Advertisements

A proposito di Virus del Nilo Occidentale

Il virus del Nilo Occidentale [WNV] comincia a far paura anche in Europa e così il Centro Nazionale Trapianti ha da poco diramato le misure preventive da attuare fino al 30 novembre in Lombardia, Veneto, Friuli Venezia Giulia e Sardegna, le Regioni più a rischio, per accertarsi che i donatori di organi, tessuti e cellule siano privi del virus.

Le raccomandazioni includono una serie di interventi, controlli molto accurati, attraverso test molecolari rapidi, sensibili e specifici che [sorpresona] sono gli stessi che vengono messi in discussione quando si vuole comprovare il nesso causale del danno biologico vaccinale in un soggetto etichettato come "autistico".

Se non fosse che il Virus del Nilo Occidentale è in grado di causare encefalite, già da questo esordio è legittima ogni forma di civile dissenso nei confronti di scienziati non meglio identificati che si contraddicono a vicenda sulle tracce di questo indefinibile virus.

Questo virus viene trasmesso dalle zanzare, sta causando attualmente un "focolaio nazionale" negli Stati Uniti [ad oggi 1138 casi in 38 stati e 41 decessi] e comporta un ulteriore problema ambientale annesso al contenimento della diffusione della malattia: le autorità di Dallas hanno pensato bene di irrorare i cieli con gli insetticidi. L'obiettivo? ... Spazzare via le zanzare che portano il virus. E' anche disponibile una mappa, aggiornata settimanalmente, sui casi di infezione da WNV nei Paesi europei e nelle nazioni limitrofe

Non importa che il Centers for Disease Control sostiene che 36.000 persone muoiono ogni anno negli Stati Uniti per l'ordinaria influenza stagionale - e ad oggi non ci sono annunci ufficiali di "epidemia" o "focolaio". Non importa che l'Organizzazione Mondiale della Sanità sostiene che dalle 250.000 alle 500.000 persone muoiono ogni anno per l'ordinaria influenza stagionale - e ad oggi non ci sono annunci di "epidemia" o "focolaio".

Ma ecco la bomba: non non c'è alcuna prova che il presunto virus esiste davvero. Questo significa che non c'è alcuna prova dell'esistenza della malattia del Nilo Occidentale. Questo fatto è conosciuto da anni. Agli scienziati non piace parlare di questo virus perché è estremamente imbarazzante.

Il virus del Nilo occidentale è un flaviviridae del genere Flavivirus [di cui fanno parte anche il virus della febbre gialla, il virus dell’encefalite di Saint-Louis e il virus dell’encefalite giapponese]. Il suo nome viene dal distretto di West Nile in Uganda, dove è stato isolato per la prima volta nel 1937 in una donna che soffriva di una febbre [di n.d.d.] particolarmente alta. In seguito è stato trovato negli uomini, negli uccelli e nei moscerini in Egitto negli anni cinquanta, diffondendosi infine anche in altri Paesi.

La malattia ha un andamento endemico-epidemico ed è diffusa soprattutto in Africa, Medio Oriente, India, Europa e, più recentemente, negli Stati Uniti, dove la prima epidemia è stata dichiarata a New York nel 1999. Colpendo sia i cavalli, sia le persone, all’apice del focolaio epidemico del 2002, sono stati registrati 15.000 casi solo nei cavalli.

Nel 2008 un focolaio endemico in Italia ha determinato alcuni casi nelle persone così come nei cavalli. Con l’ordinanza 5 novembre 2008 del Ministero della Salute è stato avviato  un piano di sorveglianza Straordinaria del virus del Nilo [dichiarato endemico nel nostro Paese] dalle autorità sanitarie. L’Ordinanza, aveva validità fino al 31 dicembre 2010, e prevedeva anche il coinvolgimento dei veterinari.

Infatti, nell’agosto 2008 si è registrata la presenza del virus in alcune province dell’Emilia-Romagna, del Veneto e della Lombardia, tutte in prossimità del fiume Po e del suo delta. Il primo caso, nel corso del 2009, è stato confermato in un cavallo il 29 luglio 2009, a nord di Correggio, una cittadina che dista 60 km da Ferrara, luogo dove ha avuto inizio l’epidemia del 2008, che ha colpito complessivamente una settantina di cavalli e sei esseri umani. Dopo questa epidemia il virus è stato dichiarato endemico in Italia. La Fort Dodge Animal Health ha lanciato quindi sul mercato il primo vaccino per equini contro il West Nile Virus, autorizzato nel novembre 2008 dalla European Medicines Agency [EMEA], vaccino che mi risulta attualmente disponibile in Italia.

