Nuova epidemia di parotite in soggetti vaccinati

Un focolaio epidemico di parotite presso la Fordham University di New York si è diffuso da un campus all’altro. Attualmente sono stati segnalati 13 casi, 12 presso il campus di Rose Hill nel Bronx ed uno presso il campus del Lincoln Center a Manhattan.

Anche questa volta, come accadde a febbraio 2010, tutti i pazienti infetti hanno ricevuto il vaccino della parotite e le autorità sanitarie proseguono ad affermare imbarazzate che il vaccino non è efficace al 100%, ma va comunque proposto.

Tutti gli studenti della Fordham University sono tenuti ad avere completato il ciclo vaccinale prima di frequentare l’Università, compresa la vaccinazione per la parotite, somministrata nella tristemente nota combinazione trivalente insieme ad anti-morbillo e anti-rosolia [MMR o MPR].

La storia dell’inefficacia del vaccino contro la parotite nasce nel lontano 1948 negli Stati Uniti, quando venne usato dal 1950 al 1978 in formulazione monodose, determinando un’ipotetica immunità a brevissimo termine e una scarsissima efficacia protettiva.

Nel mondo sono usati come vaccini almeno 11 ceppi diversi: il ceppo Jeryl Lynn e Urabe Am9 sono i più usati, seguiti dal Leningrad-Zagreb, Leningrad-3 e Rubini. Il nuovo ceppo RIT 4385 deriva dal ceppo Jeryl Lynn.

Il ceppo usato da più lungo tempo è il Jeryl Lynn, coltivato su cellule di embrione di pollo e attenuato tramite 17 passaggi. Il ceppo fu isolato nel faringe della piccola Jeryl Lynn Hilleman. In seno al ceppo Jeryl Lynn [JL] sono stati identificati due virus distinti [JL2 e JL5], ma molto vicini, in un rapporto di 1:5.

Questo vaccino è l’unico in commercio negli USA nella combinazione trivalente MMR prodotta dalla Merck e, per coloro che si mettessero alla lettura solo in questo momento, ricordo che tale vaccino è tutt’oggi sottoposto a valutazione da parte del Dipartimento della Giustizia degli Stati Uniti per ipotesi di frode. Le azioni reiterate di Merck, che avrebbe sovrastimato l’efficacia della componente della parotite, rendono falsa tutta la certificazione di sicurezza prodotta da Merck in merito a questo vaccino a partire almeno dal 1999. In Italia si ritrova nel vaccino M-M-RvaxPro della Sanofi Pasteur MSD.

Il ceppo RIT 4385, derivato dalla popolazione dominante delle due varianti virali del ceppo originario Jeryl Lynn, è presente nel vaccino Priorix e Priorix Tetra della GlaxoSmithKline.

L’altro ceppo, di larghissima diffusione, è il noto Urabe Am9 che nel 1992 comparve in una pubblicazione a seguito delle sue note negative, che riferivano di diversi casi di meningite post-vaccinazione, fortunatamente lievi e benigne, insorte nella contea di Nottingham in Inghilterra. L’incidenza era di 1 caso ogni 4000 inoculazioni. E’ stato in base a questa constatazione che la ditta SmithKline Beecham ha ritirato il vaccino Pluserix [nel quale era contenuto il ceppo Urabe Am9] dal commercio, anche nel nostro paese.

In Italia il ceppo Urabe Am9 era ancora inserito nel vaccino Morupar della Chiron [oggi Novartis]: l’AIFA nel 2005 sottolineò, in una sua nota, che gli effetti collaterali notificati, per questo vaccino, erano più frequenti di circa il doppio di quelli notificati per ciascuno degli altri due vaccini in commercio [MMR II e Priorix]. La notifica di una serie di casi di shock anafilattico portò l’AIFA alla decisione di ritirare il Morupar dal commercio. Risulta che le manifestazioni d’ipersensibilità erano dovute alla presenza nel vaccino di una sostanza denominata destrano.

Il ceppo Rubini, insieme al vaccino contro morbillo e rosolia, preparato in Svizzera, si ritrovava nel vaccino MPR prodotto dalla Crucell Italia, dal nome commerciale Triviraten: la registrazione di questo vaccino, proprio per l’insufficienza dimostrata dal vaccino contro la parotite, è stata ritirata dal Ministero della Sanità il 19 giugno 2001 [disposizione pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 78 del 3 aprile 2002].

