diventano destino

La nascita dell'Homo geneticus è stata annunciata ufficialmente il 26 giugno 2000 alla Casa Bianca di Washington, immediatamente dopo il fatidico fattaccio conosciuto in tutto il mondo come SIMPSONWOOD 2000 dove si discusse degli effetti devastanti del mercurio presente nei vaccini dell'infanzia.

E' stata un'incoronazione imperiale, con tanto di incenso, fanfare e tripudio di musiche.

Il Presidente americano Bill Clinton e il Premier britannico Tony Blair, in collegamento via satellite da Londra, si erano presentati al mondo circondati da scienziati di chiara fama.

Clinton disse che l'umanità aveva in mano una nuova chance, senza dubbio la più importante e straordinaria tra tutte quelle di cui si poteva disporre. Essa avrebbe dato agli uomini la possibilità "di comprendere la lingua con cui Dio ha creato la vita".

Clinton parlava del genoma dell'uomo, vale a dire del complesso dei cromosomi la cui sequenza, costituita da tre miliardi di elementi (coppie di basi), veniva proprio allora resa nota quasi del tutto. Gli scienziati poterono lavorare alla realizzazione del progetto del genoma umano impiegando una grande quantità di denaro proveniente dalle tasse.

Questo perchè avevano promesso ai politici e ai cittadini che quella sequenza di cromosomi avrebbe migliorato la salute degli uomini, e assicurato che il codice del DNA avrebbe offerto la possibilità di curare in modo innovativo i mali ereditari e le molte malattie la cui origine è, in parte, genetica.

 

In quel giorno di giugno del 2000 non sono state certo lesinate le promesse. Clinton si è congratulato con Blair, perchè la speranza di vita di suo figlio, che era appena venuto al mondo, si sarebbe accresciuta di 25 anni. Inoltre il Presidente degli Stati Uniti prevedeva che negli anni a venire sarebbero stati vinti il morbo di Alzheimer, il morbo di Parkinson, il diabete e il cancro.

Il genoma di cui era stata resa nota la scoperta avrebbe migliorato la vita di tutti gli uomini della terra; forse mai il Presidente Clinton avrebbe immaginato l’esplosione della pandemia autistica .

Sulla spinta emozionale dell’evento iniziarono gli acquisti dei primi prodotti che favorivano il raggiungimento di questo risultato. Si trattava e si tratta tutt’ora di test genetici per tutti che, a quanto si dice, permettono di vivere più sani.

La conoscenza del genoma“, spiegava la biologa Rosalynn Gill-Garrison, “può aiutare le persone a capire quale è l’alimentazione più adatta per loro e il tipo di vita più sano“. La ricercatrice americana, che lavorava per la ditta Sciona, ha creato il primo test genetico acquistabile al supermercato. Sì, avete letto bene, il prodotto era acquistabile al supermercato e si chiamava You & Your Genes (Tu e i Tuoi Geni), analizzava nove geni e doveva assicurare una “vita più lunga e più sana“. Quelli che l’acquistavan erano individui non affetti da malattie, ma che credevano alle promesse dell’industria della salute.

La ditta Sciona propose a tutti lo screening genetico reticolare, che poteva essere fatto al telefono, su Internet e, a partire dalla primavera 2002, addirittura nelle filiali della Body Shop in Gran Bretagna. Proprio questa catena di negozi di cosmetici, presente in tutto il mondo e che condanna gli esperimenti fatti sugli animali esaltando il riclicaggio, fece da apripista al nuovo tipo di medicina.

La Bodi Shop assicurava che uno “screening assolutamente nuovo” del patrimonio genetico garantiva “una collaborazione proficua tra organismo e nutrizione“.  Chi acquistava il test genetico deveva compilare un questionario con domande relative alle sue abitudini alimentari, alle bevande che consuma, alle sigarette che fuma, e poi massaggiarsi per un minuto l’interno della bocca con un bastoncino d’ovatta fornito dalla ditta (quest’ultimo passaggio assomiglia alla tanto criticata Elettroagopuntura secondo Voll però, in questo caso esemplare di marketing, era proposta da una rinomata azienda di settore farmaceutico). A operazione avvenuta, circa 2000 cellule dell’organismo del cliente restavano appiccicate al bastoncino, che poi veniva spedito alla Sciona in un tubetto di plastica.

