Statistiche per l’autismo a confronto: probabile 1 ogni 29 anzichè 1 ogni 88

Quanto pensano che siamo stupidi?

Come scrivevo nei primi giorni di aprile commentando le nuove statistiche per l’autismo rilasciate dal CDC, relative all’anno 2008, i dati sono stati raccolti da siti di reporting [rappresentati qui accanto] della Rete ADDM [Osservatorio per l’Autismo e Disabilità Comportamentali] degli Stati Uniti.

Questi dati sono aggiornati frequentemente e confrontati con le relazioni del CDC senza non poche difficoltà. Infatti, Stati ad alta prevalenza come il New  Jersey sono stati rimossi e aggiunti più volte dalla rete ADDM e gli Stati a prevalenza più bassi come la Florida sono stati aggiunti. Questi cambiamenti rendono apparentemente gli aumenti meno allarmanti di quello che realmente sono, e possono spiegare anche variazioni repentine.

I report di Rete ADDM iniziano con i bambini nati nel 1992, e perdono il punto cruciale della flessione dei tassi di autismo intorno al 1990. Tuttavia proprio il CDC con le statistiche del New Jersey, sito ADDM precoce, mostra che i tassi per il disturbo autistico passano dallo ZERO negli anni di nascita 1988-89 a 1 su 128 entro il 1993.

Mentre la storia del CDC è ricavata dai dati pervenuti fino al 2008 e porta comunque il tasso dell’autismo alle stelle con 1 bambino affetto ogni 88, un’altra storia è quella che sta prendendo forma in questo ultimo mese.

In una prima nota proveniente dal quartier generale di Salt Lake City [Utah] da parte dell’Associazione Autismo & Aperger US si è venuti a conoscenza che la prevalenza di autismo per i ragazzi nello Utah è di 1 ogni 32, è stato segnalato un aumento del 1200% nelle ragazze [confermato anche dal report del CDC], ed ora è anche possibile avere un quadro più chiaro a livello nazionale per gli Stati Uniti dove si rivela una discreta confusione nella raccolta dati.

Confrontando la mappa riportata sopra con la mappa della nuova Rete ADDM per gli anni 2010/2012 qui a fianco,   la prima cosa che si può notare è che sono cambiate nuovamente le carte in tavola.

Sembra proprio che il CDC sta abilmente evitando di conoscere e di far conoscere la realtà e la misura dell’epidemia di autismo a tal punto che, dei 10 Stati con la più alta prevalenza di autismo, ben 9 Stati non sono stati inclusi alla nuova Rete ADDM e la Florida che era stata appena aggiunta [probabilmente per cucinare meglio i dati resi noti lo scorso mese di marzo e rendere meno allarmante l’aumento esponenziale della patologia] subisce lo stesso trattamento riservato in passato al New Jersey e viene rimossa [per dovere di informazione, dal 2008 al 2010, i tassi di autismo in Florida passano da 1 ogni 155 a 1 ogni 129 bambini] .

Inoltre, i dati saranno raccolti secondo variegati criteri diagnostici che contribuiranno a creare maggior confusione nei genitori e negli operatori [nell’ordine: Autismo, Autismo-Paralisi Cerebrale, Autismo-Disabilità Intelletiva, Autismo-Paralisi Cerebrale-Disabilità Intellettiva-Disturbi Visivi-Perdita dell’udito].

Non è un caso che si parla di “spettro autistico” così come non è un caso che saranno inserite importanti modifiche ai criteri diagnostici nel prossimo DSM-V.

Però, i dati pubblicati si scontrano con altrettanti dati ufficiali ricavati dalla rete di sorveglianza scolastica 2009-2010 che potete leggere qui sotto.

Tutti questi dati sono riferiti alle scuole pubbliche degli Stati Uniti e riflettono il numero bambini, Stato per Stato, che hanno una diagnosi di autismo e stanno ricevendo i servizi di intervento di sostegno attraverso il sistema scolastico nazionale.

