Virus del morbillo contro il mieloma multiplo: ecco la verità dei fatti

Si può curare il cancro con il virus selvaggio del morbillo? Ancora non è chiaro, ma a provarci sono stati i ricercatori della Mayo Clinic somministrando a una paziente affetta da mieloma multiplo un trattamento basato su un virus ingegnerizzato, appositamente modificato per uccidere le cellule tumorali maligne.

Gli effetti della viroterapia sono promettenti, ma questo per ora non dimostra che abbiamo una cura

esordisce Stephen Russell, ematologo alla Mayo e coautore di uno studio sulla rivista Mayo Clinic Proceedings, sottolineando che i risultati ottenuti devono essere confermati da ulteriori ricerche su casistiche più ampie.

Resta molto lavoro da fare per verificare se gli effetti della cura sono generalizzabili ad altri malati di cancro

riprende Russell, che assieme ai colleghi ha somministrato a una donna di 49 anni affetta da mieloma multiplo il virus selvaggio del morbillo modificato in laboratorio che, come conferma lui stesso,

non ha nulla a che vedere coi ceppi attenuati utilizzati per la produzione degli attuali vaccini.

Il virus selvaggio del morbillo modificato in laboratorio è stato utilizzato allo scopo di trovare e distruggere [oncolisi] le cellule neoplastiche senza danneggiare quelle sane, osservando la regressione del tumore.

Ma in una seconda donna, anch’essa portatrice di un mieloma multiplo, c’è stata una risposta iniziale seguita dalla recidiva del cancro, mentre in altri quattro pazienti la terapia non ha avuto alcun effetto.

L’ipotesi è che le due pazienti che hanno risposto alla cura avessero livelli scarsi o nulli di anticorpi antimorbillo circolanti, in grado di eliminare il virus ingegnerizzato prima che potesse uccidere le cellule tumorali

commenta in un editoriale di accompagnamento John Bell, del Centre for Innovative Cancer Research all’Ottawa Hospital Research Institute in Canada, aggiungendo che il prossimo passo sarà proprio quello di verificare la correlazione tra risposta alla terapia e livelli di anticorpi specifici.

Ci sono molti pazienti che vorrebbero iniziare domani il trattamento, ma questo per ora non è possibile: velocità e durata dell’infusione, quantità di virus e numero di dosi da somministrare sono tutti parametri che devono ancora essere verificati, e questo studio è solo il punto di partenza

conclude Bell.

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