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VACCINAZIONI: requisiti per la validità del consenso, deontologia professionale e responsabilità medica

Ora che l’Italia è stata resa edotta, meglio tardi che mai, dell’esistenza di una “cupola dei vaccini e delle porcate che devono subire le famiglie impegnate nel riconoscimento del danno vaccinale del proprio figlio o della propria figlia [con riferimento al nostro percorso], auspico che le indagini della Magistratura approfondiscano i conflitti di interessi finanziari e le omissioni delle industrie, che sono all’ordine del giorno, nell’ambito di vaccinopoli e di talune branche della medicina che hanno a che fare con trattamenti farmacologici destinati ai bambini.

In realtà, le responsabilità in conflitto e omissione sono una caratteristica comune della vita quotidiana, nella politica e negli affari. Allora, perché essere così preoccupati per i conflitti di interessi e le omissioni dei medici vaccinatori? I numerosi esempi di cronaca di questi giorni portano tutti agli stessi risultati: rischio o lesioni ai pazienti, difetti nelle informazioni mediche e gravi vuoti etici.

Lasciatemelo dire: coloro che fanno soldi vendendo vaccini, omettono informazioni vitali, cagionando malattia alle persone, sono peggio delle prostitute. Più volte siamo stati informati di medici che fanno il giro del Paese per le aziende farmaceutiche, che cambiano i loro costumi ripetutamente a favore del prodotto della società che sponsorizza la loro attività.

I conflitti di interessi finanziari, e le omissioni d’informazione, minacciano la cura del paziente, macchiano le informazioni mediche, e fanno lievitare costi. Creano inganno, alterano il giudizio dei medici, e riducono la loro volontà di essere a sostegno dei pazienti. Riducono dignità e integrità professionale, denigrano le professioni sanitarie, erodono la fiducia nei professionisti, erodono la fiducia nei ricercatori della professione, erodono la fiducia nelle istituzioni.

Per invertire il pedaggio eccezionale dei conflitti di interessi finanziari, e delle omissioni, in Sanità ci vorrebbe una nuova Norimberga. Dobbiamo cominciare con i principi. Idealmente, l’adesione ai più elevati credi professionali sarebbe l’approccio migliore. La professionalità è un nobile ideale ma, purtroppo, manca di specificità e non riesce a dominare l’assalto del denaro che ha deviato il settore e i valori morali di molti medici vaccinatori.

La norma etica non è scritta in nessun codice: non è altro che ricerca filosofica della soluzione “buona” di un dato problema; e in quanto tale, la validazione di quelle conclusioni è rimessa alla libera accettazione e adesione del singolo. L’etica in quanto scienza speculativa risponde ad un’esigenza propria dell’essere umano che consiste nel fare buon uso del proprio libero arbitrio, cioè nella capacità di “scegliere” liberamente e bene, cioè in modo consapevole e coerente col sistema di valori condiviso dalla collettività [saper scegliere in modo appropriato tra bene e male, giusto e ingiusto, buono e cattivo]. Ciò appare tanto più necessario quando si tratti di assumere precise decisioni o scelte su taluni problemi attinenti la vita e la salute umana, specie quando si fa più evidente la divaricazione fra condotta giuridicamente o deontologicamente lecita e quella più coerente col proprio sistema di valori: basti pensare a temi quali l’aborto, la procreazione assistita, l’eutanasia, l’accanimento terapeutico, il segreto professionale, l’ingegneria genetica, i vaccini prodotti con tecnica a DNA ricombinante, i vaccini prodotti da colture di feti abortiti, i vaccini prodotti da colture di tessuti tumorali, le epidemie costruite a tavolino nei laboratori dell’OMS, ecc. ecc.

