Ebola: informazioni per non lasciarsi intorpidire

Ora è ufficiale: l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha dichiarato che l’epidemia da virus Ebolacostituisce un evento straordinario e un rischio di salute pubblica per gli altri Stati“.

La dichiarazione di oggi dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, secondo il Direttore del Dipartimento Malattie Infettive dell’Istituto Superiore di Sanità,

è un atto dovuto perché la situazione in Africa non è certo rassicurante: Guinea, Liberia e Sierra Leone ancora non riescono a tenere sotto controllo il problema, specialmente in un paio di aree, e quello che forse fa alzare il livello di guardia sono i casi registrati in Nigeria, anche se per ora sono limitati a persone che avevano avuto contatti noti con il malato che era arrivato dalla Sierra Leone. E per quanto riguarda l’Italia, siamo uno dei Paesi più attrezzati per l’eventuale rimpatrio di persone infette.

Ancora una volta, dietro ad una epidemia, gli stessi attori della pandemia suina 2009 [Chan e Fukuda] lanciano l’allarme. Ancora una volta, siamo costretti a denunciare traffici torbidi, che muovono ingenti somme di denaro in taluni ambienti ma causano morte e malattia ai più deboli. Ancora una volta è stato ammazzato un uomo scomodo.

Per evitare di farci intorpidire la mente da una serie di messaggi, più o meno psicotici e più o meno allarmanti, che subiremo inevitabilmente nei prossimi giorni, abbiamo quindi pensato di scrivere un lungo articolo [speriamo vogliate scusarci] con alcune informazioni di carattere generale.

Malattia da virus Ebola: generalità

La malattia da virus Ebola [EVD], meglio nota come febbre emorragica africana da virus Ebola, è una malattia grave, con un tasso di mortalità che varia dal 25% al 90%. Il virus Ebola è molto virulento negli esseri umani e nei primati non umani [scimmie, gorilla, scimpanzé]. Il periodo di incubazione è di 2-21 giorni. La malattia provoca sintomatologia acuta, caratterizzata da febbre, cefalea, mal di gola, dolori muscolari, seguiti da dolori addominali, vomito, diarrea, esantema, emorragie interne ed esterne, che spesso portano allo shock e alla morte. E’ nell’arco della 2^ settimane di malattia che il paziente o diviene apiretico e va incontro alla fase di convalescenza, oppure sviluppa un’insufficienza multiorgano fatale. La guarigione è molto lenta e può essere complicata da epatite ricorrente, uveite, mielite trasversa e orchite.

Ebola_trasportoVirus Ebola appartiene alla categoria dei filovirus. I filovirus sono molto virulenti e per la loro manipolazione devono essere osservate le misure di massimo contenimento: livello 4 di sicurezza biologica. In quest’ottica, l’arrivo negli Stati Uniti del medico infettato da virus Ebola in Sierra Leone dimostra chiaramente una violazione del livello 4 di biosicurezza del regolamento di trasporto e movimentazione dei pazienti infetti ad alta contagiosità.

L’infettività dei filovirus viene distrutta dal riscaldamento a 60 °C per 20 minuti, dall’irradiazione o dalla luce ultravioletta, dai solventi dei lipidi e dai disinfettanti fenolici o di ipoclorito. I filovirus hanno un tropismo per le cellule del sistema dei macrofagi, per le cellule dendritiche, i fibroblasti interstiziali e le cellule endoteliali. Grandi quantità di virus sono presenti in molti tessuti, come fegato, milza, polmoni, reni, sangue e altri fluidi.

Dalla microbiologia sono state identificate cinque varianti virali di Ebola: Zaire ebolavirus [ZEBOV è il ceppo dell’epidemia attuale], Sudan ebolavirus [SEBOV], Reston ebolavirus, Tai ebolavirus o Costa d’Avorio, e Bundibugyo ebolavirus.

Il virus Ebola è stato scoperto nel 1976 quando si sono verificate due grandi epidemie di febbre emorragica in Sudan e nello Zaire [ora Repubblica Democratica del Congo]. In ciascuna epidemia, il personale ospedaliero contrasse l’infezione in seguito allo stretto e prolungato contatto con i malati, il loro sangue o con gli escreti.

