Sono traumatizzato dalla normalità

Alcuni genitori mi hanno segnalato un articolo con una vergognosa vicenda dal titolo “Mio figlio mai in un asilo con disabili: potrebbe rimanere traumatizzato“. 

Probabilmente la persona che ha pronunciato questa frase vergognosa deve essere una seguace progressista di un noto Avvocato della Virginia che si è distinto con un’altra vergognosa affermazione “I bambini con disabilità sono una punizione di Dio per tutte le donne che hanno precedentemente abortito” [non mi soffermo sulle eccezioni che sconfessano la “sua” regola].

La bravissima giornalista che racconta la vicenda, anche lei sdegnata e amareggiata, definisce questa persona “OTTUMAMMA“. Leggere frasi come “Sai poverini, non ho niente contro di loro, ma non vorrei che mio figlio nel vederli, rimanesse traumatizzato a vita!”, mi porta a comprendere che coloro che scelgono di chiudere gli occhi di fronte alla disabilità sono sostanzialmente dei “disadattati sociali”.  

E’ importante, nello stato di confusione in cui viviamo fare uno sforzo per distinguere tra valore assoluto e relativo e tra valori etici, universali, e valori umani, storici.

I valori etici ed umani sono da porre in ordine gerarchico.

Non è pensabile, infatti, un comportamento rivolto alla massima tutela della salute quando la vita umana, se debole, indifesa o malata, non ha altrettanto valore.

Si può, alla luce della saggezza universale, del buon senso e di una giusta riflessione razionale, affermare che nell’ordine gerarchio dei valori, la vita umana è al primo posto.

La vita umana non può essere un valore secondario, in nessuna condizione, essendo la fonte e la sorgente di ogni altro valore e diritto; la vita umana diventa così il valore umano ed etico al vertice della graduatoria dei valori.

Se l’OTTUMAMMA nella scala dei valori da privilegiare si riferirà al valore della vita come primario, scoprirà che la soluzione dei numerosi conflitti e dilemmi etici sarà semplice, giusta, umanamente accettabile e soprattutto comprenderà che è importante non giudicare gli altri.

Nella relazione tra bambini si deve, dunque, creare un clima di fiducia. Il bambino disabile deve sentirsi circondato da un “caldo” clima di stima e di rispetto, deve sentire di essere accettato per quello che è e non per quello che gli altri vorrebbero che fosse. Il bambino disabile deve sentirsi apprezzato veramente.

Se consideriamo la cosa dal punto di vista pedagogico, vale a dire se ci preoccupiamo di ipotizzare quale sia il clima che meglio può favorire l’apprendimento, dobbiamo constatare che in un clima di fiducia, in cui il bambino disabile non si senta sempre giudicato e quindi non sprechi molte energie a difendersi dal giudizio negativo o a continuare a “reggere la concorrenza” con un giudizio positivo, il bambino disabile apprenderà sicuramente di più.

Cara “OTTUMAMMA“, perchè suo figlio si sviluppi [fin dall’asilo] come persona e cresca è importante non tanto che faccia solo esperienze [secondo Lei] positive, ma che egli le riconosca come un momento di allargamento e di crescita della propria persona. Lo sviluppo avviene ogni volta che la persona riesce a divenire cosciente dell’esperienza che compie o ha compiuto. In ogni caso contrario, come quello che afferma Lei, vi è un arresto dello sviluppo che metterà la persona in difficoltà ogni volta che dovrà affrontare esperienze simili. Non oso pensare semmai dovesse nascere un fratello e, per un caso sfortunato della vita, diventare disabile: cosa farebbe OTTUMAMA? … lo butterebbe nella pattumiera? … tutelerebbe il fratello maggiore da una vista così orrenda? 

Come scrive giustamente la giornalista, questa persona “é un’ottumamma del nostro tempo, che probabilmente ha deciso di mettere al mondo il figlio [e quindi di volergli bene] solo dopo tutte le assicurazioni possibili sullo stato di salute del feto“, però la disabilità spesso è indotta da farmaci, traumi, malattia improvvisa, eventi imprevedibili della vita. Tutti noi potremmo diventare disabili in qualunque momento della nostra vita.