Ecco quindi che, fra le molte carte in gioco, assume un’importanza rilevante il consenso della persona assistita, ovvero la partecipazione, la consapevolezza, l’informazione, la libertà di scelta di decisione, la condivisione dell’assistito dell’attività effettuata da parte del medico vaccinatore e degli obiettivi perseguiti da entrambi. Il diritto dell’assistito all’autodeterminazione e alle modalità specifiche in cui un atto sanitario gli viene erogato costituiscono prerogative inalienabili di ogni cittadino, anche della persona ammalata, che resta in ogni momento libera di condividere e quindi di accettare o rifiutare una data scelta o prestazione medica.

L’obbligo da parte del medico vaccinatore di munirsi del preventivo valido consenso della persona assistita, ovvero di chi ne è il legale rappresentante [come nel caso del minore o del soggetto incapace], trova riscontro nella Carta costituzionale: basta leggere l’art. 32 della Costituzione [al 2° capoverso si afferma che “nessuno può essere obbligato ad un determinato trattamento sanitario se non per disposizioni di Legge” – per Legge i vaccini obbligatori sono solo 4 anziché un esavalente illegale – e “la Legge non può in nessun caso violare i limiti imposti nel rispetto della persona umana“], e basta leggere l’art. 13 della stessa Carta fondamentale, ove è sancito che “la libertà personale è inviolabile“.

Sulla base della giurisprudenza e di quanto la dottrina medico legale ha ampiamente discusso sulla materia, è da ritenere ormai pacifico che per essere giuridicamente valido il consenso della persona assistita ad una qualsiasi prestazione medica deve qualificarsi come:

  1. informato
  2. libero
  3. esplicito
  4. autentico
  5. immune da vizi [perciò espresso da persona capace, nonché attuale e revocabile]

L’acquisizione preventiva del valido consenso dell’avente diritto non vale a coprire anche gli altri risvolti di responsabilità giuridica legati alla specifica condotta posta in essere dal professionista. Essa sarà valutata sotto il profilo della causalità materiale e psichica secondo quanto disposto rispettivamente dagli artt. 40 [causalità materiale], 41 [concause] e dall’art. 43 del Codice Penale [dolo, colpa, preterintezione].

Requisiti per la validità del consenso

Consenso informato – Il primo dei requisiti per la validità del consenso è che si tratti di consenso informato. L’informazione preliminare da rendere all’assistito deve essere completa, esauriente sulla natura dell’atto sanitario, sulle reali indicazioni e controindicazioni della prestazione che si va ad effettuare, sui rischi ad essa legati, sulle manualità o sulle terapie che verranno eseguite, sugli obiettivi e i benefici perseguiti, le possibili alternative, etc. Anzi, maggiore è il rischio di danno connesso ad una certa prestazione e più incerto il risultato, più completa dovrà essere l’informazione da rendere alla persona assistita con l’indicazione delle complicazioni eventuali del trattamento, immediate e a distanza; il tutto senza arrivare a quella sorta di “terrorismo psicologico“, conseguenza di una informazione pedante e talora spietata nei confronti dell’assistito, che da più parti è stata lamentata come deleteria per una relazione sanitaria efficace. Resta anche fermo che in ogni caso l’informazione, oltre che completa, debba essere: semplice, personalizzata, cioè adeguata al livello di cultura dell’assistito, alla sua capacità di comprendere effettivamente la problematica della situazione; completa, veritiera, sorretta, soprattutto per ciò che riguarda le malattie a prognosi infausta, dalla speranza, più che dal pessimismo.

E’ ovvio che quando ci giunge voce di Aziende Sanitarie che telefonano a casa delle famiglie, per procacciare la vaccinazione trivalente contro il morbillo, la parotite e la rosolia, siamo palesemente di fronte a una truffa criminale.