Epidemie successive di febbre emorragica africana da virus Ebola si sono verificate in Uganda [2000], nella Repubblica Democratica del Congo [1995, 2001, 2002, 2003], nel Gabon [1994, 1996, 1997, 2002], in Sud Africa [1996], in Sudan [2004], in diversi paesi africani tra il 2009 e il 2012, e quella attualmente in corso nel 2014 in Guinea.

Da quando è stato scoperto virus Ebola, sono stati riconosciuti un elevato numero di casi accompagnati da un elevato numero di decessi. L’epidemia del 2003 è stata riconosciuta per un gran numero di morti tra i gorilla e gli scimpanzé.

Nel 1989 sono state identificate infezioni causate da un filovirus strettamente apparentato con il virus Ebola in scimmie cynomolgus [Macaca fascicularis], importate negli USA dalle Filippine e poste in quarantena in un servizio privato in Virginia. L’infezione si diffuse soltanto ad alcune delle 149 persone venute a contatto con le scimmie infettate o con i loro tessuti, ma nessuno di essi si ammalò, indicando che il virus [ceppo Reston] possedeva una patogenicità bassa per gli esseri umani. A seguito di ciò è universalmente riconosciuto che la maggior parte dei casi-indice presenta esposizione a primati non umani provenienti dall’Africa sub-Sahariana o dalle Filippine.

L’alta mortalità tra i suini nelle Filippine nel 2008 ha portato alla scoperta del virus Ebola Reston in animali diversi dai primati. Cinque persone che hanno avuto contatti con i suini malati hanno sviluppato anticorpi contro il virus Ebola Reston, ma sono rimaste sane, confermando che questo ceppo di virus può infettare l’uomo senza causare malattia.

L’infezione da virus Ebola va sospettata in pazienti con suscettibilità emorragica, febbre e anamnesi positiva per viaggi in aree endemiche o esposizione a primati provenienti da tali aree. Vanno poi eseguiti emocromo, esami ematochimici di routine, test di funzionalità epatica, esami della coagulazione e analisi delle urine. I test diagnostici comprendono enzyme-linked immunosorbent blood assayPCR [per nostra esperienza, totalmente inaffidabile perché aspecifica e favorisce svarioni diagnostici]. Il gold standard per la diagnosi è l’identificazione dei caratteristici virioni mediante microscopia elettronica di tessuto infetto [fegato, in particolare] o sul sangue.
Le infezioni con i filovirus causano immunosoppressione. I casi letali mostrano spesso una risposta immunologica umorale compromessa. Tuttavia, non appena i pazienti guariscono, il test ELISA è in grado di dimostrare la presenza di anticorpi contro i filovirus. Gli antigeni virali possono venir evidenziati con ELISA, che fornisce quindi un mezzo rapido di diagnosi di campioni dell’uomo. Uno dei rischi nell’esecuzione delle prove sierologiche per i filovirus sta nel fatto che i sieri ed altri campioni dei pazienti possono contenere il virus virulento. Pertanto, gli esami si possono eseguire solo usando le massime condizioni di contenimento biologico. Gli isolati virali freschi possono essere coltivati in linee cellulari quali le line cellulari Vero [abbreviazione di Verda Reno – linea cellulare continua ben differenziata la cui origine sono il rene o il polmone di scimmia verde africana] e MA-104 di scimmia.

E’ probabile che il virus Ebola abbia un ospite come serbatoio, forse un roditore o un pipistrello [come per il virus Malburg], e che vengono trasmessi all’uomo soltanto occasionalmente. Le scimmie non sono considerate ospiti serbatoio, perché la maggior parte degli animali infetti muore troppo rapidamente per mantenere la sopravvivenza del virus.

Le infezioni umane si trasmettono generalmente per contatto diretto con il sangue o con i liquidi corporei anche se è stata ipotizzata una possibile trasmissione per via aerea.

