Autismo: NON ha affatto inizio nel grembo materno

In questi giorni agitati, in cui mantenere la calma è nostro preciso dovere, rispondiamo sempre serenamente alle immancabili speculazioni che vengono lanciate in modo isterico dagli organi di stampa, al solo scopo di sedare i genitori. E’ ovvio che la premessa d’indagine della Magistratura di Trani fa paura a certi Palazzi: l’hanno compreso anche i bambini [autistici].

Leggere poi di petizioni inviate al Ministro della Salute, quale strumento di democrazia per difendere le vaccinazioni, laddove i nomi dei firmatari sono i soliti noti, guarda caso, non proprio esenti da conflitti d’interesse con le industrie del farmaco, fa assumere contorni farseschi ad una vicenda dove da un lato vi sono bambini che soffrono per una grave menomazione a carattere permanente procurata da un trattamento sanitario non esente da rischi e dall’altro vi sono “bambini” che reclamano il diritto di giocare a freccette con i loro vaccini. Girare intorno alla questione, e ripeterla quasi quotidianamente, diventa particolarmente stucchevole.

Ma veniamo al dunque, come si suol dire, alla “ciccia” dell’ultima speculazione lanciata sull’Autismo.

Secondo un nuovo studio pubblicato sul New England Journal of Medicine sarebbero fornite chiare e dirette prove dell’insorgenza dell’autismo durante la gravidanza.

Parlare e scrivere di prove è decisamente ridicolo.

Infatti, i ricercatori hanno analizzato solamente venticinque geni del tessuto cerebrale post-mortem di 11 [solo undici!!!] bambini. 10 erano affetti da Autismo e 1 solo era senza autismo. Oggi, questa ricerca, non significa assolutamente nulla! Così come scrivere al plurale “bambini senza autismo” è decisamente un errore di concetto molto grave per coloro che dovrebbero utilizzare professionalmente i mezzi d’informazione a favore della popolazione.

Se poi pensiamo allo studio originale di Wakefield, così tanto contestato, mai sconfessato e replicato da molti altri ricercatori, condotto originariamente su 12 bambini, sembra di assistere alla fiera della barzelletta. Ma andiamo avanti.

I media nostrani, sotto influsso dei soliti quattro cantori, scelgono di pilotare la macchina del fango indirizzandola contro i presunti contatti tra il Magistrato di Trani e il Dott. Massimo Montinari, da anni molto attivo nel campo dell’Autismo da vaccino.

Ebbene, sempre per par condicio informativa, sarebbe opportuno scrivere che il recente studio pubblicato sul New England Journal of Medicine, oltre che essere privo delle dichiarazioni di conflitto d’interesse degli autori, è stato finanziato dalla Simons Foundation, fondazione privata la cui presidente Marilyn Simons è anche vice-presidente del consiglio d’amministrazione del Cold Spring Harbor Laboratory, ovvero un centro di ricerca privato statunitense specializzato in biologia molecolare e genetica che ha tutti gli interessi a far sì che l’Autismo rientri fra le malattie genetiche o da alterazione molecolare, come dimostra l’ampia gamma di proposte che compongono il progetto SFARI – Simons Foundation Autism Research Initiative.

La ricerca genetica è la moda del momento, e con questa ci si toglie spesso dagli impicci.

La genetica può solo aggiungere ulteriori speculazioni alla questione e non risolve affatto un’evidenza che non può più essere taciuta. Basti pensare a come le autorità sanitarie, in pesante contraddizione con loro stesse, definiscono impropri gli esami pre-vaccinali salvo poi usare gli stessi esami per definire l’appropriatezza scientifica di una nuova branca della vaccinologia denominata adversomica.

Guarda caso, negli studi di adversomica, per esempio, le HLA: la nostra carta d’identità biologica rappresentano la base scientifica per definire sicuri i vaccini e difettosi gli esseri umani riceventi. Un concetto razionale dovrebbe essere l’opposto.

Purtroppo viviamo nell’epoca della mappatura del genoma umano, e non passa giorno che non si legga di importanti scoperte genetiche che illuminerebbero le cause, spesso tutt’ora ignote, di svariate e diffuse malattie.

Non più tardi del 2009, il British Journal of Psychology, nella ricerca guidata da Bonnie Auyeung della Cambridge University, aveva tenuto sotto osservazione, per otto anni, 235 bambini le cui madri si erano sottoposte ad amniocentesi. Secondo gli autori, c’era una stretta relazione tra alti livelli di testosterone nell’utero e lo sviluppo di tratti tipici dell’autismo. Il corollario della scoperta e, ovviamente, l’annuncio di un prossimo venturo cambiamento radicale delle terapie, spesso insoddisfacenti o addirittura nulle, si è perso inevitabilmente nella galassia di castronerie che siamo abituati a leggere.

