La vaccinazione antinfluenzale

Lasciando sullo sfondo i vari comunicati che hanno riguardato, nel giro di una settimana, il ritiro di vari lotti di vaccino antinfluenzale della Crucell e della  Novartis [uno di questi rimesso in circolazione malgrado la presenza dei soliti vistosi inquinanti], e tralasciando commenti sulla solita farsetta dei pediatri [per fortuna non tutti] che, senza alcuna informazione e, quindi, del tutto all’oscuro dei fatti ma sempre pronti  all’ossequio verso chi sa essere grato, strillano che i vaccini vanno fatti ad ogni costo tra novembre e dicembre di ogni anno, dovremmo davvero vaccinarci contro l'influenza stagionale come consigliano?

Studi autorevoli dicono che non ci sono evidenze scientifiche per seguire la strada della vaccinazione di massa.

Due recentissime e ampie rassegne del gruppo di ricerca epidemiologica più autorevole e indipendente e meno manipolato su scala internazionale, "The Cochrane Collaboration", ha scandagliato tutta la letteratura esistente per rispondere alla domanda: chi deve vaccinarsi contro l'influenza?

Le risposte sono nette:
  1. "i dati non supportano la vaccinazione di tutti gli adulti e bambini che sono in buona salute" [2009];
  2. "alcuna evidenza scientifica di beneficio per la vaccinazione antinfluenzale e la maggior parte degli studi sono inadeguati" [2010].

Perchè? Perchè l'efficacia del vaccino è limitata, protegge solo poco più del 20% delle persone vaccinate e fa riparmiare, statisticamente, poche ore di lavoro a persona. Insomma, non conviene. Rimane la raccomandazione, da valutare caso per caso, di vaccinare i gruppi ad alto rischio: cardiopatici, diabetici, immunodepressi, persone con gravi problemi respiratori, persone molto anziane.

E i bambini? Una normale influenza non è un grave problema per un bambino sano. Anzi, potrebbe essere una buona occasione per allenare il suo sistema immunitario a contrastare le infezioni.

Come affrontare allora l'influenza e le altre malattie invernali? Migliorando l'equilibrio del nostro sistema immunitario con terapie naturali e con la gestione dello stress. Indicazioni fondamentali anche per chi ha necessità [o comunque ha deciso di vaccinarsi], come mostrano gli studi illustrati qui sotto.

Emozioni negative ed efficacia del vaccino antinfluenzale

Come premesso, l’efficacia del vaccino antinfluenzale è limitata e variabile: bastano mutazioni, anche apparentemente non rilevanti, al ceppo virale su cui è stato costruito il vaccino per renderne vano l’utilizzo.

Ma importanti sono anche le condizioni del sistema immunitario della persona che riceve la vaccinazione, che è una vera e propria risposta immunitaria indotta: si ha bisogno cioè che le cellule immunitarie riconoscano la sostanza estranea [antigene] che è stata introdotta, e producano una risposta, basata sul coinvolgimento di particolari cellule [linfociti] che conservano la memoria dell’incontro, in modo che, quando arriverà il virus influenzale, venga prontamente riconosciuto e bloccato sul nascere tramite una risposta complessa, imperniata sulla produzione di un’adeguata quantità di anticorpi specifici per gli antigeni del virus.

Su “Proceedings of National Academy of Sciences“, un gruppo dell’Università del Wisconsin, guidato dal neuroscienziato Richard J. Davidson, ha dimostrato che uno stato psicologico negativo è correlato a una peggiore risposta al vaccino, evidenziando cioè che chi è più ansioso e depresso produce meno anticorpi antinfluenzali.

Questo risultato, anche se davvero rilevante, non è nuovo in assoluto, è semmai una conferma di studi condotti alcuni anni fa dai coniugi Glaser, pionieri nel campo della ricerca psiconeuroimmunitaria. Ronald Glaser, immunologo, e Janice Kiecolt-Glaser, psichiatra, tutti e due dell’Università dell’Ohio, dimostrarono che persone dedite all’assistenza di familiari con Alzheimer rispondevano peggio di altre al vaccino antinfluenzale.