Come già evidenziato più volte in altri articoli, ma troviamo corretto ripeterlo, le epidemie di virus Ebola sono tipicamente associate all’introduzione del virus nella comunità da parte della persona infetta [virus Ebola è stato isolato a marzo 2014, 61 giorni dopo l’insorgenza della malattia, dallo sperma di un uomo che è stato infettato in un laboratorio] e dalla diffusione da persona a persona, molto spesso all’interno di strutture mediche.

Guerra biologica e bioterrorismo

Per guerra biologica si intende l’utilizzo di agenti microbiologici per scopi ostili. Tale uso è vietato dalle leggi internazionali e infatti raramente ha avuto luogo durante le guerre convenzionali della storia moderna, malgrado l’estesa preparazione e lo stoccaggio di agenti biologici portato avanti nel XX secolo dalle maggiori potenze. Per una serie di ragioni tra cui una dubbia efficacia bellica e la minaccia di massicce rappresaglie, gli esperti considerano improbabile l’impiego di agenti biologici in una guerra convenzionale. La principale preoccupazione è l’utilizzo di questi agenti da parte di gruppi terroristici. Si ritiene che gli agenti biologici siano l’arma ideale per i terroristi. Questi agenti possono essere liberati clandestinamente e hanno effetti ritardati, permettendo al terrorista di passare inosservato.

I Centers for Disease Control and Prevention [CDC] riconoscono tre categorie di agenti biologici a seconda del loro possibile uso come armi e hanno descritto i rapporti fra essi stessi e gli operatori impegnati nell’emergenza. La massima priorità è quella della categoria A, dato che si tratta di germi a facile disseminazione e trasmissione da persona a persona, che provocano elevata mortalità con effetti maggiori sulla popolazione, e possono provocare panico e sconvolgimenti sociali. La diffusione di questi agenti richiede misure di intervento di sanità pubblica.

Nella categoria A sono compresi antrace, vaiolo, peste, tularemia, botulismo e febbri emorragiche come Ebola, Marburg, Lassa, Junin e altre.

La categoria B comprende agenti abbastanza facili da disseminare, che sono causa di moderata morbilità e minore mortalità e che richiedono elevate capacità diagnostiche e di sorveglianza; gli agenti sono Coxiella burnetti [febbre Q], Brucella species [brucellosi], Burkholderia mallei, Virus alfa [encefalite equina del Venezuela, orientale ed occidentale, si verifica negli Stati Uniti], Rickettsia prowazekii [tifo], Chlamydia psittaci [psittacosi], la tossina del Ricinus communis [semi del ricino], la tossina epsilon del Clostridium perfringens e la enterotossina B dello Staphylococcus. Altri agenti della categoria B sono trasmissibili con acqua e alimenti, ma non solo, e sono rappresentati da: Salmonella species, Shigella dyssenteriae, Escherichia coli O157:H7, Vibrio cholerae, e Cryptosporidium parvum.

Nella categoria C vi sono patogeni emergenti che potrebbero essere ingegnerizzati per la disseminazione di massa in futuro per la disponibilità, la facilità di produzione e della disseminazione e la possibilità di elevata morbilità e mortalità con devastanti effetti sanitari. Vi sono compresi il virus Nipah, lo hantavirus, i virus delle febbri emorragiche trasmessi da zecche, i virus pandemici influenzali, la SARS, la rabbia, la febbre gialla, la tubercolosi multiresistente.

I bambini possono essere particolarmente vulnerabili ad un attacco bioterroristico, perché hanno una frequenza respiratoria più elevata, maggiore permeabilità cutanea, più elevato rapporto superficie/massa e minori riserve di liquidi rispetto all’adulto. Una diagnosi rapida e accurata può essere più difficile perché i bambini, rispetto all’adulto, sono meno in grado di descrivere i sintomi. Inoltre, l’adulto da cui il bambino dipende può essere malato o in quarantena.

Molti degli agenti patogeni proposti per la prevenzione e il trattamento di adulti esposti a agenti bioterroristici non sono studiati nel bambino e le dosi pediatriche non sono stabilite.

I bambini possono poi essere a rischio di eventi avversi dovuti alle stesse misure preventive o terapeutiche usate per combattere l’agente bioterroristico e possono non esservi misure preventive specifiche per il bambino.

