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Per un pugno di [tanti] dollari

In una fase di crisi tutti sono capaci di tagliare i costi peggiorando la qualità dei servizi sociali: la vera sfida è fare l'opposto!

Un minuto di silenzio fu il tributo chiesto dal coordinamento regionale degli infermieri per Mariarca Terracciano, moglie, madre, infermiera e suo malgrado eroina. Avrebbe fatto volentieri a meno di quest'ultimo ruolo, ma i predoni della sanità hanno fatto di tutto per conferirle la medaglia.

Tangenti, sprechi, lottizzazioni, clientelismi, sempre più sconsiderate assunzioni di amministrativi a cui regalare la poltrona dietro la scrivania [pur non possedendo titoli e requisiti] anzichè assumere personale sanitario da mandare in corsia: il rosso dei conti è diventato così acceso da sembrare sangue. Essere sangue. Quello di Mariarca, che si è letteralmente svenata per difendere il suo stipendio, ma anche quello di tanti pazienti umiliati da un servizio fatiscente. Perchè gli ospedali sono sovraffollati, il personale in corsia scarseggia [mentre abbonda quello che beve il caffè e legge il giornale dietro la scrivania in un ufficio delle cause perse], c'è il blocco del turnover, la medicina di base agonizza, i tagli sono pesanti.

Prendiamo ad esempio la ASL Napoli 1 dove, nel periodo di Mariarca, erano in pericolo le spettanze di 14000 dipendenti, già costretti a turni massacranti che non hanno risparmiato nessuno. Nemmeno i Primari, come Filippo Minieri, che al Cardarelli di Napoli si è accasciato al suolo senza vita alla fine del suo turno, dopo undici ore di lavoro. E non è il primo caso. Nell'ultimo anno i medici del più grande ospedale del Sud lamentano il decesso di una decina di colleghi a cui fanno eco in tutto il Paese i troppi casi di malasanità dovuti ad atti criminosi di medici avidi, come nel caso della Clinica Santa Rita di Milano; all'uso di materiale scadente; alla negligenza del personale; alla mancanza di posti letto; alla chiusura degli ospedali che allontanano sempre più molti cittadini dai luoghi di cura; allo strapotere dell'industria farmaceutica che propina prodotti inutili, a volte dannosi per la salute [primi fra tutti i vaccini somministrati ai nostri figli da 0 anni], che rappresentano una voce alla spesa sanitaria pubblica da ridimensionare pesantemente.

Alcuni, molti, tanti, difficile dirlo - ma anche una sola vita salvabile e invece persa è troppo - sono i decessi per mancanza di una terapia efficace di cui è responsabile anche l'inadeguata politica degli investimenti nella ricerca, oppure coloro che davanti ai costi proibitivi per le cure sono costretti ad arrendersi. O ancora quelli abbattuti nella vasta "macelleria sociale", armata da migliaia di evasori che ogni anno caricano sulle spalle dei loro concittadini 120 miliardi di euro, sufficienti a coprire tre manovre finanziarie. Denaro che potrebbe ridurre il debito pubblico al punto da diventare, in rapporto al PIL, tra i più bassi d'Europa. Dunque soldi che sottraggono linfa vitale al Paese e che mettono in serio pericolo il sistema sociale e quello sanitario.

Non un minuto di silenzio ci vuole allora, ma uno, dieci, mille grida. Un frastuono che desti la società civile, quell'invenzione che risale a Marx, forse ancora prima a Rousseau, e che designa l'insieme dei ceti che compongono una comunità con un'identità, dei valori, una cultura, degli interessi propri. Quella società che esprime proprie istituzioni, le quali diventano tanto più forti, e con esse lo Stato che ne è il coronamento, quanto più essa è coesa, consapevole, partecipativa.

Se, invece, la società civile è debole si assiste al sopravvento di una parte di apparato istituzionale, la casta, quella che Eugenio Scalfari definì “la deformazione cancerosa della politica“, che si traduce in un potere oligarchico con pochi potenti che tirano le fila del sapere; manovrano la scienza umiliando i ricercatori; tiranneggiano i lavoratori; diffondono false verità; diramano “rassicurazioni di maniera”, come Edmondo Berselli definì le troppe voci che hanno soffocato mediaticamente la crisi finanziaria, quindi industriale e sociale, spargendo nubi soporifere di omissioni e false verità.

