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Farmaci a uso pediatrico: sono richieste più garanzie su sicurezza ed efficacia

Si stanno cercando strategie per ridurre gli errori nella prescrizione e somministrazione di farmaci per i bambini, ma ancora c’è molto da fare se, come afferma uno studio condotto presso il Children’s Hospital at Montefiore di New York, questi errori si verificano in percentuali variabili tra il 5% e il 27% e sono responsabili di circa 7.000 decessi all’anno nei soli Stati Uniti.

Lo stesso centro ospedaliero per l’infanzia, tramite David Levy, è ben conosciuto a livello internazionale per aver creato un modello al computer per rispondere in merito al fallimento della vaccinazione trivalente Morbillo-Parotite-Rosolia quando avremo sostituito il morbillo naturale con il morbillo vaccinale.

Nonostante il successo a breve termine per eliminare la malattia, proiezioni a lungo termine dimostrano che la percentuale di suscettibili al morbillo nel 2050 potrà essere superiore all’epoca pre-vaccino.

In altre parole, secondo la previsione di David Levy, siamo vicini ai più alti tassi di infezione rispetto a quando abbiamo iniziato a vaccinare, con un rischio diffuso a tutta le età e maggior rischio. Ma, a quanto pare non è sufficiente a garantire la sensazione di sicurezza ed efficacia.

Fino a poco tempo fa, perché un farmaco diventasse pediatrico bastava che la ditta riuscisse a passare dalla compressa a una soluzione, ma ora i tempi dovrebbero essere cambiati e si è consapevoli che non è più sufficiente.

Tuttavia, non sempre le formulazioni sono a uso pediatrico; per i farmaci più utilizzati ci sono i misurini all’interno della confezione e addirittura è possibile scegliere tra sciroppi dai gusti diversi, ma fino a quando guideranno criteri di mercato, è improbabile che ci si muova nella giusta direzione per tutti i farmaci. Eppure  anche questo è un aspetto del diritto alla salute.

Alcuni farmaci devono ancora essere spezzati o frantumati, con il rischio evidente di un dosaggio non appropriato e di effetti collaterali. Ma talvolta gli errori si verificano già al momento della prescrizione.

I ricercatori americani hanno appurato che i medici, invece di scrivere la ricetta manualmente, utilizzano prescrizioni prestampate o, ancor meglio, si servono di software che richiamano linee guida cliniche e criteri diagnostici, stabiliti a tavolino con la compiacenza delle industrie, riescono a ridurre gli errori prescrittivi in modo consistente [dal 27% fino all’82%]. Questi software però sono di uso generalizzato e nella maggior parte dei casi non prevedono avvisi e vincoli tali da assicurare la prescrizione in sicurezza di formulazioni pediatriche.

Non è quindi possibile dichiarare sicuri ed efficaci farmaci e vaccini, intesi come composti farmacologici, in quanto, anche se grazie alle nuove regole e agli incentivi introdotti negli ultimi anni negli Stati Uniti sono aumentati i numeri di studi clinici rivolti alla popolazione pediatrica, i risultati relativi ai bambini più piccoli, i neonati, proseguono a non comportare grandi cambiamenti nei foglietti illustrativi dei farmaci, malgrado sia nota l’insicurezza delle molecole somministrate. Soprattutto i bambini con meno di 28 giorni di età, quelli che tecnicamente vengono definiti neonati, quelli ai quali si vogliono proporre sempre più vaccinazioni innovative per proteggerli dai mali dell’universo, possono subire danni catastrofici a causa dei trattamenti farmacologici.

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