La Sciona aveva aperto uno stabilimento nella zona industriale di Havant, una città dell’Inghilterra meridionale, e il Ministero britannico del Commercio e dell’Industria le conferì lo Smart Award, un premio prestigioso riservato a chi opera nella ricerca.

Nei nuovi laboratori, i tecnici dell’azienda ricavavano il patrimonio genetico dai campioni di cellule inviati da coloro che avevano fatto il test. Poi i geni così individuati venivano riprodotti milioni di volte. In seguito, grazie a una speciale tecnica che fa uso dei colori, si era in grado di riconoscere quali erano le varianti genetiche di ogni persona testata. Dopo alcune settimane il cliente riceveva per posta i risultati dell’analisi con il suo “profilo genetico“.

Se pensate che questo è un messaggio pubblicitario avete sbagliato. Se fosee dipeso dalla Sciona, avremmo potuto acquistare quanto prima nei negozi americani e degli altri paesi d’Europa il suo kit per questo tipo di screening, che costa 120 sterline. L’intenzione di aumentare il giro d’affari ha effettivamente subito un forte impulso, a tal punto che nel 2009 la Federal Trade Commission americana ha pensato di sottoporre ad indagine tutta l’operazione di marketing.

Oltre alle ditte inglesi e americane, si unirono anche aziende tedesche al consolidamento di un mercato internazionale su internet praticamente impossibile da controllare. Questo tipo di operazioni commerciali sono vietate ai medici, poichè la Legge impedisce loro di fare pubblicità per test ingannevoli, e purtroppo [sempre tramite le innumerevoli segnalazioni di genitori] ho scoperto che anche qui in Italia c’è qualche medico che effettua questi test applicandoli al campo dell’autismo addirittura nella cantina di casa propria.

Paradossalmente il divieto non è valido per chi non è medico, per cui [tanto per fare un esempio anonimo] una signora laureata in ingegneria può gestire dalle Canarie, tramite Internet, la ditta PapereTest 24 ore, che opera nel settore delle analisi genetiche. Così, dopo aver pagato una cifra che va dai 500 ai 1600 €uro, il cliente fa pervenire alla suddetta ditta un suo campione di sangue. La PapereTest lo fa analizzare in un laboratorio della zona specializzato nel campo del DNA, che individua una serie di caratteristiche genetiche del cliente.

Pare che il controllo effettuato stabilisca quanto sia elevato per il cliente il rischio di ammalarsi di Alzheimer, tumore al seno, tumore al colon, osteoporosi, disturbi che ostacolano la coagulazione del sangue, varie malattie dismetaboliche… e vogliamo scommettere che non esista al mondo qualche bontempone che lo applica al campo dell’autismo?

Ovviamente a tutto ciò dobbiamo aggiungere un bel laboratorio Paperoga di diagnostica, specializzato nell’accertare eventuali predisposizioni genetiche, all’infarto cardiaco, all’obesità, alla tossicomania, ai disturbi legati alla menopausa, all’ipertensione e ai disturbi del comportamento. La diagnostica di questo tipo per una “valutazione del rischio eventuale di contrarre malattie” potrebbe costare intorno ai 700 €uro.

L’azione commerciale del centro suddetto consiste nell’abilità di convincere la gente che i test genetici sono di misura preventiva, come lo è per esempio la rinuncia al fumo: “solo chi conosce i rischi a cui va incontro può prevenirli“… chissà quante volte ce lo siamo sentiti dire.

Alla ditta PapereTest e al laboratorio Paperoga possiamo poi aggiungere un’ulteriore ditta, che chiameremo Paperone Diagnostics, specializzata nella ricerca dei caratteri ereditari che si dice siano collegati all’autismo, alla tossicomania, alle depressioni, alle coazioni alimentari, agli stati d’ansia e alla iperattività dei bambini. Al cliente vengono forniti i risultati delle analisi di un certo numero dei suoi geni (da 20 a 50), considerati determinanti per valutare quale sarà il suo futuro stato di salute. Una previsione del genere sarebbe straordinaria, se non fosse di pertinenza esclusiva [tanto per rimanere in ambito cartoni animati] di Maga Magò.

