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Fuori dal coro

Dott.ssa Gabriella LesmoDa qualche settimana circola su stampa e web una lettera di un’associazione di medici rivolta al direttore dell’Istituto Superiore di Sanità che mi è stato richiesto di sottoscrivere, ma non l’ho fatto.

Non elemosino nomine in commissioni ministeriali, quindi non andrò a braccetto con un sistema disonesto che ha imposto ad intere generazioni di bambini italiani quello che si configura come un trattamento sanitario obbligatorio.

Nella diatriba sui vaccini, infatti, ci si dimentica di ricordare che negli anni passati si ricorse ai tribunali per togliere la patria potestà ai genitori e vaccinare a forza i loro bambini.

Più tardi lo Stato si ammorbidì e si accontentò di multare i genitori senza vaccinare forzatamente i bambini. Ora ci aspetteranno tempi ancor più bui, in barba a quel che fanno i Paesi europei più avanzati dove nessuno ha mai imposto alcun obbligo.

Politici ministeriali strepitano per identificare i mezzi coercitivi più idonei per piegare le famiglie e per cooptare quel medici “eretici”  che potrebbero sconsigliare un vaccino, ritenuto inutile, controindicato o pericoloso per uno specifico paziente o, anatema!, prescrivere mezzi alternativi e più efficaci per rinforzare l’immunità .

Dopo l’imposizione delle vaccinazioni, il Legislatore dovette riconoscere la possibilità di indennizzare i possibili danneggiati dalle vaccinazioni stesse con la Legge 210/1992; ciò nonostante quando famiglie, che si ritengono danneggiate, ricorrono in sede giudiziale per ottenere il riconoscimento dei benefici della Legge 210/92, questo nostro Stato si scaglia di regola contro Giudici, C.T.U. e famiglie, stravolgendo le regole che esso stesso si è dato, negando fatti, omettendo esami e occultando documentazioni, imponendo l’esistenza di una sola credibilità scientifica: quella che sostiene che i vaccini siano del tutto innocui e la pratica vaccinale di massa assolutamente indispensabile e salvifica per l’intera popolazione.

Decenni di formazione, attività lavorativa e didattica in tanti ospedali della Lombardia, prendendo una serie di calci in faccia con la riforma sanitaria della fine degli anni ’70, vivendo la trasformazione degli Ospedali da Ente Morale a Consorzi Sanitari di Zona, AUSL, USL, USSL , “Azienda Ospedaliera”, poco o per nulla retribuita per anni, quindi del tutto mal pagata da “strutturata”, trasformata da Aiuto Corresponsabile Ospedaliero a Dirigente Medico (un reale declassamento per chi aveva raggiunto almeno il pianerottolo di un piano alto con le proprie forze, superando persino concorsi- truffa dove calcolavano “zero” anche la data di nascita per far vincere il raccomandato di turno), termine che mi parificava formalmente ed economicamente all’ultimo neo-assunto clientelare, posso dire di conoscere bene il modus operandi della struttura sanitaria nazionale Italica.

QUINDI NON RIPONGO ALCUNA FIDUCIA IN DETTO SISTEMA, che, PER NULLA INTERESSATO AL BENESSERE DEI CITTADINI, PARE UNA GREPPIA DOVE SI POSSANO SERVIRE POLITICI DI OGNI COLORE, ASSIEME AI LORO ACCOLITI. Per rinfrescarsi la memoria basta contare quanti consiglieri e funzionari regionali siano inquisiti.

Sarà solo la libera unione di cittadini medici e non medici, non compromessi col sistema, accumunati dalla consapevolezza che la “Salute” è un Diritto e che lo Stato, mantenuto dai loro denari, deve adoperarsi per:

  • conservare un ambiente salubre,
  • promuovere stili di vita che ci mantengono in salute,
  • proteggere l’infanzia invece che massacrare intere generazioni con farmaci e promuovere aberranti programmi di pseudo-educazione sessuale per i bambini di 3 anni,
  • garantire l’accesso a TUTTE le cure disponibili, in caso di malattia, accollandosi la spesa di quelle che, non fornite sul patrio suolo, richiedono il trasferimento all’estero,
  • castigare chi avvelena aria, acqua e suolo facendo ammalare intere città invece che premiarle col colpo di spugna della depenalizzazione come quella regalata all’ILVA nei giorni scorsi.

Chi proprio lo vorrà, sarà libero di farsi vaccinare e super vaccinare i propri figli, ma con una partecipazione alla spesa sanitaria per le vaccinazioni ora “raccomandate” e possibilmente dopo aver dimostrato che i vaccinati non siano, loro si, novelli untori com’è, per esempio, ampiamente documentato per il vaccino contro la pertosse.

Riproduzione riservata ©

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