Guardando la tabella di cui sopra e confrontandola con la mappa dei siti ADDM 2008 possiamo appunto vedere che, dei dieci Stati che hanno i più alti tassi di autismo, solo due [Pennsylvania e New Jersey] sono stati considerati dal CDC per redigere le nuove statistiche [1:88]. Forse sarebbe meglio che gli epidemiologi del CDC si prendano qualche mese di ferie; gli scoppiano talmente i numeri tra le mani che non sanno più come nasconderli.

Qualcuno potrebbe anche riscontrare che la tabella qui sopra mostra il tasso di autismo per l’anno scolastico 2009-2010 e i dati ADDM sono stati raccolti dal CDC con riferimento al 2008. A scanso di equivoci ecco i dati riferiti alle scuole pubbliche per l’anno 2008.

Senza colpevolizzare gli epidemiologi del CDC e orientandomi sulle famose “cause ambientali” che tanto si vogliono evidenziare come concausa nella sindrome autistica, in considerazione del fatto che si leggono ipotesi di ogni genere pur di colpevolizzare i genitori, vorrei suggerire agli illustri scienziati che da questi dati è anche possibile evidenziare una concausa geografica: gli Stati dove il tasso di autismo tende ad essere più alto si trovano geograficamente a Nord della Mason Dixon Line. Possibile che qualche scienziato del CDC non abbia avuto l’ingegno di farsi lanciare in orbita con qualche Shuttle per studiare anche questa possibilità geografica?

Ovviamente ho lanciato una provocazione, ma potrebbero esserci svariate ragioni perchè tutto ciò accade negli Stati del Nord. Proporzionalmente hanno meno luce solare, così le persone che vivono nel Nord hanno meno probabilità di sintetizzare biologicamente la vitamina D. Gli Stati del Nord hanno anche più alte concentrazioni di metalli pesanti nell’ambiente [miniere di carbone, centrali elettriche a carbone, etc etc]. Questo è importante sottolineralo perché non sono solo il mercurio e l’alluminio contenuti nei vaccini a provocare autismo.

Certamente i vaccini hanno una enorme responsabilità nell’attivare la patologia, non solo perchè causano interferenze al sistema immunitario ma anche perchè contengono acido glutammico libero che distrugge il glutatione [il più potente e importante antiossidante prodotto dal nostro organismo].

Inoltre, dopo la vaccinazione [di solito] i neonati hanno febbre elevata e così come i pediatri americani prescrivono Tynelolo anche i pediatri nostrani prescrivono la molecola corrispettiva Acetominofene ovvero Paracetamolo: tutte queste distruggono la produzione di glutatione.

Quando un bambino non è in grado di detossificare il proprio organismo, vive in zone del paese dove ci sono elevati livelli di metalli pesanti [e altre fonti di inquinamento], si ottengono tassi più elevati di autismo. Altrettanti metalli pesanti e altrettante tossine contenute nei vaccini stanno contribuendo a causare un sacco di danni. Il fatto che il glutatione è distrutto dall’acido glutammico libero contenuto in essi [anche se spacciati per privi di mercurio] dovrebbe essere considerato; così come dovrebbe essere considerato che i vaccini possono anche causare problemi gastrointestinali, neurologici e immunitari che nel loro insieme generano il disturbo organico biologicamente determinato chiamato “autismo”.

Come si vede dai grafici qui sotto [che sono riuscito a reperire] relativi al  Texas, il danno sarà più pervasivo nelle zone dove ci sono un sacco di tossine ambientali. Non sono solamente i vaccini così come non sono solamente tossine ambientali: lo sono entrambi.

Devo altresì chiarire che gli Stati del Nord non sono certamente gli unici luoghi dove ci sono elevati livelli di inquinamento; ci sono un sacco di metalli pesanti in molti Stati del sud. Il Texas, per esempio, abbonda di fonti inquinanti, comprese quelle che derivano dal carbone e dal petrolio. Per vedere come l’inquinamento ambientale è correlato al tasso di autismo, basta guardare il grafico qui sotto:

Perché è il CDC non considera tutto questo?