Libertà del consenso – L’espressione del consenso non deve essere condizionata dall’esterno cioè da altri, persone o situazioni, ma provenire da una interiore, autonomia, convinta riflessione della persona assistita; deve essere espressione della consapevolezza e quindi della responsabilità che ciascuno assume di fronte a se stesso ed alla collettività di amministrare la propria salute, di gestire il proprio corpo e di liberarsi dalla malattia. Nel caso la prestazione sanitaria venisse consapevolmente rifiutata da persona capace, il medico deve desistere dai conseguenti atti [diagnostici e/o curativi], non essendo consentito alcun trattamento medico contro la volontà della persona. L’art. 35 del codice di deontologia medica fa espresso divieto di compiere alcunché sul corpo dell’assistito senza il suo consenso e nel contempo lo ammonisce sulla invalicabilità del rifiuto al trattamento, sempre che sia espresso da persona capace e adeguatamente informata, nonché sul dovere di astenersi dall’accanimento terapeutico.

Si ricordi in materia il dettato degli artt. 32 e 13 della Costituzione. Si ricordi anche la Convenzione di Oviedo, sottoscritta nel 1997 dal Consiglio d’Europa, dalla Comunità Europea e da altri Stati e ratificata dall’Italia con la Legge n. 145/2001. In particolare occorre prendere in considerazione l’art. 5 della presente convenzione, dove viene espressamente sancita la regola generale del consenso informato:

Qualsiasi intervento in campo sanitario non può essere effettuato se non dopo che la persona interessata abbia dato il proprio consenso libero ed informato. Questa persona riceve preventivamente un’informazione adeguata in merito allo scopo ed alla natura dell’intervento nonché alle sue conseguenze ed ai suoi rischi. La persona interessata può liberamente ritirare il proprio consenso in qualsiasi momento.

Nel caso di mancato rispetto del rifiuto dell’assistito, anche se il trattamento ha avuto esito positivo non sussiste problema alcuno in tema di responsabilità professionale per colpa, il medico può essere chiamato a rispondere di lesione personale volontaria e del delitto di violenza privata [art. 610 codice penale].

Modalità di espressione: consenso esplicito e consenso scritto – Il consenso può in alcuni casi essere considerato implicito o presunto nella stessa richiesta di prestazione d’opera, il che avviene quando si tratti di prestazioni di routine esenti da rischi o scevre da controindicazioni. Si parla anche di consenso tacito.

In tutti gli altri casi, incluse le vaccinazioni [che sono atti sanitari non esenti da rischi], il consenso deve essere sempre richiesto ed ottenuto in forma esplicita e con riferimento specifico alla prestazione che si va ad attuare. La forma scritta è sempre preferibile. E’ imposta dalla Legge nei seguenti casi:

  • vaccinazioni, donazioni e trasfusioni di sangue: il legislatore chiede obbligatoriamente la forma scritta del consenso informato da parte del ricevente e, nel caso di emoderivati, anche del donatore;
  • accertamenti sierologici di un’infezione da HIV
  • disciplina del trapianto d’organi tra viventi, in cui si richiede che il consenso all’atto di donazione venga redatto in forma scritta;
  • procreazione medicalmente assistita, sperimentazioni cliniche e sperimentazioni farmacologiche
  • rettificazione dell’attribuzione di sesso

Autenticità del consenso – Autentico si dice di una cosa fatta, detta o scritta che proviene con certezza da chi ne è l’autore. Quando si parla di consenso autentico si vuole significare che esso deve essere personale, cioè provenire da chi è titolare del diritto, ossia essere frutto di una scelta diretta dell’assistito, manifestato da questi in modo libero e in modo inequivoco e certo. Se in talune condizioni i familiari sono chiamati a esprimere al suo posto il consenso al trattamento sanitario, ciò avviene in virtù dell’istituto giuridico della “tutela” disciplinato da precise norme di Legge [tutela dell’interdetto, tutela del minore, etc.].

