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ARBACLOFEN nel trattamento dell’autismo: novità di mercato o riciclaggio?

A marzo 2012 avevo anticipato il nuovo progetto farmaceutico che si cela  nascosto all’iniziativa LIGHT UP BLUE a favore dei soggetti autistici.

Con molta tristezza nel cuore è purtroppo arrivato il giorno in cui non avrei mai voluto scrivere questa frase: ai topolini, ai coniglietti, ai cagnolini e agli scimpanzè, hanno ufficialmente affiancato i bambini nella sperimentazione clinica di nuovi farmaci [col consenso dei genitori].

Meglio nota come ricerca traslazionale, questo tipo di ricerca rappresenta quella particolare fase che fa da tramite tra l’attività di ricerca di base [o sperimentale] e la pratica clinica, ovvero i risultati ottenuti dalle cure “concrete” per i pazienti.

In questo modo, si aggiunge uno stadio importante al processo medico: alla diagnosi e al conseguente trattamento [che nel caso dei soggetti autistici è particolarmente problematico] si associa un passaggio intermedio che è la selezione dei pazienti [e dei farmaci a loro prescritti] in base alle loro caratteristiche genetiche [per esempio X-fragile].

La ricerca traslazionale aiuta a trasformare la fase iniziale di innovazioni in nuovi prodotti per la salute, facendo avanzare l’innovazione al punto in cui diventa particolarmente attraente per un ulteriore sviluppo da parte delle industrie mediche, farmaceutiche o delle biotecnologie.

In altre parole, l’obiettivo della ricerca traslazionale è semplicemente quello di portare più prodotti, e più rapidamente, sul mercato. E’ un tentativo per semplificare lo sviluppo dei farmaci e portarli il più rapidamente al processo di approvazione, ma non è limitando i sintomi che si eliminano le cause della patologia.

E’ questo il caso della sperimentazione in atto [Roma e Genova] con ARBACLOFENE che è bene chiarire non si tratta nè di una cura per l’autismo [cosa lo sperimentano a fare???], nè di uno psicofarmaco.

In rete è già partito il tam-tam e nei forum dedicati all’autismo la notizia è stata salutata con parecchio entusiasmo, ma anche in questo caso sarebbe bene documentarsi prima di lasciarsi andare al facile entusiasmo per una molecola in uso da almeno 40 anni.

Infatti l’ARBACLOFENE [prodotto dalla Roche col nome in codice STX209] meglio noto come ARBACLOFENE PLACARBIL è molto simile, ha lo stesso meccanismo d’azione ed è l’evoluzione del BACLOFENE [prodotto da Novartis col nome commerciale LIORESAL] che guarda caso ha indicazioni terapeutiche nell’ENCEFALOPATIA INFANTILE come pure a seguito di vasculopatia cerebrale o in corso di affezioni cerebrali di natura neoplastica o degenerativa, nelle malattie del midollo spinale ad eziologia infettiva, degenerativa, traumatica, neoplastica o ignota.

In sostanza ciò che vogliono far apparire come una nuova molecola è già stata largamente impiegata nel trattamento delle sindromi di tipo spastico, specialmente se causate da lesioni del midollo spinale, diplegia spastica, paralisi cerebrale infantile, sclerosi multipla, sclerosi laterale amiotrofica, neuropatia periferica, nevralgia del trigemino, nevralgia glossofaringea, addirittura utilizzata nella terapia del reflusso gastro-esofageo nei neonati, nell’epilessia neonatale e nel trattamento dell’alcolismo.

L’ulteriore retroscena della vicenda è riportato dal New York Times. L’Arbaclofene è prodotto dalla Roche mentre il Baclofene è già prodotto dalla Novartis e questo sarebbe motivo di qualche piccolo incidente diplomatico tra le due multinazionali, che si sono comunque ripromesse di attenersi al patto di non belligeranza.

La spasticità per la quale è prodotto questo farmaco si riferisce anche a sensazioni di rigidità muscolare, senso di costrizione, e spasmi muscolari involontari [contrazioni muscolari sostenute o movimenti bruschi] che, per le solite esigenze di mercato, possono anche essere inserite nella categoria stereotipie.

Proprio per questo motivo, ovvero ampliare il mercato dando la sensazione di limitare i sintomi, vorrebbero proporlo come terapia nell’autismo perchè composto da un principio attivo farmacologico miorilassante ad azione centrale, appartenente alla classe dei derivati dell’acido gamma ammino-butirrico [GABA]: andando ad inibire la trasmissione a livello di specifici neurotrasmettitori [in particolare mGluR5] ridurrebbe l’attività del glutammato che sarebbe all’origine dei disturbi del comportamento nell’X-fragile e sembrerebbe anche funzionare con le altre forme di autismo riducendo sensibilmente i sintomi tipici.

Semmai sarebbe interessante informare e comprendere anche il rovescio della medaglia, ovvero per quanto tempo un soggetto deve assumere questa molecola miracolosa, in quanto la sospensione del Baclofene può provocare una sindrome di astinenza che assomiglia a quella delle benzodiazepine e appunto dell’alcool.

I sintomi da astinenza sono più probabili se il farmaco viene utilizzato per lunghi periodi di tempo [più di un paio di mesi], forse è per questo motivo che la sperimentazione non dura oltre le 12 settimane, e possono essere causati da dosi basse o alte. La severità della sindrome dipende dalla velocità con cui viene sospeso il Baclofene, così che per ridurre al minimo i sintomi la dose deve essere diminuita lentamente fino alla sospensione della terapia.

