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Psichiatria: pazienti vittime di medici stressati

La psichiatrizzazione dell’infanzia, che può avvalersi anche del Trattamento Sanitario Obbligatorio, viene applicata non in base a criteri univoci, che qualcuno definirebbe “scientifici”, ma con grandissime differenziazioni sul territorio.

Dove è maggiormente strutturato il lavoro dei centri specializzati in neuropsichiatria [pubblici o privati], si verifica un’incidenza più alta delle diagnosi e un accanimento maggiore nella registrazione dei piccoli pazienti da trattare farmacologicamente. E’ altresì importante sottolineare che nei territori dove ciò accade vi è sempre un sostegno istituzionale, politico, promosso anche da “finte associazioni” che, anziché tutelare i soggetti e le famiglie interessate, sono colluse alla neuropsichiatria.

Psichiatri, i medici più stressati

Gli psichiatri sono la categoria medica più soggetta a stress, in gran parte a causa della loro interazione con i pazienti: l’ultima a evidenziarlo è un’indagine finlandese che si aggiunge a dati e testimonianze provenienti da tutto il mondo e che non stupiscono i professionisti italiani. Claudio Mencacci, direttore del dipartimento di Neuroscienze AO Fatebenefratelli e Oftalmico di Milano, annuncia che la Società italiana di psichiatria [Sip] di cui è stato presidente, ben conoscendo queste difficoltà,

ha indetto per il prossimo 24 ottobre la prima giornata nazionale per la salute e la sicurezza degli operatori psichiatrici, che avverrà in streaming da Bari, proprio dove lo scorso anno è stata uccisa la psichiatra Paola Labriola, evento che ha colpito molto la comunità degli psichiatri, così come il suicidio di un altro collega, Rocco Pollice.

Sono due esempi drammatici che, spiega Mencacci, riflettono

il rischio costante di esposizione all’aggressività esterna e il sovraccarico emotivo con possibile burnout, dovuti al contatto emotivo particolarmente intenso con i pazienti. Per questo ci adopereremo affinché vi sia il riconoscimento di un rischio professionale, come avviene per radiologi e anestesisti.

Infatti, se la ricerca finlandese rileva lo stress degli psichiatri, dagli Stati Uniti si denuncia un elevato rischio di suicidio.

Siamo anche gli specialisti medici che, non avendo marker clinici precisamente definiti, devono più di altri utilizzare il giudizio clinico e quindi l’esperienza professionale per poter formulare delle diagnosi

fa notare Mencacci

Anche questo comporta un coinvolgimento maggiore e la necessità di una buona salute mentale, oltre che fisica.

Per migliorare le cose, molto contano l’organizzazione del lavoro e la possibilità di operare in team multidisciplinari:

quando il professionista lavora in maniera individuale, il rischio di sovraccarico emotivo aumenta, mentre sarebbe essenziale utilizzare altri apporti e altre competenze; in psichiatria le implicazioni ambientali e relazionali sono particolarmente importanti.

Pazienti con disturbi intellettivi vittime di omicidi

Non ci stancheremo mai di scrivere e affermare che i soggetti “autistici” hanno molta più empatia, curiosità, immaginazione, ingenuità, sentimento, della maggior parte dei cosiddetti “normali”. E’ molto più facile che un autistico uccida se stesso anziché gli altri. Nonostante questo, i media e i report della medicina accademica riguardanti i crimini violenti commessi da delinquenti con DSA generano un’associazione speculativa tra DSA e il comportamento offensivo.

Rispetto alla popolazione generale, i pazienti con disabilità intellettive hanno un rischio più che raddoppiato di essere vittime di un omicidio, almeno secondo i dati di uno studio svolto in Inghilterra e Galles, pubblicato su Lancet Psychiatry.

Finora sui media hanno ricevuto molta attenzione gli omicidi commessi dai soggetti con disabilità intellettiva, ma il loro rischio di essere invece vittime di omicidi e il rapporto con gli autori del crimine sono stati raramente esaminati

spiega Louis Appleby dell’università di Manchester nel Regno Unito e coautore dell’articolo, che assieme ai colleghi ha esaminato i dati tra gennaio 2003 e dicembre 2005 del National Confidential Inquiry [Nci], un archivio dati su vittime e colpevoli di omicidio in Inghilterra e Galles. E a conti fatti i ricercatori hanno scoperto che nel triennio di osservazione, 1.496 persone sono state vittime di omicidio, di cui il 6% seguiti dai servizi di salute mentale nell’anno precedente la morte.

Un terzo di essi era stato ucciso da altri pazienti con disturbi psichiatrici che spesso conoscevano la vittima

riprende Appleby, sottolineando che abuso di alcol e droghe e storie di violenze erano comuni tra vittime e carnefici, e che in oltre il 90% dei casi vittime e colpevoli erano seguiti dallo stesso ambulatorio del Servizio sanitario nazionale.

Storicamente la società è più preoccupata dal rischio di violenza dei malati di mente che dalla loro vulnerabilità ad atti violenti, puntualizza il ricercatore, concludendo che un’adeguata valutazione del rischio di restare vittime di omicidi dovrebbe diventare parte fondamentale dell’assistenza clinica in questi pazienti.

Riproduzione riservata ©

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