Magie della Psichiatria

Le brusche modifiche proposte nella definizione di autismo [attese per maggio 2013] ridurrebbero drasticamente il tasso elevatissimo attuale della malattia, a tal punto che  molte persone non soddisferebbero più i criteri per vedersi riconoscere servizi sanitari, educativi, sociali, e sarebbe richiesta una nuova analisi.

La definizione è attualmente in fase di rivalutazione da parte di un gruppo di esperti nominato dalla American Psychiatric Association, che sta completando il lavoro sulla quinta edizione del suo Manuale Diagnostico dei Disordini Mentali (DSM), sottoponendo a revisione il DSM-IV dopo ben 17 anni.

Come è noto il DSM è lo standard di riferimento per i disturbi mentali, e rappresenta una guida per la ricerca, il trattamento e le decisioni da attuare. Maggior parte degli esperti si aspettano che il nuovo manuale restringerà i criteri diagnostici per l’autismo; la questione è semmai comprendere perchè così bruscamente?

I risultati delle nuove analisi sono preliminari, ma offrono già una stima di come l’improvviso inasprimento dei criteri diagnostici per l’autismo può influenzare al ribasso il tasso delle diagnosi.  Da diversi anni, molti esperti hanno sostenuto privatamente che l’indeterminatezza dei criteri attuali per l’autismo e i disturbi correlati [come la sindrome di Asperger] stava contribuendo ad aumentare il tasso delle diagnosi a tal punto da gonfiarlo troppo, fino a raggiungere l’attuale stima di 1 bambino su 90 e l’ipotesi futura di 1 bambino su 10 entro il 2020.

L’Associazione degli Psichiatri si trova quindi alle prese con una delle domande più agonizzanti nel campo della salute mentale, ovvero dove tracciare la nuova linea tra insolito e normale, e la “nuova decisione” comporterà un nuovo strazio per milioni di famiglie coinvolte dalla problematica. Con un colpo di spugna e una matita, dall’oggi al domani, la vita di un bambino disabile [incluso tutto il mondo di necessità e servizi che ruota intorno ad esso] sarà stravolta nuovamente da questo ennesimo scandalo della medicina.

In un momento storico di crisi globale, dove i bilanci della sanità e della scuola sono notevolmente risicati, la nuova diagnosi potrebbe preannunciare ulteriori battaglie campali per vedersi riconoscere ciò che fino al giorno prima era garantito da un diritto.

Decine di migliaia di persone nel mondo ricevono servizi col supporto dello Stato per aiutare i propri figli a contrastare gli effetti invalidanti dei vari disturbi, che comprendono a volte grave difficoltà di apprendimento e problemi sociali, e la diagnosi è per molti versi un punto centrale delle loro vite. Reti ristrette di genitori sono vincolate all’esperienza che vivono con i propri figli; e anche i bambini, con il giusto aiuto, possono crescere e trovare un senso alla propria identità nella loro lotta a questo disordine indotto. 

Le modifiche proposte escluderebbero probabilmente persone con una diagnosi considerata ad “alto funzionamento“, anche se personalmente non ho mai digerito questa definizione che trovo più appropriata alla macchina anzichè all’essere umano [soprattutto nel bambino]. 

Comprendo molto bene le preoccupazioni di tutti quei genitori che hanno figli con Sindrome di Asperger. Il cambiamento nella diagnosi li catapulterebbe nell’incertezza più assoluta, li porterebbe a domandarsi se i propri figli rientrerebbero nei nuovi criteri diagnostici per proseguire ad accedere ai servizi che hanno aiutato enormemente ad evolvere fino a quel momento.

Una nuova analisi, presentata giovedì nel corso di una riunione dell’Associazione Medica Islandese, ha aperto ulteriormente il dibattito su quante persone rimarrebbero colpite dalla nuova diagnosi proposta nel DSM-V.

