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Mercanti della salute: lievitano costi e malattie croniche

I contribuenti statunitensi spendono molto più di denaro per farmaci e vaccini rispetto ai contribuenti di altri paesi che hanno governi attenti a controllare i costi. E’ quanto emerge da una analisi del New York Times che, soprattutto per quanto riguarda il mercato dei vaccini, racconta come i prezzi hanno raggiunto cifre schizofreniche.

Il New York Times ha analizzato l’esempio del vaccino anti-pneumococcico Prevenar 13; una miniera d’oro, per l’azienda produttrice Pfizer, soggetto ad una serie di omissioni connesse al rischio di riportare danni neurologici. Per esempio, accade che medici della stessa città possono pagare prezzi molto diversi per acquistare Prevenar 13; così tanto differenti che alcuni spendono 39 dollari per ogni dose di Prevenar 13, mentre un buon 11% dei medici viaggiano in perdita.

Tale variazione di prezzo di solito non è visibile perché, secondo quanto scrive il New York Times, la Pfizer fa firmare ai medici degli accordi di non divulgazione, per mantenere segreti i costi individuali.

Quel che è peggio, per i medici, almeno, è che, nel complesso, i prezzi dei vaccini sono saliti alle stelle, e una serie di vaccinazioni per l’infanzia raccomandate dai Centers for Disease Control [CDC]c ostano oggi 937 dollari per ogni bambino, rispetto ai 215 dollari del 1986, tenendo consto anche degli aggiustamenti per l’inflazioneMolti medici, che di solito pagano prezzi molto elevati per i vaccini, sempre secondo il racconto del New York Times, hanno semplicemente smesso di vaccinare, perché l’acquisto dei vaccini è troppo costoso. Pertanto, non è proprio colpa dei critici alle vaccinazioni se il mercato dei vaccini fa acqua da tutte le parti, indipendentemente dalla fazione del tifo cui si appartiene.

Big VaxSempre in riferimento a Prevenar 13, ogni dose del vaccino anti-pneumococco ha un prezzo di listino di 136 dollari. Negli Stati Uniti i bambini  ricevono quattro dosi prima di iniziare la scuola, mentre in Italia [pur essendo una vaccinazione raccomandata “non obbligatoria”] sono messe a listino 3 somministrazioni entro i primi 13 mesi d’età. Giocando un po’ con i numeri, pensando a quanti milioni di bambini nascono ogni anno, si ottiene una pesante parte di introiti. Il vaccino ha assicurato quasi 4 miliardi di dollari per Pfizer lo scorso anno.

Se un pediatra vi dice che non ci sono guadagni nella produzione dei vaccini, gentilmente fategli conoscere l’elenco qui a fianco.

Il prezzo di Prevenar 13 è salito del 6% ogni anno dalla sua approvazione da parte della FDA nel 2010. E’ il vaccino più venduto al mondo, e da noi in Italia è stato approvato a seguito di sperimentazione in vivo su bambini sanicome svela questo atto parlamentare. La vicenda, si fa per dire, insabbiata dalle istituzioni di controllo, non figura nel consenso informato alla vaccinazione. Un articolo del Corriere della Sera, datato 22 marzo 2007, riporta e conferma fatti e misfatti di malasanità che si celano dietro a strumenti di “prevenzione” come le vaccinazioni, in particolare riferimento al Prevenar 13.

Ovviamente, Pfizer non è l’unico produttore di vaccini in cerca di ampliamento delle vendite attraverso lo sviluppo di nuovi vaccini sempre più costosi, e sulla cui scarsa utilità potremmo discutere all’infinito. Ad esempio, GlaxoSmithKline [GSK], Sanofi [SNY] e AstraZeneca [AZN] hanno tutti in programma il lancio di vaccini antinfluenzali che, dicono loro, dovrebbero proteggere contro quattro ceppi del virus, invece dei soliti tre, e si aspettano di ricevere ottimi guadagni dalla vendita sugli ignari consumatori.

Poi, secondo taluni addetti ai lavori, ci sono buone ragioni per aumentare i prezzi sui vaccini esistenti. I vaccini di oggi sono più complicati e costosi da sviluppare e produrre rispetto al passato. Un portavoce di Pfizer ha affermato al New York Times che la produzione di linee vaccinali costa in media 600 milioni dollari, e una partita di Prevenar 13 richiede due anni di lavoro. Sviluppare il predecessore di Prevenar 7 ha richiesto 14 anni, durante i quali è stato sperimentato il vaccino su milioni di bambini di ignari genitori.

Dal momento in cui il vaccino è in fase di sperimentazione il costo è relativamente contenuto. Una volta raggiunto il requisito per la vendita, assicurato da compiacenti sistemi di under-reporting delle reazioni avverse, aumenta il prezzo dal momento in cui il vaccino entra a regime nel programma nazionale vaccinazioni. Il New York Times riporta, citando un ricercatore della Brandeis University, il caso del governo di Singapore: lì, Prevenar 13 costava 80 dollari per dose finché il governo lo ha aggiunto al proprio programma vaccinale e, dal giorno successivo, è subito salito a 120 dollari per dose.

