Il cover up del CDC

insabbiareI genitori di bambini danneggiati da vaccino richiedono da tempo uno studio che confronta la salute delle persone vaccinate con la salute delle persone non vaccinate. Il CDC [Centers for Disease Control] ha messo a punto uno studio che, a prima vista, sembra garantire proprio questo confronto. Ma questo è solo ciò che appare alla lettura superficiale. In realtà, una visione più accurata dimostra che lo studio rappresenta un altro goffo tentativo di oscurare la realtà.

Lo studio afferma di garantire ciò che avrebbe dovuto essere attuato decenni fa: individuare il tasso di mortalità in modo che possa essere determinato un tasso accurato del rischio intrinseco alla vaccinazione. E’ abbastanza ovvio che tali informazioni sarebbero di grande valore. Se si conoscono quante persone muoiono in una popolazione di non vaccinati, e successivamente viene introdotto il tasso di decesso post-vaccinale si dovrebbe avere un confronto abbastanza preciso. Questo studio, però, soffre di una moltitudine di problemi che negano ogni possibilità di fornire un reale tasso di mortalità di base per determinare il rischio vaccinale.

I difetti macroscopici

Il difetto più evidente è che il nuovo studio non determina il tasso di mortalità in una popolazione non vaccinata. Infatti, sono incluse solo le persone vaccinate! Quindi, manca in partenza l’elemento principe che dovrebbe fornire informazioni in merito al tasso di mortalità di base in persone non vaccinate.

Tuttavia, lo studio, pubblicato sulla Review of Preventive Medicine, afferma che il suo obiettivo è quello di:

Fornire i tassi di mortalità di base e di descrivere le cause di morte a seguito di vaccinazione segnalate al Vaccine Safety Datalink [VSD].

Le analisi sono state condotte nel 2012. I tassi di mortalità sono stati calcolati per le morti che si sono verificate a 1, 7, 30 e 60 giorni dopo la vaccinazione tra il 1 gennaio 2005 e al 31 dicembre 2008, come se gli anni prima e quelli successivi non sono mai esistiti.

Le analisi sono state stratificate per età e sesso. Le cause di morte esaminate e risultate sono state confrontate con i dati del National Center for Health Statistics  [NCHS].

In 13.033.274 persone vaccinate, 15.455 decessi si sono verificati entro 60 giorni dopo la vaccinazione. I tassi erano più alti nelle persone di età compresa dagli 85 anni in su, e sono aumentati nel periodo dopo la vaccinazione. Undici delle 15 principali cause di morte segnalate nel VSD e nel NCHS si sovrappongono in entrambi i sistemi, e le prime quattro cause di morte erano le stesse in entrambi i sistemi.

A differenza dell’Italia, dove è stata abolita la Legge, negli Stati Uniti i medici sono tenuti per legge a segnalare  i casi ritenuti sospetti di danni da vaccini. Per facilitare e centralizzare questo requisito legale, i funzionari federali della sanità hanno emesso nel 1990 il VAERS, a cui si attengono i Centri per il Controllo e la Prevenzione delle Malattie [CDC] e la Food and Drug Administration [FDA].  Nel migliore dei casi, i medici dovrebbero attenersi a questa legge federale e segnalare gli eventi avversi che seguono la somministrazione di un vaccino.

Tuttavia, la FDA ha riconosciuto più volte che il 90% dei medici non segnala le reazioni ai vaccini, esattamente come avviene in Italia [under-reporting]. Pertanto non c’è da stupirsi per l’età avanzata dei soggetti deceduti, perché i bambini non li considera praticamente nessuno pur essendo gli attori primari sui quali si gioca questa sperimentazione omessa dai consensi informati.

Lo studio analizza solo il tasso di mortalità entro 60 giorni dalla vaccinazione e, alla luce di quanto poc’anzi affermato, si dimostra decisamente presuntuoso e pretestuoso per fornire canoni di sicurezza legati alle vaccinazioni dell’infanzia. Inoltre, la maggior parte delle condizioni associate alla vaccinazione sono a lungo termine, non quelle che uccidono rapidamente. Pertanto, la maggior parte dei bambini danneggiati in modo subdolo dai vaccini non saranno mai rilevati attraverso un approccio così semplicistico.