Le persone, normalmente, si aspettano di venir giudicate, si aspettano che gli altri le valutino e, per venire valutate positivamente, cercano in genere di presentare il loro volto migliore. Non è un caso che ho allegato all’articolo la fotografia di un atleta che ha realizzato, combattendo sin da piccolo, il suo più grande desiserio di vita: partecipare alle olimpiadi dei normodotati.

Spesso i genitori di bambini normodotati o non si rendono conto di certi meccanismi o non ritengono di aver mostrato delle “parzialità” per alcune affermazioni e, soprattutto, di aver così “giudicato” il bambino disabile solo per i sintomi di cui soffre. Ma nel quadro dei valori umani essi devono prendere in considerazione anche altri fattori, e tener conto del fatto che le persone che vivono con i bambini disabili aiutano anche a comprendere quale sia il giudizio che esse formulano continuamente su di loro. Se questo non comportasse poi dei possibili problemi pratici potrebbe essere un elemento da non considerare, ma, dal momento che può avere grande rilevanza, è importante che i genitori di bambini normodotati si rendano conto quale sia, volta per volta, il “loro” atteggiamento nei confronti dei bambini disabili con cui i loro figli stanno intrattenendo una relazione.

La relazione tra bambini normodotati e bambini disabili, così come per ogni altra relazione, non si basa tanto sui “fatti”, ma sull’interpretazione che dei fatti danno i genitori implicati: ciò che “hanno detto” e, soprattutto, “come l’hanno detto”.

Pertanto, “tenersi ai fatti” non aiuta la relazione tra bambini normodotati e disabili, prima di tutto perchè, nelle diverse interpretazioni genitoriali, i fatti possono non apparire nemmeno più gli stessi. E questo la sa bene chi cerca di ricostruire gli avvenimenti in caso di litigi o contestazioni.

Se ciascuno percepisce secondo la sua [sempre opinabile] sensibilità i “fatti”, allora anche gli avvenimenti e i comportamenti più di routine e standardizzati [come l’andare all’asilo] possono essere vissuti in modo molto diverso, quasi a non sembrare neppure gli stessi per tutti, perciò è importante che i genitori di bambini normodotati [prima di giudicare] si accertino ogni volta quale sia l’interpretazione dei fatti, cioè di come ha “vissuto” e sta “vivendo” i fatti, il bambino disabile con il quale andrà a scuola il proprio figlio.

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infermiere, divenuto freelance per dovere di informazione, ma soprattutto padre di un bambino che ha presentato reazione avversa alla somministrazione dei vaccini anti-infettivi nella forma di ENCEFALOPATIA IMMUNO-ALLERGO-TOSSICA, che ha danneggiato lo sviluppo cerebrale ed evolutivo del bambino, sino a realizzare nel tempo il quadro clinico di disturbo autistico con grave deficit cognitivo.

1 Commento

  1. Che vergogna una cosa simile mi é capitata giorni fa stavo facendo delle valutazioni a mio figlio e mi si avvicina un genitore e mi dice mio figlio non ha niente il tuo io gli ho risposto che stava facendo delle valutazioni che facciamo due volte a l’anno lui ha detto che il figlio è iper attivo e basta sono le maestre che si sono inventate tutto tanto é vero che gli ha cambiato scuola e anche li gli hanno detto che ha bisogno di un sostegno allora gli ho detto che non è una vergogna avere il sostegno perché è un aiuto anche per la classe e se non aveva nulla perché era li lui mi ha detto infatti io sto a perde tempo questi lo fanno diventare matto allora gli ho detto che purtroppo spesso i genitori non accettano le problematiche dei figli xxhe non vogliono essere etichettati o scartati dagli amici poi ho visto il bambino tutto sembrava tranne iperattivo parlava poco male e non giocava con nessuno si muoveva avanti e dietro avendo degli atteggiamenti di steriotipie. Allora gli ho detto nella vita ci sono cose più grazie malattie incurabili o si vedono cambiare il proprio figlio che prima stava bene e poi ha avuto delle complicanze quindi accettare i figli senza vergognarsi degli altri anche con delle problematiche significa amarlo aiutarlo a vivere meglio perché tutti vorrebbero la perfezione ma non è così e se lui non continua a fare delle ricerche vivrà sempre con il rimorso e forse Sara tardi x queste cose bisogna mettere da parte il proprio orgoglio perché si fa solo del male al bambino alla fine mi ha detto ognuno sceglie come vivere .