Però il virus del Nilo occidentale non è mai stato isolato. “Isolato” significa “scoperto”. Questo è un concetto semplice da comprendere. I ricercatori americani affermano che il virus in questione è di 0.04 micrometri. Allo stesso tempo, essi ammettono che per la ricerca originale del virus hanno impiegato filtri che erano di 0.22 micrometri. L’ovvia conclusione? … Non si può presupporre che tutto ciò che è stato intrappolato nel filtro era il virus del Nilo occidentale. Il filtro era troppo poroso. Era quasi sei volte più grande del virus.

Infatti, Robert McLean, Direttore del Centro Nazionale della Fauna Selvatica del US Geological Survey, ha affermato alla  ABC “Non abbiamo una forma purificata del virus [West Nile]“. Un’ammissione sbalorditiva!

Il giornalista della ABC, Nick Regush, una delle poche menti brillanti e indipendenti nella divulgazione medico-scientifica dei media americani, ha rincarato l’affermazione di Robert McLean con questo commento:

Non ho trovato alcuna prova, ovunque, nella letteratura scientifica che le norme di isolamento e purificazione di virus sono state eseguite accuratamente [nel caso di virus del Nilo occidentale]“.

Quale è dunque la questione di fondo?

Nella ricerca di un nuovo virus, se non si purifica il materiale in cui si sospetta che il virus è contenuto e si filtra tutto tranne il virus, se non riuscite infine ad isolarlo, non si può pensare di averlo individuato in tutto. Questa non è una semplice distinzione accademica.

Così sorgono immediatamente due domande:

  1. come è possibile diagnosticare nelle persone tale virus se l’esistenza di questo virus non è mai stata dimostrata?…
  2. cosa causa la malattia, se non è il virus del Nilo Occidentale?

La risposta alla prima domanda è: effettuare un test degli anticorpi. Questi test diagnostici estremamente inaffidabili sono indiretti. Presumibilmente mostrano che gli elementi del sistema immunitario del paziente hanno rilevato, in questo caso, un virus [presumibilmente del Nilo occidentale], nel corpo del paziente. Il test degli anticorpi può registrare risultati positivi anche per motivi irrilevanti. E’ denominato reazione incrociata [antigene-anticorpo]. Il test  può risultare positivo per svariati motivi, causati da altri germi o impurità del sangue, che hanno causato sensibilità nella risposta anticorpale.

Per esempio, questo fatto è noto nel caso dell’HIV. Nei primi anni ’90, la giornalista indipendente Christine Johnson pubblicò un rapporto che dimostrava come il Test HIV era in grado di generare almeno 60 falsi positivi, senza che nessuno di questi fosse collegato realmente alla patologia. Altri ricercatori seguirono poi l’esempio e, probabilmente, è per questo motivo che non si ricevono più notizie in merito all’HIV: è passato di moda!

Un paziente positivo al “test” per virus del Nilo Occidentale non dimostra assolutamente nulla.

Per quanto riguarda la seconda domanda, ci sono alcune buone ragioni perché le persone della zona di Dallas si ammalano. Queste ragioni non hanno nulla a che fare con il virus del Nilo Occidentale.

Circa dieci anni fa, un altro giornalista indipendente Jim West, ha avviato un’inchiesta originale denominata “epidemia del Nilo Occidentale” in New York City.

West correlò gruppi di casi di virus del Nilo Occidentale, negli esseri umani e negli uccelli, con diversi fattori; fra di questi, vi era la vicinanza di inquinanti derivanti dalle raffinerie di petrolio, altri inquinanti atmosferici [certamente aggravati dal clima estivo caldo] e la presenza di MTBE tossico, un additivo che rende la benzina maggiormente performante nelle auto e che [manco a dirlo] è possibile ritrovarselo nell’acqua potabile.

I cittadini di Dallas [e delle città italiane interessate] dovrebbero prendere nota di qualche indizio dal lavoro di Jim West ed esaminare il proprio ambiente alla ricerca di questi fattori. Infatti, sarà anche una casualità ma in Lombardia, Veneto, Trentino, Puglia, Friuli Venezia Giulia e Sardegna, l’additivo MTBE non è poi così estraneo nella delicata questione relativa all’inquinamento ambientale: nel 2000 il MTBE metteva già a rischio il 60% delle falde in Italia.

Ci sono almeno otto raffinerie anche nella zona di Dallas. Ci sono segnalazioni di aumento dell’inquinamento atmosferico provenienti dalla produzione di gas naturale della Barnett Shale. L’estate del 2012 è particolarmente calda. Come nell’anno 2000, le raffinerie del Texas producono il 75% di tutto l’MTBE negli Stati Uniti. Questo argomento l’avevamo anticipato ragionando in merito alle nuove statistiche per l’autismo a confronto.

