Malattie autoimmuni, virus sempre più sotto accusa

Virus sempre più sotto accusa nella genesi delle malattie autoimmuni, e anche i vaccini utilizzati per prevenirle non escono completamente innocenti.

I rapporti fra infezioni, ambiente, predisposizione genetica, vaccinazioni e malattie autoimmuni sono stati fra gli argomenti toccati in occasione del Primo congresso WAidid, l’associazione Mondiale per le malattie infettive e i disordini immunologici, di cui è presidente quella Susanna Esposito che tanto conosciamo per la grottesca puntata sui vaccini andata in onda su Italia 1 nella trasmissione spazzatura Open Space.

«Le infezioni virali possono provocare la comparsa di malattie autoimmuni, anzi ne sono una delle principali cause – puntualizza Yehuda Shoenfeld, dell’Università di Tel Aviv -; si tratta di un evento che fortunatamente non si verifica in tutte le persone, ma in chi ha un sistema immunitario particolarmente attivo. Praticamente tutti i nuovi virus scoperti negli ultimi 20 anni sono stati tutti associati a condizioni autoimmuni, compreso l’Hiv, su cui vi sono dati già da 20 anni, e il virus Zika su cui ci sarà una presentazione fra un paio di mesi al prossimo congresso sulle malattie autoimmuni».

Lo sviluppo delle malattie autoimmuni rappresenta il frutto della specifica combinazione di diversi fattori. E fra i fattori in gioco il ricercatore israeliano chiama in causa anche i vaccini, in particolare gli adiuvanti.

«Gli adiuvanti hanno il compito di stimolare il sistema immunitario, pertanto in alcune persone predisposte il vaccino può portare a patologie autoimmuni – dice il ricercatore israeliano -. Sono persone che hanno avuto dei vantaggi evolutivi, che sono state in grado di difendersi meglio da alcune infezioni, per esempio dalla salmonella, ma che possono pagare lo scotto se qualcosa nell’ambiente stimola il sistema immunitario: può trattarsi di virus, ma può trattarsi anche dell’adiuvante».

«È importante riconoscere che alcuni virus possono predisporre alle malattie autoimmuni – dice Albert Osterhaus dell’Università tedesca di Utrecht -. È interessante il fatto che se vaccino delle persone con determinate predisposizioni queste persone possono essere inclini a sviluppare la stessa patologia».

 

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