Sbugiardiamo l’ennesimo studio spazzatura

PinocchioNegli ultimi tempi ne abbiamo lette tante sulla presunta efficacia dei vaccini sui bambini. Con precisione chirurgica nella settimana della Giornata Mondiale dell’Autismo esce l’ennesimo studio spazzatura che dimostrerebbe la falsità della correlazione, tutt’altro che credenza popolare diffusa, tra autismo e vaccinazioni.

Il nuovo studio spazzatura, pubblicato in The Journal of Pediatrics dai ricercatori statunitensi dei CDC [Centers for Disease Control and Prevention] meglio conosciuti come “le volpi a guardia del pollaio“, avrebbe dimostrato che non c’è associazione tra ricevere “troppi vaccini troppo presto” e la sindrome autistica.

Il difetto principale dello studio è che non c’è confronto tra bambini vaccinati e bambini non vaccinati, benché uno studio del genere è già stato fatto.

Perché si vuole indagare il grado di esposizione che colpisce solo questa condizione? La risposta è semplice: perché hanno già trovato che in realtà i vaccini la provocano!

La ragione per la quale il CDC non pubblica tale studio è la stessa che ha ripetuto a pappagallo in tutto il mondo: non sarebbe etico. Per chi? Ovviamente per i venditori di malattia. Infatti, essi sostengono che sarebbe immorale [???] privare i bambini dei benefici discutibili di una vaccinazione per fare uno studio del genere. Ci sono però due argomenti solidi per contrastare tale affermazione:

  • il primo è che tali considerazioni non hanno mai smesso di farle per studi di medicina dedicati a qualsiasi altro campo. Allora perché dovrebbero fermarsi proprio adesso?
  • la seconda è che ci sono grandi gruppi di bambini non vaccinati che potrebbero essere confrontati con quelli vaccinati. Questi includono gli Amish, migliaia di pazienti della clinica Homefirst, e una grande percentuale di bambini delle Scuole Waldorf. Non vi è alcuna carenza di bambini non vaccinati per un tale studio, sia prospettico che retrospettivo.

Purtroppo la realtà fa sempre più paura ed è quindi preferibile pubblicare a pappagallo in tutto il mondo lo stesso messaggio, che non esiste correlazione tra autismo e vaccinazioni, senza prendersi la briga di andare a leggere lo studio.

Allo stesso modo ha agito il British Medical Journal e proprio lì, dove l’imbarazzo regna di casa da un po’ tempo dopo aver racimolato un po’ di grane giudiziarie per diffamazioni ad alcuni Scienziati non proprio di primo pelo, ecco che appare il commento di un Professore di Biologia, Brian Hooker [Professore Associato di Biologia presso l’Università Simpson in Redding California, dove si è specializzato in chimica e biologia], il quale denuncia anche il suo personale conflitto di interessi: ha un figlio di 15 anni affetto da sequele neurologiche a causa di vaccini infantili.

Di tutti i documenti che ho esaminato durante la mia carriera di 26 anni come ricercatore, lo studio di DeStefano et al. è forse lo studio più viziato e ipocrita che abbia mai incontrato.

La base per lo studio è essenzialmente un rimaneggiamento dei dati che sono già stati utilizzati per generare uno studio altrettanto fraudolento di Price et al. nel 2010 [Price et al. 2010 “Prenatal and Infant Exposure to Thimerosal From Vaccines and Immunoglobulins and Risk of Autism”, Pediatrics, 126:656] che avrebbe dovuto rappresentare la “parola fine” del CDC con l’affermazione che il Thimerosal, il conservante contenente mercurio in alcuni vaccini, non era in alcun modo rapportabile causalmente all’autismo.

Per questo ultimo studio rimandiamo i nostri lettori a quanto scrivemmo, in tempi non sospetti, a settembre 2010 nell’articolo “Il mercurio è scientificamente sano per i nostri bambini“.

Non solo questo studio è stato fatalmente viziato a causa di un errore statistico chiamato “overmatching” [di cui parlerò più avanti], ma anche gli autori dello studio nascosero dei dati per quanto riguarda l’unica parte valida [per esempio, l’esposizione prenatale al Thimerosal] che ha mostrato come i bambini esposti a solo 16 microgrammi di mercurio di Thimerosal in utero presentavano 8 volte di più la probabilità di ricevere una diagnosi di autismo regressivo [Price C, et al. Thimerosal and Autism. Technical report. Vol I. Bethesda, MD: Abt Associates Inc; 2009].