Però ora voglio far notare un’importante novità nello studio del gruppo guidato dal neuroscienziato Richard J. Davidson. Infatti, per la prima volta, si cerca di individuare anche le vie nervose che producono il deficit immunitario. I cinquantadue volontari, tra i 57 e i 60 anni, che a metà novembre hanno ricevuto il vaccino antinfluenzale sono stati sottoposti a una sofisticata batteria di prove di stimolazione psicologica e di misure elettroencefalografiche.

Le persone con uno stile emozionale più negativo presentavano anche una maggiore attivazione del cervello destro, in particolare delle cortecce prefrontali. Al tempo stesso mostravano una risposta esagerata a stimoli somministrati per provocare spavento [per esempio, un forte suono improvviso].

Nel sangue di queste persone, prelevato alcune settimane dopo la vaccinazione, c’era un più basso titolo anticorpale verso il virus dell’influenza, di quello riscontrato nelle provette dei loro colleghi con un umore migliore. Lo stesso vaccino quindi ha prodotto risultati differenti, a seconda dello stato emozionale dei partecipanti allo studio.

Il legame tra iperattivazione delle cortecce prefrontali destre e indebolimento della risposta immunitaria è oggetto di una ricca letteratura scientifica, che si bassa sia su lesioni sperimentali su animali, sia su studi, meno cruenti, su esseri umani con danni cerebrali o anche su bambini piccoli. Per esempio, in bambini di sei mesi [già ipervaccinati] è stato dimostrato che una maggiore attivazione dell’emisfero destro si accompagna a un aumento del cortisolo, sia in condizioni di base sia sotto stimolo.

Il cortisolo è un ormone prodotto dalle ghiandole surrenali, meglio conosciuto come ormone dello stress. Uno studio dell’Università di Bath e di Bristol ha scoperto una associazione tra bambini autistici [sindrome di Asperger] e andamento anomalo di cortisolo.

L’iperattivazione delle cortecce prefrontali destre porta quindi all’attivazione dell’asse dello stress, con sovrapproduzione di cortisolo e conseguente soppressione della risposta immunitaria ai virus, e cioè del circuito Th1. Insomma, la psiche è una risorsa anche contro l’influenza! Questo fatto è dimostrato dal seguito di questa istruttiva storia.

Sempre il gruppo guidato dal neuroscienziato Richard J. Davidson ha documentato, su “Psychosomatic Medicine“, che è possibile correggere l’iperattività dell’emisfero destro e quindi proteggere il sistema immunitario. Otto settimane di un programma di tecniche antistress [Mindfulness Based Stress ReductionMBSR], sperimentato da decenni, in ambito clinico, da J. Kabat-Zinn, psichiatra dell’Università del Massachusetts, corregge la predominanza emozionale dell’emisfero destro e aumenta l’attività immunitaria misurata con il titolo anticorpale del vaccino antinfluenzale.

Viene da concludere che la miglior vaccinazione è quella che si fa con il cervello! Non esistono vaccini sicuri e la prevenzione, anche delle popolazioni a rischio, non può essere unicamente affidata al vaccino, la cui resa, in termini di costi e benefici, è davvero deludente.

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2 Commenti su La vaccinazione antinfluenzale

  1. Buongiorno Sig. di Felice, grazie per la visita.
    Una normale influenza non è un grave problema per un bambino sano e i dati non supportano la vaccinazione di bambini che godono di buona salute. Rimane la raccomandazione, da valutare caso per caso, di vaccinare i gruppi ad alto rischio; se suo figlio è parte di questo gruppo deve valutare la scelta insieme al suo pediatra.
    In linea di massima la risposta alla sua domanda è un secco NO.

    Cordialità

  2. Quindi vaccinare un bimbo di nove anni per l’influenza è consigliato o no?

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