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DSM V – nuovo dibattito per ADHD e Autismo

DSM-5_3DIl sempre più controverso Manuale Diagnostico della Psichiatria ha ampliato la definizione di ADHD [Sindrome da Deficit di Attenzione e Iperattività], restringendo quella di Autismo.

Come anticipato nel nostro articolo Magie della Psichiatria, le brusche modifiche proposte nella definizione di Autismo ridurrebbero di fatto drasticamente il tasso elevatissimo attuale della malattia [1:50 in età scolare], a tal punto che  molte persone non soddisferebbero più i criteri per vedersi riconoscere servizi sanitari, educativi, sociali, e sarebbe richiesta una nuova analisi.

Come riportato dal Washington Post, per il lancio del DSM-5 durante il Meeting annuale della American Psychiatric Association nel weekend dal 18 al 22 maggio, sono sorti numerosi dibattiti nella comunità psichiatrica intorno alla modifica dei criteri riportati nel manuale.

L’Istituto Nazionale di Salute Mentale degli Stati Uniti [NIMH] aveva affermato in un articolo, apparso sul suo sito qualche settimana prima, che “orienterà la sua ricerca lontano dalle categorie proposte dal DSM“. Infatti, il NIMH ha lanciato un progetto denominato “Criteri di settore per la ricerca” allo scopo di plasmare la diagnosi, incorporando la genetica, le tecniche di imaging, la scienza cognitiva, e altri livelli di informazione per gettare le basi di un nuovo sistema di classificazione.

Il DSM V stabilisce per l’ADHD nuovi criteri di diagnosi che permetteranno ai bambini di ricevere la diagnosi se mostrano segni della malattia prima dei 12 anni. In sostanza si espande la definizione di ADHD da 0 a 12 anni.

Al contrario, molti disturbi legati all’Autismo che erano precedentemente distinti, come la Sindrome di Asperger, sono stati consolidati in un unico blocco diagnostico di Disturbo dello Spettro Autistico.

Il manuale gioca un ruolo importante nella società americana, e non solo in essa. Determina quali codici diagnostici i medici professionisti utilizzano per i pazienti specifici, possono influenzare il pagamento dell’assicurazione sanitaria e il relativo accesso al trattamento. La formulazione del DSM V può anche dettare quali servizi sociali hanno diritto le persone.

Ma ciò che è terribilmente sconosciuto è fino a che punto di quel continuum l’ente pagatore o il sistema scolastico riconosceranno una condizione di salute clinicamente significativa!

La variazione dei criteri diagnostici comporta che molti bambini, la cui patologia è correlata all’Autismo principalmente per problemi del linguaggio, senza la presenza di comportamenti ripetitivi, possono essere rivalutati e ricevere una diagnosi di “Disturbo della Comunicazione” anziché di Disturbo dello Spettro Autistico.

Alcuni di questi bambini probabilmente beneficerebbero di intervento comportamentale intensivo precoce, ma non è chiaro se i medici formuleranno tale raccomandazione, mentre gli esclusi si ritroverebbero abbandonati a se stessi, con i genitori alla disperata ricerca di un logopedista, senza insegnante di sostegno come accade prevalentemente per la dislessia. Infatti, per bambini e ragazzi dislessici la normativa scolastica italiana non ritiene opportuno l’appoggio di un insegnante di sostegno.

Queste variazioni influenzeranno sensibilmente il modo in cui i bambini riceveranno i servizi nelle scuole, i trattamenti medici e anche come saranno considerati dalla società.

Gli esperti coinvolti nella guida affermano che i cambiamenti forniranno ai medici una maggiore precisione nella diagnosi e nei trattamenti. I critici rispondono che le nuove definizioni trasformano molto facilmente lo stress della vita quotidiana in malattia mentale e saranno la scusa per trasformare in nuovi malati un numero sempre maggiore di persone, bambini inclusi!

Puntuale come un orologio svizzero, a Milano dal 6 al 9 giugno, si è svolto un Congresso sull’ADHD in grande stile ma all’insegna del conflitto d’interessi, organizzato con i fondi delle multinazionali del farmaco, e a rimetterci saranno anche i bambini e gli adolescenti italiani.

Assisteremo sempre più spesso a situazioni dove può essere tolta la patria potestà per imporre gli psicofarmaci al bambino, dove un solo uomo avrà in mano il potere decisionale della vita di una persona senza possibilità di revoca e senza distinzione di età anche su minori, constatando con estrema preoccupazione la predominanza di medici coinvolti finanziariamente a vario titolo con i produttori di psicofarmaci.

Molti bambini saranno considerati agitati o distratti ma hanno il loro sacrosanto diritto di vivere l’infanzia! E se questo può essere considerato un disagio da valutare con la massima attenzione, abbiamo seri dubbi che la risposta di noi adulti possa essere la ricetta di uno psicofarmaco come soluzione a tutti i problemi, stante il fatto che questi prodotti non curano nulla e si limitano – a caro prezzo – a sedare sintomi.

Stupisce inoltre come medici e istituzioni sanitarie italiane diano credito a eventi come quello di Milano, che altro non sono se non una “vetrina” utile per espandere uno strisciante consumo di psicofarmaci su minori nel nostro paese.

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