Advertisements

Nel girone degli informatori

gironi inferno dantescoChissà Dante, se fosse vivo ai nostri giorni, dove collocherebbe  gli informatori scientifici del farmaco. Una figura controversa, non disciplinata dal Codice Civile, per cui non esiste un Albo Professionale, considerata affine al procacciatore d’affari, dunque molto spesso un libero professionista che trae il suo guadagno dalle provvigioni, ovvero dalla sua capacità di indurre un medico a consigliare/prescrivere i suoi prodotti in portafoglio piuttosto che quelli delle aziende concorrenti.

Ciò non significa che essi non siano in grande maggioranza professionisti seri che svolgono il proprio lavoro nel rispetto dell’etica, della morale, dell’interesse del cittadino e della sua salute. In questi casi l’incontro mensile o quindicinale con l’informatore è prezioso per il medico, che coglierà l’occasione per effettuare le opportune valutazioni di costi-benefici del prodotto; per confrontarlo con i possibili medicinali alternativi; per considerare una eventuale pari efficacia tra prodotti di costi diversi; e soprattutto per giudicare gli effetti su chi ne ha fatto uso in termini di regressione o cura della malattia, di anni di buona vita salvati.

Ma il mercato è saturo e le aziende, anch’esse numerose, quando più si avvicinano alle dimensioni di una multinazionale, tanto più si dotano di “armi” varie e sofisticate. E qui di spazio per l’etica ne rimane davvero poco.

Ogni azienda mette in campo i suoi “piazzisti” che sono dei laureati, fino a qualche anno fa in qualsiasi disciplina, mentre oggi sono scelti solo tra chi vanta un titolo in farmacia, o chimica farmaceutica, o tra chi consegue il diploma di laurea nel neonato corso universitario triennale per informatori farmaceutici.

Malgrado gli allettanti sbocchi lavorativi, pubblici o privati, piaccia o no, la loro professione è di natura commerciale perchè pur non vendendo i prodotti in portafoglio serve a indurre il medico a prescrivere determinati farmaci. Per questo l’informatore è generalmente una persona giovane, attraente, estremamente seduttiva e si apre la strada con regali nel rispetto della formula “lusinga, cibo, amicizia“. “Diventa amico non solo dei medici“, scrive Marcia Angell nel suo libro Farma & Co., “ma anche di tutto il personale“, annunciando spesso il suo arrivo distribuendo omaggi a tutti.

Ma se non ci sono particolari doti da sottolineare? Allora bisogna “imparare a mentire“, a “rifilare parziali verità” per verità assolute. E non è un compito facile. Sono necessarie vere e proprie tecniche di raggiro, come si scopre nell’inchiesta di Antonio Galdo su Panorama [Ricchi premi e cotillons alla lotteria della salute] in cui riporta le parole di un addestratore d’informatori ai suoi allievi

Voi siete prostitute, dovete presentarvi sempre in forma, profumati, e con un chiodo fisso in testa: sedurre il cliente. La contropartita della vostra prestazione è la prescrizione del nostro medicinale. Chiaro?

Imperativo che non lascia spazio a dubbi su quelli che sono gli input impartiti a persone che sono prima di tutto dei lavoratori, e come tali devono riuscire a fine mese a portare a casa il loro guadagno. Ci si abitua a tutto. E ognuno ha il suo prezzo.

«Il mutualista che chiede una lavatrice, il farmacista che pretende lo sconto, lo specialista che si fa pagare cene e maestri di tennis».

Il medico estroverso è uno che al secondo incontro si lamenta per la moglie nevrastenica: bisogna mandarlo in vacanza a Cuba. L’introverso ha uno studio con le luci basse e con il certificato di laurea incorniciato alle sue spalle. Bisogna garantirgli l’assitenza per il computer e una bella enciclopedia.

Poi ci sono quelli che vogliono tutto. Racconta un informatore al giornalista di Panorama che un medico con quasi 10.000 clienti lo ha accolto con un’agenda aperta:

Ecco, le faccio vedere quello che mi serve. Televisore, computer, telefonino, DVD e una lavatrice. «Non le sembra di esagerare?», chiede l’uomo con un sorriso. E il medico risponde: «Ha ragione, ma mio figlio ha appena infilato un giocattolo nella lavatrice e si è distrutta. Le sembra che possa chiedere alla donna di servizio di lavare il bucato a mano?».