La ricerca genetica mirata alle funzionalità cerebrali, e sotto l’influsso dei cattivi maestri della Psichiatria, si trova di fronte a un doppio paradosso legato al numero dei geni. Si stima che una percentuale variabile tra il 30% e il 50% di tutti i geni dell’organismo umano siano attivi nel cervello. Molte migliaia: da 8000 a 12000, ammesso che i geni umani siano davvero 25000 come vogliono farci credere. Un numero comunque enorme, se si devono scegliere geni da studiare. Ebbene, un numero risibile di 25 geni, non si sa poi in base a quali criteri sono stati scelti questi piuttosto che altri, non provano alcuna evidenza.

A tutt’oggi, non c’è alcun ricercatore al mondo che possa affermare di aver trovato il gene o i geni “specifici, univoci e responsabili” di qualsivoglia malattia psichiatrica, ammesso che l’Autismo sia tale, ma nemmeno di avere individuato, senza ombra di dubbio, il posto dove cercarli.

In tutti i casi citati finora, l’esecuzione di tali indagini genetiche, porterebbe inevitabilmente a una pericolosa deriva eugenetica.

Come ricorda la nostra Pediatra, Dott.ssa Gabriella Lesmo, esperta in Sindromi Autistiche anche per esperienza familiare diretta

nelle pubblicazioni scientifiche, è bene  identificare le premesse dello studio e la finalità, distinguere i risultati dalle opinioni  degli autori  e dalle loro conclusioni. Nei casi di stampa divulgativa, considerare che i giornali riportano notizie scientifiche scrivendo titoli ad effetto, spesso ben lontani dalla rilevanza dell’argomento.

Identificare una nuova proteina, nell’ambito di una ricerca su una specifica patologia, il più delle volte permette di fare soltanto ipotesi, cioè SPECULAZIONI sul possibile ed ipotetico ruolo di quella proteina,  non di ricavare certezze  e conclusioni sulla profonda comprensione dell’oggetto di studio.

I nostri geni possono avere piccole varianti strutturali, un aminoacido sostituito con un altro o diversamente collocato. Nella maggior parte dei casi ciò non inficia la funzionalità del gene, né da origine ad una malattia, né può essere definito una “malattia genetica”. Alcune volte tali modificazioni  hanno una ricaduta  sul sistema biologico, nel senso di una proteina codificata dal gene, anomala per struttura o inadeguata  per quantità. Ciò può portare ad una malattia, oppure  costituire una fragilità biologica.

Tuttavia, anche se in futuro venisse confermata un’ipotesi fetale su tutti i casi di autismo, non escluderebbe come causa scatenante una reazione avversa da vaccino: anche le mamme vengono vaccinate sempre più spesso in gravidanza, contribuendo ad intossicare pesantemente il prodotto del concepimento.

Inoltre, il paradosso della stessa OMS è ben evidente agli occhi esperti. Da un lato l’OMS rilascia uno scarno comunicato [altro che vademecum] per rassicurarci che i vaccini non provocherebbero autismo, mentre dall’altro conosce molto bene come più del 25% di tutte le malattie esistenti è da addebitare all’intossicazione da metalli pesanti.

I metalli pesanti sono i composti più pericolosi e dannosi tra le sostanze inquinanti. Infatti, penetrano in maniera insidiosa nel nostro organismo attraverso cibi, bevande, aria atmosferica, e vaccini inquinati da micro- e nanoparticelle solide, inorganiche, non biodegradabili e non biocompatibili [come documentato dall’équipe della Nanodiagnostics di Modena diretta dalla Dott.ssa Antonietta Gatti e dal Dott. Stefano Montanari].

I metalli pesanti bloccano l’attività di numerosi complessi enzimatici e, studi americani, pubblicati a giugno del 2009 sulla rivista Toxicological and Enviromental Chemistry hanno evidenziato il nesso fra queste terribili sostanze tossiche e le malattie del sistema linfatico, nervoso ed immunitario nei bambini e nei giovani vaccinati.

Non è possibile dichiarare sicuri ed efficaci i vaccini, intesi come composto farmacologico, in quanto, anche grazie alle nuove regole e agli incentivi introdotti negli ultimi anni negli Stati Uniti, sono aumentati i numeri di studi clinici rivolti alla popolazione pediatrica, ma i risultati relativi ai bambini più piccoli, i neonati, proseguono a non comportare grandi cambiamenti nei foglietti illustrativi dei farmaci, malgrado sia nota l’insicurezza delle molecole somministrate. Infatti, i bambini con meno di 28 giorni di età, quelli che tecnicamente vengono definiti neonati, quelli ai quali si vogliono proporre sempre più vaccinazioni innovative per proteggerli dai mali dell’universo, possono subire danni catastrofici a causa dei trattamenti farmacologici.

Una sparuta minoranza di “studentelli sbarbatelli” in Medicina, probabilmente stimolati dai loro “interessati” baroni Universitari [sarà un caso ma sono spuntati anche i comportamentisti], si permettono di definire “capre” i genitori che decidono di porsi domande critiche in merito alla vaccinazioni e alla correlazione con l’Autismo. Siate più rispettosi, meno arroganti, dedicandovi con coscienza al glorioso meccanismo del corpo umano anziché alla caccia delle medaglie che non daranno mai alcuna idea di che razza di medico potrete diventare.

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