Perché il CDC continua ad agire come se non ha idea di cosa sta causando l’epidemia di autismo?

Ecco un indizio …


Se il CDC avesse effettivamente iniziato la raccolta dei dati dai luoghi dove è vasto il numero di bambini che è stato avvelenato dal mercurio ambientale, dove è vasto il numero di bambini che ha problemi a disintossicarsi e sono continuamente esposti ad esso, sempre più persone sarebbero diventate consapevoli che ciò che è denominato “autismo” è in realtà un AVVELENAMENTO.

Il CDC non può permettersi che ciò accada, così ancora una volta [fedele agli ordini di scuderia] si rifiuta di indagare i bambini che si sono ammalati e si rifiuta di indagare la connessione tra vaccini, tossine ambientali e “autismo”.

Dopo che sono state annunciate le nuove statistiche di 1 bambino ogni 88, ho voluto indagare [come in passato] alla ricerca di dati ufficiali nel tentativo di determinare quale potrebbe essere una stima più reale del tasso di autismo.

Il CDC ha dichiarato che le “loro” nuove statistiche sono basate sui bambini nati nel 2000, dimostrano un aumento del 23% rispetto a solo due anni fa e addirittura del 78% dal 2002: 1 bambino ogni 54.

L’aumento del 78%, calcolato su bambini di 8 anni di età, è riferito anche al fatto che nel 2002 il tasso di autismo era di 1 bambino ogni 150.

L’attuale 1 ogni 88 è riferito a bambini di 8 anni di età nel 2008.

Pertanto, i bambini sono nati rispettivamente negli anni 1994 e 2000.

Quindi per calcolare il tasso annuo di incremento ho diviso 78% in sei anni, e ho ottenuto un incremento annuo stimato del 13%.

Applicando l’aumento annuo stimato [13%]  agli anni successivi si ricavano le seguenti stime nel tasso di autismo:

  • 1 ogni 78 [2009]
  • 1 ogni 69 [2010]
  • 1 ogni 61 [2011]

Il numero attuale [2012] per bambini di 8 anni diagnosticati con autismo è stimato a 1 ogni 54 e corrisponde appunto all’incremento annuo del 13%.

Per avere inoltre un’idea dell’attuale incidenza che comprenda anche i bambini più piccoli, già diagnosticati come autistici ma non ancora conteggiati dal CDC perché non hanno 8 anni, ho estrapolato cinque anni allo stesso tasso di aumento del 13 %.

Tassi di autismo stimato nei bambini tra i 3 e 7 anni nel 2012:

  • 7 anni – 1 ogni 48  … utilizzando l’attuale percentuale di 1,85% [dividendo 1 con 54 moltiplicato 100 = 1,85185… ] la si moltiplica per 13% e si ottiene un coefficiente di 0, 24074… che si somma a 1,85185… generando un totale di 2,09259… che corrisponde all’incirca a 1 ogni 48. E così via con lo stesso metodo.
  • 6 anni – 1 ogni 42 … utilizzando la percentuale che scaturisce dividendo 1 con 48 moltiplicato 100, la si moltiplica sempre per 13% e si ottiene un coefficiente che si somma generando una nuova ipotetica stima che si avvicina a 1 ogni 42
  • 5 anni – 1 ogni 37 …utilizzando la percentuale che scaturisce dividendo 1 con 42 moltiplicato 100, la si moltiplica sempre per 13% e si ottiene un coefficiente che si somma generando una nuova ipotetica stima che si avvicina a 1 ogni 37
  • 4 anni – 1 ogni 33 … utilizzando la percentuale che scaturisce dividendo 1 con 37 moltiplicato 100, la si moltiplica sempre per 13% e si ottiene un coefficiente che si somma generando una nuova ipotetica stima che si avvicina a 1 ogni 33
  • 3 anni – 1 ogni 29 … utilizzando la percentuale che scaturisce dividendo 1 con 33 moltiplicato 100, la si moltiplica sempre per 13% e si ottiene un coefficiente che si somma generando una nuova ipotetica stima che si avvicina a 1 ogni 29