Come farà, secondo voi, un informatore a procurarsi tutte queste cose?

Ebbene, invia la richiesta al capo area e lui la passa a una società di servizi che provvede al rifornimento, mentre la fattura sarà spedita direttamente all’azienda farmaceutica che non potendo acquistare lavatrici farà figurare un ordine per un qualche dispositivo medico.

Quando si tratta con un Primario di fama il discorso cambia, non ci sono lavatrici da consegnare. A lui interessa un contributo per i macchinari del suo reparto, per dimostrare all’interno dell’ospedale, e a tutto il suo giro, quanto è stimato, quanto conta. Se poi è un uomo molto spregiudicato, qualche macchinario destinato all’ospedale finisce nella sua clinica privata.

Nel caso di politici e amministratori delle ASL il sistema è un pò più complesso. A loro le aziende dedicano alcuni “super” informatori che, divisi per regione, hanno il controllo del territorio ed entrano pesantemente in azione ogni qualvolta si apre una campagna elettorale per sponsorizzare taluno o talaltro candidato, pagando per i manifesti attraverso finte associazioni per aiuti umanitari: l’azienda concede un contributo e l’associazione lo spende per i manifesti del candidato protetto.

Il professionista intervistato da Antonio Galdo e i suoi colleghi “soldati semplici” si limitano invece ai medici, segnalando aspetti del carattere e gusti. Quello che ha la passione per i ristoranti giapponesi, dove va un paio di volte al mese con la fidanzata e non deve pagare neanche la mancia per i camerieri, o quell’altro che è fissato con il tennis, e deve trovare il campo con il maestro prenotato e pagato per ogni sabato mattina.

Ci sono poi gli specialisti della promozione presso i farmacisti perchè, pur comprando direttamente dalle industrie, alcuni

hanno inventato una specie di ciclo integrale della pillola. Offrono lo spazio ai medici della zona per aprire un poliambulatorio, magari al piano di sopra della farmacia. Così li controllano e li indirizzano per le ricette.

Il farmacista non vuole né gadget né vacanze esotiche . Gli interessano i soldi. Cioè la possibilità di ottenere un ulteriore sconto sui farmaci

che spesso tocca all’informatore anticipare perchè sa di recuperare tutto insieme al premio «premio che l’azienda gli concederà per l’aumento  del fatturato del suo medicinale». Sono i cosiddetti fringe benefit, che nel caso dell’uomo intervistato da Panorama si aggirano sui «30000 euro l’anno e un’automobile utilitaria». Più una vacanza con la famiglia «quattro giorni a Parigi, oppure una settimana alle Maldive». Tutto dipende da quelle «benedette prescrizioni».

Nessuno di noi, uomini e donne del XXI secolo, è così ingenuo da non sapere che il mercato ha le sue leggi, seppur, a volte, difficilmente condivisibili, o persino inacettabili. Ma la salute non è un oggetto di design, né un aggeggio industriale. E le medicine non sono scatole russe di Palek lasciate a prendere polvere sul comò. I farmaci devono curare. Così l’etica non può essere un orpello, nel migliore dei casi un valore aggiunto, ma deve entrare a pieno titolo in tutte le attività, specie se connesse alla nostra salute. E invece, anche in questo caso le dichiarazioni dell’intervistato da Antonio Galdo rivelano un aspetto inquietante  del business farmaceutico:

Ricordo una full immersion tutta dedicata all’etica, ai diritti dei malati, ai codici, alle Leggi da rispettare. Ci fecero il lavaggio del cervello. Il giorno dopo andai a trovare un medico molto importante per il mio fatturato: le confesso che volevo commentare con lui i discorsi ascoltati. […] Mi presentai alla segretaria, ricordando il nome della mia azienda farmaceutica, e quella mi squadrò con un’aria disgustata. Poi entrai nella stanza del dottore e chiesi: «Ma ci sono problemi con la segretaria?». E lui rispose: «Altro che problemi! Quella segretaria è mia moglie e ha scoperto il viaggio sponsorizzato, con il solito convegno, che abbiamo fatto con alcuni colleghi in Brasile. Indimenticabile, non avevo mai fatto un’orgia con ragazze così belle… Però se adesso mia moglie sente soltanto nominare una casa farmaceutica, vede il diavolo». Così, invece che di etica parlammo per una buona mezz’ora di come muovono il corpo le giovani brasiliane.