Consenso immune da vizi – Perché si parli di consenso immune da vizi occorrono i seguenti requisiti:

  • la maggiore età della persona assistita [>18 anni];
  • o, nel caso di minor età: consenso di entrambi i genitori [art. 37 del Codice Deontologia Medica e artt. 316, 317 e 317 bis del Codice Civile];
  • nel caso di dissenso fra i genitori: autorizzazione da parte dell’Autorità giudiziaria;
  • la capacità psichica del paziente [vedasi art. 428 Codice Civile] di rendersi conto delle proprie condizioni di salute, della natura e del significato della prestazione sanitaria; del rapporto rischi-benefici della stessa, etc. Nel caso di incapacità anche transitoria e qualora ci si trovi di fronte a condizioni che richiedano decisioni tempestive o urgenti, il medico deve sapersi assumere le proprie responsabilità e tentare di conoscere quali fossero le intenzioni dell’assistito prima che si instaurasse lo stato di incapacità. In tal senso occorre ricordare che è necessario tener conto delle dichiarazioni dei familiari o di chi è il legale rappresentante. Può essere interessato il tutore, se la persona assistita è un interdetto [art. 343 Codice Civile] o l’amministratore di sostegno [Legge n. 6/2004]. La persona inabilitata [art. 415 Codice Civile] o i minori emancipati [art. 390 Codice Civile] possono invece validamente consentire a trattamenti medici ordinari poiché la rappresentanza del curatore ha valenza solo nelle decisioni su questioni patrimoniali;
  • il contratto terapeutico deve riguardare un bene disponibile [Art. 5 Codice Civile];
  • vi deve essere la buona fede dei contraenti; ad esempio, l’assistito potrebbe essere stato tratto in inganno [dal centro vaccinale che afferma di essere in possesso del vaccino monovalente contro la difterite, quando invece non è in commercio in Italia un vaccino monocomponente contro la difterite], inducendo ad un comportamento equivoco lo stesso, a seguito di dichiarazioni fuorvianti;
  • il consenso deve sussistere nella sua piena validità per tutta la durata del rapporto, senza essere mai stati revocato. E il caso degli indecisi che, all’ultimo secondo, decidono di rifiutare la prestazione sanitaria;
  • soprattutto il consenso non deve essere viziato da una scorretta informazione da parte del medico circa la diagnosi o la prognosi, il programma terapeutico, le probabilità di successo, ecc., sia nelle fasi iniziali del contratto sia successivamente; il vizio sussiste comunque quando si tratta di un errore essenziale e non solo di una “imprecisione” o di un errore marginale nella formulazione della diagnosi, della prognosi, della valutazione dei rischi, ecc.;
  • vi deve essere pieno rispetto della procedura operativa concordata con l’assistito; sicché se questi ha prestato consenso per un determinato accertamento o trattamento o intervento, il sanitario non è mai autorizzato o abilitato ad eseguire un altro, non preventivato né consentito, specie se al di fuori di uno stato di necessità. E’ questo il caso di talune pessime abitudini dove i genitori portano il proprio pargolo alla vaccinazione, convinti che gli vengano somministrati i soli vaccini obbligatori per Legge, e si ritrovano una serie di vaccinazioni raccomandate/facoltative mai richieste né autorizzate;
  • non devono sussistere vizi sul modo in cui il consenso è stato prestato [forma implicita o esplicita] e sull’interpretazione dello stesso [consenso inequivoco]. Dunque, non vi deve essere nessuna discordanza fra ciò che la persona assistita voleva effettivamente e ciò che è stato dichiarato o sottoscritto dal medico;
  • il consenso deve essere storicamente attuale, nel senso che deve essere prestato con specifico riferimento alla prestazione attuata in quel dato momento e non ad altra futura;
  • deve essere riferito infine allo specifico professionista che effettuerà quella prestazione e nona altro da lui delegato, specie se ad insaputa dell’assistito.

Si ricordi infine che la Direttiva Europea del dicembre 2009 regola il consenso informato obbligatorio per tutti i tipi di vaccinazione, per tutti i cittadini.

Il consenso informato ha valore legale di liberatoria per i medici e le aziende che producono il farmaco somministrato, per le richieste di risarcimento, per eventuali danni provocati alla salute del paziente dal trattamento sanitario. La liberatoria non ha valore e le richieste di risarcimento  sono “legittime” per tutte quelle informazioni che sono state “omesse” e “non correttamente riportate”.

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