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La proteina nagalase potrebbe essere la motivazione dell’assassinio di 8 medici olistici negli Stati Uniti

Dal 2009 la proteina GcMAF è al centro dell’attenzione della comunità scientifica internazionale per gli effetti terapeutici nei confronti dei carcinomi della mammella e del colon metastatizzati, del cancro della prostata e dell’infezione da HIV, dell’autismo, della stanchezza cronica e anche del morbo di Parkinson. Infatti le sperimentazioni cliniche condotte negli Stati Uniti e in Giappone ne hanno dimostrato un’efficacia notevolissima in pazienti con tumori molto avanzati, tanto da poter parlare di eradicazione del tumore, così come dell’infezione da HIV e dei sintomi dell’autismo. Somministrando ai pazienti la proteina GcMAF il sistema immunitario viene stimolato in modo che attacchi le cellule malate.

Dal 19 giugno ad oggi, in poche settimane, sono stati uccisi 8 medici olistici negli Stati Uniti: Dr. Jeff Bradstreet [molto noto nella comunità dell’autismo], Dr. Bruce HedendalDr.ssa Teresa A. Sievers, Dr.ssa Lisa Riley DODr. Barone HoltDr. Ronald Schwartz, Dr. Nicholas GonzalezDr. Jeffrey Whiteside.

Coincidenza o no – non spetta a noi giudicare – tutti quanti credevano nelle potenzialità della proteina GcMAF e tutti quanti – come leggerete più avanti – avevano subito pressioni e minacce dal braccio armato della FDA americana.

Cos’è il GcMAF

Il sistema immunitario è localizzato nel sangue ed è composto da una moltitudine di cellule collegate tra loro in modo estremamente efficace mediante questo complesso sistema chimico di comunicazione. Per la trasmissione interna di messaggi, il sistema immunitario si avvale di sostanze prodotte dall’organismo, le cosiddette citochine [interferoni, interleuchine ecc.], immesse dal mittente nel flusso sanguigno o nel sistema linfatico per essere inviate al ricevente. Come i classici ormoni, anche queste sostanze di segnalazione innescano nelle cellule bersaglio un’azione specifica o una funzione di regolazione. In questo modo il segnale non potrà che essere interpretato in modo corretto. Queste sostanze, nella maggior parte dei casi, non intervengono attivamente nei processi quali crescita tumorale o distruzione cellulare. Si tratta piuttosto di messaggi o istruzioni, o persino di valori di misurazione camuffati, che possono innescare nella cellula bersaglio una catena di processi.

Una delle prime sostanze di segnalazione ad essere scoperte furono gli interferoni [Isaacs & Lindenmann, 1957]. Essi sono formati da cellule del sistema immunitario, come i leucociti, e la loro funzione è garantire la comunicazione interna. Agiscono generalmente innescando una risposta immunitaria, ad es. quando le cellule del corpo sono state infettate da un virus o quando si trasformano in cellule tumorali. Queste cellule vengono poi attaccate e distrutte da cellule specializzate del sistema immunitario, come i linfociti B o T, attivate proprio dagli interferoni.

Di recente è stato scoperto il GcMAF, che rappresenta una nuova classe di sostanze di segnalazione del sistema immunitario. GcMAF sta per “Fattore di attivazione dei macrofagi derivato dalla proteina Gc”. Gc è una nomenclatura obsoleta per la DBP, ovvero la “vitamin D binding protein”. La DBP è responsabile del trasporto della vitamina D e, allo stesso tempo, viene utilizzata dalle cellule del sistema immunitario come sostanza di base per la produzione del GcMAF, un fattore che, analogamente agli interferoni, funge da sostanza di segnalazione interna per il sistema immunitario. Il GcMAF innesca una catena di processi per attaccare le sostanze estranee penetrate nell’organismo, come virus, batteri, veleni ambientali [inclusi vaccini] o affrontare le modificazioni cancerogene della cellula.

Il GcMAF ha suscitato recentemente grande attenzione nella letteratura scientifica e in quella non scientifica, diventando oggetto di molte discussioni che, in parte, hanno condotto a risultati discordanti. Tuttavia, mai ci saremmo aspettati di leggere un corposo susseguirsi di notizie di cronaca nera a danno di medici olistici.

Alcuni riferimenti bibliografici sul GcMAF

Yamamoto [Yamamoto et al., 1993Yamamoto, 1996 ; Yamamoto, 1997a ; Yamamoto, 1997bYamamoto et al., 1998 ; Yamamoto et al., 2009] e altri [ad es. Naraparaju et al.,1994 ;  Mohamad et al., 2003 ; Joergensen et al., 2010] hanno riferito, in riviste scientifiche accreditate le procedure di isolamento, di determinazione della struttura chimica e di sintesi e dell’effetto del GcMAF. Gli autori hanno mostrato che il GcMAF viene prodotto dalle cellule del sistema immunitario e funge da sostanza di segnalazione interna, ad es. per trasmettere ai linfociti T o ai macrofagi il messaggio di attaccare un tumore. Gli autori sono riusciti anche a far luce sulla biosintesi del GcMAF e a sviluppare una sintesi analoga in laboratorio.