La stessa OMS raccomanda, secondo propria disposizione del 2007, che il vaccino contenente il ceppo Rubini, non sia più usato nei programmi di vaccinazione nazionali. Tuttavia, ancora recentemente nel 2010, è stata confermata l’insufficiente attività del ceppo Rubini quando il vaccino Triviraten è stato somministrato per aerosol malgrado le indicazioni dell’OMS.

Esistono poi nel mondo altri ceppi attenuati di virus della parotite usati come vaccini in singoli Paesi. Fra questi va ricordato il ceppo Leningrad-3, il ceppo Leningrad-Zagreb, utilizzato in Croazia, in India e in Brasile: oltre alla febbre elevata si sono verificati casi di meningite asettica e di anafilassi.

Di recente sono apparse molte pubblicazioni sull’elevata incidenza di meningite asettica in soggetti vaccinati in Croazia con il ceppo Leningrad-Zagreb. Sono stati riportati anche casi di trasmissione del virus Leningrad-3 da soggetti vaccinati e meningite asettica da contatto con vaccinati con virus Leningrad-Zagreb.

In un lavoro di Usonis nel 1998 venne anche confrontata reattogenicità e immunogenicità fra due vaccini combinati MPR, il Priorix della GlaxoSmithKline e l’MMR II della Merck: nei bambini del secondo anno di vita il vaccino della GlaxoSmithKline dimostrò una reattogenicità inferiore a quello della Merck con un’uguale immunogenicità. Questi rilievi hanno portato a numerose dispute, repliche e contestazioni da parte dell’azienda concorrente. Tuttavia, nel 2006, i dati di Usonis sono stati confermati in Svezia.

Tutti questi dati dimostrano che la controversia in merito ai danni procurati dal vaccino trivalente MPR è tutt’altro che conclusa, e gli effetti collaterali nonché i fallimenti riferibili al vaccino non sono così rari come dichiarano le autorità sanitarie preposte. Se poi aggiungiamo che certi medici sono addestrati a non riconoscere i danni, diventa particolarmente difficile districarsi in un complicato ginepraio.

Le reazioni descritte frequentemente riportano febbre elevata e tumefazione delle ghiandole parotidi, che insorgono in generale dopo 10-14 giorni dalla vaccinazione. Nel 5% dei bambini [2 ogni 10] insorge dopo vaccinazione con MPR una febbre superiore ai 39,4° C e non è affatto così poco rilevante come può sembrare.

In uno studio di confronto tra i ceppi Jeryl Lynn e Urabe, la tumefazione della ghiandola parotide o della ghiandola sottomascellare è stata notata nell’1,6% dei bambini che avevano ricevuto il vaccino con ceppo Jeryl Lynn e nell’1,2% di quelli che avevano ricevuto il vaccino con ceppo Urabe.

La comparsa di tumefazione della parotide è stata riscontrata anche dopo la vaccinazione contro la parotite promossa nelle reclute militari italiane.

Considerato poi che la maggior parte dei genitori di figli maschi hanno in preventivo l’esecuzione di questa vaccinazione per tutelare il proprio pargolo dagli effetti dello spauracchio orchite, è bene sapere che può verificarsi anche dopo vaccinazione e le evidenze scientifiche supportano tale tesi a causa di un ben spiegato meccanismo immunomediato.

La combinazione del vaccino contro la parotite con quello del morbillo e della rosolia riduce la possibilità di comprendere a quali dei tre debba attribuirsi la comparsa di un effetto collaterale spiacevole. Per i procacciatori dei vaccini sarà sempre colpa dello sfortunato ricevente ma, come già dimostrato con ampia bibliografia reperibile in questo sito, non sono affatto rari quadri clinici di orchite, di artrite, di sordità centrale e di miosite più facilmente attribuibili al vaccino contro la parotite, che agli altri due.

Infine, tanto per completare il quadro degli orrori, è stata anche dimostrata la presenza del virus della leucosi aviaria e del virus endogeno aviario in alcuni dei primi lotti del vaccino contro il morbillo e la parotite, coltivati in cellule embrionali di pollo, anche se le industrie farmaceutiche si sono immediatamente attivate per smentire tale evidenza e l’eventuale trasmissione di questi virus ai soggetti vaccinati con questi vaccini.

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infermiere, divenuto freelance per dovere di informazione, ma soprattutto padre di un bambino che ha presentato reazione avversa alla somministrazione dei vaccini anti-infettivi nella forma di ENCEFALOPATIA IMMUNO-ALLERGO-TOSSICA, che ha danneggiato lo sviluppo cerebrale ed evolutivo del bambino, sino a realizzare nel tempo il quadro clinico di disturbo autistico con grave deficit cognitivo.

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