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Epidemia Ebola: caos mediatico, timori, vaccini sperimentali.

Siamo di fronte a un copione già visto. Come in occasione della pandemia H1N1 del 2009, tutto d’un tratto è partita la roboante campagna mediatica riguardante l’epidemia Ebola mentre le autorità sanitarie nostrane proseguono ad affermare che non sussistono pericoli per l’Italia sebbene la Farnesina sconsiglia viaggi verso la Liberia e la Sierra Leone. Per certi aspetti un deja vu se non fosse che questa volta, a differenza del virus suino, abbiamo a che fare con un virus antipatico e molto cattivo.

Nei precedenti articoli abbiamo monitorato la questione, come sempre da una visione differente rispetto a quanto viene riportato dai media ufficiali, denunciando in primo luogo le responsabilità dell’Organizzazione Mondiale della Sanità nella recrudescenza di questo virus, esaminando in secondo luogo la fatale coincidenza di un incidente aereo tutt’ora da spiegare, raccontando poi l’effettiva sperimentazione clinica in atto presso l’ospedale della città di Kenema in Sierra Leone epicentro dell’epidemia, per terminare infine con l’immancabile conflitto d’interessi che giace all’ombra di questo rapido diffondersi dell’epidemia da virus Ebola.

Insomma, se non l’avevate ancora compreso, per farla breve, al di là dei comprensibili timori per un’epidemia fuori controllo che fomenta altresì sentimenti razzisti nei confronti dei migranti che raggiungono via mare le coste italiane, non abbiamo ancora letto in alcun quotidiano [che si rispetti] che virus Ebola è uno di quei virus che rientra nella categoria A di agenti di Bioterrorismo [con Antrace, Botulismo, Peste, Vaiolo, Tularemia, Febbre emorragica Marburg e Arenavirus – come Lassa e Machupo] che rappresentano un rischio per la “sicurezza nazionale”.

Sì, avete letto bene e lo ripetiamo: Ebola è uno di quei virus che rientra nella categoria A di agenti di Bioterrorismo. Pertanto, se dobbiamo necessariamente trovare qualche colpevole, come abbiamo già anticipato, la responsabilità è da condividere fra la US Army e la GlaxoSmithKline in quanto sono le uniche due entità impegnate da anni nei laboratori ospedalieri/universitari dove si sperimentano armi biologiche e alcune ipotesi di trattamento per Ebola virus [prevalentemente nelle scimmie].

I vaccini sono in fase sperimentale e non garantiscono alcuna sicurezza; anzi, noi tutti potremmo diventare cavie predestinate per testare queste pozioni qualora, nelle giornate dei prossimi 6 e 7 agosto, l’OMS decidesse di alzare l’asticella dell’allarme rosso. Inoltre, altro particolare da non sottovalutare, vi sono attualmente forti pressioni da parte di vari enti, pubblici e privati, interessati alla sperimentazione dei vaccini, che insistono per iniziare al più presto i trials clinici sull’essere umano, a tal punto che a settembre dovrebbero essere sorteggiati i primi 20 volontari [state certi che li trovano se promettono ricco compenso esteso alle progenie].

E qui il mondo scientifico inizia a dividersi. Infatti, come emerge dal recente editoriale pubblicato da The New York Times, anche se i funzionari della sanità federale degli Stati Uniti hanno annunciato l’intenzione di accelerare lo sviluppo di un vaccino contro Ebola, gli stessi Scienziati che studiano il virus avvertono che il compito è arduo e il successo sarebbe a malapena garantito.

Mentre il Governo degli Stati Uniti prevede di velocizzare lo sviluppo di un vaccino indicato per proteggere i macachi, con l’obiettivo di testarlo negli esseri umani già dal prossimo mese, è difficile ottenere un’approvazione repentina se non vi sono risultati che dimostrano una sufficiente immunogenicità e una scarsa reattogenicità del vaccino e, ancora più importante, non si conoscono gli interessi e gli investimenti che saranno proferiti dall’industria farmaceutica che, come ben sappiamo, è tutt’altro che un ente filantropico.

Molti Scienziati hanno messo in guardia in merito a una procedura accelerata, aggressiva ,e troppo ottimistica, avvertendo che la sperimentazione vaccinale sugli esseri umani inevitabilmente incontrerà degli ostacoli, dovuti principalmente alle gravi reazioni avverse [ad oggi il vaccino sperimentale causa malattia nei primati; dai sopravvissuti viene estratto un siero ricco di anticorpi che viene iniettato nei primati sani che, sembra, superano indenni la malattia], perché questo processo necessita spesso di frequenti ricalibrature per comprendere i dosaggi ottimali.

I modelli di scimmia che sono utilizzati rappresentano un‘approssimazione vicina all’essere umano. Tuttavia, siamo diversi dalle scimmie, quindi non sappiamo esattamente come funzionerà quando, per la prima volta, Ebola [in ipotetica versione benigna] sarà iniettato in un essere umano.

I ricercatori studiano Ebola da decenni; gli sforzi hanno cominciato a dare alcuni risultati con lo sviluppo di diverse nuove strategie per l’adescamento del sistema immunitario a riconoscere e attaccare il virus dopo l’esposizione. Ma Ebola è stranamente sfuggente, infuria tra le popolazioni a macchia d’olio prima di scomparire. Diversamente dai virus che attaccano solo il sistema respiratorio o solo il sistema gastrointestinale, Ebola attacca quasi ogni cellula del corpo umano.

Seguiranno ulteriori aggiornamenti

Riproduzione riservata ©

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