Febbre, malessere, cefalea, vomito e diarrea sono manifestazioni precoci e frequenti di molte malattie infettive. Alcuni agenti possono provocare segni e sintomi tipici con periodi di incubazione che impongono specifiche misure diagnostiche, di isolamento e di profilassi [non necessariamente vaccinale e lo sottolineiamo per coloro che spingono a favore di questa pratica che, in questi casi, può causare addirittura la malattia e un aggravamento della stessa].

I medici devono riconoscere le condizioni da notificare alle autorità. Il clinico che sospetti una malattia provocata da terrorismo biologico deve contattare le autorità sanitarie immediatamente perché vengano prese misure e perché si dia inizio a indagini. Tutto ciò è avvenuto in Sierra Leone, epicentro dell’epidemia Ebola, a seguito della disposizione governativa di chiusura dei laboratori di sperimentazione.

Curiosamente, nella giornata di venerdì 1 agosto, il Dipartimento della Salute degli Stati Uniti ha condotto la più grande un’esercitazione di emergenza a sorpresa nella storia di New York per testare la consegna di farmaci in caso di un attacco biologico.

Prevenzione

L’andamento che una malattia può avere in una collettività dipende dalla diffusione di fattori causali e dalla distribuzione delle variabili che influenzano l’evoluzione dello stato di rischio. Un’epidemia può insorgere in una popolazione nella quale la malattia è stabilmente presente e può avvenire come fatto del tutto eccezionale, dovuto cioè ad una combinazione di fattori favorenti, quali, per esempio, l’improvvisa e accidentale contaminazione in laboratorio oppure delle acque per uso potabile che determina una puntata epidemica di una malattia a diffusione favorevole, come può essere la malattia da virus Ebola.

La prevenzione da virus Ebola presenta molte sfide, perché è tutt’ora sconosciuto il meccanismo che infetta le persone. Pertanto, sono da prendere in considerazione tutte le misure di prevenzione primaria.

La prevenzione primaria può considerarsi articolata negli interventi sottoelencati in ordine decrescente di precocità e quindi di efficacia:

1) Potenziamento dei fattori utili alla salute. La diffusione di una epidemia non dipende solo dalle azioni di coloro che l’hanno diffusa: è intimamente legata alle condizioni di nutrizione e capacità difensiva della popolazione aggredita. E’ quindi il livello più precoce, quello che contiene gli interventi potenzialmente più efficaci. Infatti, rappresenta il concetto profondo di “salute” intesa come assenza di malattia e presenza di benessere fisico, mentale e sociale.

Interventi possibili:

a) soddisfacimento delle esigenze ottimali dell’organismo umano;

b) potenziamento dei poteri di difesa nei confronti dei fattori nocivi sia ambientali che comportamentali;

2) Allontanamento e/o correzione dei fattori causali e/o di rischio della malattia. È dimostrato scientificamente che virus e batteri si diffondono e si amplificano solamente dove possono farlo. Altrimenti si fermano. Da parte di alcuni sono messe in dubbio le possibilità di attuazione e comunque l’utilità di questo intervento sulla base della constatazione che non si posseggono tutt’ora conoscenze eziologiche certe. Siffatta interpretazione destinata ad alimentare un ingiustificato atteggiamento pessimistico d’impotenza o, peggio, in alcuni casi, di comoda e colpevole attesa, deve essere vigorosamente confutata.

Interventi possibili:

a) sull’ambiente [fisico e sociale]: rilevazione e controllo dei fattori di rischio ambientali;

b) sull’uomo: evidenziazione e correzione di norme di vita e di comportamento inadeguate;

3) Selezione e trattamento degli stati o condizioni di rischio. Il fine che si propone è quello di dedurre il rischio di malattia evidenziando e correggendo tutti gli stati e/o condizioni, dal punto di vista morfologico e funzionale, in grado di elevarne la possibilità di comparsa.

Interventi possibili:

a) identificazione e bonifica dei portatori di infezione;

b) rilevamento e correzione degli stati di rischio e/o predisposizione per la patologia;

Abbiamo quindi la possibilità di erigere seriamente, davanti a una situazione critica di questo tipo, una barriera molto più efficace di qualsiasi trattamento farmacologico [inclusi sieri e vaccini sperimentali di dubbia efficacia].

