I sali di alluminio come adiuvanti nei vaccini: aspetti tossicologici

Che un operatore commerciale scriva di vaccini, potrebbe sembrare comprensibile per aumentare il fatturato di vendita; ma che lo stesso dichiari apertamente che “i sali di alluminio sono una sostanza molto utile che aiuta a proteggere i nostri figli da malattie molto serie” è una dichiarazione da incompetente, fuorviante, e molto pericolosa.

Per anni considerato un elemento presente nell’organismo in tracce non pericoloso per la salute l’alluminio, metallo abbondantissimo in natura, è risultato negli ultimi decenni oggetto di numerose ricerche in quanto ritenuto responsabile di effetti neurotossici [ne abbiamo parlato in vari articoli] e di demineralizzazione ossea; quest’ultima ampiamente comprovata in soggetti emodializzati.

Esiste oggi una notevole messe di dati che descrivono manifestazioni patologiche, analizzano le ipotesi patogenetiche, evidenziano le fonti di intossicazione e indicano l’alluminio come il responsabile di encefalopatia, di osteomalacia da dialisi e di una particolare forma di anemia microcitica.

L’encefalopatia è una malattia neurologica progressiva che si manifesta in modo insidioso ed è totalmente irriconoscibile, se non ad occhi esperti, nei neonati. Infatti, per l’ovvia mancanza di maturazione delle competenze in un neonato, non è possibile osservare una pronuncia disarticolata e non fluente, balbuzia ed in seguito disartria, disprassia, disfasia, afasia motoria, mutismo e amnesia come accade nell’adulto. Si giunge così intorno alla fatidica età dei 3 anni con una diagnosi di Autismo bella che confezionata da regalare agli ignari genitori. Infatti, intorno a quell’età, è possibile apprezzare nel bambino la difficoltà di concentrazione, persistenza di sonnolenza diurna, riduzione dell’attenzione e della memoria, disgrafia, contrazioni involontarie dei muscoli mimici [erroneamente catalogate come stereotipie], miocloni e convulsioni.
La sindrome è caratterizzata anche da alterazioni elettroencefalografiche che all’inizio sono rappresentate da rallentamenti parossistici, da scoppi ritmici di onde difasiche e trifascihe nella zona di frequenza delta ed in seguito da una pronunciata attività delta e teta generalizzata.
Sono stati descritti arresti respiratori intermittenti che si presentano simultaneamente ai rallentamenti parossistici dell’elettroencefalogramma. Nel cervello di queste vittime sono state descritte lesioni quali infarti lacunari, alterazioni malaciche [rappresentative di ischemia], degenerazioni neuronali diffuse, calcificazioni microscopiche ed edema cerebrale che non possono essere considerate specifiche.

Inoltre, la funzione renale nei bambini e nei neonati è un po’ più “grossolana” rispetto all’adulto; infatti al momento della nascita i reni non sono ancora perfetti, ma lievemente immaturi, sia per quanto riguarda la struttura sia per quanto riguarda le capacità funzionali. La filtrazione glomerulare e il riassorbimento tubulare sono quindi limitati e di conseguenza l’eliminazione delle scorie risulta diminuita.

Tuttavia, secondo questo operatore commerciale le minuscole quantità di sali di alluminio contenute nei vaccini non rappresentano alcun rischio tossicologico, quand’è invece ben documentato in letteratura scientifica che, per le ridotte capacità funzionali dei reni, si verificano alterazioni del metabolismo del calcio e del fosforo, deficit di metaboliti attivi della vitamina D, disfunzioni tiroidee, e i poveri bambini non fanno altro che lamentarsi di dolori ossei diffusi e di astenie muscolari, a tal punto da andare incontro anche a fratture ossee spontanee.

E’ altresì ben documentato in letteratura scientifica che l’alluminio si localizza preferibilmente nelle ossa, nei muscoli e nella materia grigia cerebrale.