Un’altra considerazione è che lo studio elimina specificamente coloro che non sono stati vaccinati, dal momento che la data della prima vaccinazione è l’ora di inizio per garantire l’ingresso di ogni persona nello studio. Pertanto, ripeto, il confronto è castrato in partenza!

Lo studio è prodotto da Vaccine Safety Datalink [VSD], in collaborazione col CDC 10 Organizzazioni di Gestione Cure [MCO], di cui 6 strutture del Kaiser Permanente Atlanta [Georgia], Group Health Cooperative di Seattle [Washington] Harvard Vanguard Medical Associates e Harvard Pilgrim Health Care [entrambe di Boston – Massachussetts] e Marshfield Clinic [di Marshfield – Wisconsin]. Il VSD dovrebbe fornire, secondo il CDC, “studi di sicurezza per l’immunizzazione” ed indica:

Il VSD ha dimostrato di essere uno strumento molto efficace per la valutazione della sicurezza dell’immunizzazione. Dal 1990, gli investigatori – [Dupont & Dupond!] – del VSD hanno pubblicato numerosi studi scientifici sui modi migliori per utilizzare i dati di sicurezza di immunizzazione esistenti.

È davvero interessante notare che il VSD trova costantemente e assolutamente nulla di sbagliato in merito alla sicurezza dei vaccini, nemmeno per i cosiddetti vaccini contro il cancro del collo dell’utero, Gardasil e Cervarix, per i quali sono estremamente elevati  e molto ben documentati i tassi di effetti avversi gravi rispetto agli altri vaccini, proprio in base ai dati forniti dal CDC e dalla FDA che vengono immagazzinati nel Vaccine Adverse Events reporting System [VAERS].

Esagerata pretesa di alcun conflitto di interessi

Questo studio ha la pretesa di sostenere che solo uno dei suoi ricercatori ha un conflitto di interessi. Roger Baxter, riceve assegni di ricerca da Sanofi Pasteur, GlaxoSmithKline, Merck, Novartis e Pfizer, che sono tutti principali produttori di vaccini. Tuttavia, andando più a fondo risultano molto più evidenti tanti altri collegamenti con i produttori di vaccini, a tal punto che risulta impossibile non pensare che non vi sia qualche “spiacevole influenza”. Uno su tutti è il caso del capo ricercatore, Frank DeStefano, in virtù della sua posizione di Direttore dell’Ufficio Immunizzazione e Sicurezza del CDC, che ha finanziato questo studio, la cui presenza non può certo garantire l’assenza di errori.

Infatti, DeStefano aveva prodotto recentemente l’ennesimo studio spazzatura, sostenendo che non vi è alcun legame tra autismo e vaccinazioni, ed è stato sbugiardato pesantemente per aver manipolato ed interpretato erroneamente i dati dietro il sapiente suggerimento di un altro pezzo da novanta del cover up mondiale: Paul Offit.

Il Dr. Offit è il Capo della Divisione di Malattie Infettive dell’Ospedale Pediatrico di Philadelphia, Consulente di Merck, sviluppatore di RotaTeq [un vaccino contaminato contro il Rotavirus] che produce la Merck.

Il Dr. Offit ha fatto parte del Comitato Consultivo del CDC on Immunization Practices. E’ il direttore del Vaccine Education Center presso l’Ospedale Pediatrico di Philadelphia e presiede i Consigli consultivi di Every Child By Two, PKIDS, Immunization Action Coalition– tutti gruppi impegnati a difendere la sicurezza e l’efficacia dei vaccini. Curiosamente, solo Immunization Action Coalition rivela il suo finanziamento da parte dell’industria farmaceutica e del CDC.

Questi personaggi del CDC producono scienza spazzatura per quanto riguarda il legame tra vaccini e autismo dal 2002, il pubblico lo sa, supportati da opinion leaders, ovvero individui ingaggiati dalle aziende farmaceutiche che formano [come margherite in un campo] intere agenzie di comunicazione per annunciare imminenti catastrofi e spingere [dietro l’impulso dei cattivi maestri] a diffidare della verità seminando il discredito.

Anche il precedente Direttore del CDC, Julie Gerberding, ha lasciato l’incarico per sedersi su una poltrona altamente remunerativa di Presidente della divisione vaccini di Merck ed è anche Direttore della Wellcome Trust MSD Hilleman Laboratories Private Limited. Lei è un altro ottimo esempio del movimento routinario in uscita che riguarda le persone provenienti dal CDC a favore di posizioni lussureggianti del settore farmaceutico.

