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Danno da vaccinazione. Si all’indennizzo per quella “obbligatoria di fatto”

Ringraziamo l’Avv. Renato Mattarelli, dello Studio Legale Mattarelli – Mezzini, per la cortese segnalazione che ci pregiamo diffondere ai nostri lettori.

Con Sentenza n. 687/2015 il Tribunale di Roma – Sez. Lavoro ha riconosciuto il diritto all’indennizzo di Legge n. 210/1992 in favore di una donna danneggiata da vaccinazione antipoliomielitica del 1958.

Indipendentemente dall’obbligo normativo  alla vaccinazione, intervenuta solo successivamente con Legge 695/1959, il Tribunale in persona del Giudice Emili ha riconosciuto la “obbligatorietà di fatto” del trattamento sanitario, imposto nel 1958 alla danneggiata da circostanze non legislative: forte incentivazione delle autorità sanitarie nazionali e locali.

Qui di seguito il testo della sentenza:

“…Con ricorso depositato in data 9.12.2013, il Ministero della Salute ha proposto opposizione al decreto ingiuntivo n. 8948 del 14.10.2013 notificato in data 31.10.2013, ad istanza di C.M., per l’importo di euro 86.966,90 oltre interessi, a titolo di mancato pagamento dei ratei mensili dal febbraio 2003 al giugno 2013, dell’indennizzo ex L. 210/92 per danni derivanti dalla vaccinazione antipoliomelitica, richiesto dalla ricorrente con domanda del 20.11.95. Ha precisato che la C.M. aveva assunto che il proprio credito risultava dall’atto di riconoscimento del Ministero n. DPS Ufficio XV CMO 19024 dell’indennizzo del 25.3.2000 con cui l’Amministrazione aveva riconosciuto esistente il nesso causale tra la vaccinazione e l’infermità (esiti di paralisi anteriore acuta) a seguito di domanda del 26.4.97. Ha rilevato la inammissibilità ed infondatezza della ingiunzione in quanto seppure riconosciuto il nesso causale, con iscrizione alla VII Cat. Tab. A all. al DPR 834/81, e ritenuta la tempestività della domanda (come da nota del 25.3.2000) con nota del 6.11.2000 in rettifica, l’Amministrazione aveva comunicato che non avrebbe provveduto al pagamento dell’indennizzo ex L. 210/92 “in quanto dalla documentazione in atti risulta che la S.V. è stata sottoposta a vaccinazione antipoliomelitica in data 12.11.58 e cioè in epoca anteriore al periodo preso in considerazione dalla legge 362/1999” (tale legge aveva disposto infatti  che l’indennizzo di cui al comma 1 dell’art. 1 della L. 210/92 spetta alle condizioni idi stabilite a condizione che siano stati sottoposti a vaccinazione nel periodo di vigenza della L. 695/59 e quindi aveva riconosciuto, sostanzialmente, i benefici anche ai vaccinati in periodo precedente alla L. 51/1966 ma a condizione che tale vaccinazione fosse intervenuta durante il periodo di vigenza della L. 695/59 (la C.M. al contrario si era sottoposta a vaccinazione in data 12.11.58) mentre la ragione giustificatrice dell’indennizzo era nell’obbligatorietà del trattamento sanitario che in sé spiega la socializzazione del rischio connesso a tale trattamento, non volontariamente scelto dal danneggiato.
La C.M. si è costituita contestando che connota del novembre 2000 la amministrazione avesse rettificato il giudizio in precedenza espresso, e che il decreto dovesse considerarsi infondato per mancanza dei presupposti delle condizioni di legge (vaccinazione obbligatoria e eseguita nel periodo di vigenza della legge 695/59.  La nota menzionata dall’Amministrazione infatti non era mai stata notificata alla parte e quindi era priva di effetto, e comunque la possibilità di rettifica doveva considerarsi prescritta per decorrenza di oltre 10 anni. Nella denegata ipotesi il provvedimento del 6 novembre doveva considerarsi nullo ed inefficace sul piano formale in quanto privo del dovuto avviso della facoltà di ricorso giudiziario, e in quanto in sede di adozione del  relativo atto senza la partecipazione della C.M. al procedimento che aveva dato luogo alla rettifica. Ha eccepito la mancanza di un interesse pubblico (c.d. autotutela decisoria) e la non applicabilità al diritto soggettivo, già acquisito e riconosciuto. Nel merito ha ribadito la sussistenza del presupposti di legge per l’emissione del decreto, in quanto fondato su documento che costituiva prova scritta del credito, e quanto alla eccezione della non obbligatorietà della vaccinazione antipolio dichiarava di non accettare il contraddittorio su una questione e decisa e compiuta da oltre 14 anni e pertanto su un diritto ormai acquisito nel suo patrimonio, e comunque la stessa doveva considerarsi obbligatoria secondo quanto statuito dalla C. Costituzionale con sentenza n.  423/2000 (ed infatti all’epoca la vaccinazione era resa necessaria a livello statale dalle varie politiche che la incentivavano e a livello locale della incisiva promozione della vaccinazione antipolio (il Consiglio comunale di Monterotondo aveva adottato 3 deliberazioni aventi ad oggetto la promozione e negli elenchi approvati risultava anche il nominativo della C.M.
Alla odierna udienza, il processo è stato quindi deciso, a seguito di concessione di termine per lo scambio di note.
