Vaccini e impurità: diamo la parola al Dott. Stefano Montanari

Non ho la minima intenzione di entrare più di tanto nel discorso che ormai da anni tormenta una massa crescente di persone, soprattutto genitori di bambini appena sbarcati in questo mondo che, temo sconsideratamente, abbiamo preparato per loro. Il discorso è quello sull’efficacia delle vaccinazioni e sull’informazione che viene propinata al pubblico.

Partendo da quest’ultima questione, mi basta consultare i bugiardini acclusi alla confezione e mi basta interrogare i medici somministratori per costatare che non esistono informazioni su conservanti, stabilizzanti, antibiotici ed eventuali altre aggiunte di principi vaccinali diversi da quelli che il soggetto crede di assumere. È fin troppo ovvio che, se medico e cliente (purtroppo questa è la parola da usare) ignorano che cosa viene effettivamente somministrato, sono l’uno impotente e l’altro indifeso nei confronti, per esempio, di eventuali possibilità di reazioni allergiche.

Sul tema dell’efficacia, poi, io nutro non poche perplessità,  a partire da quanto e quanto a lungo un vaccino possa proteggere efficacemente da una determinata malattia a quanto un bambino di pochi mesi con un sistema immunitario tutto da mettere a punto possa acquisire una qualche reale immunità. Non troppo dissimile è la questione che mi pongo per quanto riguarda gli organismi vecchi. E continuo con la domanda se un organismo possa veramente reagire in maniera idonea a una serie di stimoli indotti contemporaneamente da un numero ragguardevole d’infezioni simulate. Se, in aggiunta, si considera il fatto che questi prodotti vengono somministrati senza alcun controllo sulla capacità effettiva del ricevente di sostenere l’impatto, una capacità che può variare con il tempo e con situazioni contingenti, c’è di che meditare. Poi mi faccio inevitabilmente un giudizio sui vaccini studiati per contrastare malattie di scarsa diffusione e di scarsa gravità e il cui uso viene spinto addirittura inducendo un senso di colpa sui genitori che li rifiutino per i propri figli o un senso di paura per gli adulti che se ne esimano. Infine, resto non solo perplesso ma allarmato non tanto dal lobbysmo delle case farmaceutiche le quali, in fondo, anche se sul binario di una morale opinabile, fanno il loro mestiere, ma sugli organi che noi paghiamo perché siano di controllo e di cui abbiamo il diritto di fidarci.

Ciò di cui io m’interesso da ormai molti anni è l’inquinamento da polveri sottili ed ultrasottili, polveri solide, inorganiche, non biodegradabili e non biocompatibili. Queste particelle vengono prodotte in maniera crescente da numerose fonti d’inquinamento, specie quelle che prevedono combustioni. Dunque, motori a scoppio, inceneritori, fonderie, cementifici, e quant’altro. Ma roba tutto sommato simile, se non altro per dimensione, si fabbrica anche in laboratorio per essere usate industrialmente sfruttando alcune loro caratteristiche chimiche e fisiche.

Per una serie di ragioni ormai sempre più chiare questi granelli piccolissimi di polvere, granelli che pesano milioni di volte meno di un polline, una volta entrati nell’organismo quasi sempre per inalazione o per ingestione provocano una lunga serie di malattie chiamate nanopatologie: ictus, infarto del miocardio, trombo-embolia polmonare, una serie corposa di tumori, aborti, malformazioni fetali, malattie neuroendocrine e, non ultime, malattie a carico del sistema nervoso centrale. Addirittura anni fa dimostrammo, molto prima che qualche università lo facesse, che quelle entità sono capaci di penetrare nel nucleo delle cellule interferendo negativamente sul DNA.

Pochi italiani ne sono al corrente, ma la scoperta delle nanopatologie è di due loro connazionali, in particolare mia moglie, la dottoressa Antonietta Gatti, ed io. Non si creda che la scoperta sia stata presa bene dall’accademia, dall’industria e dalla politica. Per anni noi fummo a dir poco perseguitati e ancora oggi, pur dopo che la Comunità Europea ha messo mia moglie a capo di due progetti continentali di ricerca (Nanopathology e DIPNA) e dopo che enti come la FAO, la NATO, l’ISO, il Dipartimento di Stato USA e diverse altre istituzioni si servono dei nostri dati, non siamo particolarmente simpatici. Tanto per non fare che un esempio, il comico Beppe Grillo ci fece sottrarre il microscopio elettronico, strumento essenziale della nostra ricerca, ormai quasi tre anni fa per imbavagliarci (http://www.stefanomontanari.net/sito/images/pdf/grillo_microscopio.pdf).

Ho scritto che le micro- e le nanopolveri di cui noi ci occupiamo entrano nell’organismo per inalazione e per ingestione, ma non sono queste le sole vie d’ingresso. Se, per esempio – un esempio che di primo acchito può sembrare assurdo – io introduco quella roba tramite un’iniezione, il risultato è lo stesso, con la differenza che nulla di quanto avrò iniettato andrà, per così dire, perduto.

Fino a che ci è stato possibile, oltre a moltissimi casi patologici studiati direttamente all’interno di tessuti bioptici abbiamo analizzato alimenti e farmaci, con risultati non proprio tranquillizzanti. Poi, un giorno, abbiamo cominciato ad analizzare dei vaccini. Questo per una tesi di laurea di una studentessa dell’Università di Parma.