Non dobbiamo permettere la diffusione di una enorme preoccupazione, veicolata da coloro che hanno tutto l’interesse di sfruttare vantaggi da questo tipo di situazione, anche perché i veri strumenti di difesa appartengono comunque ai nostri comportamenti. Le difficoltà operative sono molte, ma è pur vero che la possibilità che questa situazione possa diventare grave per la popolazione mondiale può divenire reale solo se ne è facilitata la diffusione.

Trattamento

Non ci sono attività antivirali specifiche a disposizione. Il trattamento è orientato al mantenimento della funzione renale e dell’equilibrio elettrolitico ed alla cura delle emorragie e dello shock. Tuttavia, Big Pharma sta lavorando da un paio d’anni per cercare la soluzione che garantirà ricchi premi e cotillons a coloro che riusciranno a salvare il pianeta dalla devastazione.

Poiché i serbatoi naturali del virus Ebola non sono ancora noti, non è possibile organizzare una qualche misura di controllo. L’uso dell’isolamento in ambiente ospedaliero rimane il mezzo più consigliato per controllare le epidemie, malgrado, come abbiamo visto, rappresenti l’ambiente di maggior diffusione del virus. Un’attenzione estrema deve essere posta nella manipolazione del sangue, delle escrezioni, dei tessuti e dei rifiuti infettati. Il personale coinvolto nel governo dei primati non umani deve essere informato circa gli eventuali pericoli ai quali è esposto vivendo a contatto con questi animali.

Il trattamento tempestivo di Ebola è importante ma impegnativo, in quanto la malattia è difficile da diagnosticare clinicamente nelle prime fasi dell’infezione. Sintomi primari, come mal di testa e febbre, sono aspecifici a Ebola virus e i casi clinici possono essere inizialmente mal diagnosticati. La terapia di supporto può continuare con abbigliamento protettivo adeguato fino a quando i campioni biologici della persona sono testati per confermare e/o escludere l’infezione.

Per ora non esiste alcun vaccino, anche se, come abbiamo visto, le sperimentazioni sono in corso di sviluppo, addirittura da essere considerate la causa dell’esplosione dell’epidemia, e vi sono attualmente forti pressioni da parte di vari enti, pubblici e privati, interessati alla sperimentazione dei vaccini, che insistono per iniziare al più presto i trials clinici sull’essere umano benché il compito è arduo, e il successo sarebbe a malapena garantito, e vi sarebbero gravi rischi.

La maggior parte degli sforzi da parte dei leader della salute sono quindi concentrati sulla creazione di un vaccino, mentre poca ricerca è stata fatta sulla riduzione del rischio e sul rafforzamento del sistema immunitario.

Dieta sana e nutriente

Una dieta sana e nutriente è essenziale per mantenersi in buona salute e ricchi di energie vitali. Ben pochi esperti della salute sarebbero in disaccordo con questa affermazione, dal momento che la storia e la scienza medica ne hanno dimostrato la veridicità. Si tratta di un concetto così semplice che molti dimenticano che il cibo fornisce l’energia e i componenti di base che consentono all’organismo di funzionare.

La portata sanitaria dei deficit nutrizionali delle popolazioni africane colpite dall’epidemia di Ebola si estende fino al campo sociale ed etico: molti paesi del terzo mondo non raggiungono ad esempio, neanche i livelli minimi di assunzione di vitamine e minerali essenziali nella loro dieta, e rischiano quindi di diventare non solo serbatoi di virus che possono trasmettersi a coloro che si nutrono correttamente, ma anche focolai di trasformazione di virus mutanti come virus Ebola. Una maggiore attenzione ai problemi dei paesi poveri e al loro stato nutrizionale potrebbe essere la chiave di volta del controllo di molte forme di malattia, per tutti gli abitanti del pianeta, anziché la corsa all’oro del farmaco che, ad oggi, non garantisce alcuna immortalità.

