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Aridaje: il CDC commette un orribile errore di laboratorio con virus Ebola

Un articolo del New York Times, apparso in data 24 dicembre, riporta che gli esperti del Centers for Disease Control [CDC] di Atlanta hanno commesso un orribile errore esponendo un tecnico di laboratorio al mortale virus Ebola.

Secondo il New York Times:

Un errore di laboratorio presso i Centers for Disease Control può aver esposto un tecnico al mortale virus Ebola. Il tecnico sarà monitorato per 21 giorni, ovvero per il periodo d’incubazione della malattia. Un piccolo numero di altri dipendenti, meno di una dozzina, che è entrato nel laboratorio dove si è verificato l’errore, sarà altresì sottoposto a verifica per l’esposizione.

Il New York Times riporta che l’errore si è verificato nella giornata di lunedì 22 dicembre, quando un laboratorio ad alta sicurezza, in cui i tecnici lavoravano con campioni di virus Ebola provenienti dall’epidemia in Africa occidentale, ha inviato i campioni che avrebbero dovuto contenere virus uccisi in un altro laboratorio dei CDC, in fondo al corridoio. Ma il laboratorio ad alta sicurezza ha inviato i campioni sbagliati, quelli che contenevano il virus vivo, e il laboratorio ricevente non era attrezzato per gestire in tempo reale il pericolo del virus Ebola. Infatti, il tecnico che ha maneggiato i campioni indossava solamente dei guanti e un vestito di protezione, era sprovvisto di visiera, e può essere rimasto esposto.

Questo nuovo incidente si aggiunge ad una serie di episodi maldestri che hanno visto protagonista il CDC di Atlanta:

Sotto duro interrogatorio da parte dei membri del Congresso degli Stati Uniti, nello scorso mese di luglio, il Dr. Thomas R. Frieden, direttore dei CDC, ha ammesso che

gli errori accaduti presso i laboratori dell’agenzia non sono fenomeni isolati, ma sono parte di un ampio modello di pratiche non sicure.

Se poi pensiamo che …

  1. nel 2012 la ricerca della US Army Medical Research Institute of Infectious Diseases [USAMRIID] ha dimostrato che una combinazione di anticorpi è in grado di fermare il virus;
  2. nel mese di gennaio 2014 ha avuto inizio la Fase 1 delle sperimentazioni cliniche della Tekmira Pharmaceuticals Corporation che dosa per la prima volta nell’essere umano un suo prodotto contro Ebola;
  3. la scheda OMS n. 103, aggiornata a marzo 2014, riporta al secondo capoverso della voce “Signs and symptoms

    “ [….. omissis …..] Virus Ebola è stato isolato, 61 giorni dopo l’insorgenza della malattia, dallo sperma di un uomo che è stato infettato in un laboratorio“.

  4. coincidenza vuole che, sempre a marzo 2014, il consorzio farmaceutico guidato da Scripps Research Institute ottiene un finanziamento premio di 28 milioni di dollari dal NIH [National Institutes of Health] per trovare e proporre il miglior trattamento per virus Ebola. Di questo consorzio fa parte la Mapp Biopharmaceutical, il cui ruolo nella vicenda sarà descritto a breve, impegnata da un paio d’anni nella ricerca scientifica in merito a virus Ebola.
  5. altra Università presente direttamente sul luogo del delitto è la Tulane University che svolge attività di ricerca in Sierra Leone [epicentro dell’epidemia] sulle armi biologiche, anch’essa per conto della US Army Medical Research Institute of Infectious Diseases [USAMRIID];
  6. la Tulane University scrive sul proprio sito:

    We’re working on vaccines and medicines for Ebola and other hemorrhagic fevers” ….. “The solutions are coming.”

  7. la GlaxoSmithKline del Regno Unito è coinvolta nella ricerca sul vaccino Ebola, in Sierra Leone, attraverso la controllata società svizzera Okairos, acquistata nel 2013, giusto in tempo per l’epidemia Ebola, che collabora a sua volta con il Vaccine Research Centre dei National Institutes of Health [NIH] degli Stati Uniti;
  8. i farmaci di sintesi vegetale, negli ultimi dieci anni, hanno generato un sacco di chiacchiere ma hanno avuto poco effetto sulla produzione commerciale, con alcuni successi isolati di farmaci della Pfizer e della Protalix Biotherapeutics approvati dalla FDA nel 2012. L’approccio è stato nuovamente portato alla ribalta proprio questa settimana, quando un farmaco prodotto dalla pianta del tabacco è stato utilizzato per il trattamento di due persone che avevano contratto virus Ebola. Kentucky Bioprocessing, una unità del gigante del tabacco Reynolds American, ha prodotto il farmaco che è stato sviluppato da Mapp Biopharmaceutical. Il processo di produzione è simile ai passaggi per altri farmaci vegetali: i laboratoristi infettano le piante di tabacco con un virus che include il codice genetico; dopo che le piante sono infettate dal virus cominciano a produrre gli anticorpi dai quali sarà estratto il principio attivo. Così è stato prodotto ZMapp, il siero miracoloso che contrasta Ebola, iniettato ai due medici statunitensi che hanno contratto virus Ebola sul luogo dell’epidemia in Africa. Piccolo particolare: anche in questo caso gli effetti del farmaco non sono mai stati valutati sull’essere umano;

… ognuno di voi tragga le proprie conclusioni in merito a chi conviene un ampio modello di pratiche non sicure.

Riproduzione riservata ©

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