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Autismo e comportamenti distruttivi: programma formativo per i genitori

Un programma di formazione della durata di 24 settimane dedicato ai genitori di bambini con Disturbi dello Spettro Autistico [DSA] e centrato sulle tecniche per gestire i comportamenti distruttivi, ha comportato una maggiore riduzione di tali condotte rispetto al gruppo di controllo, secondo uno studio pubblicato sul numero monotematico di “JAMA”, dedicato alla salute dei bambini, in cui è stato pubblicato anche lo studio manipolato che smentirebbe la correlazione vaccino trivalente e autismo.

Molti dei bambini con DSA presentano disturbi comportamentali [capricci esagerati, aggressività e autolesionismo]. Lawrence Scahill dell’Emory University di Atlanta ha condotto assieme ai suoi coautori uno studio sperimentale su 180 soggetti fra tre e sette anni affetti da DSA randomizzandoli [clinical trial NCT01233414] al corso di formazione genitoriale o alla consueta attività educazionale in sei centri: Emory University, Indiana University, Ohio State University, Pittsburgh University, Rochester University e Yale University.

Il corso di formazione, che trattava strategie per gestire i comportamenti distruttivi, era articolato in 11 sessioni individuali per coppia genitoriale di durata tra 60 a 90 minuti. Completavano l’intervento due sessioni facoltative, una visita domiciliare e fino a sei sessioni di sostegno genitori-figli. L’approccio educazionale forniva invece informazioni sull’autismo ma nessuna strategia di gestione del comportamento.

Dai dati emerge che, rispetto all’educazione, la formazione mostra una maggiore riduzione su due scale: il 16% sull’Aberrant Behavior Checklist-Irritability e il 21% sull’Home Situations Questionnaire-Autism Spectrum Disorder.

La Aberrant Behavior Checklist-Irritability [Checklist comportamento aberrante, o ABC] cerca di quantificare l’analisi valutando il bambino sulla base di cinque sottoscale comportamentali che caratterizzano la manifestazione esteriore del disturbo. Dopo la diagnosi e il trattamento di prescrizione, l’ABC viene utilizzato per valutare i progressi e l’efficacia dei trattamenti scelti. L’ABC può essere somministrato in ambiente clinico, sia di ricovero o ambulatoriale, oppure può essere completata dai genitori a casa. Idealmente, i genitori, gli insegnanti e medici completeranno gli esami separati e confronteranno in seguito i dati. Ogni test fornisce il proprio livello di dettaglio in base alle coppie rilevanti: figlio a genitore, figlio a insegnante [figura di autorità], e il bambino al medico. Ci sono 58 sintomi elencati sulla lista di controllo ABC vanno da piangere a colpire o rompere le cose. Nel corso dei test, il genitore, medico o insegnante osserveranno il bambino e segneranno i comportamenti rilevati di ogni singolo sintomo. I punteggi sono classificati in cinque sottoscale.

L’Home Situations Questionnaire-Autism Spectrum Disorder  racchiude una scala di 20 voci, compilata dai genitori, che misura i comportamenti non collaborativi del bambino nelle situazioni quotidiane. Un punteggio maggiore indica una peggiore capacità collaborativa.

Questo studio rappresenta il più grande studio randomizzato finora svolto su un intervento educazionale nei bambini con DSA, e i risultati forniscono supporto all’efficacia del programma formativo dedicato ai genitori. Di norma, l’intervento di parent training consiste in una formazione a tecniche educazionali [tutt’altro che standard] che il genitore utilizzerà con il proprio figlio o con la propria figlia.

Bryan King dell’Ospedale pediatrico di Seattle, stato di Washington, nel suo editoriale uscito in concomitanza con l’ultimo studio manipolato che smentisce la correlazione vaccini autismo, scrive:

«Anche se la formazione ha raggiunto risultati superiori, entrambi i gruppi hanno riportato notevoli miglioramenti, suggerendo che anche il più semplice intervento educazionale può tradursi in notevoli benefici».

Ma la vera sfida del futuro, secondo l’autore, è capire perché alcuni bambini rispondono meglio a un intervento piuttosto che a un altro. L’autismo è una condizione complessa, e una migliore comprensione degli effetti dei diversi approcci psicosociali è cruciale per la personalizzazione delle cure: è inutile seguire “le mode standardizzate”.

Riproduzione riservata ©

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