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Il vaccino anti epatite B causa malattie al fegato

Quanti genitori ancora oggi credono allo slogan che "i bambini sono nati con autismo" semplicemente perché non hanno mai avuto l'opportunità di giocare con il proprio bambino come se fosse normodotato?

AUTISTICI NON SI NASCE, LO SI DIVENTA A CAUSA DI SCRITERIATE CAMPAGNE VACCINALI e l'ennesima conferma arriva in merito al vaccino anti-epatite B, non solo associato a patologie epatiche ma addirittura responsabile della loro insorgenza.

È noto il danno specifico fatto, chiaramente documentato. Basse dosi di vaccino contro l'epatite B, associato all'adiuvante alluminio, comporta la perdita di integrità mitocondriale, la morte cellulare e apoptosi [morte cellulare programmata], particolarmente nelle cellule del fegato.

È veramente paradossale che un vaccino nato presumibilmente allo scopo di proteggere il fegato è la causa della malattia dello stesso fegato, senza considerare la storia italiana di questa vaccinazione [contenuta in un vaccino esavalente illegale] introdotta grazie alle tangenti ricevute dall’ex Ministro della Salute De Lorenzo, condannato in via definitiva dalla Corte di Cassazione per il danno all’immagine arrecato alla pubblica amministrazione in relazione agli illeciti, accertati in sede penale, che avevano determinato una ingiustificata levitazione della complessiva spesa farmaceutica".

Gli autori dello studio Il vaccino contro l’epatite B induce la morte apoptotica nelle cellule Hepa 1–6 fanno chiaramente notare che la loro preoccupazione è concentrata sull’adiuvante, idrossido di alluminio, con implicazioni di vasta portata, poiché l’alluminio è abitualmente utilizzato nei vaccini dell’infanzia. Questa è la loro conclusione:

Possiamo concludere che l’esposizione delle cellule Hepa1–6 a una bassa dose di adiuvanti presenti nel vaccino anti epatite B porta a perdita di integrità mitocondriale, induzione di apoptosi e morte cellulare. L’effetto dell’ apoptosi è stato osservato anche in C2C12 nella linea cellulare di mioblasti dei topi dopo trattamento con basse dosi di vaccino [0,3 – 0,1 – 0,05 mcg/ml]. Inoltre è stato osservato in vivo l’effetto apoptotico del vaccino contro l’epatite B nel fegato di topo.

La linea di fondo è che il vaccino contro l’epatite B è responsabile dell’uccisione delle cellule del fegato. Questo studio si unisce a un crescente corpo di evidenze che dimostrano come la malattia epatica, insieme ad altre patologie, derivano dall’adiuvante alluminio presente nel vaccino anti-epatite B e in altri vaccini dell’infanzia, tra cui:

Questi sono solo alcuni degli studi che documentano i danni da vaccino contro l’epatite B e l’adiuvante alluminio.

Alla luce della totale mancanza di valore della vaccinazione anti-epatite B, perché questo vaccino è stato introdotto nel calendario vaccinale da 0 a 100 anni addirittura alla nascita?

La prima e più ovvia risposta è, naturalmente, per puro e semplice profitto attuato sulla pelle dei neonati. C’è un mucchio di denaro in circolazione per garantire che questo vaccino venga somministrato praticamente a quasi ogni neonato.

C’è, però, una possibilità ancora più insidiosa. È ormai evidente che i promotori vaccinali e i loro lacchè non permetteranno alcun intralcio ai loro profitti. Così come è ben documentato in un recente dossier di Jagannath Chatterjee, AUTISMO: LA COSPIRAZIONE DEL SILENZIO, non importa se sono rovinate carriere mediche o sono distrutte delle vite di bambini innocenti.

Se i profitti vaccinali sono minacciati dalla prova del loro danno, tutte le informazioni devono essere soffocate — specialmente se correlate al problema autismo.

Ciò che questi criminali sottovalutano è uno dei punti ordinariamente noto ai genitori di bambini con autismo: la loro normalità prima della vaccinazione. I nostri figli non sono nati con l’autismo. Noi lo sappiamo!