Il funzionamento del nostro organismo è troppo complesso per poter essere previsto con un chip genetico, però il problema diventa devastante quando PapereTest, Paperoga, Paperone Diagnostics e Maga Magò tutti insieme vengono sponsorizzati dall’industria del farmaco e formano bel centro ospedaliero di avvoltoi.

Le informazioni che rimbalzano impazzite per il mondo in merito all’autismo come malattia genetica, si basano sul presupposto che la combinazione di geni di cui ciascun individuo è dotato sia unica e irripetibile. Ma all’incirca una coppia di basi ogni mille si differenzia da un individuo all’altro, il che significa tre milioni di anomalie su un totale di tre miliardi di elementi. Questo semplice concetto dovrebbe farvi comprendere perchè la codifica dell’autismo, come malattia genetica, non avrà mai luogo in tutta la storia dell’umanità e ci stanno serenamente prendendo in giro.

Questa molteplicità in campo genetico è un’utile eredità che dobbiamo all’evoluzione della razza umana, poichè assicura all’Homo Sapiens buone prospettive di sopravvivenza, ad esempio nella lotta contro gli agenti patogeni nocivi. Nel patrimonio genetico dell’uomo si trovano nascoste molte di queste differenti possibilità, che i Biologi chiamano polimorfismi. Esse possono essere legate alle circostanze più diverse riguardanti la vita dell’organismo. Ad esempio un certo polimorfismo fa sì che alcune persone digeriscano gli asparagi con un processo di digestione del tutto particolare, che dopo che la verdura è stata consumata può essere percepito con l’olfatto. Infatti l’urina di quelle persone avrà un odore particolarmente acre.

In base a queste credenze vendute come scienza e in base all’analisi del patrimonio genetico che è stata eseguita, vengono forniti al cliente determinati consigli su come alimentarsi. Tali consigli però, se considerati con attenzione, si rivelano essere nient’altro che sciocchezze formulate in termini da barzelletta pseudoscientifica. Infatti, se vengono analizzati solo i geni che hanno a che fare con lo smaltimento di sostanze tossiche, già la statistica ci dice che per quanto riguarda questo ambito occorre quasi sempre mettere in conto la possibilità di errori. Tuttavia ci si potrà imbattere in qualche dietologo/nutrizionista che afferma come gli “enzimi chiave lavorano a velocità che non possono essere quelle ottimali per eliminare le sostanze tossiche dall’organismo“.

Il messaggio che scaturisce è quindi di mettersi in guardia dalla tendenza oggi così diffusa a sottoporsi a screening, perchè i geni inducono a trarre conclusioni frettolose ed errate.

Se consideriamo come stanno attualmente le cose, ci rendiamo conto di quanto sarebbe importante regolamentare con Leggi l’ingegneria genetica applicata alle vaccinazioni, in una questione così delicata. Negli Stati Uniti vi sono ditte che sottopongono a screening i loro dipendenti per verificare se reagiscono in modo particolare a determinate sostanze con le quali potrebbero venire a contatto lavorando. I soggetti particolarmente sensibili vengono licenziati. Sempre negli Stati Uniti non vengono assunte persone che soffrono di anemia, anche se sono sane come pesci. Negli anni ’70 l’areonautica militare americana aveva posto un limite [poi abrogato dalle proteste popolari insorte] all’ammissione alla propria accademia di persone sane che, anche se portatori di carattere genetico dell’anemia, non denunciavano sintomi particolari. Se si pensa che tale variante genetica riguardava quasi esclusivamente cittadini statunitensi di colore, è facile comprendere a quale discriminazione si andava incontro.

Probabilmente nei prossimi anni verranno scoperte nel patrimonio genetico dell’uomo parecchie altre varianti, che porteranno ad altre false conclusioni e discriminazioni. Quando però le persone vengono a conoscenza dell’esistenza di presunte disfunzioni nel loro genoma, esse si sentono invadere dalla paura e perdono la voglia di vivere. L’esito di un test che stabilsce l’esistenza di un rischio statisticamente più o meno certo appare come un’ipoteca che grava sulla vita di una persona sana.