Serve allora una “riforma morale e civile degli italiani” che inizi dal coinvolgiento della scuola in un processo, certamente lungo ma indispensabile, sempre che non taglino definitivamente le gambe anche ad essa togliendole i fondi per regalarli alle banche.

Quanto al presente, non bisogna però cadere nell’errore di credere che nulla accada. Che niente si muove. Che tutti tacciono, perchè, al contrario, molti sono i sussulti di indignazione, i momenti di lotta e i focolai di impegno civile che si accendono in ogni angolo del Paese. Tanti sono i cittadini che sgomitano e si battono per tenere alta la guardia, per difendere l’Art. 32 della Costituzione, per fermare il piccone che vuole abbattere le due conquiste più importanti della seconda età del XX secolo: il welfare e il nostro Sistema Sanitario Nazionale.

Eppure nulla o poco trapela. Manca una vetrina mediatica che dia spazio e voce alle azioni di tutela creando un vuoto in cui sprofonda una larga fetta di popolazione lasciata priva di strumenti cognitivi. La coltre del silenzio è il velo calato sulla corruzione, sulla ripresa del malaffare a livelli di gran lunga superiori al periodo precedente Tangentopoli, sui morsi di una crisi profonda con cui fare i conti. Una crisi che ci rende tutti più poveri e che intima alla società civile di afferrare il timone per contribuire attivamente a mettere in salvo la barca.

E’ questa una sfida che chiama in causa anche i giornalisti, che dovrebbero ricordarsi che è venuto il tempo di smettere di anteporre la critica ai fatti e lasciar parlare la realtà. E’ questo il modo per far sì che la verità salga a galla, a dispetto del quotidiano utilizzo del falso come mezzo per attirare la gente con l’idea che la ragione stia dalla parte di chi la spara più grossa. Perchè la realtà è testarda e non è possibile per nessuno inquinarla o manipolarla per sempre.

Da questi presupposti si è sempre sviluppata la nostra inchiesta sulla correlazione ben documentato tra autismo e vaccinazioni, sui fatti e le politiche che hanno progressivamente ammalato i nostri bambini e la sanità italiana con l’intento di presentare la realtà del Servizio Sanitario Nazionale, senza dimenticare la sua stretta relazione con lo stato sociale, a chi nella società civile è interessato al bene comune, al futuro dei giovani e anziani, uomini e donne, italiani e stranieri che calpestano il suolo di questo piccolo, splendido Paese, e ogni giorno con il loro lavoro, il loro impegno civile, ne onorano la storia. Perchè la conoscenza non può essere patrimonio di pochi, soprattutto quando parliamo della salvaguardia d’importanti diritti come quello alla salute.

Di fronte a un’industria che ha progressivamente medicalizzato la nostra vita da 0 a 100 anni. Di fronte a un precariato che ormai è considerato come un’eredità, un fastidioso incidente, piuttosto che un problema da risolvere. Di fronte a una disiguaglianza e una povertà che afferrano porzioni sempre più consistenti di società e che si riflettono nei nostri corpi come in uno specchio, così da eleggerli a testimonianza fisica di condizione sociale. Di fronte a un divario crescente che imprime solchi profondi tra regioni di uno stesso Paese, separando chi ha una cura e chi non ce l’ha, chi può permettersela e chi no, chi deve emigrare per guarire e chi invece gode di servizi sanitari di eccellenza con un’assistenza di livello alberghiero. Tutti dobbiamo fare la nostra parte. La posta in gioco è alta perchè con la salute, oltre alla vita umana, ci sono le sorti della stessa democrazia per la quale giovani uomini e donne hanno donato le loro energie, il loro sacrificio affinchè essa non fosse un guscio vuoto, un’utopia, ma la realtà di questo Paese.

E’ molto ciò che possiamo fare perchè la democrazia delle istituzioni, infangata da tante volgarità, non è l’unica possibile. Non sono solo partiti, elezioni, parlamenti e governi a garantire il rispetto della pluralità delle idee, della collegialità delle decisioni e della tutela dei diritti umani. Esiste la democrazia della gente comune, non meno importante, e la sola che oggi sembra in grado di aiutarci a passare il guado. Il presente è grigio, il futuro può essere nero. Affinchè il colore muti verso tinte meno fosche occorre che tutti noi diventiamo il cambiamento che vogliamo vedere.