Ora che 20 Stati USA hanno vietato o ridotto l’uso di MTBE, è anche diminuito il mercato domestico. Tuttavia, ci sono nuovi orizzonti per la chimica: si chiama Cina. La Huntsman Corporation, che possiede uno dei più grandi impianti di produzione di MTBE negli USA, in Texas, ha firmato un accordo di licenza e produzione con l’azienda chimica cinese, Yantai Wanhua [presente anche in Italia intrufolata in progetti collaborativi con svariate ditte].

Come sarebbe imbarazzante per questo fiorente business se, nel proprio cortile, l’MTBE contribuisse a causare la malattia e anche la morte.

Attenzione, la storia medica del continente africano è piena di tali storie di copertura. Più e più volte, i germi sono stati sbandierati come la causa della morte di un gran numero di persone. Secolari cause di morte ancora presenti in Africa sono state intenzionalmente trascurate: contaminanti nei rifornimenti idrici; orribili servizi igienico-sanitari; sovraffollamento;  malnutrizione tramandata di generazione in generazione e la fame; terreni agricoli espropriati.

La maggior parte degli americani e degli italiani danno per scontato che l’arrivo dei medici occidentali con farmaci e vaccini è un buon segno per l’Africa. Niente potrebbe essere più lontano dalla verità. Certe “mission impossible” umanitarie sono inviate lì per coprire la verità.

Perché?

Perché sono molte le parti interessate, i potenti giocatori all’interno e all’esterno dell’Africa, vogliono che permangano le persistenti cause di malattia e di morte, al fine di mantenere la popolazione debole e controllabile. È facile da nascondere questo programma con la pubblicità di una finta malattia e un altrettanto finto rimedio.

L’intervento medico non curerà mai ciò che è malato in Africa. Se lavoraste in una palude di acqua contaminata, sporca e putrefatta, ogni giorno, pensate che un ciclo di antibiotici o vaccini vi manterrebbe sani? …

Uno dei tanti studi che dimostra gli effetti dannosi delle vaccinazioni in Africa è stato pubblicato a febbraio 2012 sul British Medical Journal, e documenta chiaramente che il vaccino DTP [difterite, tetano, pertosse] aumenta la mortalità nelle femmine soprattutto quando è somministrato in seguito al Bacillo Calmette-Guérin [o Bacillo di Calmette e Guérin, acronimo BCG] un microrganismo attenuato utilizzato come vaccino contro la tubercolosi.

Lo studio ha dimostrato anche che bambine neonate in buono stato nutrizionale, dopo aver ricevuto il vaccino DTP, presentano un tasso di mortalità maggiore rispetto alle bambine neonate in cattivo stato nutrizionale che non ricevono il vaccino. Pertanto, il vaccino Difterite-Tetano-Pertosse è un vaccino killer!… E’ stupefacente che i promotori vaccinali, nell’esercitare le solite pressioni psicologiche, proseguono a elencare riferimenti alle popolazioni del Terzo Mondo.

Quando varie cause ambientali tossiche generano malattia e conducono la gente verso il basso, ci deve essere sempre una storia di copertina. La copertura più credibile è il Virus di turno. Funziona sempre!

Non importa adesso quante immagini di zanzare addobberanno giornali e schermi televisivi. “Oh, la zanzara trasporta il virus del Nilo occidentale!Davvero?Anche se nessuno ha mai trovato il virus?

Un bel un po’ di commenti, a certi articoli apparsi sui quotidiani italiani, rende la misura del fatto che la popolazione non crede più a questa propaganda.

Ricordate la pandemia bufala H1N1 del 2009?

Quello è stato l’esempio principe di come tre portavoce maniacali del CDC, sostenuti da cinque delle reti televisive più importanti degli Stati Uniti, riuscirono nell’impresa di effettuare il lavaggio del cervello in sette giorni con la storia del virus: a quanto pare il festival prosegue!

Advertisements

News in Pictures

1 Commento su A proposito di Virus del Nilo Occidentale

  1. Anna Maria Antonelli // 25 agosto 2012 alle 22:38 //

    Da quando vi ho scoperto, ho cambiato idea sull’utilità di internet, e rimango allibita ad ogni vostro articolo…nn ho parole, ma almeno adesso ho le idee più chiare.
    Grazie x il servizio che ci rendete!

Rispondi

Effettua il login con uno di questi metodi per inviare il tuo commento:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: