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Vaccini e autismo: un nuovo studio smentisce correlazione ma c’è il barbatrucco

“DA TEMPO la ricerca scientifica finanziata dalle industrie del farmaco è affannosamente impegnata a mettere in evidenza che non esiste una correlazione fra vaccini e l’autismo. In particolare, in oltre 15 anni di studi finanziati unicamente dall’industria farmaceutica non è mai stato trovato un legame tra il vaccino trivalente morbillo-parotite-rosolia e i Disturbi dello Spettro Autistico [DSA], e quando è stato trovato è stato sapientemente nascosto.

Ora una nuova ricerca pubblicata sullo “JAMA”, da Anjali Jain e collaboratori del Lewin Group, smentisce ancora una volta il rapporto fra immunizzazione e questa patologia. L’indagine è stata condotta su ben 95.000 bambini, tutti con fratelli più grandi, alcuni dei quali autistici, ed ha accertato che il vaccino trivalente contro morbillo-parotite-rosolia non è associato a un aumento del rischio di DSA.

Un esito confortante, dunque, per chi deve vendere vaccini e, particolarmente agitato in quest’ultimo periodo, ha tutti gli interessi a sedare la popolazione perché il suo business va male.

Un esito allucinante se, una volta letto lo studio, si ha la capacità di comprendere l’uso fraudolento della statistica da parte degli autori. Ed ora entriamo nei dettagli.

Chi sono gli autori?

Lo studio “JAMA” è prodotto da Anjali Jain e collaboratori del Lewin Group. Il Lewin Group è una società di ricerca e consulenza in campo sanitario sponsorizzata e finanziata da una corposa clientela afferente alle più grandi industrie farmaceutiche. Già questo primo particolare basterebbe per far storcere il naso.

Questo rilevante conflitto di interessi non è stato comunicato nel documento pubblicato sul “JAMA”; gli autori dello studio dichiarano semplicemente che il Gruppo Lewin opera con indipendenza editoriale“.

Per inciso, secondo OpenSecrets.org, capogruppo del Gruppo Lewin, UnitedHealth Group è un partner chiave del governo degli Stati Uniti. Alla sua filiale QSSI è stato fornito il contratto per la costruzione del sito HealthCare.gov del governo degli Stati Uniti. Uno dei suoi massimi dirigenti, e la sua famiglia, sono i migliori donatori. Per farla breve, una lobby molto potente che ha tutto l’interesse a nascondere la verità anziché cercarla.

I conflitti di interesse da soli non invalidano uno studio, perché ci vuole del “dolo“. Ma deve essere comunque considerato in un contesto così importante, in cui è in atto uno sforzo incessante profuso da interessi farmaceutici e dai loro partner di governo per screditare i molti scienziati e gli studi che hanno trovato le correlazioni fra vaccini e autismo.

Quando la stampa, taluni blogger irrispettosi della malattia, e i “sedicenti esperti” medici promuovono acriticamente uno studio come quello presentato dal Gruppo Lewin, significa che vogliono zittire illustri ricercatori indipendenti come Lucija Tomljenovic, Catherine DeSoto, Robert Hitlan, Christopher Shaw, Helen Ratajczak, Boyd Haley, Carolyn Gallagher, Melody Goodman, MI Kawashti, O.R. Amin, N.G. Rowehy, T. Minami, Laura Hewitson, Brian Lopresti, Carol Stott, Scott Mason, Jaime Tomko, Bernard Rimland, Woody McGinnis, K. Shandley e DW Austin.

Sono solo alcuni dei molti scienziati i cui studi peer-reviewed, e le cui opere pubblicate, hanno trovato legami tra vaccini e autismo. Ma a differenza dello studio del Gruppo Lewin, la loro ricerca non è stato approvata e promossa dal governo e, quindi, non è stata ampiamente riportata dai media. In realtà, notizie, blog e “sedicenti esperti” medici sostengono abitualmente che non esistono tali studi.

Pertanto, per essere chiari: nessuno studio ad oggi dimostra definitivamente o smentisce un nesso di causalità tra i vaccini e l’autismo ma, nonostante gli allarmi incessanti lanciati dai genitori di tutto il mondo, nessuno ha mai preteso di farlo. Se le industrie farmaceutiche fossero così sicure che il nesso autismo e vaccinazioni non esiste, accetterebbero la sfida e finanzierebbero tre gruppi indipendenti di ricercatori: uno nominato da loro, uno dalle istituzioni, e uno dagli ormai numerosi gruppi che criticano le vaccinazioni, almeno per come sono praticate oggi.

