La ricerca imbavagliata

Pur avendo viaggiato parecchio, non ho idea se altrove la gente sia strana come siamo noi italiani. Noi abbiamo una sorta di ammirazione, anche di soggezione, verso quello che chiamiamo indiscriminatamente “l’estero”. “All’estero costruiscono inceneritori nel centro delle città”, “all’estero le tasse si pagano”, “all’estero si fa ricerca”… Frasi correnti. Nessuna vera a rigor di termini.

E a noi piace costruirci degl’idoli, idoli variamente connotati, da Umberto Veronesi a qualche giocatore di calcio, da improbabili maestri di pensiero come qualche cantante imbottito di molecole “ricreative” fino a Beppe Grillo.

Pochi italiani sanno di una scoperta fondamentale per la Medicina e meno ancora, tra quei pochi, sanno che la scoperta spetta a due loro connazionali. Polveri finissime, solide, inorganiche, non biodegradabili entrano costantemente nel nostro organismo per non uscirne più e, nella prigione in cui sono costrette, sono fonte di una lista corposa di malattie, dall’infarto cardiaco all’ictus cerebrale, da una serie di cancri ancora non scoperta del tutto a malattie insospettabili come una forma di diabete, da malattie trascurate come la stanchezza cronica e la sensibilità chimica multipla a malattie del cervello: irritabilità, insonnia, perdita di memoria, tumore astrocitario… Poi ci sono le malattie di cui si sospetta e il sospetto è sempre più circostanziato dai fatti: Parkinson e Alzheimer, ormai diventati condizioni precoci negli adulti e difficoltà di apprendimento e autismo se quella roba arriva nel cervello dei bambini.

Quelle polveri, poi, sono capaci di passare da madre a feto, provocando aborti e malformazioni fetali a volte compatibili con la vita, una vita non certo augurabile.

Da ultimo, le polveri, le nanoparticelle, sono capaci di entrare nel nucleo delle cellule scombinando il DNA con tutto quanto una situazione simile può comportare.

Tutto questo è stato scoperto da due italiani assolutamente sconosciuti alla stragrande maggioranza degl’italiani: mia moglie ed io.

Dopo studi iniziati nei primissimi Anni Novanta, la scoperta che ci aprì gli occhi fu a cavallo tra il 1997 e il 1998: le polveri, della cui esistenza si sapeva ma non se ne teneva gran conto, sono l’origine oggi dimostrata di tante malattie, quelle che noi battezzammo nanopatologie. Una scoperta che apriva un mondo. Una scoperta che noi pensavamo essere sì di enorme interesse ma confinata nell’ambito scientifico e basta.

Invece no. Quella roba così piccola ma così terribile è prodotta principalmente da fenomeni di combustione. Dunque, motori a scoppio, inceneritori di rifiuti in tutte le loro varietà, fonderie, cementifici… E la guerra. Fummo noi a scoprire il meccanismo con cui le bombe, quelle all’uranio impoverito ma certo non le sole, provocano malattie e morte anche a botto avvenuto da lungo tempo. Sono le nanoparticelle le assassine che quei botti producono in quantità inimmaginabili.

Insomma, quella scoperta scientifica era di grande intralcio ad affari immensi e, dunque, noi dovevamo essere zittiti.

Si fece di tutto per bloccarci e di questo io scrissi in un libro intitolato Il Girone delle Polveri Sottili. L’accademia italiana si scatenò nei nostri riguardi, il tutto lavorando in modo da non dare alcun risalto mediatico alla loro azione, e per un po’ di anni noi fummo ufficialmente dei ciarlatani. Poi, nel 2002, la Comunità Europea si accorse che forse i ciarlatani erano altri e mise mia moglie, molto più brava di me, a capo di un progetto di ricerca chiamato Nanopathology e, qualche anno dopo, la mise ancora a capo dell’altro progetto chiamato DIPNA.

Ora i nostri risultati sono usati da diversi enti di livello internazionale: ISO, FAO, OCSE, NATO, Dipartimento di Stato USA, e altri. Ora – e la cosa è buffa – di tanto in tanto qualche università se ne esce annunciando una scoperta che noi avevamo fatto magari dieci anni prima.

Tutto questo è potuto avvenire perché mia moglie ed io abbiamo buttato nella ricerca ogni centesimo ricavato da decenni del nostro lavoro e i nostri compensi assommano a zero Euro. Dunque, facciamo tutto non solo gratis ma a nostre spese.

Per ragioni spiegate nel testo di http://www.stefanomontanari.net/sito/images/pdf/grillo_microscopio.pdf che invito a leggere, il comico Beppe Grillo, personaggio del tutto diverso da come appare, riuscì a farci sottrarre il microscopio elettronico che è lo strumento principe assolutamente indispensabile per le nostre ricerche. Questo il 22 gennaio 2010, e da allora la nostra attività procede con una velocità che è infinitesima rispetto a quella che avevamo tenuto per anni.