Articoli meno recenti suggeriscono che virus Ebola può utilizzare recettori dei folati per entrare nelle cellule. Se le basi di questa ricerca proseguono ad essere attuali, la supplementazione per il ciclo di metilazione, che comprende folati, sarebbe una strategia positiva per il mantenimento della salute. Inoltre, oggigiorno, il connubio tra tecnologia e globalizzazione ha trasformato gran parte delle riserve alimentari in merci preconfezionate, semi-sintetiche, geneticamente modificate e prive di sostanze nutritive.

Vitamine e minerali

Le vitamine sono sostanze organiche essenziali per il sostentamento della vita. La maggior parte delle vitamine non può essere sintetizzata dal corpo umano e deve pertanto essere assunta tramite dieta o integratori alimentari. E’ possibile suddividere tali sostanze in due gruppi principali. Le vitamine liposolubili richiedono l’assorbimento di una certa quantità di grassi [lipidi] e vengono trattenute dall’organismo per tempi più lunghi; esempi comuni di vitamine liposolubili sono le vitamine A, D, K ed E. La vitamine appartenenti al secondo gruppo vengono definite idrosolubili, ossia non necessitano di lipidi per l’assorbimento e vengono espulse dall’organismo molto più rapidamente rispetto alle prime. Le vitamine C e B sono idrosolubili.

I minerali sono sostanze inorganiche e importanti componenti dei tessuti e dei liquidi corporei. Sono indispensabili per il corretto funzionamento del metabolismo vitaminico, dell’attività enzimatica, ormonale e di altri processi metabolici dell’organismo. I minerali costituiscono il 4% del peso corporeo. La maggior parte di essi, quali il Calcio, il Fosforo, il Magnesio, risiedono nelle ossa. Alcuni minerali si rendono necessari in quantità minime e tali sostanze sono definite microelementi. Zinco e Selenio garantiscono un rafforzamento della risposta immunitaria.

In un’ottica personale di attivazione delle difese immunitarie, è evidente che l’integrazione di vitamine e minerali essenziali, affiancati ai più tradizionali apporti di Vitamina C e B, rappresenta la difesa più potente e più a buon mercato da qualsiasi infezione virale.

Inibitori della chinasi

Nessuno ne parla ma è presente un importante studio condotto del Dipartimento di Microbiologia e Immunologia dell’Università del Texas, pubblicato nel 2012, che indaga gli effetti di due inibitori della chinasi sul virus Ebola. Il primo inibitore della chinasi è la genisteina, un isoflavone che è abbondante nei prodotti derivati dalla soia, e il secondo è il Tyrphostin AG1478, molecola farmacologica innovativa dotata di buona attività biologica ma dotata di elevata tossicità sistemica. In questo studio, gli autori dimostrano che il pretrattamento delle cellule ospiti con inibitori della chinasi, genisteina e Tyrphostin AG1478, porta alla inibizione dell’infezione oppure alla trasduzione in cellule infettate con il virus Ebola, virus di Marburg, e il virus Lassa. In sostanza, i risultati dimostrano che un cocktail di inibitori delle chinasi, comprensivi di genisteina e Tyrphostin AG1478, rappresenta un antivirale ad ampio spettro che può essere utilizzato ad uso terapeutico o profilattico contro Arenavirus e febbre emorragica da filovirus. Pertanto la genisteina e Tyrphostin AG1478 ostacolano l’entrata del virus Ebola nelle cellule, interferendo con un processo chiamato endocitosi [processo che le cellule utilizzano per l’assunzione di sostanze presenti nell’ambiente extracellulare o aderenti alla membrana della cellula stessa] e con un processo che distrugge la sintesi proteica delle cellule infettate.

La Genisteina si trova principalmente negli alimenti biologici fermentati a base di soia, così come nelle fave, nei lupini, nel trifoglio rosso, nel caffè, nel kudzu, e altro ancora, è rinomata per le sue proprietà antiossidanti e antielmintiche.