Il modello statistico utilizzato nella relazione del 2009 è stato eseguito in 6 modi diversi. I modelli più robusti [che mostrano un parametro di interazione tra l’esposizione prenatale e postnatale di Thimerosal] sono stati eseguiti in tre delle sei interazioni. Questi hanno prodotto disparità nei rapporti di incidenza di autismo all’interno del gruppo di esposizione 5.77 (p=0.057), 7.70 (p=0.022) and 8.73 (p=0.009) rispetto ai controlli “a zero di esposizione”. Gli autori dello studio hanno erroneamente riportato “alcun rischio” di autismo associato all’esposizione prenatale di Thimerosal.

Alle donne gravide negli Stati Uniti vengono somministrati di routine vaccini antinfluenzali raccomandati, contenenti Thimerosal, ad ogni trimestre, per una esposizione prenatale di 25 microgrammi di mercurio.

All’interno dello studio DeStefano pubblicato la scorsa settimana, i ricercatori del CDC hanno semplicemente sommato al numero di antigeni del vaccino relativi al caso (autismo) e al controllo (neurotipico) i bambini che sono stati esposti attraverso il programma di vaccinazione infantile. La teoria che stavano cercando di confutare in sostanza era “bambini esposti a un maggior numero totale di antigeni avevano un maggior rischio di autismo“.

La prima serie di difetti con questo studio è quella del caso e gruppi di controllo. Come citato da quanto risulta nello studio: “Dei rimanenti 752 controlli inclusi nell’analisi, 186 avevano un punteggio SCQ (Questionario di Comunicazione Sociale) <16 ma ha avuto indicazioni di ritardo del linguaggio, difficoltà di apprendimento, deficit di attenzione e iperattività o deficit di attenzione, o tic, o ha avuto un piano educativo individuale“. Ciò dimostra chiaramente che i 186 controlli di cui sopra (25% del gruppo di controllo) non sono stati valutati a fondo, ma invece avevano qualche deficit evolutivo sottostante (che sono tutte caratteristiche di autismo o disturbo dello spettro autistico). A differenza del disegno dello studio descritto (cioè, in cui i casi di autismo sono stati abbinati a controlli neurotipici), i casi di autismo sono stati abbinati con i “casi” di altre malattie simili dello sviluppo neurologico. Così facendo non si è presentata alcuna differenza tra i due gruppi.

Il tasso di rifiuto elevato dei partecipanti in questo studio è anch’esso un altro aspetto problematico. Su 668 casi e 2444 controlli originariamente selezionati per lo studio, solo 321 casi (48,1%) e 774 controlli (31,7%) hanno scelto di partecipare alla ricerca. In altre parole, il 65% degli individui contattati come potenziali partecipanti hanno rifiutato di partecipare allo studio. Questo in effetti potrebbe produrre bias [è un termine che indica un errore sistematico, n.d.r.] di selezione in quanto il 35% delle persone che hanno partecipato erano meno propense a credere che i vaccini sono stati responsabili di sequele neurologiche tra cui l’autismo.

Successivamente, la base dello studio era di confermare o negare una correlazione tra il “numero di antigeni ricevuto” e l’incidenza dell’autismo. Il numero possibile di antigeni per ogni dato vaccino è stato riportato in Tabella 1 dello studio; nel totale 315. Tuttavia, il termine “numero di antigeni” è una semplificazione eccessiva di ciò che è effettivamente nei vaccini, le loro concentrazioni e le loro relative forze in termini di risposta infiammatoria, e non è un’indicazione accurata di come il corpo risponderà a quegli antigeni specifici. Ad esempio, i cinque “antigeni” per il  vaccino DTaP (ad esempio, Infanrix, che in questa formulazione non è stato certamente usato durante il periodo di studio 1994-1999, ma viene usato come esempio) includono anatossina difterica, anatossina tetanica, anatossina pertossica, emoagglutinina filamentosa e pertactina . Il numero “5”, assegnato in questa categoria è semplicemente il numero di antigeni diversi e non tiene conto delle quantità di ciascun antigene o di forza relativa.

