Infiammazione cerebrale marker dell’autismo

Una équipe multidisciplinare di ricercatori provenienti dalla John Hopkins University [Mariland, Stati Uniti] e dalla Birmingham University [Alabama, Stati Uniti] ha analizzato i campioni cerebrali, provenienti da due diverse banche dei tessuti, di 72 soggetti con autismo sottoposti ad autopsia, confrontandoli con altrettanti casi di controllo. I risultati, sono stati pubblicati sulla rivista Nature Communications, e i ricercatori sottolineano che, nonostante vi sia una forte corrente che spinge erroneamente a considerare esclusivamente la componente genetica, la progressiva identificazione dei geni implicati nella malattia è lenta se non addirittura infruttuosa, portando ad una “comprensione limitata delle basi molecolari dell’autismo“.

In sostanza, come sosteniamo da sempre, il vero marker dell’autismo è rappresentato dall’infiammazione del tessuto cerebrale espressione di una disregolazione del sistema immunitario e delle attività neuronali dipendenti da esso.

Questa evidenza toglie ulteriori competenze alla psichiatria e dimostra, sempre più, come la “sindrome autistica” sia una condizione patologica di competenza prettamente neurologica.

A maggior ragione, questi bambini non devono essere vaccinati, in quanto la risposta immunologica ad un insulto esterno comporta una intensa reazione infiammatoria che il sistema immunitario stesso deve modulare, in modo che siano eliminati solo gli agenti patogeni e non il nostro organismo.  In assenza di un corretto bilanciamento della risposta,

  • una risposta a dominanza Th2 condurrà a reazioni allergiche,
  • una risposta a dominanza Th1 condurrà verso fenomeni di autoimmunità e  rischio di malattie autoimmuni,
  • una incapacità alla modulazione Th3  potrà amplificare la risposta infiammatoria con danno delle cellule del ricevente.

Il Prof. Arking e collaboratori hanno osservato che gli studi riguardanti l’autismo e l’espressione genica – se e quanto i geni vengono utilizzati – hanno coinvolto pochi dati e non sono in grado di trarre risultati utili. Questo perché il test genico deve essere effettuato sul tessuto specifico in sé che, in questo caso, sarebbe il cervello, e può essere acquisito solo attraverso l’autopsia, non certo attraverso gli esami ematici e/o strumentali e/o kit genetici che vengono ad oggi venduti e propagandati per supportare le più fantasiose ipotesi sulle origini della patologia, come per esempio in gravidanza: l’autismo NON ha affatto inizio nel grembo materno.

La risposta infiammatoria è perennemente attivata nel cervello autistico

Per eseguire un’indagine più approfondita, i ricercatori hanno analizzato i dati di 104 campioni cerebrali – di cui 72 provenienti da individui con autismo ed altri da alcuni sani – a tal punto che quest’indagine rappresenta “il più grande insieme di dati di tutti i tempi“, utilizzati in uno studio di espressione genica nell’autismo.

Studi precedenti hanno individuato anomalie associate all’autismo in cellule che supportano i neuroni nel cervello e nel midollo spinale, ma in questo studio Arking e collaboratori affermano che sono stati in grado di indirizzare evidenze relative a un gruppo specifico di cellule di sostegno, denominate microglia, da sempre deputate a proteggere il cervello – e il Sistema Nervoso Centrale – dagli insulti patogeni.

Le cellule della microglia sono un tipo di cellule della glia che si occupano della prima e principale difesa immunitaria attiva nel Sistema Nervoso Centrale. Le cellule della microglia costituiscono il 20% della popolazione totale di cellule gliali all’interno del cervello e, nel gruppo con autismo, le microglia sono risultate perennemente attive causando processi infiammatori.

Anche se questo tipo di infiammazione non è ancora ben compresa, i ricercatori concordano sul fatto che questa evidenza accende prepotentemente i riflettori sull’attuale mancanza di conoscenze del sistema immunitario nell’attivazione dei circuiti neuronali.

Il Prof. Arking e collaboratori osservano che l’infiammazione è improbabile, ma non impossibile, che sia la causa principale di autismo, anche se in tutti i soggetti rappresenta lo stesso effetto a valle e, come la medicina accademica conosce molte bene, molte malattie hanno la loro origine nel processo infiammatorio: Alzheimer [rif.], malattia coronarica [rif. 12 ;  34], cancro [rif. 1 ; 2 ; 3] ed emorragie cerebrali frequentemente scatenate dopo la somministrazione dei vaccini [rif. 1 ; 2 ; 3 ].

Vulnerabilità del cervello infantile: suscettibilità univoca alla perossidazione lipidica

Il termine perossidazione si riferisce alla degradazione dei lipidi derivanti dalla generazione di radicali liberi da una serie di reazioni a catena pro-infiammatorie, che può essere molto dannoso se il processo è prolungato.

I radicali liberi a loro volta si riferiscono agli atomi con elettroni spaiati, con conseguente accresciuta instabilità e reattività. Il risultato finale di un’anormale e prolungata lipido-perossidazione può essere un’anormale infiammazione del cervello con edema cerebrale secondario.

Di tutti gli organi del corpo, il cervello è il più suscettibile al degrado dell’ossidazione, comunemente denominata perossidazione. Anche se il cervello di un bambino riceve il 15% della gittata cardiaca normale, utilizza quasi il 25% di ossigenazione del corpo [rif.]. Come livelli elevati di ossigeno nell’ambiente portano un aumento del rischio di esplosioni o incendi, altrettanti paragonabili rischi fisiologici esistono nel cervello di un bambino.