Trattamenti naturali

A titolo prettamente informativo, tre trattamenti naturali hanno mostrato risultati promettenti in passato:

  1. Garcinia kolacome riportato nel 1999, gli estratti dai semi di questa erba medicinale tradizionale africana possono inibire questo virus [Ebola] in colture cellulari a concentrazioni non tossiche“;
  2. Trattamento omeopaticouno studio pubblicato nel 1999 ha esplorato il potenziale terapeutico di un preparato omeopatico derivato da un veleno di ragno [Sicarius] per il trattamento dei sintomi associati con l’infezione da virus Ebola;
  3. Estradiolouno studio del 2013 ha trovato che l’estradiolo si espone ad attività anti-Ebola in vitro, indicando la rilevanza di fattori ormonali e forse in generale la suscettibilità alla malattia, così come un possibile ruolo terapeutico per l’estradiolo se una futura ricerca clinica confermerà questi risultati.

Utilità

Come abbiamo segnalato, attualmente sono in fase di sviluppo farmaci e vaccini mai somministrati nell’uomo. L’uso precauzionale di mascherine, camici e guanti, l’adeguata sterilizzazione delle attrezzature, la quarantena, l’isolamento ospedaliero e l’educazione sanitaria di comunità hanno sempre circoscritto le epidemie del passato. Tutti i casi sospetti, compresi i cadaveri, richiedono un rigoroso isolamento e procedure speciali di manipolazione. Gli Stati Uniti applicano anche gravi misure di quarantena per prevenire l’importazione di scimmie infette. La denuncia dei casi è obbligatoria.

Sarà l’uso dell’isolamento ospedaliero, e della quarantena, a farla da padrone in questa situazione, per soddisfare i criteri stabiliti dalla “Emergenza Sanitaria Pubblica di Rilevanza Internazionale” inclusi nelle International Health Regulations [IHR 2005], a seguito di

un evento straordinario che è determinato a costituire un rischio per la salute pubblica ad altri Stati attraverso la diffusione internazionale di malattie, potenzialmente da richiedere una risposta internazionale coordinata.

Questa definizione implica che una situazione: è grave, improvvisa, insolita o inattesa; comporta implicazioni per la salute pubblica al di là del confine nazionale dello Stato colpito; e può richiedere un’azione internazionale immediata. La responsabilità di determinare se un evento è all’interno di questa categoria è demandata al direttore generale dell’OMS, che richiede la successiva convocazione di un comitato di esperti [Comitato di Emergenza IHR]. Secondo le linee guida provvisorie ogni dichiarazione sarà basata sulla valutazione del rischio” e “in linea con l’obiettivo principale della guida“. Una delle prime misure adottate sarà la chiusura delle frontiere, dopodiché si potrà giungere fino alla drastica soppressione delle libertà individuali. E qui entra in gioco uno scenario un po’ complesso che riteniamo opportuno affrontare.

Che cosa accadrà se Stati Uniti, Regno Unito, Europa, Australia, Africa e Asia dichiarano contemporaneamente un allarme rosso per virus Ebola e si dovrà passare attraverso “screenings Ebola” per raggiungere il proprio posto di lavoro, il proprio volo, il proprio treno, la propria destinazione?

Per esempio, la capitale della Nigeria, Lagos, è la quarta città più popolosa al mondo. Il suo aeroporto internazionale è servito da numerose compagnie aeree come Air France, Alitalia, KLM, Lufthansa, British Airways, United Airlines, ed altre ancora. La Germania già si prepara a fronteggiare un’eventuale emergenza, prendendo misure di precauzione all’aeroporto di Francoforte, per isolare eventuali passeggeri infetti: contro Ebola si userà il sistema di segnalazione del “semaforo”. Non passerà molto tempo per sapere che virus Ebola è arrivato a Parigi, Amsterdam, Francoforte, Londra, Roma, New York, Los Angeles tramite un passeggero qualunque che presentava sintomi aspecifici come “vomito e febbre elevata“.

Da questo momento partiranno gli “screenings di massa” per Ebola in tutto il mondo, secondo le disposizioni pandemiche che saranno rilasciate dall’OMS

Come sarà possibile evitare gli errori degli screenings diagnostici?

1)  Sarà utile avere a portata di mano il proprio termometro ovunque ci si sposterà; perché, secondo le disposizioni OMS, una temperatura corporea superiore a 38 °C sarà considerata sospetta per Ebola e ogni malessere concomitante sarà confuso come sintomo di insorgenza della malattia.

