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Disturbo mitocondriale indotto dalla vaccinazione

Vi sono bambini che stanno incredibilmente male e manifestano gravi sintomi congruenti con l’autismo quasi subito dopo essere stati vaccinati. In questi casi è risultata giusta, pertinente e causale, la diagnosi di disturbo mitocondriale.

Il nucleo di una cellula contiene i cromosomi; è lì che sono codificati i nostri geni. Ma fuori dal nucleo, nel citoplasma della cellula, ci sono degli organelli [il nome viene dall’idea che gli organelli sono per la cellula quello che gli organi – cuore, reni, fegato, polmoni, intestino, etc. etc. – sono per l’organismo], tra i quali ci sono i mitocondri. Ogni cellula ha centinaia di migliaia di mitocondri, che hanno la funzione di convertire le molecole in energia. I mitocondri hanno il loro DNA, distinto dal DNA dei cromosomi. Il DNA mitocondriale può subire mutazioni. La vaccinazione può causare danno mitocondriale a tal punto da risultare causale all’esordio dei sintomi di autismo. Alcuni sintomi possono essere relativamente lievi, alcuni più severi, fino a mettere a rischio la vita; alcuni potrebbero comprendere la perdita della coordinazione muscolare, problemi visivi e uditivi, disturbi dell’apprendimento, disturbi gastrointestinali, effetti neurologici. Tutti questi sintomi farebbero parte del disturbo mitocondriale, e tutti sarebbero congruenti con la diagnosi di autismo.

Pertanto, molti bambini non dovrebbero ricevere le vaccinazioni perché i disturbi mitocondriali li rendono esponenzialmente più vulnerabili ai danni da vaccino. Disturbi mitocondriali risultanti da alterazioni del DNA che danneggiano il sistema energetico del corpo, tra cui la capacità di produrre e utilizzare ATP [adenosina trifosfato]. Questo cambia il modo in cui il sistema immunitario risponde alla sfida vaccinale e provoca danni metabolici sistemici anziché stimolare la produzione di anticorpi [obiettivo presunto delle vaccinazioni].

La respirazione cellulare [fosforilazione ossidativa] avviene nei mitocondri, dove una serie di enzimi catalizza il trasferimento degli elettroni all’ossigeno molecolare e la produzione di ATP che accumula energia. I disturbi mitocondriali colpiscono gli enzimi utilizzati in questo processo e compromettono la respirazione cellulare, diminuendo il rapporto ATP:ADP [adenosina trifosfato : adenosina difosfato].

I tessuti ad alta richiesta di energia [p.es., cervello, nervi, retina, muscolatura cardiaca e scheletrica] sono particolarmente esposti.

Biochimicamente, vi è una profonda acidosi lattica perché il ratio NADH:NAD aumenta, spostando l’equilibrio della reazione della lattato deidrogenasi verso il lattato. L’aumento della ratio lattato:piruvato differenzia il deficit di fosforilazione ossidativa da altre cause di acidosi lattica in cui il ratio lattato:piruvato rimane normale.

Mutazioni mitocondriali e varianti sono implicate in una serie di malattie come Parkinson, malattia di Alzheimer, diabete, sordità, cancro, disturbi della tiroide, sindrome da stanchezza cronica, fibromialgia e autismo.

Uno dei sistemi più spesso interessati dal disturbo mitocondriale è il sistema nervoso centrale. All’esordio della malattia il coinvolgimento cognitivo può essere parziale, manifestandosi con specifici deficit cognitivi, in particolare nel ragionamento astratto, nella memoria verbale, nella memoria visiva, nel linguaggio [sia nelle parole che nella fluenza del discorso], nelle funzioni esecutive o costruttive, nel calcolo, nell’attenzione e nelle funzioni visuo-spaziali. E, ripetiamo, tutti questi sintomi sarebbero congruenti con la diagnosi di autismo.

Le funzioni cognitive e le abilità intellettive possono declinare da un iniziale deficit focale, selettivo, ad una vera e propria demenza. Ovvero, una compromissione della memoria cronica e disabilitante, che coinvolge almeno una delle funzioni cognitive, determinando una incapacità di riflettere e/o giudicare. Possono essere coinvolte, tra le funzioni cognitive, la memoria, il linguaggio, l’orientamento spazio-temporale, le abilità prassiche [cioè le capacità di eseguire movimenti finalizzati al raggiungimento di un risultato o di un obiettivo], il pensiero astratto, la capacità di risolvere problemi. Possono associarsi alla demenza anche cambiamenti nella personalità.

Purtroppo, in questo ambito, la cosiddetta scienza ufficiale brancola nel buio e conosce ancora troppo poco su come in effetti il disturbo mitocondriale e la conseguente compromissione della respirazione cellulare possano contribuire all’espressione di alterazioni cognitive, come la compromissione nell’apprendimento e nella memoria.

Il disturbo mitocondriale può essere trasmesso da madre a figlio, ma può anche accadere in qualsiasi momento della vita come risultato d’esposizione a tossine. Questa conclusione è congruente con quanto affermato dalla United Mitochondrial Disease Foundation [il 75% delle malattie mitocondriali sono “sporadiche” in natura] e dalla Cleveland Clinic, una delle principali autorità in materia, che pone l’accento sui fattori ambientali, inclusa la tossicità da farmaci.