Proprio come con altri dibattiti recenti riguardanti prodotti farmaceutici costosi, che hanno condotto sulla strada della galera alcuni manager e riempito pagine di cronaca, anche il costo delle vaccinazioni, in termini economici e di danni alla salute, pone una serie di interrogativi: quanto sono veramente sicuri ed efficaci come ce li vendono? Fino a che punto le case farmaceutiche recuperano i costi? Quali generi di prodotti assicurano una copertura extra ai costi? Perché non scendono i prezzi dopo che sono stati recuperati i costi di ricerca e sviluppo?
Sono tutte domande alle quali i funzionari dei Centers for Disease Control [CDC] stanno cercando le risposte e, mentre milioni di persone riportano serie conseguenze neurologiche a causa di questi mercanti della salute, accade che i contribuenti privati delle industrie ​​possono chiedere i vaccini accettando il baratto come forma di pagamento; oppure possono richiedere farmaci di nuova generazione come il nuovo trattamento per l’epatite C, il super turbo Sovaldi, che in Italia non c’è e si può comprare a San Marino oppure on-line dall’India, che ha già garantito un fatturato di 2 miliardi di dollari nei suoi primi mesi sul mercato. Anche costosi farmaci contro il cancro sono nel mirino di questi mercanti. Con i trattamenti salvavita, che costano più di tutti, laddove i governi non sono più in grado di dettare i prezzi, i mercanti della salute potranno proseguire autonomamente il loro lavoro a discapito della nostra salute.

Come afferma Anthony Newall, un economista della salute presso l’Università del New South Wales in Australia,

la maggior parte dei governi dei paesi industrializzati richiedono numeri migliori di costo-efficacia prima dell’approvazione di farmaci e vaccini, e possono utilizzare queste richieste per negoziare sconti.

Tuttavia, anche a fronte del decesso di alcuni bambini, la maggior parte delle commissioni sanitarie decide sempre di approvare il vaccino, poi risultato meno efficace rispetto a quanto aveva anticipato lo studio di sicurezza. Tanto per fare un esempio concreto, sempre riferito al Prevenar, un’analisi pubblicata su The Lancet ha dimostrato come in India il vaccino anti-pneumococcico riduce solo 4 casi di polmonite ogni 1000 bambini. Il costo per vaccinare 1000 bambini è di 12.750$. Trattare 4 casi di polmonite in India costerebbe 1$. I ceppi di pneumococco presenti in India sono quasi tutti sensibili a economici antibiotici come la penicillina. Negli Stati Uniti, dove è stato utilizzato il vaccino anti-pneumococco per diversi anni, c’è stato un cambiamento del ceppo e i ceppi che rientrano nel vaccino sono stati sostituiti da altri ceppi. Sinistramente i nuovi ceppi sono più sensibili agli antibiotici. Il vaccino ha semplicemente peggiorato il problema delle malattie da pneumococco, i medici non possono sostenere i costi per vaccinare e scelgono di non vaccinare, ma si prosegue a dare la colpa ai critici delle vaccinazioni: un capro espiatorio bisogna sempre trovarlo piuttosto di ammettere il fallimento di tutto il sistema che, come afferma un ex funzionario dei CDC,

non porta praticamente alcun beneficio perché stiamo fondamentalmente pagando “per niente” un extra di 100 dollari in più per ogni bambino

ai quali vanno aggiunti i costi sanitari esorbitanti per gli enti di sostegno, e per ogni singola famiglia che si ritrova a carico un bambino o un familiare reso disabile a causa della vaccinazione.

Mentre per un farmaco “salvavita” eventuali effetti collaterali gravi sono sopportabili, essi non si possono e non si devono più tollerare in seguito all’uso di un vaccino, le cui finalità sono da sempre di tipo esclusivamente “preventivo”, e non si può più tollerare che “un farmaco non esente da rischio” sia immesso sul mercato dalle aziende produttrici allo stesso modo delle boutique. In questo modo, il mercato è completamente inefficiente e priva gli utilizzatori finali delle necessarie informazioni, che dovrebbero essere veicolate “per Legge“, rendendo la pratica vaccinale un gioco pericolosissimo ancor peggiore della roulette russa.

Non stupiamoci se vi sono così tanti bambini danneggiati; non stupiamoci se vi sono epidemiologi che inventano numeri a favore delle vaccinazioni quando “nessuno” segnala le reazioni avverse che emergono palesemente dalla lettura di una cartella clinica; non stupiamoci che si prosegua a negare un evidente nesso di causalità fra Disturbo dello Spettro Autistico e vaccinazioni.

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