Però, se un bambino è vaccinato alla nascita, non non c’è alcun modo di sapere se avverrà una regressione nell’autismo. Sarà impossibile per i genitori sapere quale genere di devastazione permanente nei loro bambini è stata causata da un vaccino quando viene somministrato alla nascita.

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4 Commenti su Il vaccino anti epatite B causa malattie al fegato

  1. Dopo la vaccinazione antiepatite B (divenuta obbligatoria quando avevo 11 anni) ho iniziato ad avere problemi alla vista, con rischio di distacco della retina in entrambi gli occhi.

    Sia mio sucero che mio padre hanno ricevuto il vaccino, requisito divenuto indispensabile per i donatori Avis:
    – mio papà ha iniziato ad accusare asma e allergie mai avute prima
    – mio suocero è un ex donatore… due mesi dopo la somministrazione gli hanno diagnosticato l’amiloidosi ereditaria (ereditaria per loro!!!).

  2. Giuseppe // 15 agosto 2012 alle 16:51 //

    Io sono stato vaccinato nel ’93 sotto l’Esercito Italiano per la missione in Somalia. Purtroppo non è stato l’unico vaccino come potete immaginare vista la destinazione. Bene, da quel periodo la mia vita è cambiata: ho problemi di digestione e rallentamento dell’attività intestinale oltre che alla perdita di memoria e difficoltà di concentrazione. Per non parlare del fegato: ingrossato e malato.

  3. Buonasera Sig.ra Laura, grazie per la visita e per la Sua testimonianza.

    Sfortunatamente alcune persone non risultano protette contro il virus dell’epatite B dopo aver ricevuto 3 o addirittura 6 dosi di vaccino. Ciò accade soprattutto quando la vaccinazione viene effettuata dopo i 25 anni d’età e/o se vi sono alcuni fattori associati, come età, obesità, malattie croniche e suscettibilità immunitarie [verificabili anche dalle molecole HLA].

    Per completezza di informazione, secondo le prassi più svariate, qualora una persona che non ha un’infezione virale cronica non riesce a sviluppare anticorpi in risposta al vaccino dopo 3 dosi ed è ad alto rischio di esposizione [cioè neonati di madri contagiate, individui a stretto contatto con una persona contagiata, membri di professioni che sono spesso esposti al sangue] sono spesso proposti alcuni approcci fantasiosi in cui il malcapitato rischia di diventare un martire.
    Il più fantasioso consiste nel somministrare dosi aggiuntive di vaccino.
    Il 40-70% degli individui che non rispondono alle 3 dosi di vaccino sembrano rispondere dopo altre 3 dosi [essi vengono definiti “responders” deboli].
    In pratica somministrano 2 dosi supplementari a un mese di distanza l’una dall’altra, e poi si esegue un test sierologico. Se i risultati del test sono ancora negativi, ecco che arriva la sesta e ultima dose [dopo aver fatto trascorrere altri 6 mesi] per poi eseguire i test sierologici finali.

    Se il soggetto ad alto rischio di esposizione al virus dell’epatite B non produce anticorpi dopo 6 dosi di vaccino, diventa palese che non trarrà alcun beneficio dalla protezione del vaccino ed è pertanto inutile effettuare ulteriori vaccinazioni.

    C’è da chiedersi se, con tutti gli esami per valutare le suscettibilità immunitarie, è “normale” arrivare a somministrare 6 dosi di vaccino prima di comprendere che il soggetto in questione è “non responder”? … con una semplice Tipizzazione delle HLA si può comprendere proprio questo fatto ed evitargli una inutile quanto mai dannosa vaccinazione [a volte causa di Sclerosi Multipla e devastanti malattie autoimmuni].

  4. A proposito di vaccino anti-epatite B: mi diceva una signora che a sua figlia è stato somministrato il vaccino e dopo parecchio tempo è stato effettuato un accertamento, risultava non aver prodotto gli anticorpi quindi le è stato dinuovo fatto il vaccino e alla seconda verifica risultava ancora non aver prodotto gli anticorpi: Non so quali possono essere i problemi che incontrerà in futuro. Ora questa ragazza ha problemi digestivi etc. sarà il caso di approfondire gli esami? E’ allucinante il fatto di aver fatto per ben due volte il vaccino.
    Grazie, siete preziosissimi con questi articoli.

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