Il ricorso in opposizione è infondato. La C.M., infatti, ha agito in monitorio assumendo di essere creditrice della Amministrazione della Salute degli importi dei ratei mensili dell’indennizzo ex L. 210/92 come da domanda del 20.11.1995 mentre la Amministrazione resistente fonda la propria opposizione sul provvedimento di rettifica della deliberazione già adottata e che aveva riconosciuto il nesso etiologico fra la vaccinazione e la patologia lamentata, sostenendo che, in ogni caso, la vaccinazione non era all’epoca dei fatti obbligatoria e quindi che non avrebbe dato luogo all’indennizzo richiesto.
Orbene ritiene il giudicante che tali argomentazioni non possano considerarsi dirimenti, mentre le censure volte alla inammissibilità della ingiunzione non impediscono che, in questa fase, la pretesa della opposta possa comunque esser vagliata nel merito. L’art. 1, comma 1, della legge n. 210 del 1992 dispone testualmente: “Chiunque abbia riportato, a causa di vaccinazioni obbligatorie per legge o per ordinanza di una autorità sanitaria italiana, lesioni o infermità, dalle quali sia derivata una menomazione permanente della integrità psico-fisica, ha diritto ad un indennizzo da parte dello Stato, alle condizioni e nei modi stabiliti dalla presente legge”. La Corte costituzionale, con sentenza 23-26 febbraio 1998, n. 27, ha dichiarato l’illegittimità costituzionale della citata disposizione nella parte in cui non prevede il diritto all’indennizzo, alle condizioni ivi stabilite, di coloro che siano stati sottoposti a vaccinazione antipoliomielitica nel periodo di vigenza della legge 30 luglio 1959, n. 695 (Provvedimenti per rendere integrale la vaccinazione antipoliomielitica), cioè nel periodo in cui tale vaccinazione non era ancora obbligatoria, come poi disposto con legge 4 febbraio 1966, n. 51. In ottemperanza alla citata pronuncia della Corte costituzionale, il legislatore è quindi intervenuto per disciplinare il diritto all’indennizzo a favore di coloro che abbiano subito danni permanenti in conseguenza di vaccinazioni antipoliomielitiche effettuate sotto il vigore della legge n. 695 del 1959. L’art. 3, comma 3, della legge 14.10.1999, n. 362, dispone, infatti: “L’indennizzo di cui al comma 1 dell’articolo 1 della legge 25 febbraio 1992, n. 210, spetta, alle condizioni ivi stabilite, anche a coloro che si siano sottoposti a vaccinazione antipoliomielitica non obbligatoria nel periodo di vigenza della legge 30 luglio 1959, n. 695. I soggetti danneggiati devono presentare la domanda alla azienda unità sanitaria locale competente, entro il termine perentorio di quattro anni dalla data di entrata in vigore della presente legge”. La C. Costituzionale (come accennato, già pronunciatasi sul tema in precedenti occasioni e quindi oltre alla sent. n. 27 del 26.02.1998 va ricordata la n. 423 del 16.10.2000, in tema, rispettivamente, di vaccinazione antipolio e antiepatite di tipo B.) ha, anche dal ultimo, posto l’accento sui doveri di solidarietà sociale e sulla ratio della Legge 210/1992 stessa. Questa -si legge nella pronuncia- affonda le sue radici nell’esigenza di bilanciare attentamente due contrapposti interessi, entrambe di rilevanza costituzionale: quello alla salute ed all’integrità fisica di ogni singolo individuo e quello alla salute della collettività. Il fondamento dell’indennizzo non va individuato, spiega la Consulta, nell’obbligatorietà della vaccinazione, quanto nell’interesse della collettività (nei confronti del quale, semmai, l’imposizione dell’obbligo della vaccinazione si configura come uno strumento). Lo Stato ha il dovere solidaristico di non lasciare solo chi abbia corso un rischio (quello di subire lesioni conseguenti al vaccino) nell’interesse ed a tutela della salute della collettività. Posto ciò, la legge che si risolvesse ad indennizzare quanti avessero corso un rischio individuale per perseguire detto interesse collettivo dietro la minaccia di una sanzione, escludendo, invece, coloro i quali si fossero risolti alla medesima scelta pur in assenza di costrizioni e tuttavia animati dalla medesima finalità solidaristica di tutela della collettività sarebbe assolutamente irragionevole ed incostituzionale. Accertato quindi il diritto della opposta all’indennizzo di cui alla legge n. 210/1992, il ricorso in opposizione deve essere respinto ed il decreto munito di esecutorietà, mentre le spese vanno come di norma regolate secondo soccombenza e liquidate come nel dispositivo in calce.
P.Q.M.
Rigetta l’opposizione al decreto ingiuntivo n 8948/2013 emesso in data 14.10.2013 e notificato in data 31.10.2013 e, per l’effetto, ne dichiara la esecutorietà; condanna l’Amministrazione opponente al pagamento delle spese processuali liquidate in complessivi euro 2.500,00, da distrarre in favore del procuratore dell’opposta dichiaratosi antistatario.
Così deciso in Roma, all’udienza del 23.1.2015…”
Riproduzione riservata ©
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