Oltre ad essere un organo altamente ossigenato, il cervello umano ha un’accresciuta vulnerabilità all’effetto nocivo della perossidazione perché il cervello ha di gran lunga il più alto contenuto di grasso di qualsiasi altro organo del corpo, con i lipidi di membrana che costituiscono il 60% della materia solida [rif.].

Inoltre, il cervello contiene una percentuale relativamente elevata di acidi grassi polinsaturi Omega-3, acido arachidonico [ARA] e acido docosaesaenoico [DHA] che servono come un blocco di costruzione primario delle membrane di queste strutture. DHA e ARA sono ricchi in energetica, ma sono molto più instabili e vulnerabili alla perossidazione pro-infiammatoria di grassi saturi [degradazione ossidativa dei lipidi – rif. 1 ; 2 ; 3 ; 4 ; 5 ; 6 ; 7 ; 8 ; 9 ; 10 ; 11].

Anche lo studio proposto da Cecilia Giulivi e collaboratori, Disfunzioni Mitocondriali nell’Autismo, pubblicato nel 2010 sul Journal of American Medical Association [JAMA], ha rilevato come i danni e lo stress ossidativo a carico dei mitocondri, anche noti come le “centrali elettriche” delle cellule, possono influenzare l’insorgenza e la gravità dell’autismo.

I mitocondri ubbidiscono, infatti, a precise istruzioni genetiche contenute nel Dna mitocondriale [mtDna], che nei bambini autistici sembra incapace di controllare il metabolismo delle risorse energetiche disponibili; mentre i radicali liberi dell’ossigeno, che imperversano tra le cellule, danneggiano il Dna cellulare, per proteggersi dai quali i mitocondri creano copie extra del proprio Dna mitocondriale.

Vi sono bambini che stanno incredibilmente male e manifestano gravi sintomi congruenti con l’autismo quasi subito dopo essere stati vaccinati. In questi casi è risultata giusta, pertinente e causale, la diagnosi di disturbo mitocondriale. Il nucleo di una cellula contiene i cromosomi; è lì che sono codificati i nostri geni. Ma fuori dal nucleo, nel citoplasma della cellula, ci sono degli organelli [il nome viene dall’idea che gli organelli sono per la cellula quello che gli organi – cuore, reni, fegato, polmoni, intestino, etc. etc. – sono per l’organismo], e alcuni di questi organelli sono i mitocondri. Ogni cellula ha centinaia di migliaia di mitocondri, che hanno la funzione di convertire le molecole in energia.

I mitocondri hanno il loro DNA, distinto dal DNA dei cromosomi. Il DNA mitocondriale può subire mutazioni. La vaccinazione può causare danno mitocondriale a tal punto da risultare causale all’esordio dei sintomi di autismo. Alcuni sintomi possono essere relativamente lievi, alcuni più severi, fino a mettere a rischio la vita; alcuni potrebbero comprendere la perdita della coordinazione muscolare, problemi visivi e uditivi, disturbi dell’apprendimento, disturbi gastrointestinali, effetti neurologici. Tutti questi sintomi farebbero parte del disturbo mitocondriale, e tutti sarebbero congruenti con la diagnosi di autismo.

In sostanza, il cervello potrebbe essere paragonato a un’erba secca altamente infiammabile o a una spazzola racchiusa in un’area con elevati livelli di ossigeno, che necessitano di una sola scintilla per scatenare una conflagrazione infiammatoria.

Gli adiuvanti dei vaccini forniscono questa scintilla molto più spesso di quanto si pensa in generale.

I sali di alluminio e gli altri adiuvanti [fra i quali ancora il mercurio] utilizzati per aumentare la risposta anticorpale, svolgono questa loro funzione attraverso la ipersensibilizzazione e/o la disregolazione del polo umorale del sistema immunitario Th2; ciò attiva massivamente le cellule immunitarie del cervello, le microglia e gli astrociti, con conseguente intensissima reazione infiammatoria che si amplifica ad ogni successiva vaccinazione.

I sali di alluminio, in particolare, agiscono all’interno delle cellule mieloidi, con una chiave immuno-mediata che induce la morte cellulare: come è possibile giustificare ancora l’iniezione di alluminio nei neonati? … È bene ribadire che il sistema immunitario raggiunge la piena maturità immunoregolatoria e difensiva a circa 3 anni di età. Pertanto, il problema di questo approccio è di duplice natura.

In primo luogo, l’evidenza sperimentale mostra chiaramente che la somministrazione simultanea anche di due o tre soli adiuvanti immunologici, o la stimolazione ripetuta del sistema immunitario da parte dello stesso antigene può sopraffare la resistenza genetica all’autoimmunità.

In secondo luogo, mentre è ormai accettato che la potenza e la tossicità degli adiuvanti immunologici debba essere bilanciata adeguatamente in modo da ottenere la stimolazione immunitaria necessaria minimizzando gli effetti collaterali, all’atto pratico tale bilanciamento è molto difficile da ottenere. Ne deriva che gli adiuvanti stessi, possono provocare varie reazioni avverse [rif. 1 ; 2], innescando e amplificando la reazione infiammatoria che dovrebbe portare all’instaurarsi della memoria immunologica, come pure ammettono anche vari Consulenti Tecnici d’Ufficio deviati che, nella loro ignoranza biologica, corruzione e servilismo farmaceutico, spesso pervengono alla conclusione contraddittoria opposta, poiché sostengono che i vaccini non hanno efficienza lesiva idonea a causare le alterazioni neurologiche, diffuse nei Disturbi dello Spettro Autistico, ed ampiamente illustrate anche quest’oggi.

Educate voi stessi, prima di vaccinare: autismo, vaccini e infiammazione cerebrale.

 

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