Ci vuole “pelo sullo stomaco”, e a conti fatti, l’intervistato confessa:

A forza di stare in questo ambiente, ho imparato a guardare la vita con molto realismo. […] Il farmacista non lo farò mai, perchè non riuscirò mai a ottenere una licenza. Potrei provare altri lavori, ma nel mio campo è difficile guadagnare meglio di un informatore scientifico. E, a parte i soldi, faccio delle belle vacanze, posso cambiare la macchina e il fine settimana riesco a stare con le mie figlie. Non mi lamento, quindi, ma ogni giorno quando esco di casa penso sempre la stessa cosa: chissà se oggi riesco a salvare l’anima.

Come cittadino e come professionista voglio ringraziare Daniela Francese per la sua inchiesta sui mali che affliggono la Sanità, che alza il velo sulle colpe della politica, che analizza i fatti che non possono più essere ignorati, per agire subito, in prima persona, se si vuole salvaguardare uno dei diritti fondamentali di ogni cittadino: la salute!

Advertisements

News in Pictures

10 Commenti su Nel girone degli informatori

  1. Non oso pensare quando la questione riguarda i vaccini coi quali rovinano i nostri figli.

    http://www.video.mediaset.it/video/iene/puntata/377737/toffa-tangenti-ai-medici.html

  2. Buonasera Sig. Patrizio, grazie per la visita.

    Possiamo rassicurarLa che in passato abbiamo parlato anche di comparaggio e di medici corrotti.

    Cordialità

  3. Buongiorno…
    Perché nell’articolo non si è parlato di responsabilità medica? Perché non di farmacovigilanza? Perché non del reato di comparaggio?
    Ho l’impressione poi, leggendo alcuni commenti, che si faccia un po’ di confusione tra Servizio Sanitario Nazionale (ente pubblico per definizione!) e Azienda Farmaceutica (e come tale privata)…
    Sono abituato a ragionare per eccezioni, non per generalizzazioni… Se vedo un asino che vola, non immagino subito che tutti gli asini si siano messi le ali e si siano levati in cielo… Se c’è qualche informatore che non lavora in modo eticamente ineccepibile, non si può additare la “classe” degli informatori scientifici in toto… Banale e semplicistico, indi errato!
    Lavorare come informatori significa in primis essere preparati!
    Perché si sappia io ho una laurea Specialistica in Medicina Veterinaria e un diploma di Specializzazione post laurea… eppure, vista l’utilità medica di una figura di questo tipo, lavoro come informatore e sono ben felice di farlo!

    Con rispetto,
    Patrizio Cattaneo

  4. Caro Sig. Segat, qui non si tratta di scrivere articoli populisti.
    Si tratta di far presente certi lati oscuri dell’industria del farmaco, e mi spiace molto per Lei, che piaccia o no, il ruolo dell’informatore rientra in quest’ottica; anche se nessuno discute il fatto, e ne conosco alcuni personalmente, che a volte siete vittime del vostro datore di lavoro nel momento in cui decidete di dedicarvi un po’ di più alla sana pratica dell’etica. E’ di questo che stiamo parlando: etica!
    Perchè non parliamo del Vostro ruolo nella promozione dei vaccini?
    Quante informazioni ricevete e quante invece non ne ricevete?
    Quale genere di “informatori” Vi ritenete se le “informazioni” sono omesse alla fonte?
    Le sembra mai possibile che per venire a conoscenza di informazioni vitali, soprattutto per i vaccini dell’infanzia [i dossier relativi a Infanrix Hexa e Prevenar 13-valente non sono altro che un piccolo esempio], bisogna attivarsi con tecniche simil investigative?
    Basta interrogare medici somministratori e informatori per costatare che non sono veicolate informazioni sulle reazioni avverse, su conservanti, stabilizzanti, antibiotici ed eventuali altre aggiunte di principi vaccinali diversi da quelli che il soggetto crede di assumere.
    È fin troppo ovvio che, se medico, informatore, paziente/cliente, genitori, ignorano che cosa viene effettivamente somministrato, sono tutti impotenti e indifesi nei confronti, per esempio, di eventuali possibilità di reazioni avverse anche gravi… oppure vogliamo parlare solamente di come si consiglia la scatolina dell’antiacido, dell’antiemetico o dell’antibiotico?

