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Vaccinazioni: a domanda, risponde il Dott. Montanari

Buonasera dott.Montanari, sono una neo mamma. Devo dire che lei mi sta molto simpatico, prima di tutto perché essendo inviso a tutti, sia ai pro che agli anti vaccino, probabilmente non ha davvero alcun interesse e probabilmente dice cose vere. E poi per la sua maniera ficcante di scrivere. Ma bando ai complimenti, che -se l’ho ben inquadrata- non la interessano, sono completamente d’accordo con lei: manca chiarezza sul tema vaccini. Ma aspettando che si dipani la nebbia, un povero genitore cosa deve fare? Vaccinare e sperare che vada tutto bene? Non vaccinare e sperare che vada tutto bene? In ogni caso bisogna compiere un atto di fede! Perché il dramma é che uno la scelta la deve fare, peccato che non abbia alcuna base per maturarla serenamente. Come posso valutare il rapporto rischio/beneficio? Il 99% dei pediatri guarda con compassione chiunque sollevi dubbi sull’argomento. Risultati di studi completi di dati oggettivi sugli effetti collaterali dei vaccini non mi sembrano così facilmente reperibili. Sotto consiglio dell’unica pediatra che quantomeno si è posta il problema, ho fatto a mia figlia 3 delle 4 vaccinazioni obbligatorie con iniezioni separate (abbiamo rimandato quella dell’epatite). Questo per non stressare il sistema immunitario. Per contro la dose di eccepienti, e magari anche quella di micro inquinanti, sarà maggiore. Lei, si trattasse di suo figlio, cosa farebbe? Vorrei il parere del padre non dell’uomo di scienza.
Grazie dell’eventuale risposta.

Cara signora Federica, il problema è proprio quello che indica lei: che fare? E ha doppiamente ragione quando dice che, in qualunque modo ci si comporti, quello che si fa è un atto di fede rischioso comunque lo si prenda. È proprio per questo che io, voce (quasi) solitaria, continuo a strillare nel deserto. Da una parte, la più grossa, la più potente, ci stanno le industrie farmaceutiche le quali, con il loro strapotere, hanno esercitato e continuano ad esercitare un’opera capillare di corruzione. E non parlo solo di quattrini, che pure ci sono e sono un’arma fondamentale, ma anche della corruzione delle menti. Prenda, ad esempio, i pediatri. Tranne poche eccezioni, che fortunatamente esistono e proprio per la loro rarità sono ancora più preziose, si tratta di una classe imbevuta di presunzione e d’ignoranza che, spesso senza nemmeno rendersene conto, fa da manutengola ad interessi tutt’altro che chiari e non di rado sostenuti con metodi criminali quali, ad esempio, le minacce personali. Ciò che più mi stupisce in loro non è tanto l’ignoranza quanto il livello intellettivo decisamente basso e la totale mancanza di onestà intellettuale. Ma con loro ci sono tanti funzionari pubblici e tanti mezzi di cosiddetta informazione, pagati o complici volontari che siano. Dall’altra parte si schierano i contrari per partito preso e spesso, anzi, quasi sempre, si tratta di persone totalmente impreparate dal punto di vista scientifico. Proprio per questa loro pochezza, costoro fanno danni incalcolabili. In uno scenario simile, non esiste possibilità di orientamento e la certezza viene surrogata dall’opinione, qualcosa dove ha ragione chi grida più forte. Tirando le somme, questa situazione di stallo non giova a nessuno. D’altra parte, per fare la chiarezza che io continuo a chiedere occorre mettere in preventivo somme di denaro cospicue e tempi che sono quelli biologici, cioè relativamente lunghi. Al momento e, temo, per molti anni ancora, sono solo le case farmaceutiche a disporre del denaro e da quelle è ingenuo sperare in un aiuto. In aggiunta a quello dei quattrini c’è il problema del tempo. Ogni ora passata senza vaccinazioni significa una piccola valanga d’introiti in meno ed è quanto meno bizzarro pensare che le industrie del farmaco siano in qualche modo diverse eticamente da qualunque altra industria in cui è imperativo guadagnare soldi. Per questo lo stallo resta il minore dei mali per le case farmaceutiche le quali possono comunque continuare a vendere prodotti sulla cui utilità molto c’è da obiettare e ad inventarne sempre di nuovi, nella maggior parte dei casi frutti di pura fantasia. La sola possibilità che io intravvedo è quella di pensionare TUTTI i funzionari pubblici che si occupano di sanità, bambino e acqua sporca insieme, e di sostituirli con altri. E già qui si presenterebbe il problema della preparazione scientifica dei nuovi che sono stati per forza istruiti da insegnanti corrotti almeno culturalmente. Ad ogni modo, se, idealmente, si potesse operare quella sostituzione, i nuovi responsabili dovrebbero costringere le industrie farmaceutiche a mettere in atto sperimentazioni che abbiano un senso e tenerle personalmente sotto controllo, visto che ora la maggior parte delle “sperimentazioni” (virgolette) è afflitta da una censura ferrea per quanto riguarda eventuali risultati negativi, magari anche solo dovuti all’inefficacia del farmaco. Per ciò che mi riguarda, io mi occupo dell’inquinamento che, purtroppo, è presente nei vaccini. A questo punto è inevitabile che io faccia una considerazione e mi ponga la domanda che forzatamente ne esce. Se questi miei risultati che nessuno ha mai messo in dubbio (se non altro per evitare il rischio di farci una figura barbina) mettono in grande difficoltà, come in effetti è, le case farmaceutiche, perché chi dice di lottare a priori contro i vaccini non fa sì che si analizzino altri campioni? Se per il nostro laboratorio il costo di un’analisi è insostenibile, basterebbe un soldino a testa sacrificato dagli “attivisti” per mettere altra carne al fuoco e per fare un po’ di chiarezza. Invece… Da qui il mio sospetto che gl’interessi non stiano da una parte sola e che sia proprio la chiarezza ciò che nessuno, dovunque si collochi, vuole. Per finire, lei mi chiede che cosa farei io. La risposta che le darò è puramente personale e non deve assolutamente rappresentare una sorta di consiglio, palese o mascherato che sia: io non vedo nessun motivo per praticare vaccinazioni a bambini sotto i tre anni. E ne vedo pure ben pochi per vaccinare oltre quell’età. Ma qui ricadiamo nell’opinione.

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