Ciò non accade perché “loro” hanno paura che la popolazione comprenda il funzionamento fraudolento del “business della salute”. E allora è meglio utilizzare l’arma del discredito.

Però, ad oggi, è proprio l’uso costante di quest’arma che ha fatto crollare la fiducia dei cittadini nei programmi vaccinali, governati dal business, e in una massa di pennivendoli. Infatti, tra gli scienziati screditati si contano illustri Neurologi, Farmacisti, Epidemiologi, Immunologi, Medici, Chimici, Microbiologi di luoghi come, per esempio, Boston Children’s Hospital, Horizon Molecular Medicine della Georgia State University, University of British Columbia, City College of New York, Columbia University, Stony Brooke University Medical Center, University of Northern Iowa, University of Michigan, University of Arkansas for Medical Sciences, Arkansas Children’s Hospital Research Institute, Al Azhar University of Cairo, Kinki University in Japan, the University of Pittsburgh School of Medicine, Swinburne University of Technology in Australia, Institute of Psychiatry and Neurology della Polania, Department of Child Health Care, Children’s Hospital of Fudan University in Cina, Utah State University molti altri ancora.

Il loro lavoro è, nella migliore delle ipotesi, ignorato dai media; nel peggiore dei casi, ferocemente attaccato da un branco di animali auto-nominatisi “scienziati” e blogger che nel titolo del loro blog inseriscono la parola “scienza” o “scientifico” per conferirgli un’aria di legittimità. Tutta questa gentaglia è profumatamente pagata direttamente dall’industria farmaceutica oppure, indirettamente, dai partner di governo che vanno a braccetto con l’industria.

Debole“, “troppo piccolo“, “a casaccio“, “non replicato“, “scienza spazzatura“, “imperfetto“, “estraneo“, sono alcune delle affermazioni dei propagandisti, senza eccezioni. Proprio come furono gli attacchi sferrati agli studi che collegavano il tabacco al cancro del polmone.

Questo branco di animali sa che i giornalisti pennivendoli, quelli che scrivono il dettato imposto dal loro padrone, non condurranno alcuna ricerca e, attraverso i blog con nomi dal suono pseudoscientifico, accetteranno acriticamente la parola come se di fatto si trattasse del pensiero prevalente.

La Medicina non è una Scienza esatta e per questo cerca di darsene parvenza con l’uso della Statistica

Apprestandosi ad attuare una ricerca bisogna prima di tutto avere ben chiaro l’obiettivo che si vuole conseguire e stabilire con precisione l’oggetto sul quale si desidera condurre l’indagine, e quali sono le sue modalità di realizzazione. Così, volendo studiare la correlazione fra vaccini e autismo, e una volta stabilito che il risultato deve essere negativo, si precisano i limiti di età dei soggetti, i limiti di arruolamento dei soggetti, la zona di studio, i parametri da rilevare sui soggetti autistici, i parametri da rilevare e escludere sui familiari più stretti, etc. etc.

La Statistica non è una scienza esatta, molti addirittura sono restii a definirla “scienza“, ma altri la definiscono “scienza” semplicemente per un approccio scientifico che le è proprio. In particolare, la Statistica adotta dei modelli per “imbrigliare” la variabilità e poter fornire delle “tendenze”.

Ogni singolo soggetto in esame [nel nostro caso i bambini autistici] prende il nome di unità statistica; il rilievo o i rilievi che si eseguono su di esso danno luogo alle osservazioni; l’insieme delle osservazioni costituisce infine il dato statistico. L’indagine, inoltre, può essere condotta su tutti i soggetti che interessano [popolazione statistica o universo statistico] oppure, come più comunemente avviene, su una parte di essi [campione statistico].

Requisito fondamentale di un campione statistico è essere rappresentativo della popolazione dalla quale è stato estratto. Questa mancanza è immediatamente rilevabile e contestabile nello studio pubblicato sullo “JAMA”.

La scelta dei parametri è bizzarra

Lo studio si basa su uno studio di coorte retrospettivo effettuato utilizzando un database amministrativo associato a un ampio piano di salute commerciale: Optum Research Database. In questo database sono iscritte circa 34 milioni di persone ogni anno, in quanto il sistema sanitario statunitense è basato sulla logica commerciale delle “assicurazioni private“.