Il 16 dicembre 2011, dopo quasi due anni di buio, per ordine del giudice Andrea Rat del tribunale di Reggio Emilia chi ora detiene il microscopio per farne più o meno nulla fu costretto a farci accedere allo strumento una o, a volte, due giorni la settimana. Il che significa fare sette ore di viaggio (noi abitiamo a Modena e l’apparecchio è detenuto a Pesaro) e non avere a disposizione le attrezzature di contorno necessarie. Meglio di niente, certo, ma un tempo quel microscopio noi lo usavamo anche sette giorni la settimana e, in una particolare modalità automatica, anche di notte.

La prodezza di Grillo, prodezza da lui mai spiegata perché il personaggio rifiuta non proprio coraggiosamente non solo ogni spiegazione ma anche ogni confronto con me, ci ha costretto ad interrompere ricerche uniche al mondo. Tra queste una sulle malformazioni fetali da inquinamento di polveri nella zona delle raffinerie siciliane e una sui vaccini di cui siamo riusciti a valutare solo 20 campioni trovandoli indistintamente tutti inquinati.

È ovvio che ricerche come le nostre disturbino non poco affari multimiliardari, ed è altrettanto ovvio che chi manovra Grillo tenti in ogni modo d’imbavagliarci, ma credo che alla gente cosiddetta comune, quella che da quei business ricava solo malattia oltre che povertà (le spese dei loro guai le sostiene Pantalone), convenga rimettere in  piedi e in piena efficienza la nostra ricerca.

Per questo stiamo cercando, devo dire senza il minimo successo, di comprare un microscopio elettronico per riparare alla voragine aperta da Grillo. Il suo costo, a seconda dei modelli che possono essere impiegati per lo scopo, varia tra i 300 e i 400mila Euro, somme a dir poco irrisorie per una popolazione di 60 milioni di abitanti che paga calciatori, cantanti, intrattenitori TV e attori (un comico in particolare) milioni senza battere ciglio. 300 o 400mila Euro: quattro soldi, e tuttavia non si cava un ragno dal buco.

Eppure non passa giorno senza che io riceva almeno una richiesta di aiuto da qualcuno: c’è chi è al terzo aborto in tre anni, c’è chi ha il bambino malformato, c’è chi ha il bambino affetto da autismo (due figli in un caso non lontano da casa mia), c’è chi schiatta di cancro… E io non posso che dire di no, che non posso più aiutare nessuno. Poi c’è chi mi chiede d’intervenire per bloccare un inceneritore, per analizzare qualche vaccino prima dell’eventuale somministrazione, qualche alimento, l’aria di un determinato luogo… No a tutti.

Basterebbero 5 o 6 millesimi di Euro per ogni italiano e le cose cambierebbero. Ma i 5 o 6 millesimi sono un peso insostenibile in tempo di crisi. Meglio spendere 100 Euro, trasferta a parte, per andare a sentire Lady Gaga.

Nel caso in cui ci fosse qualcuno che non ha voglia di morire male o di far morire male i propri figli può contribuire regalando qualche spicciolo all’Associazione Vita al Microscopio che ci assiste promuovendo una raccolta fondi. Il codice IBAN dell’associazione è  IT57 V076 0103 2000 0000 8839 340 e il conto corrente postale 8839340. Non è un’elemosina: è un investimento.

Tra un paio di mesi, forse meno, uscirà il mio libro Il Grillo Mannaro in cui racconterò quello che i grillini non sanno o, meglio, quello che non hanno nessuna intenzione di sapere. Si tratta solo di esperienze personali di un paio d’anni passati con Grillo e di ciò che ne è seguito e non, come accade di solito, di materiale raccolto qua e là con un’attendibilità a dir poco dubbia. Naturalmente ogni centesimo ricavato dal libro finirà al sostegno di una ricerca osteggiata da chi preferisce le tranquillizzanti verità di regime. Chi è interessato a prenotare una copia (i soldi delle prenotazioni servono per pagare la stampa) può rivolgersi a Vita al Microscopio (segreteria.vitalmicroscopio@gmail.com).

A questo punto, molto spesso la domanda è “perché non vai all’estero?” Già, il favoloso “estero”. Là dove mia moglie è stata inserita dalle decine di migliaia di suoi colleghi tra i 32 scienziati più grandi al mondo.

La risposta è che io ho fatto uno sport durissimo fino a che le gambe me lo hanno permesso e ho imparato che la gara si fa contro gli avversari del caso e nel luogo del caso. E avversari e luogo sono l’Italia. Anche se, poi, i risultati finiscono in tutto il mondo.

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1 Commento su La ricerca imbavagliata

  1. Bravo, complimenti, La sostengo a pieno!!
    p.s. non immaginavo tutto questo di Beppe grillo! che sorpresa.
    Grazie

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