I sali d’alluminio utilizzati dall’industria farmaceutica costituiscono da sempre un problema rilevante di salute pubblica, non solo nel campo della vaccinologia [dove il rischio di contaminare il prodotto è notevolmente elevato nelle fasi di produzione] ma anche nel campo della nefrologia, della gastroenterologia, della medicina del lavoro e della medicina di laboratorio. Qualora poi avvenga un danno alla salute, è stato ampiamente dimostrato che il dosaggio dell’alluminio a livello di tracce ed ultratracce risulta difficoltoso a causa delle facilità di contaminazione del ciclo di analisi.

La determinazione dell’alluminio nei tessuti e nei fluidi biologici [saliva, sangue, urine] sta assumendo attualmente un’importanza sempre più grande in relazione ai fenomeni tossici causati dai vaccini e riscontrati prevalentemente nei bambini autistici. Anche gli alti livelli di alluminio determinati nel tessuto cerebrale di ragazzi autistici deceduti hanno comprovato un’evidente encefalopatia, soprattutto se comparati con quelli di controllo relativi a campioni autoptici di soggetti normali, indicando l’alluminio come causa di malattia neurodegenerativa.

Indicatori biologici/biomarcatori

Tempo fa, leggendo uno dei soliti sprezzanti commenti a danno di alcuni genitori che segnalavano danni vaccinali in un forum di pediatria, taluni fans dei vaccini ironizzavano sul fatto di come fosse possibile ritrovare elevate concentrazioni di metalli pesanti nei capelli di bambini autistici, vaccinati molti anni prima, e ricollegare tale presenza al danno vaccinale.

Orbene, la presenza di metalli pesanti nel sangue e nelle urine è spesso indicatore di esposizione recente. Quando i composti del metallo sono distribuiti, accumulati o escreti, i livelli nel sangue e nelle urine diminuiscono. Però ….. Però molti metalli pesanti come l’alluminio si accumulano nei capelli e nelle unghie e i loro livelli, in genere, sono correlati con quelli presenti nel sangue quando i capelli e le unghie si sono formate. Pertanto i capelli, crescendo con una velocità relativamente costante, sono utilizzati per determinare il livello di esposizione in differenti periodi del passato: questa è la base della tossicologia clinica che tanto ignorano taluni promotori vaccinali e taluni pediatri.

Cancerogenicità

E’ stato dimostrato che alcuni metalli, come l’alluminio, sono cancerogeni per l’uomo, per gli animali o per entrambi, attraverso meccanismi d’azione multipli come la sostituzione di metaboliti e il danneggiamento del citoscheletro che altera la precisione della polimerasi coinvolta nella biosintesi del DNA.

Funzione immunitaria

L’esposizione a certi metalli, come l’alluminio, può determinare l’inibizione delle funzioni immunitarie e può indurre reazioni d’ipersensibilità.

Sistema nervoso

Il sistema nervoso, a causa della sua suscettibilità, è un bersaglio comune dei metalli tossici. La forma fisico-chimica del metallo condiziona spesso la natura della tossicità. Nei neonati e nei bambini piccoli anche un moderato livello di esposizione a questi composti può esitare in un deficit delle funzioni cerebrali: come è possibile giustificare ancora l’iniezione di alluminio nei neonati?

Rene

Già anticipato in precedenza, il rene rappresenta il principale organo escretore dell’organismo ed è anch’esso un organo bersaglio comune. Anche i composti inorganici del mercurio, il piombo, il cromo e il platino, inducono danno renale, principalmente a livello dei tubuli prossimali. Si pensi che l’alluminio utilizzato nell’emodialisi per l’insufficienza renale cronica ha determinato una riconosciuta e documentata sindrome neurologica mortale.

La tossicologia moderna è una scienza multidisciplinare dedita allo studio degli effetti indotti da agenti chimici e fisici sui sistemi biologici, dei meccanismi alla base di tali effetti e alla valutazione dei rischi per la salute umana derivanti dall’esposizione a tali agenti, somministrati anche con i vaccini: consigliamo caldamente a codesto operatore commerciale, e ai pediatri connessi, di andare a rivedersi la letteratura scientifica che comprova la tossicità e gli effetti neuropatologici dell’alluminio.

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