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Disturbi Spettro Autistico: i sintomi gastrointestinali sono più frequenti

Secondo un nuovo studio pubblicato su Jama Psychiatry, i sintomi gastrointestinali riferiti nei primi tre anni di vita dalle mamme di bambini autistici sono più comuni e persistono più a lungo di quelli riportati dalle madri di bambini con sviluppo normotipico o ritardo nello sviluppo linguistico e/o motorio.

Come spiega Michaeline Bresnahan della Columbia university di New York, alle molte condizioni mediche e psichiatriche che spesso si associano, anche in modo inopportuno, ai Disturbi dello Spettro Autistico tra le più comuni ci sono i disturbi gastrointestinali.

Per valutarne l’effettiva prevalenza nei primi tre anni di vita i ricercatori hanno analizzato i dati di un ampio studio norvegese materno-infantile, suddividendo i pazienti in tre gruppi:

  1. 195 bambini con disturbi dello spettro autistico;
  2. 4.636 bambini con ritardo nello sviluppo linguistico o motorio;
  3. 40.295 bambini con sviluppo tipico.

Il riscontro di sintomi gastrointestinali, ovvero costipazione, diarrea, allergia e/o intolleranza alimentare, si basava sulle segnalazioni delle mamme. E a conti fatti gli autori hanno scoperto che rispetto ai bambini con sviluppo tipico, i coetanei con Disturbi dello Spettro Autistico avevano maggiori probabilità che le mamme segnalassero costipazione e allergie e/o intolleranze dal sesto al 18mo mese di età, e diarrea, stipsi e allergie e/o intolleranze dal 18mo al 36mo mese.

Inoltre, le madri di bambini con Disturbi dello Spettro Autistico avevano probabilità più che doppie di riferire almeno un sintomo gastrointestinale nelle diverse fasce di età rispetto alle madri di bambini con sviluppo normotipico o ritardo nello sviluppo linguistico e/o motorio.

Anche se i sintomi gastrointestinali sono comuni nella prima infanzia, i pediatri dovrebbero tenere presente che i bambini con Disturbi dello Spettro Autistico possono sperimentare tali sintomi con maggiore frequenza e persistenza nei primi tre anni di vita rispetto ai bambini con sviluppo normotipico o ritardo nello sviluppo linguistico e/o motorio

concludono i ricercatori, aggiungendo che la presenza di un Disturbo dello Spettro Autistico potrebbe aumentare il rischio di sottodiagnosi dei sintomi gastrointestinali, e che il loro trattamento potrebbe migliorare i comportamenti problematici dei piccoli pazienti.

La fiera del paradossale

Questo studio rappresenta un poderoso sberleffo per la massa di pseudoscienziati che gravitano nel panorama italiano dell’autismo e che andrebbero [cito un allenatore vincente come Marcello Lippi] “presi a calci nel sedere uno ad uno“.

Premesso che dopo la frode processuale attuata a danno di mio figlio non avrò più alcuna pietà per alcuno che pretende di giocare sulla salute e la vita di questi bambini e ragazzi, vi allego l’obbrobrio delle raccomandazioni racchiuse nelle Linee Guida 2011-2015 per il trattamento dello spettro autistico nei bambini e negli adolescenti al riguardo dei disturbi gastrointestinali.

disturbi gastrointestinali LG

Se poi pensiamo al fatto che, non più tardi di un paio di anni fa, nell’euforia di proporre lo sviluppo di un vaccino contro i clostridi intestinali per ridurre i sintomi dell’autismo, i ricercatori dell’Università di Guelph in Canada dichiaravano che:

Più del 90% dei bambini con disturbi dello spettro autistico, soffre di gravi sintomi gastrointestinali cronici. Di quelli, circa il 75% soffre di diarrea, secondo la letteratura corrente.

I casi di autismo sono aumentati quasi di sei volte nel corso degli ultimi 20 anni, e gli scienziati non sanno perché. Anche se molti esperti sottolineano il ruolo dei fattori ambientali, altri sono concentrati sul ruolo dell’intestino umano.

Alcuni ricercatori ritengono che le tossine e/o metaboliti prodotti dai batteri intestinali, tra cui “clostridi bolteae”, possono essere associati ai sintomi e alla gravità dell’autismo, in particolare l’autismo regressivo.

… siamo di fronte alla ennesima dimostrazione che in Italia abbiamo a che fare con una pericolosa massa di pseudoscienziati ignoranti, troppo distratti dagli interessi della propria lobby di appartenenza per decidere a mente serena in merito a delicate questioni di salute pubblica che riguardano i nostri figli.

L’intestino del bambino è un luogo privilegiato

La fase della vita cruciale per la costruzione della tolleranza immunologica è certamente l’infanzia, periodo in cui il neonato è bombardato da scriteriate campagne vaccinali. Infatti, in pubertà, la ghiandola del timo [che possiamo immaginare come un “campo di allenamento”] comincia un lento processo involutivo, come se avesse concluso il suo compito.

I luoghi privilegiati sono i due reparti del sistema immunitario delle mucose [denominato MALT, Mucosal-Associated Lymphoreticular Tissue]. I due reparti sono il nasofaringeo [NALT, Nasopharyngeal-Associated Lymphoreticular Tissue] e l’intestinale [GALT, Gut-Associated Lymphoreticular Tissue], dove il contatto con gli antigeni è costante e senza mediazioni: antigeni contenuti nell’aria nel primo caso e nel cibo nel secondo caso.

Tra NALT e GALT c’è una stretta comunicazione, per cui è possibile una diffusione della risposta da un reparto all’altro e anche all’insieme dell’organismo tramite la circolazione linfatica e sanguigna.

Anche per questo motivo bisognerebbe andare piano a proporre sempre più vaccini in età pediatrica: iniettando un vaccino a un neonato per via intramuscolare si prevaricano queste vie di difesa naturale e si inducono “artificialmente” una serie di interferenze al sistema immunitario: tutti i vaccini sono prodotti per causare un deficit immunitario, interferendo con la capacità del corpo di uccidere naturalmente tutti i virus, batteri, parassiti e cellule tumorali.

La connessione intestino/cervello dovrebbe essere considerata più seriamente a livello scientifico-universitario … ma  siamo in Italia, nella Repubblica delle Banane dove si lasciano morire nell’indifferenza più totale i bambini danneggiati da farmaci di Stato.

Riproduzione riservata ©

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