Inoltre, Julie Gerberding  è colei che disse che il caso di Hannah Poling [regredita nell’autismo in seguito alle vaccinazioni fatte a 18 mesi] era “raro”, mentre sappiamo che in altri 83 bambini è accaduto identico danno e chissà a quanti altri ancora non viene approfondita l’indagine diagnostica.

Credere ad affermazioni di facciata che non vi è alcun conflitto di interessi tra il CDC e l’industria dei vaccini è come credere al mondo delle favole, dove Shrek  ha sposato la Befana e i loro figli sono Pippo, Pluto, Paperino, Yoghi e Bubu.

Questo studio si pone come un monumento d’espressione di questo miracolo, ma vi consiglio di leggere attentamente cosa significa Conflitto d’Interessi nell’era dell’EBM e quali tecniche si utilizzano per aggirare i controlli.

I difetti microscopici

A parte gli ovvi difetti di considerare solamente le persone vaccinate e gli eventi fino a 60 giorni dopo la vaccinazione, ci sono altri difetti meno evidenti che non sfuggono ad occhi allenati.

1. Tipo e numero delle vaccinazioni

Nessuna considerazione per il tipo di vaccinazione, sia essa in formulazione singola o combinata, così come nessuna considerazione in merito alla contemporanea somministrazione di più vaccini, in formulazione singola e/o multipla, nella stessa seduta. Questo aspetto ha molto probabilmente un effetto significativo sui risultati. Persone di ogni età sono state incluse nello studio, ed è altamente improbabile che le  persone di età differenti ricevano gli stessi vaccini: un adulto non riceverà mai un vaccino esavalente!

Inoltre, gli adulti non ricevono combinazioni di più vaccini nella stessa seduta [ovvero, esavalente + anti pneumococcica]. Così facendo tutte le vaccinazioni e i vaccini sono trattati come uguali ed i risultati finali dello studio sono piatti come una tavola da surf: tutto è sicuro!

2. Momento dell’arruolamento nello studio

Questo passaggio risulterà indigesto alle persone più sensibili ma è comunque un tema da affrontare per comprendere come saranno valutati i risultati.

Il tempo nello studio viene conteggiato solo fino alla morte di un individuo. Pertanto significa che chi è morto all’inizio ha un coefficiente inferiore a quelli che sono morti in seguito o sono sopravvissuti. Una persona che è morto il giorno dopo una vaccinazione rispetto a qualcuno che è vissuto per 60 giorni, conta solo un sessantesimo. In termini statistici ha quindi più peso la persona che vive più a lungo!

3. Tempo-Persona

Lo studio fornisce i risultati principali in termini di tempo-persona. Per questo genere di studio non è una misura valida. Sarebbe utile in uno studio che riguarda il tempo di esposizione a qualcosa di tossico, come la vicinanza a fonti di inquinamento ambientale [inceneritori], dove si potrebbe dimostrare che l’esposizione a breve termine è meno nociva di un’esposizione a lungo termine, o che il danno si sviluppa entro un certo periodo di tempo.

Paradossalmente, questo dato potrebbe giustificare l’inoculo e la promozione di ulteriori dosi di vaccino. Infatti, gli autori non hanno trovato differenze sostanziali.

In questo studio si considera un danno prodotto da un singolo evento, la vaccinazione, e i  risultati tempo-persona non forniscono le informazioni necessarie. Ciò che è necessario in uno studio come questo è un dato percentuale che ci dica quante persone sono state danneggiate. Può essere interessante e utile per imparare quanto tempo dopo un evento si è verificato il danno, ma la preoccupazione saliente è semplicemente se l’evento si è verificato o non si è verificato.

4. Somministrazione del vaccino in “stato di salute”

Gli autori affermano:

Generalmente, le persone hanno più probabilità di ricevere un vaccino quando sono generalmente in salute o in uno stato libero da malattia, ed i tassi di mortalità VSD dimostrano questo effetto nella persona vaccinata sana.

Il fatto è che i vaccini sono farmaci e come tali possono causare  effetti  avversi  anche gravissimi  tardivi o  immediati, a volte sia immediati che tardivi.