I sintomi da astinenza possono includere allucinazioni uditive, visive o tattili, illusioni, confusione, agitazione psicomotoria, delirio, disorientamento, fluttuazione della coscienza, insonnia, vertigini, nausea, sensazione di svenimento, disattenzione, deficit della memoria, disturbi percettivi, ansia, spersonalizzazione, ipertonia, ipertermia, disturbo del pensiero formale, psicosi, mania, disturbi dell’umore, irrequietezza e disturbi comportamentali, tachicardia, crisi, tremori, disfunzione autonomica, iperpiressia, estrema rigidità muscolare somigliante alla sindrome neurolettica maligna e effetto Rebound.

I sintomi di un sovradosaggio di Baclofene includono vomito, debolezza, sonnolenza, respiro lento, convulsioni, diametro pupillare insolito, e coma.

GABA & Glutammato

Il GABA [acido gamma ammino-butirrico] è un neurotrasmettitore calmante che aiuta ad equilibrare il glutammato. Dovrebbe essere usato per aiutare a diminuire lo stress, incrementare il linguaggio, il contatto oculare, aiutare con l’attività epilettica e le interazioni sociali.

E’ disponibile in diverse forme e occorre fare dei tentativi per stabilire quale è la migliore per ciascun soggetto, pertanto un suo derivato prodotto in larga scala come l’Arbaclofene pone seri dubbi sulla bontà della scelta farmaceutica convenzionale.

Il GABA può essere aumentato finchè non si vedono comportamenti come pianto facile e inconsolabile, debolezza emotiva o eccesso di emotività. Si dovrebbe anche monitorare il dosaggio per non causare affaticamento o stanchezza durante il giorno.

Contrariamente a quanto si potrebbe pensare, la marca, la provenienza, l’età e le condizioni di conservazione del GABA sono tutti fattori da tenere presenti.

E’ poi da tenere presente che le eccitotossine sono presenti in molti alimenti destinati sia agli adulti che ai bambini, la loro pericolosità è altissima: quale utilità potrà mai avere una molecola farmacologica come l’Arbaclofene se non si abbina ad essa un regime dietetico ottimale?.

Se il glutammato, in tutte le sue versioni, tra le quali l’aspartame, fosse proibito immediatamente, si vedrebbe un calo ponderale di tutte le sindromi metaboliche [compresa l’obesità infantile], delle malattie neuro-degenerative e di molti tipi di tumori.

La progressione delle malattie neuro-degenerative, quali il morbo di Alzheimer, Parkinson, SLA e quelle classificate [a torto] prevalentemente psichiatriche, come l’Autismo, prosegue ad essere correlata alle intossicazioni da metalli pesanti quali piombo, alluminio, mercurio, oppure ai pesticidi ed agli erbicidi. Tutte sostanze nocive, è vero, ma c’è anche un killer silenzioso, dal gusto gradevole, si chiama glutammato.

Il suo nefasto influsso sulla genesi e sulla proliferazione dei tumori è stato ampiamente dimostrato.

Le eccitotossine moltiplicano le probabilità di sviluppare il cancro e, una volta innescato il meccanismo di degenerazione tissutale, le cellule esposte al glutammato monosodico sviluppano delle estensioni denominate “pseudopodi” che consentono loro di mobilitarsi più velocemente creando metastasi diffuse.

E’ essenziale capire l’importanza di bilanciare GABA e glutammato per cominciare il processo di guarigione.

Questo è quanto sostiene la Dr.ssa Amy Yasko nel libro Pathways To Recovery: “Le eccitotossine continueranno a danneggiare sempre più il sistema nervoso e ad avere una forza distruttiva per il corpo se non verranno valutate e corrette. Quindi, il loro squilibrio è il punto migliore dal quale partire per rimettere iniseme i vari pezzi. Una volta che saranno sotto controllo, sarà più facile riequilibrare il resto del corpo“.

Sono state certificate importanti correlazioni tra le assunzioni di glutammato, le leucemie ed i linfomi. Secondo studi condotti negli ultimi anni, l’assunzione di aspartame porta ad un legame quasi indissolubile tra formaldeide [contenuta nei vaccini] e Dna, causa il tumore e lo fa sviluppare molto più rapidamente.

Tra gli alimenti maggiormente incriminati vi sono gli estratti della soia. Studi durati 25 anni sui consumatori di questi prodotti hanno rivelato, in modo certo, che una semplice scansione cerebrale denotava una percentuale molto maggiore di demenza e di atrofia.

La scoperta che i recettori del glutammato non sono presenti solo nel cervello ma, anche, in tutti gli altri organi e tessuti dell’organismo, ha scatenato una lotta senza quartiere tra le grandi multinazionali alimentari, le multinazionali del farmaco ed i nuovi ricercatori medici e biochimici che oggi intervengono con forti pressioni sul mondo scientifico. Quello stesso “sistema” che le multinazionali sovvenzionano con principeschi contributi per favorire ricerche farmacologiche finalizzate all’immissione sul mercato di farmaci sempre più inutili e dannosi, come si rivelerà l’Arbaclofene per la cura [?] dell’autismo: essendo un disordine multifattoriale, l’autismo richiede un approccio multifattoriale!

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