Né è stato tenuto conto che Infanrix contiene alluminio (un adiuvante – progettato per suscitare una risposta immunitaria non specifica), formaldeide e polisorbato 80, tutti composti che potrebbero anche suscitare qualche forma di reazione infiammatoria. Questa analisi preclude anche l’esposizione al Thimerosal, che invece doveva essere considerata dato che i dati sono stati ricavati da bambini nati tra il 1994 e il 1999. Così, la principale variabile “indipendente” di “numero di antigeni” allo studio Destefano et al. è essenzialmente e completamente priva di senso!

Inoltre, l’analisi è condizionata da un errore statistico fatale chiamato “overmatching”. Per una completa analisi dello studio precedentemente completato dal CDC sullo stesso set di dati (Price et al. 2010 Pediatrics), riguardanti l’esposizione al Thimerosal piuttosto che il numero di antigeni del vaccino si prega di consultare il Capitolo 6  “Vaccine Safety Study as an Interesting Case of ‘Over-Matching’” di M. Catherine DeSoto e Robert Hitlan riportato nel libro “Recent Advances in Autism Spectrum Disorders – Volume I“, edito da Michael Fitzgerald, ISBN 978-953-51-1021-7.

Il punto esposto dal Dott. DeSoto e il Dottor Hitlan è che i casi ed i controlli nello studio DeStefano et al. sono troppo strettamente abbinati tra loro.

I casi sono stati abbinati con i controlli della stessa età, sesso, all’interno dello stesso modello e sostanzialmente allo stesso programma di vaccinazione con gli stessi produttori di vaccini. Questo può essere visto nelle figure 1 e 2 dello studio DeStefano et al. dove si indica che non ci sono quasi differenze tra l’esposizione agli antigeni tra il caso (autismo) e gruppi di controllo in ogni gruppo di esposizione valutato. Questo vale per i livelli di antigene cumulativi (Figura 1), così come i livelli di esposizione giornaliera di antigeni singoli (Figura 2). Questo tipo di errore, ovviamente preclude di “trovare la differenza” tra casi e controlli, perché tutte le differenze sono stati abbinate caso per caso.

Infine, questo tipo di studio non coglie del tutto il punto che i bambini con autismo sono fisiologicamente diversi rispetto ai bambini neurotipici. Numerosi studi hanno dimostrato caratteristiche genetiche (ad esempio, James et al. 2006), morfologiche (ad esempio, Herbert et al. 2005) e differenze biochimiche (ad esempio, Waly et al. 2004) tra queste due popolazioni. Per eseguire uno studio caso-controllo, come quello presentato da DeStefano et al. si doveva assumere popolazione geneticamente, morfologicamente e fisiologicamente omogenea, e non si doveva lasciare semplicemente al caso.

Nessuno degli autori sostiene che i bambini con autismo o DSA hanno ottenuto dosi più elevate di antigeni del vaccino, il Thimerosal, MMR o qualsiasi altra cosa. Quello che sappiamo invece è che quando questi bambini hanno ricevuto gli stessi vaccini nell’ambito della pianificazione consigliata ACIP, hanno reagito in modo diverso.

Gli scienziati del CDC sono addestrati nella gestione delle malattie infettive con progressioni che possono essere previste con ragionevole certezza. Tuttavia, queste sequele neurologiche causate dai vaccini, sono condizioni multifattoriali croniche che non possono essere messe nella stessa scatola minuscola come il raffreddore, l’influenza o la più comune varicella.

Dati questi difetti fatali, lo studio DeStefano et al. non deve essere considerato come un pezzo scientifico ma come un manifesto pubblicitario al servizio della missione del CDC, che è quello di massimizzare i tassi di vaccinazione negli Stati Uniti.

In sostanza il Professor Hooker, alla stregua di molti professionisti coinvolti dalla problematica che “non risparmia nessuno, può colpire anche i deficienti [molto attivi in questo ultimo periodo] che deridono i genitori coinvolti“, porta a conoscenza del mondo intero ciò che è diventato sempre più palese con la pandemia bufala H1N1 e qualche settimana fa con l’approvazione dell’introduzione della sperimentazione del vaccino contro l’antrace nel piano americano delle vaccinazioni infantili: L’industria della salute controlla la scienza e la società.