Gli autori dello studio, hanno pescato fra i bambini risultati iscritti al piano sanitario, dalla nascita ad almeno 5 anni di età nel corso 2001-2012, che avevano anche un fratello maggiore risultato iscritto al database per almeno 6 mesi tra il 1997 e il 2012. Perché siano stati scelti questi parametri bizzarri non è dato saperlo, in quanto gli autori specificano solamente che i fratelli maggiori dei bambini sono stati identificati tramite una “variabile” identificatrice della famiglia associata con la polizza assicurativa privata. L’età dei fratelli maggiori variava tra i 6 mesi e i 17 anni dal bambino incluso nello studio: una differenza temporale abissale se si considerano i rapidi stravolgimenti, diagnostici e delle formulazioni vaccinali, nell’arco massimo di 17 anni. Infine, sono stati esclusi bambini e/o fratelli maggiori che, per un qualche motivo, erano iscritti al database con una certificazione limitata per diagnosi, cura e terapia, di DSA.

In sostanza, anche in questo caso, è evidente il grande difetto di un simile studio in campo statistico condotto su dati “privatly assured“: uno studio retrospettivo di coorte studia semplicemente la storia di un evento, e il livello di “evidenza scientifica” assegnato è “intermedio, ovvero tutt’altro che impeccabile e facilmente manipolabile per ottenere un risultato già stabilito a tavolino. Infatti, la caratteristica di essere uno studio retrospettivo espone alla elevata possibilità di perdere informazioni importanti che non sono state registrate o che sono state dimenticate, e questo può determinare una fortissima distorsione nei risultati, conducendo a formulare giudizi errati, tutt’altro che esaustivi e certi.

Per far piacere a politicanti e industriali del farmaco, i risultati dello studio sono stati riportati con particolare enfasi dagli organi di stampa nazionali perché non hanno rilevato alcuna correlazione in una popolazione ritenuta geneticamente a maggior rischio di autismo, cioè quella dei bambini con fratelli maggiori già colpiti dalla malattia. E qui cadrebbe facilmente in errore chiunque. Infatti, la popolazione ritenuta a maggior rischio di autismo è quella dei “gemelli identici“, che nulla ha a che vedere con fratelli maggiori.

Quando fu pubblicato il primo studio sull’autismo nei gemelli, nel 1977, i risultati dello studio fecero sensazione, anche se il campione era piccolo. Il tasso di concordanza [ovvero che i gemelli condividono il tratto] per l’autismo infantile tra coppie di “gemelli identici” era del 36% [4 coppie su un totale di 11]. Ma in dieci coppie digemelli diversi”, ogemelli fraterni“, il tasso di concordanza eraZERO”. In pratica, se lo studio “JAMA” fosse stato effettuato nel 1977 avrebbe messo definitivamente alla sbarra il vaccino più scandaloso sulla faccia del pianeta.

Però, con i cambiamenti attuati nelle successive edizioni del DSM, con gli standard diagnostici di oggi, i tassi di concordanza nello stesso campione sono saliti all’82% per i “gemelli identici”. E poiché i “gemelli identici” condividono il medesimo DNA, questi risultati sostengono con forza l’idea che l’autismo sia di origine genetica. Ma l’influenza del DNA non è assoluta! Se uno di due “gemelli identici” è autistico è molto probabile che lo sia anche l’altro, ma non nel 100% dei casi. Perché? Un motivo è che anche quando il genotipo [il DNA al concepimento] è identico nei due gemelli, i geni possono funzionare in modo diverso nella cellula.  L’altra ragione è che i genotipi possono non essere identici alla nascita, a causa di mutazioni spontanee del DNA di uno dei due gemelli o di tutti e due.

In un editoriale pubblicato sullo stesso numero di “JAMA”, Bryan H. King ha commentato i risultati ottenuti riconoscendo che, più di recente, le polemiche continuano e si riflettono nei cambiamenti dei criteri diagnostici e nel crescente riconoscimento di eterogeneità che incorpora la definizione di “spettro” nella diagnosi. Con ogni nuova prevalenza vi sono aumenti inspiegabili e sostanziali nel numero di bambini che ricevono la diagnosi, e l’urgenza di comprendere meglio il nesso di causalità si amplifica e si complica.

Evidenza della scelta di dati mirati, per manipolare un risultato già stabilito

Anjali Jain e collaboratori del Lewin Group, alla voce “Main Outcomes and Measures” [ovvero “Principali Risultati e Misure“] specificano il campo di applicazione del Disturbo dello Spettro Autistico [DSA]

A questo punto credevamo di essere finiti su “scherzi a parte, anche se è tutto incredibilmente vero anziché frutto di un’allucinazione

I DSA sono stati definiti come

2 eventi con un codice di diagnosi in una qualsiasi posizione dello “spettro autistico” o altri disturbi pervasivi dello sviluppo [PDD], tra cui la sindrome di Asperger, o altri disturbi pervasivi dello sviluppo non specificati [PDD-NOS] secondo la International Classification of Diseases, Nona Revisione.