La spinta  alla vaccinazione di massa, con  imposizione e promozione di un numero sempre maggiore di vaccini, da 0 a 100 anni e senza rispetto per le condizioni  del ricevente che, secondo le specifiche linee guida del nostro Ministero della Salute, deve  essere vaccinato anche se prematuro, epilettico, cerebropatico, HIV positivo, convalescente, ”moderatamente”  febbrile e persino se ha già avuto una reazione avversa anche grave, tanto poi se ha la sfiga [per utilizzare un termine caro a una Pediatra del circondario Monza-Brianza] di manifestare un rechallenge positivo sono solo problemi suoi e della famiglia, ha oscurato il  buon senso prima ancora che la pratica di una Medicina rispettosa della persona.

Tutto ciò è l’antitesi di quanto vorrebbero dimostrare gli autori con questo studio. Infatti, non si può escludere a priori che la media dei vaccinati è molto meno sana di quanto si può pensare!

Cosa non si inventano per eludere un confronto tra vaccinati e non vaccinati

E’ abbastanza ovvio che l’unico modo per fugare i timori legati al rischio delle vaccinazioni, o per dimostrare la loro validità, sarebbe un onesto studio condotto su scala mondiale per confrontare i risultati tra le persone vaccinate e non vaccinate. Se le nostre agenzie sanitarie fossero interessate alla verità, la prima cosa che avrebbero fatto è un tale studio. In realtà si rifiutano di farne uno e ne fanno tanti altri tesi a validare la loro promozione vaccinale. Tirano fuori questa pseudo-scienza, che butta fumo negli occhi, dando l’impressione che stanno fornendo la base per procedere a tale confronto, e nel frattempo commissionano al burocrate di turno il solito articoletto da ufficio-vendite per ribadire quanto sana e sicura è la pratica vaccinale.

Sempre più spesso il burocrate di turno ha legami con l’industria, è responsabile di un laboratorio di ricerca immunologica volto alla progettazione di vaccini [finanziato dall’Istituto Superiore di Sanità e dal Fondo per la Ricerca di Base del Ministero della Ricerca Scientifica], è Professore Universitario in cerca di notorietà per il proprio Ateneo disperso nella lista degli ultimi posti al mondo, e a volte [non c’è limite alla vergogna!] trattasi di genitore interessato dalla problematica che, con grande atto di coerenza, ha fatto il salto del fosso per compiacere il Neuropsichiatra di zona al fine di ottenere in cambio visibilità territoriale [sovvenzioni e finanziamenti] per la propria Associazione.

Così si espande lo slogan promozionale del CDC:

Per determinare il tasso di mortalità di base in una popolazione vaccinata è necessario essere in grado di identificare eventuali aumenti insoliti di morti dopo somministrazione del vaccino.

E proseguono:

Anche se non esiste attualmente alcuna prova a sostegno di una relazione causale tra vaccinazioni e la morte, questo studio fornisce i tassi di mortalità dopo la vaccinazione per essere utilizzati come linea di base per l’esame dei profili di sicurezza di nuovi vaccini e le campagne di immunizzazione di massa.

Una lettura casuale fornisce l’impressione che questo studio esamina i tassi di mortalità di persone non vaccinate, ma un’attenta lettura dimostra il contrario. Il CDC non ha assolutamente alcun interesse a scoprire se la pianificazione attuale dei piani vaccinali sta contribuendo a danneggiare le persone.

Questa Scienza Work In Progress è una spirale di perversione in mano alla stesse agenzie che hanno il compito di tutelare la salute pubblica, e sono gestite da personaggi miserabili che sbarcano il lunario grazie a cialtronerie, menzogne e corruzione!

Non sembra esserci alcun limite ai sotterfugi e all’uso di scienza spazzatura nel tentativo di sostenere la vera agenda di queste agenzie: fornire copertura per far rispettare la volontà dei loro veri padroni, Big Pharma!

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Informazioni su Gabriele Milani 353 Articoli

infermiere, divenuto freelance per dovere di informazione, ma soprattutto padre di un bambino che ha presentato reazione avversa alla somministrazione dei vaccini anti-infettivi nella forma di ENCEFALOPATIA IMMUNO-ALLERGO-TOSSICA, che ha danneggiato lo sviluppo cerebrale ed evolutivo del bambino, sino a realizzare nel tempo il quadro clinico di disturbo autistico con grave deficit cognitivo.

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