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Dal sistema immunitario al sistema nervoso

neuroimmunologiaLe cellule immunitarie sono in grado di far sentire i loro effetti sul sistema nervoso. A livello cerebrale, le citochine, prodotte dal sistema immunitario, sono in grado di segnalare praticamente in tutti i reparti del cervello, ma, in particolare, nelle aree ipotalamiche e ippocampali.

Per la prima volta nel 1975, con i lavori di Hugo O. Besedovsky, venne dimostrato che, nel corso di una reazione immunitaria, si hanno modificazioni endocrine. L'ipotesi formulata fu che dalle cellule immunitarie partissero segnali capaci di giungere fino al cervello.

Gli anni successivi hanno ampiamente dimostrato che il gruppo delle citochine infiammatorie, IL-1, IL-6 e TNF-α, sono in grado di indurre modificazioni biologiche rilevanti sia a carico dei principali assi neuroendocrini, soprattutto l'asse dello stress, sia a carico dei più importanti sistemi di neurotrasmissinone cerebrale.

L'IL-1 in particolare è un potente attivatore dell'asse dello stress, di quello della crescita e della prolattina, mentre inibisce l'asse tiroideo e gonadico. Al tempo stesso, è documentata l'azione della IL-1 sui principali neurotrasmettitori, con un buon incremento del metabolismo e quindi del consumo di noradrenalina, dopamina e serotonina.

Inoltre, rilevante è l’azione eccitatoria dell’IFN-γ [Interferone gamma], recentemente confermata, sul recettore del glutammato: la citochina del Th1 entra così nei meccanismi patogenetici della neurodegenerazione, a conferma del pieno coinvolgimento del sistema immunitario nella degenerazione dei neuroni.

Infine, sempre il gruppo di Besedovsky ha trovato, nel cervello dell’animale da esperimento, un aumento della produzione di IL-1β [Interleuchina 1β, meglio conosciuta come catabolina] dopo una fase di stimolazione neuronale, che costituisce il modello sperimentale dell’apprendimento e della memorizzazione umana.

Le modificazioni biologiche appena descritte, prodotte dalle citochine nel cervello, ci danno ragione di significative modificazioni comportamentali, ma, prima di descriverle, è opportuno completare il quadro descrivendo come le citochine arrivano fin dentro il cervello e se lo stesso è organo bersaglio oppure anche produttore di citochine.

Le citochine arrivano al cervello seguendo due vie: una umorale, che viaggia con la circolazione sanguigna, l’altra nervosa, il cui segnale viene raccolto e convogliato nel cervello dalle grandivie di collegamento nervoso, soprattutto dal nervo vago.

La via nervosa è rilevante per la segnalazione citochinica che parte dall’apparato gastrointestinale, dal fegato in particolare, come luogo cruciale della risposta infiammatoria.

Numerose sono le prove sperimentali che dimostrano la possibilità di bloccare la trasmissione della segnalazione citochinica nel cervello , recidendo il vago sotto il diaframma dei poveri animali utilizzati nella sperimentazione da laboratorio. Questo vuol dire che la via vagale è fondamentale  per segnalare rapidamente al cervello quello che accade in periferia.  Al tempo stesso, il vago, dopo aver portato il messaggio al cervello, retroagisce sulla fonte. Ci sono numerosi  studi, infatti, che segnalano il ruolo antinfiammatorio  del vago epatico efferente [che cioè torna al fegato].

La via umorale è quella che porta le citochine circolanti a contatto con la barriera ematoencefalica, che però, se non è infiammata, non le fa passare. L’aggiramento della barriera può avvenire in vari modi:

  • Entrando in aree cerebrali in cui la barriera è scarsa o assente, come l’ipofisi e i cosiddetti organi circumventricolari. Queste strutture nervose sono collocate in posizione strategica, in quanto si può affermare che le terminazioni dei neuroni sono “a bagno” nel sangue e nel fluido cerebrospinale, che circola i ventricoli. Sono quindi in grado di recepire i segnali contenuti nei fluidi. Al tempo stesso, gli organi circumventricolari sono strettamente interconnessi con l’ipotalamo e quindi sono in grado di rispedire, via fibre nervose, il messaggio ricevuto con il sangue alla centrale di comando dello stress.

  • Inducendo la produzione di mediatori infiammatori, come la prostaglandina E2 [PGE2]. In effetti, con un lavoro pubblicato su Nature nel marzo 2001, si è avuta la dimostrazione sperimentale dei meccanismo con cui l’infiammazione dalla periferia del corpo può arrivare fin dentro il cervello, penetrando la barriera ematoencefalica. Un gruppo di ricerca del Karolinska Institute di Stoccolma, in Svezia, ha dimostrato che l’infusione per endovena di interleuchina-1 [IL-1] è in grado di indurre nel cervello di un animale sano, nel giro di poche ore, un aumento netto di prostaglandina E2 [PGE2], la quale diventa mediatore fondamentale della propagazione dello stimolo infiammatorio dalla rete dei capillari al tessuto. Successive ricerche hanno confermato l’importanza di questa via di ingresso al cervello.

