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Ebola e i diritti umani in Africa occidentale

Qualche giorno fa ci è giunta notizia che un perfetto sconosciuto, ricercatore universitario avvezzo a spacciare ormoni per la crescita, speriamo non risulti fra gli indagati di un noto scandalo di prescrizioni [da che pulpito la predica!!!], ha trovato il nostro articolo dedicato alla scomparsa di Glenn Thomas indigesto ai suoi gusti perché, secondo lui, sarebbe privo di riferimenti [basterebbe posizionare il puntatore sul link evidenziato in rosso per accorgersi del contrario], complottista, schizofrenico, al limite del delirio e pseudo-sensazionalistico.

Se questo “mercenario di provincia”, probabilmente insoddisfatto del torrone di Cremona e/o in cerca di pretesti per litigare nel suo girovagare per ospedali, si sprecasse a leggere il recentissimo editoriale apparso in The Lancet, a meno che non sia colluso nell’affare di trafficanti di virus, dovrebbe provare altrettanta indignazione per le misure coercitive adottate per affrontare l’epidemia di Ebola in Africa occidentale che stanno contribuendo a generare gravi violazioni dei diritti umani.

In particolare, si parla di violazione dei principi di necessità e proporzionalità nella limitazione dei diritti umani previsti dal diritto internazionale, e altrimenti ribaditi dalla regolamentazione sanitaria internazionale diffusa dallo stesso OMS che, se proprio vogliamo essere precisi, in fatto di decoro e professionalità, lascia parecchio a desiderare da almeno un lustro a questa parte.

Particolarmente significativo e suggestivo il passaggio che riportiamo qui in fotografia …..

screenshot_The Lancet

….. Tuttavia, alcune misure adottate in Guinea, Liberia e Sierra Leone, i tre paesi dell’Africa occidentale più colpiti da Ebola, vanno al di là di questi principi.

Il 1 agosto 2014, questi tre paesi hanno annunciato l’esecuzione di una quarantena di massa in vaste aree di foresta intorno alle loro frontiere comuni che sono considerate l’epicentro dell’epidemia. [rif. 5]

La misura è stata attuata nonostante le prove che il virus era già passato al di fuori delle zone di quarantena. [rif. 6]

Pochi giorni dopo, le autorità liberiane imposto una quarantena di 10 giorni sul West Point, la più grande baraccopoli del paese, con i soldati impegnati a far rispettare il blocco dei suoi circa 75 000 abitanti. [rif. 7]

 Il 6 settembre, la Sierra Leone ha annunciato una quarantena di massa a livello nazionale, tra il 19 settembre e il 21 settembre, per consentire agli operatori sanitari di trovare i pazienti nascosti in tutto il territorio. [rif. 8]

La diffusione di Ebola senza sosta in questi paesi, nonostante tali misure coercitive, suggerisce che esse non sono efficaci nel rispondere a un focolaio che si è già diffuso in aree specifiche o gruppi di popolazione. Tali misure, invece, violano i diritti di libertà e sicurezza. [rif. 9]

In alcuni paesi, le restrizioni alla libertà di movimento stanno portando ad ulteriori violazioni dei diritti umani e crisi umanitarie, dal momento che le persone nelle zone di quarantena non possono accedere al cibo, all’assistenza sanitaria, o altri servizi. [rif. 10]

Pertanto, nel sostenere con forza tutto ciò che abbiamo pubblicato finora, crediamo sia più che lecito domandarsi cosa sta realmente accadendo in Africa occidentale a causa di una documentata epidemia costruita a tavolino per sostenere il business di Big Pharma.

 

Riproduzione riservata ©

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