Il GcMAF così prodotto, identico a quello naturale, è stato usato in vari modi per individuarne lo spettro di azione come sostanza di segnalazione. Yamamoto et al. [Yamamoto et al., 2009] hanno riferito gli elevatissimi tassi di guarigione per diversi tumori, con percentuali di remissione del 100% in studi sul trattamento dei tumori prostatici, mammari e persino dell’AIDS. Tuttavia, anche un profano sa che negli studi in cui è coinvolto un grande numero di soggetti, non si avrà mai un tasso di successo del 100% su tutti i partecipanti. Si è già molto soddisfatti se si riescono ad ottenere sul lungo termine tassi di guarigione del 40% sul totale dei partecipanti. Per questo motivo gli studi clinici di Yamamoto hanno sollevato un certo scetticismo, tuttavia i suoi esperimenti scientifici di biologia molecolare sarebbero per lo più riproducibili e quindi ben fondati.

Yamamoto et al. [2002] hanno ad esempio osservato che il GcMAF esplica diretti effetti anti-angiogenetici sulle cellule endoteliali in vitro e in vivo e anche che influisce negativamente su diverse sostanze chemiotattiche espresse dal tumore per accelerare la propria crescita.

Altri scienziati  [Fannon et al., 2003 ; Rehder et al., 2009], che si erano già occupati in modo esaustivo del GcMAF, hanno potuto confermare che il GcMAF è una sostanza prodotta dal sistema immunitario dell’organismo e che viene utilizzato come sostanza di segnalazione effettivamente in grado di stimolare i macrofagi per indurli ad attaccare un tumore.

Fannon et al. [2006] riprendono questo argomento in diverse pubblicazioni e mostrano, servendosi di trapianto eterologo sui topi, che il GcMAF è un efficace inibitore dei tumori prostatici umani e che la sua capacità di inibire in vivo la crescita tumorale è in parte riconducibile alle sue proprietà anti-angiogenetiche [formazione di vasi sanguigni]. I tumori hanno un elevato fabbisogno di sostanze nutritive e pertanto stimolano la formazione di vasi sanguigni. Le proprietà anti-angiogenetiche del GcMAF comportano una riduzione dei numero di capillari sanguigni nutritizi. Dallo studio sono emersi ulteriori interessanti risultati, come il potente effetto inibitorio del GcMAF sulle cellule tumorali della prostata a prescindere dall’attivazione dei macrofagi e l’inibizione non solo della proliferazione, bensì anche delle migrazione delle cellule tumorali. Il GcMAF riduce l’espressione dell’UPAR (recettore dell’attivatore del plasminogeno di tipo urochinasi), per cui l’UPAR potrebbe essere un marker più idoneo per l’attività del GcMAF rispetto alla nagalase [Smith, 2010].

La stimolazione del sistema immunitario in virtù della concentrazione di GcMAF rispecchia il classico comportamento delle sostanze di segnalazione nei confronti dei recettori, ovvero esiste una concentrazione ottimale della sostanza di segnalazione.

Monitoraggio della nagalase

Come base per l’impiego del GcMAF e per monitorare il successo della terapia, Yamamoto [1997 , 2008b] e altri [ad es. Mohamad 2002] hanno proposto la nagalase. La nagalase è un enzima essenziale prodotto dall’organismo, coinvolto nel catabolismo del glicano. La nagalase può trasformare il GcMAF in una forma inattiva che non può essere più utilizzata dal sistema immunitario come sostanza di segnalazione. Yamamoto argomenta che i tumori rilasciano più nagalase per indebolire il sistema immunitario. Un valore più alto di nagalase è quindi collegato ad un tumore o alla crescita tumorale. È incontestabile il fatto che i tumori siano in grado di ridurre l’efficacia del sistema immunitario.

Il nagalase è un test per monitorare l’efficacia delle terapie per il cancro e per alcune infezioni virali, incluso HIV, EBV [Epstein Barr Virus] ed anche tutte le superinfezioni che colpiscono i bambini affetti da autismo. Il test misura l’attività di alfa-N-acetilgalattosaminidasi [nagalase] nel sangue.

Nagalase è un enzima extracellulare matrice degradante che è secreto in quantità maggiori del normale dalle cellule cancerose nel processo di invasione tumorale. E’ anche un componente intrinseco della proteina di rivestimento di vari virioni, come HIV, virus di Epstein-Barr [EBV], herpes zoster e il virus dell’influenza. Così, è secreto dalle cellule infettate da virus.

Il nagalase procede alla deglicosilazione della  proteina DBP che si lega alla vitamina D3 [per l’uomo meglio conosciuta come proteina Gc]. La proteina Gc è il precursore per il fattore attivante i macrofagi [MAF]. La proteina Gc è composta da un trisaccaride costituito da una doppia ramificazione di N-acetilgalattosamina e galattosio e terminazioni di acido sialico. Attraverso la deglicosilazione, il trisaccaride [completo] viene rimosso dalla proteina Gc. Questa proteina Gc deglicosilata non può più essere convertita in MAF.