Col numero di diagnosi genetiche cresce anche il numero delle persone che non sono in grado di interpretare i risultati dei test e che vengono lasciate da sole con le loro paure. La crescente consapevolezza del fatto che il manifestarsi di quasi tutte le malattie è legato anche a fattori genetici identificabili avrà precise ripercussioni in campo sociale. E di fatti la disfunzione del patrimonio genetico nei bambini è ormai diventata una disfunzione della persona tout court.

Per carità, ci si può ammalare e si può anche morire improvvisamente per una grave malattia. Però a causa di un test genetico che dà esito positivo, magari eseguito a fini speculativi, questa eventualità in genere rimossa si trasforma in una grave minaccia da cui non ci si riesce più a liberare per il resto della propria esistenza.

Abbiamo quindi a che fare con una nuova categoria di persone: i “malati sani“, ovvero coloro che “non sono ancora malati“.

Nel prossimo futuro l’assistenza di questa nuova categoria di pazienti diventerà una realtà costante del sistema sanitario, soprattutto perchè i test genetici saranno utilizzati su scala sempre più vasta. Questo fenomeno apre all’industria farmaceutica la prospettiva di un mercato particolarmente allettante. Obiettivo di tale industria è la creazione di farmaci per persone che non presentano sintomi di alcun genere, pur avendo un genoma irregolare. Pensiamo, ad esempio, a un bambino di 5 anni con una simile condizione che viene etichettato come iperattivo solo perchè ha eccessi di felicità: se non è felice lui a 5 anni chi deve esserlo?

Bambini troppo espansivi, a  causa  dei loro genomi irregolari, potrebbero essere vittime di psicofarmaci ed i loro genitori persuasi a darglieli. Altre persone che sembrano particolarmente soggette al rischio di infarto cardicaco, sempre a causa del loro genoma irregolare, potrebbero essere persuase ad assumere quotidianamente una compressa di aspirina allo scopo di diluire il sangue. Ad altre che invece si pensa abbiano predisposizione ad ammalarsi del morbo di Alzheimer, verrebbero prescritti a scopo puramente profilattico dei farmaci per rafforzare la memoria. Un tempo la medicina preventiva aveva il compito di tenere lontana la gente dal sistema sanitario, nell’epoca della diagnosi genetica invece è la medicina preventiva che fa sì che la gente se ne avvalga.

Un esempio di come la ricerca genetica favorisce oggi la medicalizzazione sono i nostri figli autistici, ma è possibile trovarlo anche in una malattia relativamente frequente, l’emocromatosi. Si stima che tale malattia colpisce una persona ogni 400, è la malattia ereditaria più frequente nel mondo occidentale. Chi ne è affetto non lamenta disturbi particolari, ma nel suo organismo si deposita un eccesso di ferro che può causare conseguenze a lungo termine quali la cirrosi epatica, il diabete e l’insufficienza cardiaca. Supponiamo che si sottopongano ad un test di screening almeno 6000 persone, pur sapendo che si ammala meno dell’1% delle persone in cui il gene di questa malattia ha subito una mutazione. Il test genetico dell’emocromatosi individua “più un rischio genetico che una malattia” e quindi si può affermare che chi cura 1 malato trasforma 99 persone sane in malati sani.

Molti studi sociologici, condotti in ambito medico, hanno evidenziato le ripercussioni che i test di controllo del patrimonio genetico hanno sulle Assicurazioni sanitarie e hanno comprovato come si dovranno affrontare spese molto ingenti al riguardo. In futuro tantissime persone che non lamentano disturbi saranno trasformate in pazienti. Pertanto, dal punto di vista finanziario è una follia cominciare a curare le persone dagli anni della loro fanciullezza, somministrando loro farmaci di ogni genere. Così facendo, i test genetici possono causare la rovina delle casse di malattia pubblica, ed è ciò che si sta puntualmente verificando.

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