Linee cellulari tumorali per la produzione di vaccini

linee_cellulariQuanti sono i consensi informati alla vaccinazione in Italia che riportano il riferimento di un documento della FDA americana relativo all’uso di linee cellulari tumorali provenienti da tumori umani per la produzione di vaccini?

Questa non è questione di essere a favore o criticamente contrari alle vaccinazioni. Questa è una questione di salute, di etica e di metodo!

Nel 1954, durante le discussioni che animarono lo sviluppo di vaccini contro l’adenovirus per l’uso in campo militare, il Board Epidemiologico delle Forze Armate degli Stati Uniti [AFEB] raccomandò l’uso di “cellule normali”, come substrato per la produzione di vaccini, piuttosto che linee cellulari stabilizzate da tumori umani.

Tale decisione si basava sulle preoccupazioni circa la possibilità che le cellule tumorali umane, inevitabilmente trasferite ai soggetti vaccinati, potessero aumentare il rischio di cancro e di altre malattie neoplastiche nei soggetti vaccinati.

Attualmente, le cellule in coltura che sono utilizzate come substrati in vaccini virali autorizzati negli Stati Uniti, ma la cosa non cambia in Europa in quanto la FDA regolamenta i brevetti per l’intero pianeta, sono le cellule primarie [per esempio, derivate da scimmie, pulcini, topolini, cani, conigli etc. etc.), le linee cellulari diploidi [ad esempio, WI38, MRC-5, trattate nell’articolo Vaccini e cellule di feti abortiti], le linee cellulari immortalizzate [trattatate nell’articolo Le cellule tumorali di Henrietta Lacks nello sviluppo dei vaccini], e le linee cellulari non tumorali di origine animale [come ad esempio la linea cellulare VERO – abbreviazione di Verda Reno – linea cellulare continua ben differenziata la cui origine sono il rene o il polmone di scimmia verde africana]

Nel corso degli ultimi 47 anni due fattori importanti, meritevoli di seria considerazione, sono emersi nell’uso di linee cellulari tumorali immortalizzate per la produzione di vaccini virali. Il primo di questi fattori è che alcuni vettori di virus nuovi che sono attualmente in fase di sviluppo per le malattie bersaglio ad alta priorità, in particolare l’AIDS, non possono essere facilmente propagati in substrati cellulari tradizionalmente accettati. Il secondo fattore è che la comprensione scientifica dei processi neoplastici e virali indotta dalla carcinogenesi è rapidamente avanzata, come la capacità di rilevare e identificare gli agenti infettivi oncogeni e altri tipi di agenti avventizi che potenzialmente possono contaminare i substrati cellulari. Questi fattori sottolineano la necessità di sviluppare un quadro normativo in cui i relativi benefici e rischi nell’utilizzo di linee di cellule tumorali per la produzione di vaccini devono essere accuratamente e cautelativamente rivisti.

Il precedente stabilito nel 1954 dal AFEB rimane un fattore importante per l’accettazione di tutti i supporti per la produzione di vaccini. Come dimostrato dalle attuali linee guida normative e dalle attività delle autorità di controllo in tutto il mondo, la FDA riporta i rischi potenziali derivanti dal DNA estraneo contenuto nei vaccini in un proprio documento, “Designer” Cells as Substrates for the Manufacture of Viral Vaccines, affermando che

il residuo di DNA  derivato da cellule tumorali nei vaccini, comprese quelle trasformate da Ad5 [adenovirus type 5], può comportare due rischi potenziali per il destinatario del vaccino: oncogenicità e infettività“.

Il rischio oncogeno del substrato cellulare di DNA estraneo è stato valutato per diversi meccanismi. In primo luogo, il DNA estraneo residuo potrebbe avere attività oncogena dominante che può esercitare il suo effetto sulle cellule del destinatario“.

Se un genoma di un virus a DNA o il provirus di un retrovirus è presente nel substrato cellulare utilizzato per la produzione del vaccino, dopo l’inoculazione del vaccino nel destinatario, il DNA residuo ha il potenziale per produrre un virus infettivo da questo DNA e stabilire un’infezione produttiva“.

Quale è la ragione per cui è utilizzata una simile sostanza in una vaccinazione?

Ovviamente la ragione è puramente di tipo economico perché, altro brutto affare, è molto più costoso catturare animali e allevarli appositamente per la produzione dei vaccini. I tumori umani sono facilmente disponibili sul mercato. Essi sono probabilmente causati dai vaccini ma questo è un altro discorso che lasciamo alla riflessione del singolo lettore!

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Informazioni su Gabriele Milani 353 Articoli
infermiere, divenuto freelance per dovere di informazione, ma soprattutto padre di un bambino che ha presentato reazione avversa alla somministrazione dei vaccini anti-infettivi nella forma di ENCEFALOPATIA IMMUNO-ALLERGO-TOSSICA, che ha danneggiato lo sviluppo cerebrale ed evolutivo del bambino, sino a realizzare nel tempo il quadro clinico di disturbo autistico con grave deficit cognitivo.

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