Normalmente il MAF è prodotto dalla proteina GC mediante rimozione sequenziale della terminazione di acido sialico e galattosio da beta-galattosidasi e sialidasi, selettivamente, con N-acetilgalattosamina come lo zucchero rimanente. L’attivazione dei macrofagi per fagocitosi e la presentazione dell’antigene sono il primo passo nella cascata sviluppo immunitario. Se il precursore viene perso si apre la strada alla immunosoppressione.

L’aumento dell’attività nagalase è stato rilevato nel sangue di pazienti con un’ampia varietà di tumori, come il cancro della prostata, della mammella, del colon, del polmone, esofago, stomaco, fegato, pancreas, rene, vescica, testicolo, utero e ovaio, mesotelioma, melanoma, fibrosarcoma, glioblastoma, neuroblastoma e vari tipi di leucemia [Rif. 1 ; Rif. 2 ; Rif. 3].  Per vari tipi di tumori, sono stati riscontrati differenti livelli di attività nagalase [Rif. 4]. Risulta che la capacità secretoria del tessuto tumorale individuale varia tra tipi di tumore a seconda delle dimensioni del tumore, messa in scena, e il grado di malignità o invasività [Rif. 5]. L’aumento di attività nagalase non è stato rilevato nel sangue di individui sani [Rif. 6].

L’attività nagalase è direttamente proporzionale alla massa tumorale attiva [Rif. 7 ; Rif. 8 ; Rif. 9]. Vari studi correlano livelli nagalase con massa tumorale suggeriscono che la misurazione di questo enzima in grado di diagnosticare la presenza di lesioni cancerose al di sotto di livelli rilevabili da altri metodi [Rif. 10]. Nelle analisi diagnostiche effettuate In studi di ricerca, l’attività nagalase diminuita fino quasi al livello di controllo dei pazienti senza tumore un giorno dopo la rimozione chirurgica dei tumori da pazienti oncologici, suggerendo che il valore di emivita di nagalase è inferiore a 24 ore [Rif. 11 ; Rif. 12]. La breve emivita di nagalase è preziosa per la prognosi della malattia durante varie terapie [Rif. 13 ; Rif. 14].

Il nagalase è il componente intrinseco della proteina di rivestimento gp160 dei virioni HIV e dell’involucro della proteina emoagglutinina [HA] del virus dell’influenza. L’attività del nagalase è la somma delle attività enzimatiche svolte sia da virioni HIV e delle proteine non assemblate dell’involucro [Rif. 15].

L’aumentata attività di nagalase è stata rilevata nel sangue di pazienti con tante altre malattie immunitarie.

GcMAF e autismo

Il Dr. Jeffrey Bradstreet  ha trattato con il GcMAF più di 1.500 bambini affetti da autismo con i seguenti risultati: l’85% dei pazienti ha risposto alla terapia e di questi,  il15% è andato incontro ad una completa guarigione.

Il Dr. Bradstreet aveva pubblicato questi dati nel suo lavoro “Initial Observations of Elevated Alpha-N-Acetylgalactosaminidase Activity Associated with Autism and Observed Reductions from GC Protein—Macrophage Activating Factor Injections”. E’ possibile che l’uso dei vaccini alteri in qualche modo il sistema immunitario con conseguente attivazione dell’enzima nagalasi che, a sua volta, impedisce la corretta formazione di GcMAF endogeno. Così come è altrettanto possibile che nell’eziologia dell’autismo possono giocare un ruolo decisivo infezioni virali a carico del sistema nervoso e dell’apparato digerente. In una piccola percentuale di bambini tuttavia non sono state riscontrate infezioni virali di alcun tipo e questo potrebbe spiegare il motivo per cui la somministrazione di GcMAF in questi soggetti probabilmente non sarebbe di alcun aiuto. Però, nella maggior parte dei casi, in cui le infezioni virali sono presenti, è stata osservata una risposta positiva al trattamento con GcMAF e nel 15% dei soggetti, in cui le infezioni virali giocavano un ruolo chiave, il GcMAF ha determinato una completa guarigione.

A questo punto, il Dr. Bradstreet e molti altri di questi medici hanno iniziato a domandarsi se, per caso oppure intenzionalmente, il nagalase inibitore che impedisce e blocca la corretta formazione di GcMAF è introdotto nel corpo umano attraverso la pratica vaccinale. Orbene, tutti i medici assassinati ritenevano che questo nagalase è introdotto intenzionalmente nel corpo umano attraverso la pratica vaccinale, come avevano già dimostrato inequivocabilmente  il Dr. Bradstreet e il Dr. Gonzalez

E’ noto che la FDA ha fatto visita ad ogni singolo medico olistico prima di morire. Perché? Perché la FDA aveva compreso che questi medici  stavano lavorando in segreto per aiutare i loro pazienti a sopravvivere … a vivere … a  guarire dalle loro malattie. Inoltre, questi medici stavano trovando l’evidenza che l’autismo può essere revertito.

Questi medici avevano compreso e dimostrato che la proteina nagalase è introdotta intenzionalmente attraverso la pratica vaccinale.

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