Autismo: parliamo dei problemi sensoriali

E’ attraverso i cinque sensi che ognuno di noi comprende ogni cosa esterna a sé. Vista, udito, odorato, gusto e tatto sono i cinque modi – gli unici cinque modi – in cui l’universo può comunicare con noi. I nostri sensi definiscono la realtà per ognuno di noi. Se i vostri sensi funzionano normalmente, è presumibile che la vostra realtà sensoriale sia sostanzialmente simile alla realtà sensoriale di chiunque altro i cui sensi funzionano normalmente. Ma se i vostri sensi non funzionano normalmente?

I disturbi sensoriali non sono solo un problema dell’autismo. Risulta da studi condotti su individui non autistici che più di metà dei bambini hanno un sintomo sensoriale, un bambino su sei ha un problema sensoriale abbastanza importante da influenzare la sua vita quotidiana, uno su venti dovrebbe essere formalmente diagnosticato come affetto da disturbo del processamento sensoriale, il che significa che i problemi sensoriali sono cronici e devastanti.

Ma che cosa sappiamo dei problemi di processamento sensoriale dal punto di vista scientifico? Sorprendentemente, ma nemmeno tanto, sappiamo ben poco. Almeno, ad esaminare la ricerca in questo campo si brancola nel buio.

Nonostante tutte le ricerche condotte sul cervello delle persone autistiche da neuroscienziati e genetisti, nonostante gli ingenti capitali investiti anche in ricerche dal puro sapore circense, appare evidente che i problemi sensoriali non rappresentano una priorità. Eppure, si tratta di problemi “onnipresenti” nelle persone con autismo, come afferma una rassegna pubblicata nel 2011 in “Pediatric Research“, eppure ricevono un’attenzione estremamente scarsa.

Buona parte delle ricerche sui problemi sensoriali nei soggetti autistici sono pubblicate da riviste non dedicate all’autismo. E spesso anche gli articoli sull’argomento pubblicati da riviste specializzate colgono l’occasione per deplorare le condizioni penose in cui versa la ricerca:

Destano preoccupazione la mancanza di una ricerca empirica sistematica sui comportamenti sensoriali nei DSA e la confusione nella descrizione e classificazione dei sintomi sensoriali

scrivevano gli autori di uno studio del 2009, mentre in un altro studio dello stesso anno si lamentava una

penuria di informazioni.

Nel 2011 Temple Grandin scrisse un articolo per un grosso trattato accademico sull’autismo. Più di 1400 pagine, ottantuno articoli in tutto. Indovinate: l’unico lavoro che si occupava dei problemi sensoriali era il suo.

Nel corso del tempo, si sprecano centinaia se non migliaia di articoli scientifici sulla questione se gli autistici hanno una teoria della mente, cioè se hanno la capacità di immaginare sé stessi mentre guardano il mondo dal punto di vista di qualcun altro, e di reagirvi emozionalmente in modo appropriato. Però vi sono pochi, pochissimi studi sui disturbi sensoriali, probabilmente perché l’argomento richiederebbe ai ricercatori di immaginarsi mentre guardano il mondo attraverso il guazzabuglio della vita di una persona con autismo. Pertanto, si potrebbe dire che questi ricercatori mancano di una teoria del cervello.

Ho il sospetto che semplicemente non si rendano conto di quanto il problema sia pressante. Non riescono ad immaginare un mondo in cui un indumento ruvido dà la sensazione di andare a fuoco, oppure che il suono di una sirena è come se qualcuno con un trapano sta facendo un buco nel cranio. La maggior parte dei ricercatori non riesce ad immaginare una vita in cui ogni situazione insolita, che sia minacciosa o meno, viene esasperata da una scarica di adrenalina: eppure questo avviene in molte persone con autismo.

Dato che i ricercatori sono perlopiù persone normali, sono creature sociali, dal loro punto di vista è sensato preoccuparsi di come promuovere la socializzazione. E infatti è sensato, fino a un certo punto. Ma in che modo si può promuovere la socializzazione di persone che non tollerano l’ambiente in cui dovrebbero socializzare, che non possono esercitarsi a riconoscere i significati emozionali delle espressioni del volto in contesti sociali, visto che alcuni non riescono nemmeno a entrare in un ristorante? Al pari di altri ricercatori, anche quelli che si occupano dell’autismo si propongono di rimuovere i sintomi anziché i fattori che provocano i danni maggiori, ma non penso che si rendano conto di quanti danni può causare l’ipersensibilità sensoriale.

Ho parlato con ricercatori convinti addirittura che i problemi sensoriali non siano problemi reali. Lo so, è incredibile. Loro si definiscono rigorosamente comportamentisti. Io li chiamo “negazionisti della biologia“.

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1 Commento su Autismo: parliamo dei problemi sensoriali

  1. Temo che qualche struttura piramidale che opera in regime di monopolio se ne risentirà parecchio dopo questo articolo che fotografa perfettamente la realtà dei fatti.
    A questo punto auspico che le linee guida vengano riviste e ridiscusse tenendo conto di tutti gli aspetti, guardando l’autismo a 360° non escludendo affatto il danno biologico solo così si potranno aiutare migliaia di bambini.
    Tengo a precisare che il negazionismo rientri nei crimini contro l’umanità, qualcuno prima o poi dovrà risponderne…

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