 2) Sarà utile controllare la propria temperatura corporea prima di salire a bordo di un qualsiasi mezzo di trasporto pubblico o di passare attraverso un posto di blocco.

3) Qualora la vostra temperatura corporea sarà inferiore ai 38 °C fate una fotografia al termometro, fate un selfie, fate un video, coinvolgete parenti e/o amici per evitare di essere travolti da disposizioni coercitive che potrebbero essere inventate a tavolino perchè, se qualche funzionario sanitario si inventa che la vostra temperatura corporea è superiore ai 38 °C, rischiate di vedere “tracciata” la vostra famiglia, i vostri amici e i vostri colleghi per essere sottoposti a quarantena. 

4) Identica situazione dovrà essere effettuata al contrario. Pertanto, chiedete ad amici, colleghi di lavoro e familiari di inviare una mail, un selfie, un video, un sms della loro temperatura prima che passino attraverso uno “screening” per aiutarli a rimanere fuori dalla quarantena.

 5) Se il termometro mostra una temperatura corporea sotto i 38 °C e lo scanner termico utilizzato per lo screening invece riporta una temperatura corporea superiore ai 38 °C, sottolineate che gli scanner hanno già dimostrato di possedere fotocamere e sensori termici difettosi. Chiedete chi ha fornito la termocamera, quale azienda, fate domande specifiche perché vi sono falle negli scanner.
Infatti, molto spesso, dopo aver misurato una prima volta la temperatura corporea, come da manuale, bisogna attendere più o meno trenta secondi che il display si posizioni sulla temperatura ambiente per poter poi procedere a misurare nuovamente la temperatura corporea; in questi passaggi ripetuti sulla massa di popolazione scappano una serie di errori marchiani che potranno essere fonti di guai per lo sfigato di turno.

 6) Supponendo di avere una temperatura corporea superiore ai 38 °C, pensateci due volte prima di salire su un mezzo pubblico; organizzate un’alternativa, una telefonata, una conferenza Skype, oppure cercate di ottenere un certificato medico o un qualche tipo di “conferma scritta” che la vostra temperatura corporea superiore a 38 °C è collegata a una comune malattia non letale come un banale raffreddore.

 7) Portate i vostri spuntini e le vostre bevande in bottiglia, direttamente da casa, per ridurre le probabilità di ammalarvi durante il viaggio.

 8) Portate con voi le copie del documento Ebola dei CDC dove è spiegato chiaramente che si hanno maggiori probabilità di infettarsi con Ebola se si viene ricoverati in una struttura sanitaria [malattie infettive o reparti di quarantena appositamente strutturati].

9) Segnalate ai funzionari di frontiera, oppure a qualunque funzionario sanitario che sospetta del vostro stato di salute, che se voi avete Ebola, allora sarà molto probabile che anche loro sono da considerarsi a rischio. Essi, a loro volta, subiranno identico trattamento come sospetti infetti di Ebola, perché rappresentano i vostri ultimi contatti.

10) Pensate a quali misure si possono adottare per evitare di essere “cacciati” dalla vostra casa o dal posto di lavoro come causa sospetta di Ebola oppure a causa di qualche contatto, con qualche altra persona che avete incrociato per caso un paio di settimane prima sul posto di lavoro, o lungo le scale del proprio condominio, e da allora è stata dichiarata infetta per Ebola.

Niente panico; non fatevi influenzare dalla strategia del terrore che potrebbe montare in breve tempo, in cui sarà difficilissimo distinguere ciò che è giusto da ciò che è sbagliato, i buoni dai cattivi, il bene dal male. 

Siamo nel bel mezzo di una battaglia incredibile tra il bene e il male e abbiamo dovuto scegliere un lato. Per impostazione predefinita, molti hanno scelto il male: noi NO!
Ecco perché ci troviamo di fronte allo spettro di una vaccinazione forzata con Ebola, solo cinque anni dopo che un simile disastro è stato scongiurato dagli sforzi titanici di pochi.

E’ la nostra più sincera preghiera: usate il cervello!

Riproduzione riservata ©

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