Ipotizzando quindi ulteriori dati per i prossimi dieci anni con lo stesso aumento annuo stimato del 13%, il tasso previsto di autismo a 3 anni potrebbe essere questo:

  • 2013 = 1 ogni 26
  • 2014 = 1 ogni 23
  • 2015 = 1 ogni 20
  • 2016 = 1 ogni 18
  • 2017 = 1 ogni 16
  • 2018 = 1 ogni 14
  • 2019 = 1 ogni 12
  • 2020 = 1 ogni 11
  • 2021 = 1 ogni 10
  • 2022 = 1 ogni 9

C’è da riflettere, non è vero?

Spesso penso anche a questo quando il CDC o qualunque altro professionista [pediatra o neuropsichiatra che sia] afferma che non c’è alcun motivo per preoccuparsi.

Chissà se tutti coloro che hanno acceso tante lampadine blu nel celebrare la Giornata Mondiale dell’Autismo, oltre al progetto farmaceutico che si cela nell’iniziativa, hanno acceso anche la calcolatrice e hanno pensato a questi numeri?

Autism Speaks, la mega-organizzazione americana che si occupa di autismo è tutt’ora nell’occhio del ciclone. La stragrande maggioranza dei soldi che raccoglie va in stipendi, in viaggi [prima classe], in pubblicità e in affitto del proprio spazio ufficio che si affaccia su Park Avenue. Molto poco va alle famiglie con bambini affetti da autismo e ancor meno per soggiorni a livello locale.

Nel 2006, il costo stimato per prendersi cura di una persona con autismo per tutta la durata della vita era di 3,2 milioni di dollari. E le spese di cura per tutte le persone con autismo negli Stati Uniti sono state stimate in 35 miliardi di dollari all’anno.

Spesso mi domando se anche qui in Italia qualcuno si rende conto dell’impatto sociale devastante che rivestirà tale patologia nell’immediato futuro?

Non si tratta solo della vita futura rovinata ai nostri figli, ma anche dei costi elevati che rovinano le famiglie!

Eppure, malgrado tutto questo, si prosegue a dormire sonni tranquilli anestetizzati dai reality show e coltivando l’illusoria soddisfazione di possedere un imparagonabile x-factor per vedersi stampare una farfallina sulle proprie mutande.

Come è possibile riflettere in merito al fatto che 1 bambino ogni 9 potrebbe sviluppare autismo entro il 2022, è bene anche considerare che sarà più alto il tasso di autismo tra la popolazione in generale, e ancor più elevato lo sarà tra i bambini del personale militare.

Storicamente, i bambini del personale militare hanno probabilità sei volte maggiori di arruolarsi. Sappiamo tutti molto bene come i vaccini per il personale militare sono regolamentati dal Codice Militare e il rifiuto può comportare pesanti sanzioni.  A lungo andare l’eredità genetica trasmessa di generazione in generazione ai propri figli sarà sempre più debole. Essi non saranno più idonei per servire le forze armate per questioni fisiche e/o psichiche.

I produttori di vaccini proseguiranno ad essere protetti dalla responsabilità oggettiva, che si traduce in zero motivazione per “loro” nel creare prodotti sicuri o efficaci.

La ragione per cui i produttori di vaccini continueranno ad essere protetti dalla responsabilità oggettiva è perché, nella possibilità estremamente remota di dover affrontare un attacco con armi biologiche, “avremo bisogno dei loro vaccini per una questione di sicurezza nazionale“.

A causa dei “loro” prodotti difettosi che troppo spesso ci vediamo costretti a iniettare ai nostri figli [vedi calendario vaccinale per la vita da 0 a 100 anni], entro i prossimi 20-30 anni non ci sarà praticamente nessun giovane che sarà idoneo per il servizio militare o altre professioni socialmente utili.

Se questo è il mondo che ci attende, proseguiamo pure a dormire anestetizzati dai reality show.

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