Chi potrebbe biasimarli? Il CDC produce scienza spazzatura per quanto riguarda i vaccini e l’autismo dal 2002, e il pubblico lo sa, supportati da opinion leaders, ovvero individui ingaggiati dalle aziende farmaceutiche che formano [come margherite in un campo] intere agenzie di comunicazione per annunciare imminenti catastrofi e spingere [dietro l’impulso dei cattivi maestri] a diffidare della verità seminando il discredito.

Nel complesso, lo studio e il modo in cui è promosso raccontano una storia molto diversa da quella che avevano previsto. Come non ci può essere alcun dubbio che il CDC è determinato e farà tutto ciò che è necessario per convincere il pubblico a sottoporre i loro figli alle vaccinazioni, fino al punto di produrre scienza spazzatura che dimostra assolutamente il nulla.

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2 Commenti su Sbugiardiamo l’ennesimo studio spazzatura

  1. “Il più grande trionfo di questo tipo di studi è stata la dimostrazione del legame tra tabacco e tumore al polmone, da parte di Sir Richard Doll ed altri dopo di lui. Doll fu abile a mostrare un’associazione statisticamente significativa tra i 2 in un grande studio-controllo.[15] Gli oppositori, normalmente sostenuti dall’industria del tabacco, sostennero giustamente che questo tipo di studio non potesse sostenere il rapporto di causa effetto, ma che solo l’eventuale risultato di uno studio di coorte avrebbe potuto confermare questo rapporto. Attualmente è ormai accettato che il fumo di tabacco sia la causa di circa l’87% di tutta la mortalità negli USA per tumore ai polmoni.”

    http://it.wikipedia.org/wiki/Studio_clinico#Studio_caso-controllo

    Allora vai a linkare nella bibliografia (articolo della BBC http://news.bbc.co.uk/2/hi/health/3826939.stm) e leggo:

    “In 1951, they asked 40,000 doctors if they smoked. Over the course of the next three years, they compared those answers with information about doctors who went on to develop lung cancer. They found a direct link.”

    Ah ecco!! Mica ha chiesto quanto e cosa fumavano

    “Il modo con cui si confezionano le conoscenze sui rischi ambientali ha poco a che fare con i casi della scienza. Ogni qualvolta si solleva una questione di salute pubblica che ha ripercussioni per miliardi di dollari sulla vendita di un determinato tipo di beni l’onere della prova imposto a chi esamina i rischi può diventare tanto elevato da risultare insostenibile.”
    Devra Davis in: La Storia segreta della guerra al cancro

    “E’ difficile far capire qualcosa a un uomo il cui stipendio dipende dal fatto che non la capisca.”
    Lo disse Upton Sinclair a proposito dei medici che prescrivevano chemio
    (cit. in Devra Davis, “La storia segreta della guerra al cancro”, 2007, pag. 273)

  2. Bah, saranno le medesime menti ‘eccelse’ della ‘scienza’ ‘ufficiale’ che hanno suggerito quest’articolo:

    Vaccini: Oms, allungano la vita
    Utili contro l’influenza, la meningite e alcuni tumori
    27 aprile, 20:25

    (ANSA) – ROMA, 27 APR – I vaccini non proteggono solo i bambini, ma se ben usati possono migliorare la vita anche degli adulti. Lo ricorda l’Oms in occasione della Settimana Mondiale dell’Immunizzazione che termina oggi.

    ”Dai bambini agli anziani l’immunizzazione previene malattie debilitanti, disabilita’ e morti da malattie prevenibili – rileva l’Oms – e i benefici delle vaccinazioni si stanno estendendo agli adulti, proteggendoli da malattie potenzialmente letali:
    l’influenza, la meningite e alcuni tumori.

    http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/scienza/2012/04/27/Vaccini-Oms-allungano-vita_6786862.html

    Altro che Wakefield vs Offit, Thorsen ed annessa corte dei miracoli di giullari, buffoni, ascari, pretoriani, giannizzeri, boia e servi…

    “La superstizione, l’idolatria e l’ipocrisia percepiscono ricchi compensi, mentre la verità va in giro a chiedere l’elemosina.”
    Martin Lutero

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