La medicalizzazione della vita, l’aziendalizzazione spinta e il paventato fedralismo fiscale e sanitario che il varo lampo del maxidecreto del 7 ottobre 2010 rendeva una certezza, si muovono invece in tutt’altra direzione, andando a tarlare il tessuto su cui era fondato il diritto dell’eguaglianza, sociale e territoriale, nell’accesso ai servizi. Tarli a cui si aggiunge il cancro della “onorata sanità”: il malaffare, le lottizzazioni, la corruzione, ma anche gli sprechi, le gestioni clientelari e la menzogna dei numeri. Più chiaramente, parliamo dei dati che sono occultati o manipolati per spingere l’opinione pubblica verso un liberismo presentato come soluzione per la garanzia della tutela della salute che una popolazione generalmente sempre meno autonoma di fronte ai piccoli, grandi dolori della vita, e progressivamente sempre più anziana, è pericolosomente indotta ad accettare.

Una tendenza questa che abbiamo potuto verificare sul campo, selezionando le persone in base al loro potenziale rappresentativo per tutte le fasce della popolazione, sia sotto il profilo demografico che economico, sociale e culturale. I risultati ottenuti sono soprendenti perchè, indipendentemente dalle condizioni di vita e lavoro degli intervistati, la maggioranza si è dichiarata favorevole a spendere di più per avere servizi migliori e abbattere le liste di attesa dimostrando che il messaggio della peggiore propaganda è passato: la sanità è allo sfascio anche perchè il contributo che ci viene richiesto per il SSN è nettamente inferiore a quanto sarebbe necessario.

Eppure non è così, o almento non del tutto. Per rendersene conta basta leggere i dati sul deficit pubblico, sulla spesa sanitaria, scomporre, sviscerare e confrontare i numeri, rapportarli alla media europea. Capiremo così che il livello raggiunto della spesa sanitaria non è la causa, ma la conseguenza di una profonda crisi che investe il SSN, frutto della cattiva gestione e organizzazione delle risorse, del malaffare, del malcostume e dell’insufficiente contributo dei cittadini alle decisioni importanti. L’Italia è l’anomalia dell’Europa per aver basato la professione medica sull’assurdo principio secondo cui dopo aver lavorato nella mattinata in ospedale, il medico va in clinica privata. Come se un giornalista de L’Espresso nel pomeriggio andasse a lavorare a Panorama. Con i risultati che sono sotto gli occhi di tutti, incluse le liste di attesa.

E soprattutto saremo consapevoli che da oltre trent’anni condividiamo con altri Paesi europei la conquista di un diritto alle cure mediche: la Legge 833 del 23 dicembre 1978, che ha istituito il Servizio Sanitario Nazionale rappresentando un momento alto della nostra democrazia perchè il progetto, purtroppo rimasto incompiuto, poggiava sì le sue basi nella scienza, ma anche nella solidarietà umana.

Sulla carta c’era tutto: ambulatori di salute mentale, ambulatori per gli adolescenti e per la famiglia, consultori pediatrici di zona, centri per la lotta all’alcolismo, al fumo, alla droga, centri per la riabilitazione, task force per la salute degli anziani, nuclei di prevenzione delle nocività e incidenti sui luoghi di lavoro.

E invece?

Avere un familiare disabile intellettivo o non autosufficiente significa crisi in famiglia. Chi lo gestisce? Come fare fronte alle spese dovute alla carenza, in alcune regioni alla mancanza, di strutture dedicate e adeguate alla dignità della persona?

Nel 2008 sono stati spesi 9 miliardi di euro per le badanti, secondo i dati del Rapporto sull’assistenza ai non autosufficienti: un importo superiore a quanto erogato dallo Stato per le indennità di accompagnamento che ammontavano a 6,3 miliardi di euro.

Problemi infantili e adolescenziali?