Tutto ciò fa comprendere la grande confusione degli autori che hanno buttato più “etichette” nello stesso calderone, senza suddividere alcun gruppo [per esempio: bambini con DSA, bambini senza DSA, fratelli con DSA, fratelli senza DSA, e tutte le relative variabili possibili da incrociare fra i vari gruppi] semplicemente per gonfiare numeri e far apparire importante uno studio idoneo per la spazzatura, pubblicato altresì su una rivista priva di quel Impact Factor che spesso viene rinfacciato dai promotori vaccinali quando si sottopongono studi indipendenti che comprovano la dannosità dei vaccini e la stretta correlazione coi DSA.

In primo luogo,

tenete presente che la descrizione delle malattie psichiatriche basata sul DSM americano, il Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders dell’American Psychiatric Association, e sull’ICD, l’International Classification Deseases, dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, è una pura convenzione nominalistica, di scarso valore oggettivo! Una descrizione delle malattie che, unica tra le classificazioni mediche, non trova mai, per nessuna delle sue sindromi, un correlato eziologico che sia uno! Eppure li hanno cercati i markers delle cosiddette “disabilità mentali“, non è che non li abbiano cercati. Ma niente. Zero assoluto! I disturbi psichiatrici sono gli unici, in Medicina, senza un’eziologia definita, senza una patogenesi accertata, senza alterazioni anatomopatologiche, senza terapie mirate. Esiste solo un quadro clinico. Solo quello. Uno stare male, senza sapere perché.

In secondo luogo, al termine del proprio lavoro, sono gli stessi autori che autodenunciano i limiti nella raccolta dati

Questo studio ha utilizzato un grande set di dati amministrativi che coprono un periodo recente di 11 anni per esaminare l’associazione tra lo stato di  immunizzazione con MMR e rischio DSA negli Stati Uniti. La banca dati amministrativi ha consentito una stima delle associazioni libere da potenziali errori. Tuttavia, i dati amministrativi presentano alcune limitazioni di ricerca importanti. Poiché le richieste  generate per pagamento, diagnosi e procedure che non influiscono sul pagamento, sono probabilmente underreported; le diagnosi per le condizioni escluse possono essere state overreported; le procedure e servizi che le persone ricevono attraverso altri contribuenti non possono essere recuperate. Ad esempio, i tassi di vaccinazione MMR nel nostro studio sono stati dal 4% al 14% inferiori rispetto ai tassi registrati nel Servizio di Immunizzazione Nazionale. Così, i bambini che nel nostro studio sono considerati “non vaccinati” possono aver ricevuto vaccini in ambienti come scuole o cliniche di salute pubblica le cui argomentazioni non sono state presentate. Inoltre, la diagnosi di DSA è stata determinata utilizzando un algoritmo basato su attestazioni con un valore predittivo positivo del 87%. Possono esserci stati bambini con DSA, per esempio, che non hanno ricevuto cure relative al loro stato di DSA durante il periodo di studio.

Pertanto,

se gli stessi autori denunciano importanti limitazioni nella raccolta dati, l’attendibilità di questo studio è pari a  ZERO. Tuttavia, dando anche per buono lo studio, considerato quanto espresso dagli autori, si rileva semplicemente che non vi è differenza di “incidenza” di DSA fra bambini e fratelli maggiori oggetto dello studio, e non che il vaccino MMR sia indenne da causare DSA.

I falsi miti avvelenano Salute

Nel 2008 la Dirigente del National Institutes of Health degli Stati Uniti, Dr. Bernardine Healy, affermò pubblicamente che il collegamento vaccino autismo non è un “mito” come tanti hanno cercato di rivendicare. Durante la sua intervista, rilasciata a Sharyl Attkisson [giornalista investigativa e corrispondente di CBS News che ci pregia della sua amicizia], Bernardine Healy rilevò che i suoi colleghi presso lo I.O.M [Istituto di Medicina degli Stati Uniti] non hanno voluto indagare il possibile legame perché temevano l’impatto devastante dei risultati sul programma di vaccinazione.

Nel 2014, William Thompson, scienziato ed informatore dei CDC è uscito dall’anonimato ed ha ammesso di aver omesso dati vitali da uno studio del 2004 riguardante il vaccino MMR e la sua correlazione con l’autismo. Thompson e i suoi colleghi [Frank DeStefano,  Tanya KarapurkarBhasin, Marshalyn YearginAllsop e Coleen Boyle] hanno commesso una frode; hanno pubblicato una frode; e tutt’ora vi sono altri chi si servono di una frode da più di 10 anni. L’autore principale dello studio è il Dr. Frank Destefano, attuale dirigente del settore vaccini dei CDC, ampiamente sbugiardato per i suoi studi controversi, caduto altresì in palese contraddizione con sé stesso, in una recente intervista registrata sempre dalla giornalista Sharyl Attkisson, ammettendo candidamente che esiste la “possibilità” che i vaccini causano autismo.

Ancora oggi, c’è un ex ricercatore dei CDC, Poul Thorsen, i cui studi dissipavano la correlazione fra vaccini e autismo, che risulta fra i “latitanti più ricercati”, dopo essere stato accusato di 13 capi di imputazione per frode, riciclaggio di denaro pubblico e presunto utilizzo di sovvenzioni del CDC. Questi studi fraudolenti, noti come Studi danesi o Studi Madsen, risultano nella bibliografia citata nel lavoro pubblicato da Anjali Jain e collaboratori del Lewin Group sullo “JAMA”. Se leggete le email e i dati relativi alle riunioni, nonché le disposizioni finanziarie che questo truffatore ha intrattenuto con il CDC, vi farà assolutamente venire il voltastomaco. Costui non era un ricercatore qualunque. Costui era l’uomo chiave del CDC in Danimarca. Costui era strettamente legato ai migliori ricercatori nell’ambito della sicurezza dei vaccini del CDC, e Thorsen ha cucinato gli studi per produrre i risultati che volevano diffondere. A loro non importava se gli studi fossero validi o quanto veniva pagato per manipolarli dall’inizio. Stiamo parlando di qualcuno che ha fondamentalmente rubato soldi pubblici che avrebbero dovuto essere utilizzati per migliorare la salute e la sicurezza dei più vulnerabili della nostra società: i nostri giovani bambini

E infine ci sono gli ex scienziati di Merck, produttore del vaccino MMR in questione, che si sono trasformati in informatori di giustizia, hanno accusato la compagnia di aver commesso una frode deliberata sul vaccino. Per questo motivo Merck è tutt’ora sotto indagine dal Dipartimento della Giustizia degli Stati Uniti e dalle Associazioni dei consumatori.

Una pandemia silenziosa

La certezza di cui ci facciamo portavoce è il completo accordo fra i ricercatori sul fatto che i miglioramenti diagnostici non possono spiegare compiutamente l’incremento della patologia che negli anni ’70 interessava circa 4 casi ogni 10.000 bambini ed oggi  colpisce, soprattutto negli USA,  un bambino ogni 68.

Per lo stesso motivo, come abbiamo già ampiamente spiegato in altri nostri articoli, è illogico pensare che fattori genetici possano essersi modificati in modo tale da giustificare un tale aumento nel giro di 2 generazioni.

Di fatto, il ruolo dei cosiddetti “fattori ambientali“, vaccini inclusi [a maggior ragione se inquinati], nello sviluppo del cervello e delle sue funzioni appare sempre più importante ed evidente.

Il cervello umano in via di sviluppo è:

  • un organo delicatissimo ed estremamente sensibile agli agenti tossici: è l’unico organo in cui sostanze lipofile tossiche trovano in esso un ideale organo bersaglio
  • è un organo prezioso e vulnerabile, e poiché il suo ottimale funzionamento dipende dalla integrità dell’organo, anche un piccolo danno può avere serie conseguenze

I cervelli dei nostri bambini sono la nostra più importante risorsa e noi non abbiamo capito quanto essi siano vulnerabili: noi dobbiamo fare della protezione dei giovani cervelli il più grande obbiettivo di Salute pubblica, perché c’è una sola occasione per sviluppare un “cervello sano”.

Riproduzione riservata ©

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2 Commenti su Vaccini e autismo: un nuovo studio smentisce correlazione ma c’è il barbatrucco

  1. Gentile lettore,
    ringraziamo per la visita e apprezziamo il suo suggerimento.

    Abbiamo semplicemente deciso di non pubblicare un’inutile ripetizione del corposo elenco di studi – ampiamente descritti e consultabili nel nostro sito – a sostegno della correlazione fra vaccinazioni e disabilità intellettive nei bambini.

    Cordialità

  2. E’ un ottimo articolo, ben scritto. Solo dovresti concluderlo inserendo delle fonti di questi studi scientifici che hanno stabilito una correlazione tra i vaccini e l’autismo. Non tutti siamo del mestiere.

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