Le modifiche ridurrebbero le diagnosi in modo così drastico da porre fine definitivamente all’impennata di autismo, ha detto il Dr. Fred R. Volkmar, Direttore del Centro Studi del Bambino presso la Yale School of Medicine e autore della nuova analisi della proposta. “Verrebbe stroncata sul nascere“.  Se questo non è un colpo di spugna, come è possibile definirlo?

Esperti che operano per l’Associazione Psichiatrica sulla nuova definizione del manuale — un gruppo da cui il Dr. Volkmar si è allontanato presto — è fortemente in disaccordo circa l’impatto dei cambiamenti proposti. “Non so come stanno ottenendo quei numeri“, afferma Catherine Lord, un membro della task force che sta lavorando per la revisione della diagnosi, in merito alla relazione del Dr. Volkmar.

Proiezioni precedenti hanno concluso che assai meno persone sarebbero escluse a seguito del cambiamento, ha detto il Dr. Lord, Direttore dell’Institute for Brain Development, un progetto congiunto tra il Presbyterian Hospital di Ney York, Weill Medical College della Cornell University, Columbia University Medical Center e il centro di New York per l’autismo.

Il crescente disaccordo circa l’effetto della nuova definizione aumenterà quasi certamente le modifiche in più punti del nuovo manuale DSM-V. La revisione è completa al 90% e sarà terminata entro dicembre 2012: più che di assurde profezie, c’è da preoccuparsi dei disastri diagnostici che potrebbero manifestarsi nel prossimo futuro per i nostri figli.

Almeno un milione di bambini e adulti hanno una diagnosi di autismo o un disordine correlato, come la sindrome di Asperger o “disturbo pervasivo dello sviluppo, non diversamente specificato,” conosciuto anche come PDD-NOS. Persone con Asperger o PDD-NOS sopportano le stesse lotte sociali delle persone con autismo, ma non soddisfano i criteri della nuova definizione. Quindi, la modifica proposta dovrebbe consolidare tutte e tre le diagnosi sotto un’unica categoria, disturbi dello spettro autistico, cosicchè la sindrome di Asperger e PDD-NOS sarebbero eliminate dal manuale.

Nell’ambito degli attuali criteri, una persona può qualificarsi per la diagnosi esibendo 6 o più di 12 comportamenti; nell’ambito della definizione proposta, la persona dovrebbe esporre 3 deficit in interazione sociale e comunicazione e  almeno 2 comportamenti ripetitivi, un “menu” molto più ristretto. Pertanto, almeno il 55% di quelli diagnosticati non si qualificherebbero nell’ambito della nuova definizione, anche se gli autori fanno trapelare che la percentuale potrebbe essere molto più elevata perché hanno considerato anche i pazienti ad alto funzionamento.

Con questo colpo di magia si esce dall’incubo, i numeri si dimezzano, le vaccinazioni si santificano, e il povero genitore vivrà straziato, confuso e depresso nell’eterno dilemma in merito a “cosa” ha rovinato il proprio figlio che, tra l’altro, si ritroverà improvvisamente privato di tutti quei supporti/servizi che l’avevano aiutato a progredire fino a quel momento.

Questo è un altro passo devastante per dichiarare sempre più ufficialmente “malati mentali” dei bambini che sono diventati “malati” non certo per loro scelta.

Per ulteriori approfondimenti – The New York Times

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Informazioni su Gabriele Milani 353 Articoli

infermiere, divenuto freelance per dovere di informazione, ma soprattutto padre di un bambino che ha presentato reazione avversa alla somministrazione dei vaccini anti-infettivi nella forma di ENCEFALOPATIA IMMUNO-ALLERGO-TOSSICA, che ha danneggiato lo sviluppo cerebrale ed evolutivo del bambino, sino a realizzare nel tempo il quadro clinico di disturbo autistico con grave deficit cognitivo.

1 Commento

  1. ma questo è terribile!!! deve succedere qualcosa, tutto questo non è possibile. ma che persone sono!! che schifo!
    no, qualcosa succederà, ne ho fede.
    Gente, aprite gli occhi
    con serenità e competenza, schieriamoci contro questo con determinazione.
    Con il coraggio di dire ciò che è, davanti all’ignoranza!