GENOVA: raggiro da 600 mila euro al centro riabilitativo

Per capire che la situazione era gravissima, disperata, non c’è stato bisogno di parole. Non questa volta. Perché i piccoli del centro, prodigi viventi che con anni di duro lavoro sono stati strappati all’isolamento e alla disabilità, lo avevano già compreso da soli.

Inizia così l’articolo riportato nell’edizione on line de “Il Secolo XIX”, molto meno ricco di particolari rispetto alle due pagine dedicate nell’edizione cartacea.

Qualcuno [un’amministratrice] senza farsi scrupolo di arricchirsi con le donazioni destinate ai bambini sordomuti e autistici ha messo le mani nelle casse della onlus Afa-Centro Reul [Associazione famiglie audiolesi – Centro riabilitazione, educazione, udito, linguaggio e comunicazione], istituto di eccellenza per la città, che adesso rischia di chiudere e lasciare senza sostegno circa 400 assistiti seguiti nella riabilitazione e altrettanti 150 bambini che sono in lista di attesa.

Questo episodio apre più di uno squarcio inquietante sul mondo associazionistico e lo lascia chiaramente intendere la Presidente del Centro Reul, pioniera dei diritti e delle terapie di sostegno a favore di audiolesi, sordomuti e autistici.

La prima storia, la più dura ma anche la più importante per trovare la forza di aiutare tante altre famiglie, ha riguardato proprio il figlio della Presidente del Centro Reul.

La storia dell’associazione, i risultati ottenuti e il bene che ha fatto in tutti questi anni sono sotto gli occhi di tutti. Oggi però è necessario trovare la forza per sopravvivere e tutelare il buon nome di un centro di eccellenza nel quale arrivano pazienti di ogni parte d’Italia.

Da molti anni gli esperti delle terapie di logopedia e apprendimento realizzano piccoli miracoli quotidiani: ci sono bambini sordi che hanno recuperato l’uso della parola, ci sono bambini autistici che sono aiutati nella quotidiana ricerca di autonomia e autostima, ci sono genitori che sono assistiti nel difficile percorso della disabilità dei propri ragazzi distrutti psicologicamente dall’impotenza e dalla frustrazione provate in mesi e/o anni di terapie infruttuose.

La Presidente del Centro Reul preferisce evitare di togliersi dei sassolini dalle scarpe pur di non peggiorare la situazione, ma ciò che lascia sbalorditi è come sia possibile che una sola persona sia riuscita a mettere in atto un simile raggiro.

I primi riscontri, ottenuti dagli accertamenti eseguiti dalla Guardia di Finanza, hanno evidenziato solo poche centinaia di euro sui conti correnti della presunta colpevole, a cui il Tribunale ha fatto sequestrare la casa senza però trovare i soldi scomparsi, la quale sostiene che  “molte delle spese che vengono contestate sono state eseguite per conto dell’associazione“.

Questa dichiarazione pone quindi una questione di fondamentale importanza, sui cui adesso si stanno interrogando gli inquirenti: qualcuno sapeva di quelle operazioni sospette?

L’associazione è sull’orlo del crac per colpa di un’impiegata, che aveva ruoli manageriali, ma dove erano i suoi superiori che avrebbero dovuto controllarla?

Ci sono responsabilità da parte di chi doveva esercitare una funzione di vigilanza sulla conduzione finanziaria degli amministratori?

La chiave del mistero potrebbe risiedere in alcune operazioni di salvataggio che la donna, considerata “un’impiegata modello“, avrebbe effettuato prima dell’inizio di questa brutta pagina. Infatti, la donna curava i conti di suo padre [proprietario di un’officina] che era in grande difficoltà e rischiava il fallimento.

Tra le accuse che vengono mosse alla ex responsabile amministrativa e del personale c’è quella di avere occultato anche i contributi dei colleghi, che da ormai tre mesi, quando la situazione finanziaria è diventata drammatica, lavorano a stipendio zero.

Ora rimangono solamente voci e preoccupazioni di madri che sognavano un futuro sereno per i loro bambini, e invece vedono un baratro che si frappone davanti a tante speranze: una voragine da 600 mila euro di fondi del 5 per mille e donazioni spariti nel nulla.

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Informazioni su Gabriele Milani 353 Articoli
infermiere, divenuto freelance per dovere di informazione, ma soprattutto padre di un bambino che ha presentato reazione avversa alla somministrazione dei vaccini anti-infettivi nella forma di ENCEFALOPATIA IMMUNO-ALLERGO-TOSSICA, che ha danneggiato lo sviluppo cerebrale ed evolutivo del bambino, sino a realizzare nel tempo il quadro clinico di disturbo autistico con grave deficit cognitivo.

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