    Cordialità

  5. …Ma di cosa stiamo parlando? Della malasanità? Degli ospedali fantasma? Le 400 pagine di Sanità S.p.a. non sono 400 pagine sugli informatori. Non tutti i giornalisti puntano il dito su una categoria che non conoscono solo per fare l’articolo populista, così come, ripeto, ci sarà purtroppo sempre l’informatore scorretto, il medico corrotto, il politico ladro.

  6. Egr. Sig. Allievi,
    premesso che se leggesse meglio chi scrive su questo sito scoprirebbe che la maggior parte di noi lavora in Sanità, le Sue rimostranze dovrebbe farle pervenire alla giornalista accreditata che ha scritto un’inchiesta di ben 400 pagine racchiuse nel libro Sanità S.p.a.

    Se pensa che siamo ciechi sta sbagliando di grosso, abbiamo sotto i nostri occhi tutti i giorni le molteplici opere di corruzione che stanno devastando il sistema sanitario.

    Le lezioni di moralismo le tenga per Lei, considerato che le industrie farmaceutiche non sono enti filantropici.

    Cordialità

  7. la invito a venire a lavorare con me…magari potra’ rendersi conto delle bugie infamanti che ha scritto…vogliamo parlare di voi giornalisti invece..

  8. 130 miliardi di euro è il costo annuale della salute in Italia.
    Denaro pubblico che viene investito senza un efficace sistema di controlli e per questo fa gola a tanti: medici e politici corrotti ai posti di comando nelle ASL, industrie farmaceutiche avide di profitti.
    Mi fermo qui e consiglio vivamente la lettura del libro inchiesta Sanità S.p.a., uno dei tanti scritti al proposito, dove è riportata la seria descrizione della realtà che Lei richiede, alza il velo sulle colpe della politica, analizza i fatti, fa nomi e cifre di singoli casi di cronaca che non sono poi così singoli quanto sembrano se la giornalista Daniela Francese è riuscita a ricavarne un libro di oltre 400 pagine.

    Grazie della visita.

  9. Faccio l’informatore da 9 anni, ho lavorato per 2 aziende delle 10 più grandi e non ho mai, onestamente, vissuto nulla del genere. Il modo di svolgere il proprio lavoro dipende sicuramente dall’etica di ognuno, ma nessuna multinazionale tollera a nessun livello certi comportamenti, anche perchè non le conviene in termini di ritorno d’immagine. Certo le multinazionali non sono enti di beneficenza, devono fatturare per poter coccolare gli azionisti ma anche per sviluppare farmaci nuovi. L’informatore è un lavoro che mi ha dimostrato poter essere utile alla classe medica, e quindi ai pazienti, come non mi aspettavo e contemporaneamente, senza compromessi, soddisfare le esigenze di business dell’azienda per cui lavoro. Singoli casi di cronaca che riguardano informatori disonesti ce ne saranno sempre, come per politici, medici ecc, ma generalizzazioni come questa vanno bene per un romanzo o un film (vedasi “amore ed altri rimedi”), più che per una seria descrizione della realtà.

  10. Mancano medici con sufficiente preparazione ed etica professionale.
    Questo è il problema!
    Il corso di laurea per informatori è una vera sciocchezza per creare nuovi posti di lavoro a sostenitori e amici dei politici “buoni”.
    Aboliamo gli informatori piuttosto.
    E piantiamola di inventarci scoop vecchi di decenni.

Rispondi

Effettua il login con uno di questi metodi per inviare il tuo commento:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: