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ADHD negli Stati Uniti: Linee Guida disattese a favore di una maggior prescrizione di farmaci

 

Tra il 2009 e il 2011 oltre l’80% dei bambini statunitensi con Disturbo da Deficit di Attenzione e Iperattività [ADHD] ha ricevuto un trattamento a base di farmaci, secondo uno studio dei Centers for Disease Control and Prevention [CDC] pubblicato sul Journal of Pediatrics, prima firmataria Susanna Visser del National Center on Birth Defects and Developmental Disabilities ai CDC di Atlanta.

«Nel 2011 l’American Academy of Pediatrics ha emanato nuove Linee Guida sulla gestione dell’ADHD che suggerivano di usare la terapia riabilitativa nei bambini in età prescolare e di associare quest’ultima ai farmaci esclusivamente nei ragazzi più grandi»

esordisce la ricercatrice, che assieme ai colleghi ha descritto i diversi tipi di terapia segnalata dai genitori per i loro figli affetti da ADHD su un campione nazionale di bambini con particolari necessità assistenziali, valutando la coerenza dei trattamenti prescritti con le indicazioni dell’Accademia Americana di Pediatria.

Allo scopo sono stati esaminati i dati di 9.500 genitori di bambini tra 4 e 17 anni con ADHD che hanno completato il National Survey of Children with Health Care Special Needs [NS-CSHCN], uno studio sulla salute fisica, emotiva e comportamentale dei bambini statunitensi con particolari esigenze di assistenza sanitaria.

I risultati ottenuti indicano che circa metà dei bambini in età prescolare assumono farmaci con o senza terapia riabilitativa, e che un quarto di essi assume solo farmaci. Tra i bambini più grandi, invece, l’associazione tra cura farmacologica e terapia riabilitativa viene usata in meno di un terzo dei casi.

Complessivamente, il 31% della casistica esaminata utilizza la terapia riabilitativa e farmacologica assieme, mentre il 13% segue la cura riabilitativa da sola.

«Non conosciamo gli effetti a lungo termine dei farmaci psicotropi sullo sviluppo cerebrale e corporeo nei bambini piccoli» ….. «Quello che sappiamo è che la terapia riabilitativa è sicura e può avere effetti positivi a lungo termine sul comportamento a casa, a scuola e con gli amici dei bambini con ADHD»

concludono gli autori dello studio.

La conferma di un trend allarmante

Solo lo scorso anno, più di 10.000 bambini statunitensi di età compresa tra i 2 e i 3 anni ricevevano un trattamento farmacologico per curare il Disturbo da Deficit di Attenzione e Iperattività [ADHD].

Le linee guida pediatriche USA infatti non contemplano neppure la diagnosi di questo disturbo nei bimbi con meno di 3 anni, anche perché efficacia e sicurezza dei farmaci in genere utilizzati per l’ADHD non sono state adeguatamente valutate in questa fascia di età.

Si tratta nella maggior parte dei casi di farmaci come il metilfenidato [noto con il nome commerciale di Ritalin] e di anfetamine [come Adderall], utilizzati benché solo Adderall sia stato approvato dalla Food and Drugs Administration per l’utilizzo in pazienti al di sotto dei 6 anni di età.

E in effetti le ragioni per dubitare del trattamento farmacologico in bambini così piccoli sono molte e sono soprattutto legate agli effetti collaterali: se infatti iperattività e impulsività diminuiscono, aumenta il rischio di sopprimere la crescita, di provocare insonnia e allucinazioni al bambino, e il rischio di pensieri suicidari.

I medici che fanno tali prescrizioni per bambini di 2 o 3 anni non tengono conto dello standard terapeutico e dovrebbero essere accusati di cattiva pratica medica se succede qualcosa ai bambini.

Diverso l’approccio di chi approva l’utilizzo di questi farmaci anche nei bimbi più piccoli e che fa notare come l’uso off-label di metilfenidato abbia dato risultati incoraggianti in bambini di età prescolare tanto da indurre gli esperti della American Academy of Pediatrics ad autorizzarne l’uso anche in bambini di 4 e 5 anni. A patto però che prima siano state tentate, senza successo, altre vie come per esempio training ai genitori e agli insegnanti su come migliorare l’ambiente nel quale il bimbo vive e si muove.

Queste nuove Linee Guida non parlano di bambini con meno di 4 anni di età perché iperattività e impulsività sono importanti e positive in questa delicata fase dello sviluppo e serve più tempo per capire se si è davvero in presenza di malattia. E la situazione è ancor più complessa quando i consigli su come affrontare in modo non farmacologico il problema sono spesso ignorate dalle famiglie che si rivolgono al medico e che, troppo spesso, tornano a casa con la prescrizione di un farmaco che può mettere a rischio la salute dei bambini.

Riproduzione riservata ©

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