  • Infine, inducendo la sintesi di citochine nel cervello con le interferenze al sistema immunitario provocate dalle vaccinazioni. In un neonato, gli attacchi da virus e microrganismi, avvengono solo tramite tre vie: naso, bocca e vaccini. Questi ultimi inducono una potente azione infiammatoria che porta le citochine circolanti a contatto con la barriera ematoencefalica.

Quest’ultimo aspetto permette di descrivere come anche il cervello produce le citochine. In effetti, è dimostrato che il gruppo delle “magnifiche tre” [IL-1, IL-6 e TNF-α] viene normalmente prodotto da parte delle cellule microgliali e degli astrociti.

Soprattutto l’ipotalamo, il talamo, i gangli della base [ciò che costituisce un pò la “scatola nera” del nostro cervello] esprimono, normalmente, anche da parte dei neuroni, la presenza di basse quantità di citochine infiammatorie, le quali quindi entrano nei normali processi di attivazione cerebrale.

Se arrivano robusti segnali citochinici di tipo infiammatorio dall’esterno del cervello, è plausibile che la normale produzione endogena di citochine infiammatorie possa aumetare. Con quali conseguenze?
La gravità delle conseguenze, ovviamente, dipenderà dal grado di intensità e dalla persistenza della segnalazione infiammatoria nel cervello.

George P. Chrousos, ha descritto una sindrome, definita Sickness syndrome, che potremmo chiamare malassere, i cui sintomi, elencati nel box qui sotto, sono tutti riferibili all’azione delle citochine e degli altri mediatori infiammatori nel cervello.

Sintomi – anoressia, nausea, fatica, depressione, sonnolenza, cefalea, aumentata sensibilità dolorifica [iperalgesia], aumento della temperatura [febbricola, febbre].

Modificazioni biologiche – aumento dell’attività metabolica, aumento delle proteine della fase acuta [PCR e tante altre].

Cause – citochine infiammatorie, altri mediatori dell’infiammazione

E’ soprendente come tutto ciò si riscontra anche nei nostri figli, non è vero? Eppure vi sono dei “babbei perdigiorno” che si divertono, insultando e diffamando i nostri figli, a negare un fenomeno così evidente come quello dei tanti bambini rovinati da scriteriate campagne vaccinali. Senza ombra di dubbio sono “pagati” per farlo, la cosa non mi/ci tange, perchè sono troppo “stupidi ed ignoranti” per accorgersi che ciò che si vede… è proprio ciò che si vede!

La mancanza di competenze sanitarie di questi “disturbati mentali”, privi di mezzi intelletivi per dibattere un simile contenuto, e le loro “reiterate fesserie” che espongono un’abissale nudità intellettuale, un animo arido, una personalità viscida e spenta, non meritano alcun approfondimento!

A conclusione dell’esame delle relazioni dirette tra tessuto nervoso e cellule immunitarie, viene spontaneo chiedersi di quali entità siano le differenze tra le molecole impiegate dai due sistemi. Per rispondere si possono riportare le parole di che appaiono spesso nei lavori del gruppo di David Felten:

In effetti, la distinzione tra un neurotrasmettitore e una citochina è diventata meno chiara, poichè i nervi possono sintetizzare e rilasciare sostanze infiammatorie, come l’istamina e citochine, come IL-1 e IL-6; d’altra parte, le cellule del sistema immunitario possono sintetizzare e rilasciare neurotrasmettitori e neurormoni, come CRH [ormone dello stress], ACTH [ormone adrenocorticotropo, volge anche funzione di neurotrasmettitoreoppioide], endorfine [dotate di proprietà analgesiche e fisiologiche simili a quelle della morfina e dell’oppio, ma con portata più ampia], VIP [Vasoactive Intestinal Polypeptide, sembra agire come neurotrasmettitore inibitorio sul muscolo liscio vascolare e non vascolare], e altri ancora.

Il linguaggio che usa il nostro organismo è unitario ed è fondato su parole riconoscibili da tutti i reparti del network. Questo spiega come il cervello può essere influenzato dagli altri grandi sistemi di regolazione dell’organismo, fino a contribuire alla patogenesi dei cosiddetti disordini mentali.

L’autismo è l’espressione comportamentale di una sofferenza neurologica, e se non correttamente compresa nei suoi aspetti biologici e intossicatori, non curata in tal senso, peggiora nel tempo, aggravando le cefalee ed i disturbi sensitivi di cui molti ragazzi soffrono.

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