Analizzammo 19 vaccini diversi tra loro, alcuni dei quali ottenuti con qualche difficoltà, e li trovammo tutti e 19 inquinati da particelle solide, inorganiche, non biodegradabili e non biocompatibili. Insomma, le nostre. Sia chiaro: le analisi furono limitate ad un solo campione per ogni prodotto, ma il fatto di trovare 19 positività su 19 è quanto meno un fatto degno di attenzione. In seguito analizzammo un ventesimo vaccino e pure quello non era esente da inquinamento di particelle.

Si trattava di granelli a volte di dimensioni sotto il micron, le più aggressive: acciaio, Titanio, Tungsteno, Piombo… Nessuno mi chieda come erano finite lì. Il fatto è che c’erano e su questo non si discute.

Le case farmaceutiche reagirono con un muro di gomma. In fondo, il nostro tipo d’indagine sarà pure frutto di progetti della Comunità Europea, ma la legge non chiede che siano effettuate sui vaccini. E qui, la sorpresa: l’Istituto superiore di sanità afferma che quelle analisi non hanno significato perché “Tutti i lotti di vaccini immessi in commercio sono testati attraverso una serie di controlli di qualità stringenti e standardizzati da parte di diversi istituti europei, tra cui anche l’Istituto superiore di sanità. I controlli sono complessi e di qualità certificata, non fanno testo osservazioni di singoli studi effettuati in modo estemporaneo e non riproducibili” (Il Salvagente, n. 38 del 27 settembre 2012, pag. 41.)

A questo punto è impossibile non porsi domande. Se particelle metalliche sfuggono ai controlli, quanto affidabili sono quei controlli?  Perché le nostre analisi non dovrebbero non dico fare testo ma, quanto meno, allertare chi di dovere su osservazioni ampiamente ed oggettivamente documentate in cui 20 vaccini su 20 dimostrano un contenuto a dir poco indebito?  Perché non abbiamo mai trovato un campione pulito?  Tralascio, catalogandola come un’ingenua manifestazione di spocchia, la tenera sciocchezza di definire i nostri studi come “estemporanei e non riproducibili”. Ho paura che chi ha scritto quelle cose non sia al corrente del fatto che la Comunità Europea include il nostro laboratorio fra i cento di punta nel settore considerando tutti i 27 paesi dell’Unione e che mia moglie, infinitamente più brava di me, è stata inserita dai suoi stessi colleghi a livello planetario tra i 32 scienziati top al mondo nell’ambito della bioingegneria e dei biomateriali. Forse, al di là di tutto, la dottoressa che ha scritto quelle cose “tranquillizzanti” dovrebbe essere messa al corrente che viene pagata da sessanta milioni d’Italiani per fare controlli di cui ci si possa fidare e non per esprimere atti di fede che, in campo scientifico, lasciano il tempo che trovano. Per non dire altro.

Insomma, lasciando pietosamente da un canto certe insensatezze di qualcuno che palesemente non ha capito il proprio compito e facendo a questo qualcuno grazia d’inadempienze non proprio trascurabili, credo sia più che indispensabile cominciare a valutare senza preconcetti e senza l’intralcio d’interessi più o meno alla luce del sole anche l’aspetto dell’inquinamento da particelle non solo nei vaccini in particolare ma nei farmaci e negli alimenti in generale, perché, se è vero che, al momento attuale, la burocrazia è salva coprendone l’esistenza e non tenendole in considerazione, è altrettanto vero che il nostro organismo s’infischia d’interessi di bottega, di timbri, di firme e di burocrati in camice.

 

dott. Stefano Montanari

direttore scientifico

Laboratorio Nanodiagnostics

Via Fermi, 1/L

41057 San Vito (Modena)

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4 Commenti

  1. Direi che come fonte di inquinamento, tra quelle citate, bastino i motori a scoppio. Ha anlizzato l’acqua che beviamo? sarà sicuramente inquinata. E l’aria? Lo sappiamo tutti che è piena di polveri sottili. Per cui il fatto che lei le trovi anche nei vaccini, non mi pare una cosa sorprendente. Per favore può citare qualche vs lavoro scientifico, così ci facciamo un’idea sulla qualità della sua opera?

  2. per l’analisi dei vaccini avete utilizzato la tecnica SEM o ESEM?
    Se ben ricordo Lei ha criticato il prof. Stefano Papa per la foto che lo ritraeva davanti ad un microscopio che non sapeva usare; Lei ha imparato ad utilizzare il SEM o ESEM?
    MPS [ovvero maria pia, la nana ignorante, maga magò, dottor bianchini e diversi altri pseudonimi]

  3. Tornando alla legge di Lavoisier, uno dei problemi di cui tener conto nell’incenerimento dei rifiuti è la quantità di residuo che si ottiene. Poiché nel processo d’incenerimento occorre aggiungere all’immondizia calce viva e una rilevante quantità d’acqua, da una tonnellata di rifiuti bruciata escono una tonnellata di fumi, da 280 a 300 kg di ceneri solide, 30 kg di ceneri volanti (la cui tossicità è enorme), 650 kg di acqua sporca (da depurare) e 25 kg di gesso. Il che significa il doppio di quanto si è inteso “smaltire”, con l’aggravante di avere trasformato il tutto in un prodotto altamente patogenico. E in questo breve scritto si tiene conto solo del particolato inorganico e non di tutto il resto, dalle diossine (ridotte in quantità ma non eliminate dall’alta temperatura), ai furani, agl’idrocarburi policiclici, agli acidi inorganici (cloridrico, fluoridrico, solforico, ecc.), all’ossido di carbonio e quant’altro.