Anche qui la nota è dolente. Si preferisce “etichettarli”, si preferisce “patologizzarli”, come la Sindrome da Deficit di Attenzione e Iperattività [ADHD] che è stata inserita nel manuale di psichiatria, e trattarla con psicofarmaci anzichè con un’azione sinergica tra le varie componenti dell’assistenza sociale, scolastica, familiare, psicologica. Pretendere di curare i disagi degli adolescenti e dei bambini con una pasticca è pura illusione, un’idea grave e colpevole, una semplificazione ingiustificabile.

Nuclei di prevenzione della nocività e degli incidenti sui luoghi di lavoro?

Rimasti anch’essi poco più che semplici parole, come testimonia il dramma delle cosiddette “morti bianche”, migliaia di decessi l’anno, che di candido non hanno proprio un bel niente.

Se il nostro Paese fosse il Regno del Bhutan, l’unico al mondo a calcolare regolarmente l’indice nazionale lordo di felicità, appariremmo davvero come una nazione molto triste. La percezione psicologica che hanno i cittadini del servizio sanitario non corrisponde ai riconoscimenti internazionali che pur con tutti i problemi del settore ci sono attribuiti. L’Organizzazione Mondiale della Sanità, ad esempio, confrontando i sistemi sanitari di tutto il mondo, ci posizionava al secondo posto assoluto per capacità di risposta assistenziale universale in rapporto alle risorse investite; la capacità e le competenze degli addetti alla sanità ci collocava nella zona alta della classifica europea, eppure i cittadini sono convinti di avere servizi deficitari, addirittura fatiscenti secondo il giudizio di alcuni, migliorabili solo pagando di più. Sono invece problemi di provenienza esterna al sistema ad offuscare il valore del SSN e a mistificare i fondamenti, come appunto l’ingerenza massiccia delle case farmaceutiche.

Chi dunque ha tradito la legge di riforma sanitaria?

La mancata attuazione degli schemi e delle strutture di prevenzione, ma anche il passaggio delle competenze sanitarie dallo Stato alle regioni, ha creato figli e figliastri disegnando tante “Italie della salute” che un federalismo sanitario applicato brutalmente, senza una vera programmazione, non potrà che devastare irreparabilmente lasciando al loro destino migliaia di cittadini delle regioni con i conti in profondo rosso. Un destino che può farci ritrovare davvero nei guai perchè la sanità è un potentissimo regolartore sociale.

Tutto questo sembra ignorarlo la politica quando pilota carriere senza nessun rispetto per i criteri meritocratici, costringendo alcuni dei nostri giovani migliori a espatriare: una vera e propria distruzione di capitale umano che trasforma gli investimenti per la formazione in costi e che sta spazzando via più di una generazione.

Tutto questo, ancor di più, sembrano ignorarlo i cittadini, quando barattano dignità e diritti con la sudditanza, l’accettazione o l’assuefazione a pratiche delittuose che gravano sul sistema e sulle strutture. In primis le vaccinazioni e poi a immediatamente a ruota gli ospedali, sempre al centro della cronaca per gli sprechi, il sovraffollamento, le baronie, le lottizzazioni, la malasanità ma anche la mancata modernizzazione. Privacy e comfort sono parole pressochè sconosciute; l’accesso dei visitatori è disciplianto con il rigore di un istituto penitenziario; mancano sale comuni e quelle che esistono non sono adeguatamente attrezzate; i reparti sono ancora collegati da quei freddi e grigi corridoi protagonisti di tanta filmografia.

Sottolineare la necessità di una maggiore partecipazione politica non è certo invito a fare vita di partito, ma a considerare che non ci si può limitare a delegare le decisioni su importanti questioni della vita ricorrendo alla sola espressione del voto, perchè in democrazia nessun fatto di vita si sottrae alla politica. Men che meno la salute!

La salute è da preservare con idonei stili di vita, con un’adeguata condotta alimentare, con una puntuale informazione, ma soprattutto con una politica attenta al bene comune, e dunque in prima linea nella lotta all’evasione fiscale e alle contaminazioni mafiose che avvizziscono l’intero sistema. Obiettivi a cui, noi cittadini-profani, dobbiamo partecipare attivamente superando gli egoismi e le apatie, rispolverando l’interesse per la vita, nostra e altrui, affichè si riesca ad arginare la caduta di pezzi di salute e di welfare che perdiamo ogni anno tra una legge e un decreto, tra un piano di recupero e una manovra. Righe nere su un foglio bianco che tritano carne umana.

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