Pertanto, chiunque abbia questi problemi deve essere valutato per disturbo mitocondriale, prima di essere vaccinato. Ogni madre ha bisogno di sapere se il suo bambino è a maggior rischio di danni da vaccino, e se lui o lei ha un disturbo mitocondriale di fondo che non è stato diagnosticato.

Oltre alla storia familiare, ci sono altre situazioni che aumentano la probabilità di un bambino a sviluppare il disturbo mitocondriale.

Neonati e bambini che vivono in zone dove ci sono alti livelli di tossine ambientali hanno un rischio elevatissimo di sviluppare un disturbo mitocondriale. Se si vive vicino a centrali elettriche a carbone o in zone dove ci sono numerose aziende di produzione oppure aziende agricole che utilizzano pesticidi e/o grandi quantità di fertilizzante, il bambino deve essere valutato per disturbo mitocondriale prima della vaccinazione. Se poi, malauguratamente, gli inquinanti sono iniettati tramite le fiale dei vaccini, il pronostico si complica.

Alcuni potrebbero dire che questo è un consiglio troppo zelante. Ma si deve sapere che il disturbo mitocondriale aumenta il rischio di danni da vaccino da 1 a 50.

Se un neonato o un bambino è nutrito con formule di soia vi è un aumento del rischio di disturbo mitocondriale a causa di alti livelli di manganese nella formula. I bambini che sono stati nutriti con formula a base di soia dovrebbero essere controllati per disturbo mitocondriale prima della vaccinazione.

Se il neonato non ha alcun disturbo mitocondriale prima di essere vaccinato, non significa che non lo avrà dopo la vaccinazione. Questo perché l’alluminio utilizzato come adiuvante nei vaccini causa disturbo mitocondriale. Quindi, se il vostro bambino viene vaccinato il primo giorno della sua vita con il vaccino contro l’epatite B, che contiene alti livelli di alluminio, e poi fate controllare il vostro bambino per disturbo mitocondriale, e il test è positivo, non c’è modo di sapere da dove proviene. A meno che non siate in possesso di una precedente prova negativa, acquisita tramite indagini citogenetiche prenatali.

Benché la cosiddetta scienza ufficiale brancoli nel buio, è comunque interessante sapere che nel 2008 sono stati pubblicati alcuni dati preliminari che suggeriscono il disturbo della produzione di energia mitocondriale  come meccanismo fisiopatologico alla base in un sottogruppo di soggetti con autismo. E, gli autori hanno scritto che la disfunzione mitocondriale “può essere presente in una percentuale significativa di bambini con ASD” senza proferire alcuna menzione alla prevalenza in soggetti adulti.

L’autismo regressivo è reale

Abbiamo sempre ritenuto che ci sono molti sottoinsiemi differenti di casi di autismo. Uno di questi gruppi è costituito da bambini che sono nati perfettamente sani, si sviluppano normalmente, e regrediscono in seguito – in genere tra uno e due anni di età. Tutti i bambini regrediti nell’autismo in questa fascia d’età hanno manifestato un processo di regressione iniziato subito dopo aver ricevuto vaccinazioni multiple.

In particolare, se esistono evidenze di studi sperimentali [come quello sopracitato] che mostrano un 56% di “regressione delle competenze acquisite in precedenza“, si tratta di un tasso che è significativamente superiore a circa “un terzo dei bambini autistici“, in generale, che si dice sia regredito. Dunque, non solo trattasi di autismo regressivo vero, ma sembra essere “quasi due volte più comune nei casi di disturbo mitocondriale” [parole degli autori, non nostre].

Riproduzione riservata ©

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1 Commento su Disturbo mitocondriale indotto dalla vaccinazione

  1. Articolo davvero interessante.
    Sarebbe il caso, che qualche saccente ed arrogante parruccone autoreferenziato, che sfoggia il suo titolo di studio, e la minaccia tipica del “non sa chi sono io”…, STUDIASSE!!!
    Son tutti scienziati coraggiosi dietro ad un pc quando insultano le madri di figli nati sani.
    Recentemente ho assistito a provocazioni machiavelliche da parte di chi dovrebbe tutelare la salute dei nostri figli e fare informazione.

    Ricordo che chi ha un figlio nato sano e reso H, ha già perso tutto…

    Essere arroganti e presuntuosi con queste madri e questi padri, non vi eleva di certo, mette in mostra, anzi, la vostra gollumiana natura…

    Divertitevi pure adesso, fino a quando ve lo permetteranno, continuate a buttarla sempre in rissa portando tutto sul piano ideologico…

    Di quali studi disponete?
    Quanti e quali dati vostri avete?
    Sapete solo ripetere a pappagallo ciò che pubblicano altri senza verificare?
    Nel 2015 dobbiamo ancora assistere allo studio copia incolla randomizzato dal lunapark di internet?

    Ringrazio Redazione Autismo e Vaccini che, come sempre, riporta la discussione sul piano SCIENTIFICO con un linguaggio adeguato ad ogni tipologia di pubblico…

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