Utilizzo fraudolento dello spauracchio della difterite per propagandare vaccinazioni

In questi giorni sono saliti alla ribalta della cronaca internazionale gli orrori commessi dall’industria farmaceutica in vari Paesi, compresa l’Italia, per la sperimentazione del vaccino antidifterico. Ecco che, per contro, si assiste alla presa di posizione della propaganda vaccinale che si affanna a volerci rassicurare come la vaccinazione con il tossoide difterico è l’unica vera misura di controllo per la malattia.

difterite_prevalenza_avLa cosiddetta Scienza ufficiale è ben cosciente del fatto che, a distanza di anni dalla vaccinazione, all’età di 18-19 anni, l’11,4% della popolazione non è protetta, mentre fra i 3 e i 5 anni, malgrado la bombardata di vaccinazioni, è presente una percentuale del 6,1% di mancata protezione e non certo per colpa dei cosiddetti antivaccinisti.

Emerge altresì che il costante aumento, con il passare dell’età, di soggetti senza livelli dimostrabili di antitossina difterica  legittima il dubbio che mancano oggi nel nostro Paese, e in molti altri, i richiami naturali e la mancanza ripetuta di una stimolazione porta a un abbassamento progressivo dei livelli di antitossina circolante.

Pertanto, il caso di questa vaccinazione dimostra ampiamente come l’immunità di gregge è un concetto fraudolento ed empirico, basato fondamentalmente su elementi che si danno per scontati; ed è qui che entrano in gioco i lacchè di una mafia potentissima che propaganda le vaccinazioni per ricordarci che in Italia l’ultimo richiamo avviene all’età dei 6 anni, e la vaccinazione con vaccino contro la difterite tipo adulto ha scarsa diffusione. Però, è sufficiente pensare che, in tutti i casi, la vaccinazione per la difterite viene eseguita congiuntamente con il vaccino contenente il tossoide del tetano e, se indicato, con vaccini contenenti antigeni della pertosse in quanto in Italia non è in commercio un vaccino monocomponente. Et voilà che il mito della vaccinazione, e dell’immunità di gregge, cade penosamente!

difterite_av

Fino a qualche decennio fa la vaccinazione contro la difterite in soggetti adulti, o comunque la somministrazione di dosi di richiamo nell’adulto, rappresentavano un presupposto teorico, al quale non rispondeva alcun riscontro pratico. Il continuo declino del titolo anticorpale a distanza di decenni dalla vaccinazione primaria era stato ben documentato. Così, l’esigenza di praticare iniezioni di richiamo a cadenza di 10 anni è ben conosciuta oltre che sottolineata da igienisti e epidemiologi, ma non sono avvisati i riceventi che rimangono convinti di ricevere esclusivamente la vaccinazione antitetanica.

L’impiego di questi richiami, nella pratica, è stato limitato dalla conoscenza delle gravi reazioni di ipersensibilità, che si verificavano in adulti ogni volta che veniva somministrata l’anatossina difterica. E’ ben stabilito, fin dagli albori della vaccinazione antidifterica, che oltre i 7 anni di età le reazioni d’ipersensibilità alla vaccinazione con i preparati a disposizione hanno una frequenza e una rilevanza clinica tali da sconsigliarne l’uso.

Ancora oggi, malgrado le rassicurazioni di una riduzione della quantità di anatossina difterica nel vaccino, nei soggetti appartenenti a classi ad alto rischio [come nostri colleghi addetti ai reparti di malattie infettive], la vaccinazione in età adulta è eseguita secondo un iter particolarmente indaginoso: per esempio i candidati vengono preventivamente sottoposti alla prova di Schick, per escludere quelli con reazione positiva all’introduzione di infinitesimali quantità di tossina difterica.

Il vaccino antidifterico, somministrato in associazione col vaccino antitetanico e antipertosse, nella formulazione trivalente DTP induce, anche in vitro, la produzione di pirogeni endogeni come l’interleukina-1, fattore di necrosi tumorale e il recettore gp-130 attivante [interleukina-6, interleukina-11, fattore inibente la leucemia, fattore ciliare neurotropico, oncostatina M], e la Scienza medica brancola nel buio in quanto non conosce il recettore attivato da questi antigeni proseguendo ad avanzare le ipotesi più fantasiose.

Poiché, come abbiamo detto, il vaccino contro la difterite viene impiegato sempre in associazione al vaccino contro il tetano e a quello acellulare contro la pertosse, e molto frequentemente [come nel caso del vaccino esavalente] con il vaccino contro l’Haemophilus influenzae B, contro l’epatite B e contro la polio, per i “nostri grandi $cienziati” è difficile, in presenza di una reazione avversa, stabilire in maniera precisa quanto sia dovuto alla sola anatossina difterica. Inoltre, la presenza in queste confezioni dei sali di alluminio, aggiunti come adiuvanti, rende ancor più difficile l’identificazione di quanto nella reattogenicità sia dovuto all’anatossina difterica.

Nonostante ciò, e di questo ne parleremo più approfonditamente nel capitolo [in allestimento] dedicato al vaccino contro la difterite, la propaganda vaccinale veste i panni di Pinocchio e prosegue a scrivere che l’anatossina difterica è un prodotto assolutamente sicuro.

Riproduzione riservata ©

Annunci

Commenta per primo